Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: ottobre 2010

L’Armageddon

Va’ che e’ fuori l’India eh. Ieri in centro citta’, un traffico della Madonna, prendiamo una vietta laterale e a momenti mettiamo sotto una capra randagia che stava attraversando. Una capra, avete letto bene. Di quelle coi cornini, con cui si fa il formaggio di capra. Quelle.

Appena ti siedi al ristorante hai una nuvola di camerieri che ti viene intorno e ti chiede “vuoi acqua?”, “vuoi pane?”, e poi naturalmente stanno li’ in agguato ad aspettare che ordini, e ti servono il cibo, e ogni volta che bevi un sorso ti riempiono il bicchiere di nuovo.
Due coglioni. A parta che avere uno che ti guarda costantemente da quando ordini a quando te ne vai puo’ crearti un attimo di soggezione, ma mi viene da chiedermi: posso avere il mio sacrosanto cibo in pace, senza uno che stia li’ a riempirmi il bicchiere o a chiedermi se ne voglio ancora? Che poi, e questa e’ la cosa assurda, quando hai veramente bisogno di un cameriere scompaiono magicamente tutti, all’istante. E soprattutto, sono tanti ma sono impediti, rovesciano le cose, sbagliano a ordinare… sembra che abbiano preso gente dalla strada e gli abbiano chiesto “vuoi fare il cameriere stasera?”
Il bello e’ che probabilmente e’ cosi’.

L’India e’ una scuola molto efficace per capire dove sta andando l’umanita’. Bisognerebbe mostrare ai capi di governo (non al nostro, capirete: qui non c’e’ figa) queste strade, fargli vedere cos’e’ la natura umana. Io non so se voi vi rendiate conto che su sei miliardi di persone ce ne sono almeno due e rotti che viaggiano con mezzi a combustione che emettono fumo bianco d’olio bruciato dalla marmitta, come la Lancia Beta degli anni ’70 che aveva mio padre quando ero piccolo.

Io non so se vi rendiate conto che mentre noi dei paesi sviluppati ci stiamo finalmente-quasi-accorgendo (ma in maniera soft, mi raccomando) che l’Uomo sta distruggendo il pianeta, e mentre, non so, la Danimarca installa pale eoliche e la Spagna butta su qualche pannello solare, altrove ci sono miliardi (non milioni, miliardi) di persone che continuano e continueranno a spostarsi da A a B tramite mezzi altamente inquinanti e in traffici apocalittici per almeno un altro secolo.

Qui a Chennai per fare un chilometro ci vogliono in media venti minuti in un traffico da girone infernale di mezzi asfissianti dell’era pre-marmitta catalitica. A piedi non si puo’ andare, altrimenti o ti derubano o ti accoltellano o se proprio ti va bene ti prendi solo qualche malattia venerea. Avolte ti senti mancare il fiato dall’intensita’ dei gas di scarico. Ti gira la testa. E stiamo parlando di una citta’ di cinque milioni di abitanti. Sapete quante ce ne sono di cosi’ e di piu’ grosse di cosi’ al mondo?

Qua non esiste un mezzo pubblico decente, una metro (beh, sono qui per questo, ma cosa volete che risolva una sola linea che attraversa la citta’, se per tutte le altre destinazioni serve la macchina?), niente. Sono come noi, hanno il treno per andare all’aeroporto, ma non lo usano perche’ altrimenti devono trascinarsi la valigia da casa alla stazione, dentro in treno, fuori dal treno, stazione d’arrivo e poi aeroporto. Piu’ comodo metterla in portabagagli e guidare fino all’aeroporto.

Voi dovreste venire qui per vedere, per capire. Questi non hanno idea, non hanno niente ma comunque pensano solo a fare cinque figli a testa. E’ pazzesco, scioccante. Qualcuno vuole gentilmente spiegare alla razza umana che uno stile di vita cosi’ non ce lo possiamo piu’ permettere? Questa palla di roccia su cui nasciamo e moriamo e’ tutto quello che abbiamo, fuori di qui ci sono solo anni luce di freddo e morte. Finita la Terra, non e’ che ci possiamo spostare in massa su Marte.

Bunga Bunga agli italiani all’estero

A volte viene quasi da sorridere (fra un pianto e l’altro) a leggere le news provenienti dall’Italia. Soprattutto quando Chi-sappiamo-noi ne combina un’altra delle sue. Ora, non voglio mettermi qui a ripercorrere tutte le tappe della vicenda, immagino che ora in Italia non si parli d’altro che dei pruritini del nostro Presidente del Consiglio. Quindi gia’ sapete.

Ma lasciatemi soffermare un secondo sul mio punto di vista e sulla mia situazione, quella di Italiano all’estero. Non so se vi rendiate conto, ma io devo affrontare quotidianamente degli stranieri, sia nel mondo del lavoro come nella vita privata. Anzi, lo straniero a dire il vero sono io.

