Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: luglio 2009

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Visto che il governo manda in Sicilia 4 miliardi di euro lombardoveneti invece di mandargli l’esercito, arrestare TUTTI i componenti dei consigli comunali/provinciali e naturalmente quello regionale per mafia e riprendere il controllo dell’isola una volta per tutte, ho deciso anch’io di fare qualcosa di inutile e nocivo.

Visto che oggi non mi passa un cazzo, ho inserito una bellissima funzione di voto. Se cliccate nei vari post potete votare e dirmi quanto un post vi piace / quanto mi volete insultare per la cagata che ho scritto.

Accanto ai commenti vedrete anche un pollice su/pollice giu’  che vi aiutera’ a dire la vostra.

Si sa gia’ come andra’ a finire. Ad esempio, solo perche’ sono io Akanishi votera’ pollice verso ad ogni mio commento, a prescindere.

Sono sicuro che tutta la gente che quest’estate non va in ferie amera’ mettere una stella ai miei post di quando mostro foto esotiche australiane. Come questa, per esempio – ho prenotato ieri, il 17 agosto se mi volete mi trovate li’, in barriera 50 Km al largo di Cairns.

OBRAerial

Post non post, in un altro post

Volevo dirvi che oggi non scrivo perche’ ho perso mezz’ora a scrivere 4 righe in croce nel mio altro “blog” in giapponese, su Mixi.

Ondepercui (che non vuol dire idromassaggio, ahahahah*), accontentatevi di queste briciole per oggi. Ho perso l’entusiasmo dopo quell’estenuante maratona di Scrivi parola – Cerca nel dizionario – Scrivi verbo – Cerca regola di grammatica – Cancella – Correggi – AnnullaRiprovaTralascia** – et cetera.

だから, for today screw the blog.

(*) E’ – come si suol dire – vecchia come il cucco, ma sempre un evergreen.

(**) ah, i bei tempi in cui amavo i prodotti microsoft…

Misocinia

La cagna di merda dei miei coinquilini ha 13 anni, una zampa nella fossa ed e’ piu’ inutile che avere un occhio sotto la pianta del piede.

La cagna di merda dei miei coinquilini puzza di cane. Io e puffo Brontolone odiaaaamo la puzza di cane!

La cagna di merda dei miei coinquilini dorme sul divano, per cui io non posso usare il divano, che per la proprieta’ transitiva puzza anch’esso di cane. Quando i miei coinquilini si distendono su quel ricettacolo di polvere e sporco del 1800 io mi chiedo come facciano a non avere le pulci anche loro. Quando (raramente) guardo la tv con loro (i coinquilini, non le pulci), mi tocca mio malgrado sedermi e mi metto col culo sul bordo di un cuscino, tanto per minimizzare l’area di contatto con quel divano.

La cagna di merda dei miei coinquilini non si schioda dal divano la mattina quando siamo a casa neanche se la trascini.

Alla cagna di merda dei miei coinquilini scappa da pisciare quando sono usciti tutti.

La cagna di merda dei miei coinquilini piscia sul pavimento della sala da pranzo o su quello del bagno, per cui la casa in cui vivo puzza non solo di cane ma anche di piscio di cane.

La cagna di merda dei miei coinquilini ha le perdite, per cui ogni volta che si mette seduta lascia la macchia di piscio sul pavimento (in legno).

La cagna di merda dei miei coinquilini si schioda dal divano solamente quando fai da mangiare e inizia a piangere perche’ vuole mangiare. Appena apri la lavastoviglie cerca di metterci il naso dentro.

Vivere con la cagna di merda dei miei coinquilini e’ una sfida quotidiana all’igiene. I miei coinquilini hanno un concetto molto australiano dell’igiene: asciugano le sue pisciate con un asciugamano vecchio e poi se ne vanno. Appena hanno “pulito” io sono costretto ad andare di straccio e varecchina, come ogni persona civile farebbe.

I miei coinquilini vogliono bene alla loro cagna di merda. Io ovviamente no, e oltretutto se non si era capito mi stanno gravemente sul cazzo i cani.

