Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: ottobre 2009

Telegrafico

Sono a Melbourne, in un internet cafe. Manco a dirlo, pioviggina.

Lunedi volo a Tokyo, sto iniziando a realizzare davvero quello che sto facendo.

 

Tokyo mon amour

I giorni infrasettimanali in Australia si sono sviluppati pressoché identici l’uno all’altro nell’ultimo anno della mia permanenza nel continente dei canguri. Uscivo la sera (presto) dal lavoro e mi aspettavano una ventina di minuti immerso nel traffico, poi a casa birra e sigaretta e telefonata con mio fratello, uscite sporadiche con amici, molte serate passate a bordo piscina a scrutare il cielo. Alle dieci di sera le luci di una città con gli stessi abitanti di tutta l’area metropolitana di Torino erano in via di spegnimento, le strade vuote, i ristoranti vuoti, i pub chiusi.

Ma zero preoccupazioni, pochissimo stress, tranquillità massima, una vita perfetta. Spiaggia quasi perenne, standard di vita altissimi, città verdi, casette col giardino, il sole, il mare, una vita al top. Barca a vela, golf, sub, surf. Il paradiso terrestre.

Peccato che io non sia fatto per la vita perfetta. Ognuno ha il posto che si merita. Infatti fra una decina di giorni uscirò (tardi) dal lavoro alla sera e troverò scene simili alla foto di cui sotto. Questo sarà il mio grigio, cementoso, ammassato, frenetico, schizofrenico, angolo di paradiso.

Shibya06[1]

Sopra: foto di Shibuya per gentile concessione spontanea del mio amico C.d.V. (dal cui album di Picasa è stato rubato lo scatto di questo post).

Ditemi la vostra

Poniamo che si lavori in due sedi separate, A e B. A è in centro, B in periferia. Non si sa quanta parte del lavoro sarà in A e quanta in B.

Si hanno due possibilità nella scelta del luogo dove abitare. La prima è in centro, a 15 minuti da A e a quasi un’ora da B.
La seconda è a metà strada tra centro e prima periferia, in zona residenziale, a mezz’ora da entrambi i luoghi.

La prima soluzione ha il vantaggio che se si esce in centro di sera si è vicini a casa, la seconda che l’affitto magari costa un filino meno.

Voi dove andreste a vivere?

Cominciamo bene

Il mio primo giorno di lavoro a Tokyo è il 9 Novembre 2009. Devo presentarmi alla sede centrale alle 9 di mattina.

Il primo giorno sarà dedicato alla lettura e alla firma di documenti, alla presentazione e al disbrigo di altre formalità. 

Per questo motivo, mi è stato comunicato che sarò pagato a partire dal 10.

Vite stereotipate

E la cosa da ridere è che la gente qui è sempre convinta che chi vive all’estero sia un privilegiato. Che si diverte, gira, non ha preoccupazioni, prende un casino di soldi e lavora quel tanto che basta in attesa di fantomatici superweekend.

Contenti loro.

Gasp

Io avrei un post di gossip estremo e potenzialmente semi-illegale da raccontare, ma stavolta la password non basta. Non è che io abbia paura di sputtanarmi, è solo che il 29 arrivo in Australia e la mia maga Magò personale mi deve leggere il futuro sulle carte da briscola. Se la metto al corrente dei miei gossip inquino la lettura e non vale più, per cui mi tocca glissare.

Non che io creda a queste cose, beninteso.

Gossip a parte, qualcosa vi devo comunque raccontare. Il giorno 28 lascio ufficialmente l’Italia, destinazione Australia. Poi verso il 3 o 4 Novembre mi trasferisco definitivamente a Tokyo. Primo giorno di lavoro: il 9 Novembre 2009, così simile a quel 4 Novembre 2005 quando iniziai a lavorare in Australia.

Al momento non mi chiedo nulla riguardo al mio futuro. Aspetto maga Magò, ma con neanche tanta ansia. Per ora so solo che vivrò a scrocco per 3 settimane a casa di una giappina, in attesa di trovare il mio futuro appartamento. So questo e poco altro.
So più o meno dove lavorerò. So che devo fare alcune carte, tipo la gaijin card. So che dovrò aprirmi un conto in banca (ma non so dove – l’azienda mi deve comunicare in quale banca, in Giappone funziona così) e farmi un contratto per il cellulare. So che una volta trovato l’appartamento dovrò comprare mobilia varia.

Tutto il resto non lo so, ma non importa. Per nulla. Quasi nulla. Beh, di una cosa in realtà mi importa. Non so a che ora smetterò di lavorare ogni sera. Se ci pensate, dopo lo stipendio questa è la seconda informazione più importante, che non mi è stata data (e che io non mi sono azzardato a chiedere).

Praticamente mi trasferisco in Giappone ma non so ancora se avrò una vita privata o no. Alla faccia del fegato, un bel salto nel buio questa volta! Gasp.

Il braccio cazzone della legge

Ieri sera ero intento a praticare il secondo sport nazionale dopo il calcio: stavo in un bar a bere l’aperitivo prima di cena. Ad un certo punto entrano due carabinieri. Prendono due prosecchi, ridono e scherzano con la barista e poi escono – ovviamente senza pagare.