E quindi, caro Silvio. Io capisco tutto, capisco che la stampa sia di sinistra, anche la tua, e stia tentando di disarcionarti, come capisco che tu sia un buono di cuore che si sia fatto in quattro per salvare una povera orfanella africana con la quinta di reggiseno dalle grinfie della polizia.

Te lo dico, caro Silvio: ti capisco. I comunistoni ti hanno incastrato di nuovo, tu povera, piccola, innocente vittima della spazzatura mediatica. Io ti capisco, e ti sostengo. Ma vorrei che mi aiutassi. Io mi trovo in guai seri, non so se ti rendi conto. Cioe’, questa volta mi trovo costretto di nuovo a dover giustificare con i miei colleghi e amici stranieri il fatto che in Italia il Premier faccia festini con minorenni non accompagnate dai genitori.

E poi, caro Silvio. Lo capisci l’imbarazzo quando mi chiedono “e’ vero che il Premier fa festini con ministre nude nell’idromassaggio?”  Certo: potrei rispondere che questa e’ calunnia… ma se il mondo intero ormai ci crede, caro Silvio, capisci che con tutte quelle che mi hai combinato ormai e’ difficile poter dire “non e’ vero”? E non venirmi a dire che in Giappone sono tutti comunisti, dài.

E poi, cazzo. Si e’ mai visto un Premier che chiama la polizia e fa rilasciare una minorenne africana bloccata per un controllo, col pretesto che questa sia la nipote di Mubarak, il presidente egiziano? (e anche se lo fosse stata? Si trattava pur sempre una straniera senza documenti!)
Cioe’, ricapitoliamo: Silvio, il suddetto Premier sei tu, e il suddetto Premier ha contemporaneamente mentito, compiuto un reato (abuso di potere) e provocato un incidente diplomatico. Tutto allo stesso tempo. (nota di colore: Il Premier tra parentesi, ma questo e’ solo un dettaglio, manda la sua igienista dentale (fatta eleggere da lui a consigliere regionale della Regione Lombardia) a prelevare la minorenne in questione, in pratica trattando l’igienista per quello che e’, una sguattera al servizio del Re).

Ma soprattutto, e questa e’ una cosa di cui in Italia non ci si rende conto, ormai abituati come siamo ai Mastella, ai Capezzone, ai Fassino, ai Gasparri, a questi politici di professione che non lasceranno mai la poltrona fino alla morte. In Italia non ci si rende conto che all’estero la cosa che scandalizza di piu’ non sono le minorenni. Non sono le puttane. Non e’ il bunga bunga, non sono le ville, non sono le TV, non sono i conflitti di interesse, non sono le ville ad Antigua comprate con agevolazioni in cambio di aiuti provenienti dallo stato italiano, non sono gli abusi di potere, non sono le barzellette maschiliste o xenofobe o con bestemmia, non sono le amichette candidate e messe nei posti di potere, non sono le leggi ad personam, non sono le leggi ad aziendam, non sono le leggi ad familiam, non sono le leggi ad criccam, non  sono le promesse ripetute da tre lustri e mai mantenute. Non e’ niente di tutto questo. All’estero la cosa che scandalizza di piu’, la cosa che non riescono a capire e il motivo principale per cui ci chiamano Repubblica delle Banane e’ uno solo. Non sei tu, caro Silvio, ma e’ il fatto che tu non ti dimetta.

Quello che veramente scandalizza all’estero non e’ lo scandalo, ma e’ la mancata pulizia di una certa classe politica dopo quello scandalo. Per fare un parallelo, non e’ lo sporco che fa schifo in India, e’ il fatto che ci vivano sopra come se niente fosse.

E non importa, caro Silvio, che tu sia innocente o colpevole. Non importa che senza di te l’Italia venga consegnata o meno in mano ai comunisti. Quando ti sei presentato alla elezioni la prima volta hai mostrato la faccia dell’imprenditore, e noi abbiamo creduto che avresti dato una svolta “aziendale” alla politica italiana, una mentalita’ in cui vale il rendimento e nessuno e’ indispensabile, ne’ insostituibile. La mentalita’ della grande azienda. Invece tu hai dato alla politica la mentalita’ della piccola azienda, quella in cui c’e’ il padroncino con la fàbrichetta che fa tutto lui, prende tutte le decisioni lui, e’ quello insostituibile, al di sopra delle regole, al di sopra di tutto, il pàron che gira in Porsche ma evade le tasse, paga i dipendenti mezza busta paga in nero, assume il figlio ignorante che non e’ riuscito nemmeno a finire le superiori e lo mette a fare il dirigente, va a fare pretestuosi viaggi di lavoro in Thailandia a spese aziendali, con il viagra in valigia e la moglie a casa che lo aspetta.