Ferragosto – trova l’errore.

Lugete, o Veneres Cupidinesque! …d’invidia, of course - si, perche’ ho appena prenotato un paio di giorni a Cairns, intorno a ferragosto. Posto da sogno, a cavallo tra foresta pluviale e barriera corallina… un paradiso soprattutto per chi e’ dotato di brevetto di sub, come il sottoscritto!

Vi chiederete “si, ma quanto ti costa tutto cio’?”

Cairns

Prenotazione al Mercure Hotel: 200 euro per un 4 stelle x quattro notti in offerta super-speciale, con Mastercard.

Prenotazione voli: andata aggratis con Qantas grazie ai miei frequent flyer points, con Mastercard.

Escursione in barca con un paio di immersioni in barriera corallina: non ancora pervenuto, con Mastercard

Ritorno con Jetstar, altra offertona a 80 euro, con Mastercard.

La giappina me la porto al sacco. Zero euro, con Mastercard.

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Ora. Tra le informazioni che vi ho dato ce n’e’ una di palesemente falsa. 

In palio una confezione di lenti a contatto mensili di gradazione -2.50 al primo che ci arriva.

Comunicazione di servizio

Grazie ai miei coinquilini che hanno un contratto internet del cazzo, abbiamo superato la banda mensile e di conseguenza non ho piu’ internet fino al primo di agosto. Sigh.

Per ora accontentatevi dei post che faro’ di sotterfugio al lavoro (tipo questo), oppure fate come il sant’uomo (o santa donna) di Bologna che si e’ collegato (a) stanotte e mi ha letto mezzo blog, facendomi schizzare i contatti alle stelle. Mi sento quasi famoso, lol!

A special mention for all the people who connect to my blog every day after googling for ”Azusa Higa”. Sorry guys, there is no porn in here, just the story of the (bad) experience I had when I was her flatmate.

Post inutillimo

Signori e signore. Vi ricordate l’Illuminismo, che aveva fatto uscire Dio dalla porta per farlo rientrare dalla finestra? Ebbene, io ho fatto di meglio.WS3
Stamattina prendo borsa giacca chiavi telefono, dopodiche’ mi sbatto la porta alle spalle, e… magicamente mi ritrovo con in mano borsa giacca telefono. Non so se ve ne siete accorti pure voi: manca qualcosa all’appello. Morale: mi sono chiuso fuori.

Fatalita’, una delle finestre di camera mia da’ sullo stesso lato della porta d’ingresso. Mi sono avvicinato, e… beh, non che ci fosse molto da scoprire. Da fuori le potevo vedere, quelle chiavi maledette. Erano sopra la scrivania a ridere di me. E io chiuso fuori senza nemmeno la possibilita’ di andare al lavoro.

Ma non e’ finita qui: le chiavi non erano l’unica cosa che avevo dimenticato. Avevo scordato pure di… chiudere del tutto la finestra! E qui parte l’excursus culturale.
Si da’ il caso che qui in Australia vadano di moda queste finestre a ghigliottina della minchia all’anglosassone, la cosa piu’ stupida mai inventata dall’uomo dopo Google Desktop per Mac. (Forse. Resta il dubbio amletico: fare una finestra che si apre contro la forza di gravita’ e’ piu’ o meno stupido rispetto al fare un programma per la ricerca di files in un sistema operativo dotato di  Spotlight?).

Dov’ero rimasto? Ah si, ero alla finestra. Beh, il resto della storia e’ ovvio: con contorsionismo atroce sono rientrato. Fine della storia.

La prima morale e’: due dimenticanze alle volte si annullano a vicenda.

La seconda morale e’: anche oggi mi sono tolto dalla coscienza il peso di scrivere un post.8497

la terza morale e’: gli Scotch fingers di Arnotts sono una droga. Tutta colpa loro.  Se passate in Australia, non abbiateli mai a colazione, ci mettono la droga dentro. Mai e poi mai.