Volevo fermarli e chiedere loro quale legge permetta ad un pubblico ufficiale di bere alcolici mentre si trova in servizio. Non l’ho fatto: ho avuto paura della reazione. Ma la paura è sintomatica. Esprime la consapevolezza che un poliziotto che viola le regole sull’alcool trasmette un’immagine di persona corrotta, di persona che non è al servizio della comunità ma potrebbe prenderla sul personale e utilizzare il suo potere contro un onesto cittadino.

Ma a prescindere da questo. Possibile che chi detiene il potere, sotto qualsiasi forma, debba sempre usarlo a suo favore, fregandosene delle regole? Poi dove sono andati quei due carabinieri? Quanti altri calici di prosecco hanno bevuto, prima e dopo? Si sono messi alla guida? Sono andati a fermare automobilisti ubriachi?

Perché in questo cazzo di paese non valgono le regole?

P.S: Ero a Conegliano, provincia di Treviso. In un bar vicino al municipio. Tanto per la cronaca, sia mai che a qualcuno serva questa informazione.

Con calma e distaccato

Ultimamente non scrivo molto – non scrivo per nulla, a dire il vero. E’ perché sono tornato in Italia, e si vede: esco, mangio, faccio shopping, mangio, cazzeggio, mi rilasso, mangio, mi risposo, mi godo casa, mangio, vado fuori con gli amici in maniera fitta & serrata – non è che ho tempo per il scrivere qui (cfr. la vecchia teoria di albino secondo cui chi ha una vita piena e impegnata non ha stimoli né motivi per tenere un blog). In compenso ora ho la tastiera con gli accenti (ma non posso scrivere in Giapponese, sigh).

Dunque, dove eravamo rimasti? Vi avevo detto che mi trasferisco in Giappone, che mi sono licenziato e torno a vivere a Tokyo, unico occidentale assunto da una grande azienda giapponese?

Vi avevo detto che ho firmato il contratto di pubblicazione per uno dei due romanzi che avevo scritto, e che quindi fra alcuni mesi avrete il privilegio di andare alla vostra libreria preferita e ordinare il narrato di albino in versione cartacea?

Multami, arrestami, sposami

Qualcuno mi aiuti.

Preganziol, provincia di Treviso. Oggi sono passato per ben due volte. In centro il semaforo doveva essere saltato e c’era una vigilessa a dirigere il traffico.

Bellissima. Un fisico mozzafiato, capello, scalato, visino d’angelo. Non deve ancora aver fatto i 30, pareva giovanissima.

Se qualcuno ha informazioni su di lei mi contatti. La devo conoscere.

Un faro nel Mare dei Ricordi

Quando sono in Italia non mi sembra di essere mai partito. Vedo i dettagli di una vita scorrermi davanti. L’albero di fichi su cui mi arrampicavo da piccolo. Il tappeto che vedo dal mio letto la mattina. Le strade, i sapori, la luce, la gente, tutto.

Ieri sera sono uscito con alcuni amici nel paese dove abita una mia ex di tanto tempo fa. Era mezzanotte quando ci siamo salutati. Passando per il centro ho visto una svolta familiare, quella che prendevo per andare da lei (un tempo era un incrocio, ora una rotondina – dettagli).
Ho deciso di fare una piccola deviazione e l’ho imboccata. Non per chissà quali pretesti o malinconie, ma per il puro e semplice gusto del ricordo. Ho preso l’occasione per rituffarmi nel passato, per vivere emozioni che non potrei vivere in nessun altro posto al mondo. Anche questo è essere a Casa, per me.

Mi sono infilato nella via della mia ex. Lei non abita più lì, ma non importa - per detonare il mio ricordo mi serviva solo la sceneggiatura. Sono passato lì davanti. Manca una siepe, la segnaletica stradale è diversa, ma il posto c’è.

Non mi sono nemmeno fermato, è bastato solo passarci davanti lentamente. E l’ho vista. Ha ancora 17 anni, mi stava aspettando davanti al cancello di casa. Ha dei bellissimi capelli lunghi, lisci, castano chiaro. Si è fatta la tinta in casa con una delle sue migliori amiche, durante un pomeriggio d’estate. Ha un vestitino corto che le lascia scoperte le spalle e le gambe, di colore blu scuro, che le ha fatto sua madre. Ha gli occhi più belli che si siano mai visti al mondo.

Anche da venti metri (e quindici anni) di distanza, mi ha fatto un sorriso che ha illuminato la notte. E’ passata, lo so, è andata per sempre. E’ cambiata, e non solo lei. Tutto è cambiato. Lo spazio e il tempo ci dividono in maniera irreparabile, ma non ero triste.

Perché so che esiste un punto nel mondo in cui posso vederla ancora. Perché so che la vita è un’avventura straordinaria che va vissuta giorno per giorno. Ma è straordinario ancora tornare a casa e ripassare davanti ad una casa, e rivedere il grande amore della mia vita. A comando, da lontano, per un istante. Sufficiente a darmi speranza e coraggio, per continuare a vedere e vivere e gioire di ogni momento.

Alla prossima.

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