Ricordo il primo scandalo della spazzatura di Napoli, ero in Australia (questa l’ho gia’ raccontata sull’altro blog). I colleghi australiani mi fermarono per chiedermi di questa cosa, al lavoro, e io temevo che volessero solo prendermi per il culo. Invece, allibiti, mi chiesero non della spazzatura, dei motivi, delle colpe, delle ragioni, della camorra, delle discariche, ma mi chiesero: “come mai il sindaco di Napoli non si e’ dimesso?”

Ecco. Noi italiani invece accampiamo sempre scuse, guardiamo il dito e non la Luna. Ma in politica non ci devono essere scuse: ci dev’essere la faccia, una faccia immacolata, un servizio alla comunita’ offerto nel migliore dei modi possibili. Senno’, a casa, cazzo, e per sempre.

L’invasione delle cavallette

Dicevamo in post precedenti che c’era da parlare del cervello femminile. Ebbene, l’altra settimana leggevo di una ricerca effettuata sul cervello di alcune donne prima e dopo il parto. Sembra risaputo infatti che alcune donne dopo il parto tendano a dimenticarsi certe cose, certi eventi, e magari a ricordarli solamente dopo molto tempo. Pare poi che alcune dopo aver avuto un figlio tendano a ricordare eventi che avevano totalmente dimenticato, soprattutto cose riguardanti la loro infanzia. Nel mondo anglosassone questo viene chiamato “mommy brain”, e spesso la colpa di questi strani eventi viene data alla mancanza di sonno, alle preoccupazioni del dover badare a un neonato, alla confusione legata al fatto di essere diventata madre, ecc.

Ma gli scienziati che hanno fatto lo screening del cervello delle donne prima e dopo il parto, cos’hanno scoperto? In pratica sembra che il parto provochi una vera e propria rimappatura del cervello femminile. Cresce l’ippotalamo, cresce la corteccia frontale, mentre tendono a spegnersi altre aree, tipo quella della logica.

Risultato? Attivita’ celebrale aumentata quando c’e’ interazione col bambino, esattamente nelle zone del cervello legate alle emozioni, ma anche quelle legate alla pianificazione. In pratica il loro “nuovo” cervello porta le madri ad essere piu’ attente agli stimoli dei figli (per anticiparne i bisogni o le malattie, ad esempio. Mai sentito di madri che dicono di avere un sesto senso nei confronti dei figli? Eccolo qui), e ad essere subito pronte ad agire (eccola, la pianificazione) e a trovare soluzioni. Allo stesso tempo invece altre zone del cervello sembrano passare in secondo piano nel momento in cui una diventa madre, tipo la logica che potrebbe portare certe donne a chiedersi “chi me l’ha fatto fare?”

La cosa interessante e’ vedere cosa succede quando per qualche motivo alcune madri non “rimappano” il loro cervello. Queste madri sembrano non riuscire a cogliere gli stimoli dei loro figli, si sentono distaccate da loro, e siccome la parte logica del loro cervello non e’ andata in pappa hanno la tendenza a sentire il loro piccolo come un peso sullo stomaco per 9 mesi e un peso sui coglioni per il resto della loro vita. Sentono che la loro vita non sara’ piu’ “libera” come prima, e di conseguenza tendono alla depressione.  

Ora, dei semplici screening al cervello hanno dimostrato da dove viene l’amore incondizionato e le costanti preoccupazioni di una madre, oppure il motivo per cui le donne prima sono focalizzate sull’uomo che amano e poi rimappano il cervello e devìano l’amore nei confronti del motivo ultimo della loro esistenza. E cagano il cazzo ai mariti.

Questa scoperta mi ha dato da pensare, e mi ha anche lasciato un po’ di amaro in bocca. Viene da chiedersi fino a dove una donna ami veramente un uomo, e fino a dove convenga all’uomo di sposarsi con una che smettera’ di considerarlo una volta ottenuto lo scopo programmato fin dall’inizio nel suo DNA.

Poi, viene da chiedersi come e quanto questa rimappatura del cervello influisca sulla vita di una donna in carriera dei giorni nostri. Viene da chiedersi se in un remoto futuro le donne non inizieranno a rifiutarsi di avere figli e cercheranno una soluzione chimica o genetica al rimappamento del loro cervello, e tutto questo solo per ottenere la vera parita’ nei confronti degli uomini, per poter lottare ad armi pari. In un mondo sovrappopolato una prospettiva del genere potrebbe anche non essere fantascienza. E magari potrebbe essere questa, chi lo sa, la fine del genere umano.