Protetto: Il radar acchiappachimere

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Points of view

Perche’ quando una persona non ci piace noi sappiamo per certo che quella persona non avra’ mai una possibilita’ con noi, mentre quando una persona non ricambia i nostri sentimenti (piu’ o meno esplicitamente) ci diciamo “mah, chissa’… un giorno potrebbe cambiare idea”?
Prima faccia della medaglia. Quando una persona ci tempesta di messaggi (ma non ci piace) ci chiediamo sempre “ma come fa a non capirlo che se non le/gli rispondo ci sara’ un motivo?!”
Seconda faccia. Quando ci piace una persona e la tempestiamo di messaggi cui lei risponde a singhiozzo non sappiamo accettare il fatto che quella persona, in effetti, non e’ interessata. Vi siete mai accorti di questa schizofrenia amorosa da sms?
Questa ed altre domande ci sono spuntate durante le ultime ore. Teniamole aperte… forse un giorno riusciremo a dare loro una risposta.

Ora invece e’ il momento di chiudere cose lasciate in sospeso in passato (vedi il post precedente, altimenti da qui in poi non capirai una cippa, nda). Mi si chiedeva di spiegare cos’ho imparato da quell’esperienza, ma soprattutto di ricostruire gli eventi e dirvi cosa sarebbe successo se quelle situazioni mi fossero capitate ieri sera.
Benissimo, cominciamo.

Quando le due donzelle hanno fatto per andarsene, avrei saputo che era per colpa del tizio. Appena lui ha cercato di portarsele a casa, avrei fatto in modo di restare solo con una delle due, solo il tempo sufficiente x strizzarle un occhiolino e dirle “scarichiamolo e andiamo via noi tre”. No drama, no problem, no bullshit.

Una volta in disco (e in generale), avrei evitato di incazzarmi. So come sono e ora li capisco, so che hanno le loro ragioni e i loro buoni motivi. Uno su tutti? Non sopravvivi in una citta’ di qualche decina di milioni di abitanti se pensi alla “provincialotta” come facevo io quando sono arrivato li’. Va bene essere aperti ed espansivi, ma una ragazza sola in centro a Tokyo non sa chi puo’ incontrare. Con tutti i malintenzionati che ci sono, scappare e’ la cosa piu’ sicura. E infatti, quando una ti conosce e ti diventa amica e si fida veramente, non scompare piu’ (a meno che tu non le dia buoni motivi per farlo).

Avrei evitato di dire le cose in faccia in maniera cosi’ diretta. Cosi’ facendo ho solo dato l’impressione di essere una persona con scarso autocontrollo. Invece con loro bisogna pensare con due mosse d’anticipo. E’ una partita a scacchi a voltemetro.
Poi, non avrei fatto tante storie per il fatto che all’una e mezza se ne volevano andare. Sapendo come vanno le cose, avrei chiesto a inizio serata (e anche prima) ”si resta fuori fino a mattina o no?”. In ogni caso, ora so dove andare fino a mattina e non ne faccio assolutamente una tragedia, non piu’. A Tokyo quando passa la mezzanotte devi essere pronto a fare l’alba, da solo o in compagnia, o a pagare un taxi. Non ci sono scappatoie.

Ora. So che vi resta il quesito Principe. Siamo qui per quello, no?
Alla fine della storia: avrei messo lo stesso la lingua in bocca alla giappoitalica?
Onestamente non lo so. Forse si, forse era una di quelle situazioni da “dentro o fuori”. Si, credo di si, magari un paio d’ore (e di drinks) dopo. Probabilmente lei si sarebbe ritirata in ogni caso, e in quel caso avrei saputo che era la fine della serata, della conoscenza, di tutto. E avrei commentato la cosa con un’alzata di spalle, senza rimpianti.

一期一会, in fin dei conti.

Quanta acqua sotto i ponti

Cari lettori,

Non so se ricordate questa vecchia storia in tre episodi, datata 27-29 ottobre 2008:

(1) Circondato da 130 milioni di malati di mente    

(2) Due a caso tra i 130 milioni 

(3) 130000003

Ve lo ricordate il mio piccolo drama?

Beh, pensavo. Quanto tempo e’ passato, quante cose ho imparato. Com’ero ingenuo. Succedesse ora, saprei esattamente come comportarmi. Ora so, ora capisco.

Ignorance is bliss

Scontrarsi con certi modi di pensare mi lascia perplesso, a volte. E penso

Se giudichi senza sapere autolimiti i tuoi orizzonti. 
Si chattava di una spiaggia australiana con un mio amico, tempo fa. Gli ho scritto “e’ una figata, acqua cristallina. Hai presente The beach, il film con Di Caprio?” E lui: “no, figurati se guardo un film con Di Caprio. Mi sta sul cazzo“.
Cioe’. Ti sta sul cazzo, quindi non hai mai visto un suo film. Ti sta sul cazzo ma non lo puoi giudicare come attore, visto che non l’hai mai visto recitare. Ti sta sul cazzo e quindi non hai mai visto The beach, non hai mai visto Blood Diamond o Body of lies. Ti sei precluso almeno una mezza dozzina di ottimi film.
Con questo non voglio attaccare ne’ offendere ne’ giudicare il mio amico, che poi mi legge e s’incazza. Sono solo un po’ perplesso, tutto qui. Questo era solo un esempio, come moltissimi altri. Conosco delle tipe che odiano Megan Fox, situazione speculare, molto comune.
Boh.

Se non hai provato e dici che non ti piace non sai cosa ti perdi.
Altro esempio. Quanta gente conosco (e quanta gente conoscete pure voi immagino) che dice: “non mangio cinese/giapponese/etc”, oppure che dice “che schifo McDonalds!”
Poi gli chiedi: hai mai provato? No, ma so gia’ che non mi piacerebbe. Oppure: No, ma con le schifezze che ci mettono dentro non mi azzardo!
Ora, io mi chiedo. Non ti sto chiedendo di provare. Pure io non vado pazzo per il cinese, e non e’ che mangio al Mac ogni giorno (piuttosto, una volta a semestre se e’ tanto). Ma gusti sono gusti, d’accordo. E ancora una volta, le risposte possibili sono: Mi piace/Non mi piace/Non ho mai provato.
Dimmi non so, non ho mai provato. Dimmi non sono interessato, non e’ il mio stile. Ma non mi puoi venire a dire che non ti piace se non hai mai provato. Come fai a sapere se non sai?!

Chi giudica a priori e’ un uccello che non ha imparato a volare.
Passo da amico ad amica. La Skippu ieri cambia il suo status su Facebook e fa un innocente commento, del tipo: “ma sono io l’unica al mondo che non ha letto Harry Potter?”  La Skippu, da persona intelligente, ha comunicato il suo sacrosanto disinteresse in Harry Potter senza pero’ esprimere giudizi su una cosa che non conosce.
Ma ecco che quel commento scatena un thread infinito. Un esercito di aprioristi getta la maschera e si lancia in giudizi sommari. Cose del tipo “ma figurati se leggo HP!”, “Non letto e fiero di non averlo fatto”, etc.
Ora, se non l’hai letto e non sai di cosa stai parlando, come ti permetti di giudicare? Che ne sai? Sei fiero di cosa?
Uno o una ha commentato: “l’ho iniziato ma poi ho lasciato perdere, lo trovavo noioso.” Questo si chiama giudizio. Questa persona sa quello di cui sta parlando perche’ ha effettivamente aperto il libro, ha provato e non le e’ piaciuto. Stop.
Ma l’apriorista in questo caso non arriva neppure a sollevare la copertina. Si ferma al ”Non l’ho letto. Non mi piace. Mi sta sul cazzo”.
Ma che ne sai, capra. Che ne sai del mondo che non hai visto, che ne sai di esperienze che non hai fatto, che ne sai di gente con cui non hai mai parlato, che ne sai di libri che non hai letto, che ne sai di sentimenti che non hai vissuto, che ne sai tu di un campo di grano, che ne che ne sai.

De giappina in terra Australis

Ora, non mantecatemi la minchia. Io sono un ingegnere, ergo adoro pianificare e generalizzare. Inoltre questo e’ un blog qualunquista fondato sul culto della personalita’ (la mia, ovvio). In conclusione di questa premessa, qui comando io e scrivo quello che mi pare. Quindi muti mentre faccio le mie generalizzazioni socio-psicologiche.

Oggi vi parlo della giappina media che emigra (o dovrei dire tenta senza successo di emigrare) in Australia.

1- La giappina che emigra in Australia e’ mediamente un cesso. Una che ha successo a casa sua ed e’ bene inserita nella societa’ non ha voglia di emigrare? Se e’ giappa, di solito no. E il successo per una giappina e’ direttamente proporzionale al suo aspetto fisico, visto che da quelle parti la donna se non e’ figa vale come il due di Coppe quando la briscola e’ Spade.
Quindi se vi dicono che in Australia e’ pieno di giappe credeteci, ma non aspettate di venire qui e vedere boccoli biondi alla Beyonce’ o minigonne ascellari col reggicalze. Se volete vedere quelle cose andate a Shibuya. Qui di Shibuya girls non se n’e’ mai vista l’ombra, manco in vacanza. Quelle che hanno successo in patria, ripeto, non lasciano il loro ambiente naturale.
Ma professor albino, esistono delle eccezioni a questa regola?
Ovviamente si’. Alcune emigrano perche’ non accettano la rigida societa’ nipponica. Altre emigrano perche’ hanno voglia di avventura. Altre ancora, emigrano perche’ di si’, perche’ sono diverse. E’ il caso della Chimera, ad esempio. Stiamo comunque parlando di una parte infinitesimale delle giappine emigranti eh. Una goccia nel mare.

2- La giappina che emigra in Australia ha un solo obiettivo, di sei lettere: marito. Facendo una gaussiana a spanne, siamo dai 27 anni di eta’ ai 32. Eta’ da marito abbondantemente raggiunta e anzi limite superiore vicino al raggiungimento, orologio biologico che ticchetta, genitori che premono per avere nipotini, 90% delle amiche gia’ sistemate con prole. Depressione & sconforto.
E’ l’eta’ in cui la giappina che vuole un English native speaker (badate, gli italiani qui con le giappine non battono quasi chiodo, e cosi’ i francesi etc…!) si stanca dei gaijin falliti venuti in Giappone per insegnare inglese che ha frequentato negli anni precedenti e che l’hanno abbandonata per tornarsene a casa. Decide quindi di andarsene a prendere uno a domicilio.
E’ l’eta’ in cui la giappina mediamente poco attraente ha due scelte: trovarsi un salary man poco attraente che non la ama, la trascura e va a puttane, oppure vivere il sogno di trovarsi un occidentale.
Nota: 
Importante distinguo. Esiste una categoria di giappine al di fuori di questa generalizzazione. Sono quelle che vanno all’universita’ in Australia e hanno invece dai 20 ai 24 anni. Quelle di solito si fanno ciulare da tutta la citta’ e poi tornano a casa con l’aureola in testa, caste e semi-illibate a parole, pronte a reinserirsi nella societa’ e a sposare un giapponese ignaro di tutto. Il giappo in questione, vista l’invidia del pene, passera’ la vita a punzecchiarle sul fatto che sono andate a caucasici, mentre loro spergiureranno di fronte a un dio che non hanno di essere state solo con uno, una volta, forse.
Tanto quando l’imene e’ rotto che siano uno o un centinaio non e’ che si vede.

3 -La giappina che emigra in Australia ha pianificato tutto nei minimi dettagli. Ai giapponesi piace troppo pianificare, e lo fanno da casa loro… non contando che vanno in un posto lontano e con una mentalita’ diversa. Per questo, la loro preparazione a priori si traduce spesso in un disastro. Esempi?
-Arrivano in Australia col telefonino della Telstra gia’ preso (Telstra = Telecom Australia, l’unico che ti permette di comprare la sim dall’estero), notoriamente piu’ costoso degli altri operatori. Questo perche’ pensano che le cose funzionino come da loro, dove ci si mette una vita a farsi il telefonino. Invece ci vogliono 5 minuti all’aeroporto, e se non avessero avuto tanta fretta avrebbero potuto prendere qualcosa di piu’ conveniente.
-Vivono in famiglia a DECINE di chilometri dal centro. Ovvio, hanno preso casa dal Giappone! Non sapendo che in Australia (a) le distanze sono x10 e (b) i trasporti pubblici fanno cagare. Impareranno a loro spese che la Yamanote non passa per Caboolture nelle loro serate solitarie in eremitaggio o quando dovranno tornare a casa alle 9 di sera perche’ c’e’ l’ultimo autobus che porta in quelle lande desolate. 

4- La giappina che emigra in Australia sta qui al massimo un anno. La giappina che emigra viene con un visto working holiday della durata di un anno, nella speranza di trovare lavoro. Per i primi mesi si mantiene con i sudati risparmi degli ultimi anni e frequenta un corso d’inglese. poi va a finire a fare la cameriera in un ristorante giapponese, di solito arrivando a lavorare piu’ di quando era in Giappone. Per il resto, non trova lavoro per gli ovvii motivi di cui sotto (vedi punto 5). Alcune, in preda alla depressione, tornano a casa addirittura prima dello scadere dell’anno. Il tutto dipende, ovviamente, dalla loro situazione sentimentale e da quanto si sono isolate dal mondo (vedi punto 3).

5- La giappina che emigra in Australia non ha ne’ arte ne’ parte. Di solito ha una laurea giapponese (non riconosciuta, o parzialmente riconosciuta ma non sufficiente) in maestra d’asilo, insegnante di lingua, oppure un insipido bachelor of arts, e via elencando. Tutti rami per i quali il mercato qui e’ gia’ saturo di australiani, e in cui il non essere madrelingua inglese e’ un handicap, per non parlare del fatto di essere donna e asiatica (l’Australia, lo ricordiamo, e’ un paese non razzista solo di facciata).
Menzione speciale per le laureate in inglese, che arrivano qui conoscendo la lingua un attimo meno peggio delle altre, ma hanno una specializzazione che in un paese anglofono ha lo stesso valore di uno strappo di carta igienica. Usato.

6- La giappina che emigra in Australia torna a casa col cuore spezzato. C’e’ da chiederlo? La giappina che arriva qui si innamora all’istante del manico western, no matter who. E’ venuta per quello d’altronde. Solo che 90 volte su 100 viene usata e abusata da gente che c’ha provato perche’ di si’, perche’ ha voglia di farsi l’amante asiatica senza impegno, perche’ la giappina aveva gli occhi sbrilluccicosi e gliel’aveva servita su un piatto d’argento, o anche perche’ e’ una storia che finisce allo scadere del visto.
Del restante 10% invece, il 9.9 non trombano per nulla, perche’ si innamorano di fighi spaventosi che non le cagano, oppure di gente di 20 anni (e loro, lo ricordiamo, sfiorano i 30).
Le fortunelle che costituiscono l’ultimo 0,1%  invece, trovano l’uomo che si innamora, si mette insieme a loro, cerca di farle restare o torna in Giappone con loro, etc. 
Una su mille ce la fa. Non male, in fondo e’ pur sempre  piu’ facile che trovare un ago in un pagliaio (di poco).
Nota di colore:
L’australiano medio che va a giappine e’ stato in intercultura alle superiori per un anno in Giappone e parla giapponese. Per il fatto di sapere la lingua, va in goal con piu’ facilita’ di Toto’ Schillaci a Italia 90. Se l’aussie invece e’ stato in Giappone a insegnare inglese dopo le superiori non sa tirare in piedi manco una frase in giappo, e per questo motivo miete molti meno successi. But still.

7- La giappina che emigra in Australia se lo merita.

Ascolta un cretino

Se sei in ufficio conl’ipod e ti scappa una renza,  ti prego – non farla.
Il motivo per cui non ne senti il rumore e’ dovuto al fatto che hai le orecchie occupate.

E no, gli altri non sentono la musica in sottofondo che senti tu.

Pillole

De sincronizatio
Il bello di avere un Mac e’ che fa tutto lui.
Un amico del mio coinquilino e’ venuto a casa mia, l’altro giorno. Siccome aveva l’iphone quasi scarico e aveva notato il mio ipod, mi ha chiesto se avevo il cavetto per caricarlo. Io ho gentilmente collegato il cavo al suo telefono, e l’altro capo alla presa usb del mio Mac.
Ma si da il caso che l’iphone sia una periferica Apple.
Credetemi sulla fiducia, vi prego. Onestamente, non pensavo che il mio mac sincronizzasse qualsiasi periferica collegata.
Ad ogni modo, a qualcuno interessa vedere la tipa di questo tizio non solum come mamma l’ha fatta, sed etiam come di certo non la vorrebbe mai vedere?

De famenelmondo
Al G8 si parla di sfamare il mondo. Centinaia di milioni di poveri, sottonutriti, etc. Ok, bisogna far qualcosa.
Bisogna comunque contare – e non datemi del cinico – che il nostro pianeta non ha abbastanza risorse per sfamare tutti. Non si puo’ cavare sangue dal muro, come si dice. Non si puo’ raddoppiare la produzione agricola del pianeta, come calcolano alcuni. Non ce n’e', stop.
E quindi, chiediamoci. Qual e’ il livello di popolazione sostenibile per questo pianeta? E’ sostenibile permettere che in certi paesi ci si riproduca come conigli? Quanto resta da vivere a questo povero pianeta attaccato da un parassita chiamato umanita’? E se un giorno scoprissimo che questo pianeta ha delle difese immunitarie?

De scuba
Andatevene tutti dovedicoio, oh voi emisferonordisti che avete l’estate.
Intanto qui e’ inverno e oggi c’erano 18 gradi alle 8 di mattina, primo.  Poi, ne riparliamo a novembre e vediamo chi ride, secondo.
Terzo, a ferragosto me ne vado in barriera corallina, su a nord, ben entro i confini del tropico, a fare le mie belle immersioni. Anzi, visto che ci sono i saldi mi compro pure la muta nuova.

Quello che non e’ (stato) – 青空の匂い

Ci sono alcune tipe che sono passate attraverso la mia vita come dei fulmini. Altre non sono diventate storie per motivi di tempistica, di eta’, di occasione, di voglia. Altre non sono state per chissa’ quale motivo sconosciuto (o conosciuto, tipo il mio essere all’estero).
La maggior parte di queste tipe e’ stata archiviata nello stesso mucchio in cui ho ammassato i ricordi delle mie ex, quello dei “Capitoli Chiusi”. Ma non per tutte e’ cosi’. Alcune ritornano. A volte. Imprevedibilmente. Nei miei sogni.

In quei momenti sento come se mi fosse stata data la possibilita’ di vedere come sarebbe stato, se le cose fossero andate per il verso giusto. A volte mi e’ capitato con la mia Chimera. Ricordo lenzuola bianche ed una mattina di vento e di sole, la luce di un bacio, una spalla nuda accarezzata.
L’ultima volta mi ha detto, in sogno:

Ti amo, ma non ti amo.
Ho bisogno di te, ma posso vivere anche senza di te.
Voglio stare con te, ma non posso essere tua. Mi dispiace.

E poi nello stesso sogno mi ha lasciato, in aeroporto, per tornare da suo marito (che nella vita vera naturalmente non ha).
Quando gliel’ho raccontato si e’ messa a ridere. Mi ha detto: “forse e’ vero quello che ti ho detto in sogno”.

Stanotte invece ho sognato Sarah. Chissa’ come mai, era da mesi che non la pensavo. Eravamo in compagnia di altra gente in una situazione classica che penso tutti sognino ogni tanto. Una casa di non si sa chi, in cui non sai cosa stai facendo e dove incontri tantissima gente.
Sogno abbastanza canonico. Siamo in una stanza non ben definita di una casa in costruzione ma mezza in rovina, vuota se non fosse per alcune sedie ed un materasso per terra. La tensione e’ alle stelle, siamo attratti l’uno dall’altra ma c’e’ sempre gente in mezzo. Poi, finalmente restiamo soli. Dalla stanza si vede fuori. C’e’ un cielo azzurro di mezza estate, un vento leggero che filtra nell’edificio senza infissi, nuvole bianche che viaggiano libere. E’ il cielo della tranquillita’, lo stesso cielo e lo stesso profumo di vento che c’era nell’altro sogno.

Clear_sky

Lei e’ come la ricordo in quel pomeriggio di Brisbane. E quel giorno c’era lo stesso cielo, ancora, ma nel mondo reale. Si siede sulle mie gambe, siamo faccia a faccia. Indossa jeans tagliati al ginocchio, una t-shirt giallo chiaro. I suoi capelli sono lunghi dritti, sottili. Ci baciamo di un bacio che dura un’eternita’. E’ tutto cosi’ dolce… tanto quanto amaro, e dolce allo stesso tempo, e’ il sentimento che provo al mio risveglio.

Sarah e’ andata, non c’e’ piu’. E ancora, come mesi fa, non ho nostalgia. Sono stato toccato di nuovo da quel cielo di nuvole e vento che mi ha portato laddove non ho potuto essere con lei nella vita reale.

Ora sono qui. Non mi chiedo dov’e', non mi chiedo cosa fa. E’ solo andata, come le altre. Ma a differenza delle altre non e’ finita nel mucchio dei ricordi. Perfino la mia Chimera un giorno fara’ parte di quel mucchio. Forse. Probabilmente. Di sicuro.

Sarah no. Lei e’ chiusa in un perenne limbo fatto di cieli azzurri e di vento.
Il suo ricordo rimane assopito e inavvertito per mesi, ma ogni tanto ritorna a farmi visita. Magari a causa di un dettaglio a caso. Ieri era Tanabata e forse la leggenda e’ riaffiorata nella mia mente, chi lo sa.
Non so cosa faccia scattare questi sogni… ma vorrei tanto saperlo. Magari nella vita reale al momento mi sento un po’ solo. E poi non bisognerebbe vivere di sogni. Ma la storia impossibile che non abbiamo avuto vorrei poterla vivere, anche se a puntate. Almeno di notte, almeno nella mia mente.
Comunque sia,

Ciao baby, ci vediamo nel prossimo sogno.

Proprio un PPE

Sono un PPE. Povero, Piccolo Ebete.

Ho appena scritto una mail in inglese che suona scritta da un bambino di 4 anni. Non ho ancora imparato a rileggere quello che scrivo per bene. Ecco un freddo campionario delle mie ultime cazzate.

-L’altro giorno ho mandato una mail dando ad uno del “Mrs” al posto di “Mr”.  La vergogna sia con me, il disonore pure.

-Nella stessa mail, ho scritto “Please let me know that if you think that” o una cosa del genere. In pratica avevo scritto, modificato, non riletto, e mi e’ scappato un that. Ovviamente me ne sono accorto quando ho riletto dopo averla mandata.

-Prima ho scritto al mio capo una mail di 4 frasi, e tutte e quattro avevano un errore. Tipo “one and a half year ago”, che magari a voi non suona neanche tanto male… ma vi assicuro che in una mail suona tipo come se uno straniero scrivesse “i anni” al posto di “gli anni”…
Errore stra-banale, rovina il tono della frase e fai la figura del coglione.

-Ieri pomeriggio sono andato dall’ottico, gli ho spiegato la mia attuale situazione con occhiali e lenti a contatto e menate. Mentre parlavo mi chiedevo “ma che cazzo sto dicendo?”… lui capiva quello che stavo dicendo, ma in realta’ le frasi che dicevo andavano dette in maniera diversa. Non so se capite cosa intendo.

-Oggi durante un meeting ho detto “examination” invece di “test”. Cioe’.

-Ieri sera non mi ricordavo come si dice “bilancia pesa persone” in inglese… ho dovuto mimarla al mio coinquilino.

Questo per dirvi che da due giorni sto facendo una cappella dietro l’altra. Non capisco il motivo di questa regressione, e si’ che a parte qualche amico al telefono, il 99% del mio tempo parlo inglese. Molto piu’ di un anno fa, per dire.

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