Ma sembra esserci una buona notizia, e concludiamo qui la storia. Sembra che questi (o altri) ricercatori stiano compiendo gli stessi studi su uomini in procinto di diventare padri. I primi risultati sembrano svelare che anche i maschi, anche se in misura minore, rimappano il cervello e si preparano all’evento della paternita’. Ecco svelato il perche’ dell’esistenza della famiglia, del matrimonio. Evidentemente l’evoluzione ha favorito i primati il cui padre rimaneva a proteggere il cucciolo piuttosto che andarsene in giro a ciulare scimmie giappine.

Questo per dire che in fondo siamo tutti uguali, siamo tutti delle sofisticatissime macchine nate per proceare, siamo delle cavallette che non si fermeranno mai fino alla devastazione completa del pianeta Terra. Basta guardare gli indiani cazzo, sono un miliardo di morti di fame e continuano a fare cinque figli a testa.

5 stelle

Certo che fa un po’ di impressione stare in un albergo cinque stelle con le Bentley e le Porsche parcheggiate all’ingresso, e vedere dalla propria finestra al quinto piano, proprio sotto, le favelas, le strade di fango, la gente che sta fuori dalle baracche, la vegetazione che cresce sui muri di muffa e marcio, le finestre senza infissi, la poverta’ piu’ atroce.

Fa un po’ di impressione stare in un albergo cinque stelle dove tutto e nuovo, tutto e’ pulito, ma. Ma i marmi sono incollati male, le pareti sono dipinte senza cura, le porte degli armadi non sono tutte dritte, i sanitari hanno il silicone sbavato, in vista. Piccoli dettagli a ricordarti che si’, sei in un hotel di lusso, ma si’, sei sempre nel Paese piu’ sgarruppato del pianeta Terra.

Fa un po’ di impressione stare in un albergo circondato da una muraglia e protetto da una cancellata immensa, e venire fermati in macchina dai parcheggiatori col fucile a pompa a tracolla, il cane antimina che ti annusa la vettura. Dover spegnere il motore mentre uno ti controlla il sotto della macchina con uno specchio, un altro ti apre il bagagliaio e un terzo ti scoperchia il cofano. Passare per il metal detector, tu e la tua borsa, proprio come all’aeroporto, ogni volta che entri ed esci dal tuo hotel.

Fa un po’ di impressione vedere che tutta la gente che lavora e’ di un solo sesso, maschile (a parte rare eccezioni). Che tutte le donne sono grasse perche’ la tradizione vuole che la donna grassa abbia il marito che la mantiene bene, e quindi sia sexy. Come gli etruschi, donna che e’ sexy quando ha la panzona, le tettone. Donna cagafigli segregata in casa, come nei tempi antichi. Infatti in giro si vedono solo vecchie over 50.
E che nessuno si azzardi a dire tipo “non e’ mica che noi siamo tanto piu’ avanti”. Soprattutto noi italiani siamo campioni nel lamentarci troppo e buttarci giu’ a parole, noi e il nostro modo di fare demagogia da bar. Ma venitevi a fare un giro qui e poi vediamo se avete ancora voglia di parlare per il cazzo.

On my way

Scrivo dalla Lounge ANA dell’aeroporto di Narita, in Giappone, pronto per partire per nuove ed entusiasmanti avventure in India. Ho le pasticche contro la diarrea sempre con me, quindi se non mangio e n0n bevo niente per 12 giorni dovrei essere quasi sulla strada buona per sperare di sopravvivere. Forse.

Nota a me stesso: la prossima settimana devo fare un post sulla conformazione del cervello femminile e su come il remapping delle sinapsi influisca sul comportamento della gente molto piu’ di, per dire, una mestruazione.

Un altro post che vorrei fare riguarda la mia situazione nei confronti dell’universo femminile, ma non lo posso fare neppure dietro protezione di password perche’ scripta manent, come si dice, e non si puo’.

Un altro post che vorrei fare riguarda la mia situazione lavorativa, ma vedi sopra.

Quindi in sostanza dovrete accontentarvi del post sul cervello femminile, piu’ magari uno sul come cazzo sia possibile che i finiani contemporaneamente approvino il lodo Alfano e dicano “mai piu’ leggi ad personam”, e poi altri vari ed eventuali su India, giappine, Giappone, banane, lampone, chi c’era, stasera.

Chiudo qui, prima che mi ci mandi da solo.

4 am

Negozio di detersivi aperto 24 ore. Welcome to Tokyo!

Halloween in Japan

Ricollegandomi al post di ieri, ecco un link a caso, per dire.

Tra parentesi, per tutti quelli che volessero saperne di piu’ sul Giappone consiglio di dare una letta al sito di Metropolis, la rivista dei gaijin di Tokyo. Questa, devo dire, era una delle cose che mi mancavano di piu’ di Tokyo quando me n’ero andato via di qui dopo la scuola, nel 2009.

Ritorno nel Paese dei balocchi al contrario

Domenica vado in India. Di nuovo. Dal 24 Ottobre al 4 Novembre, dodici fantastici giorni in sunny Chennai. Mi invidiate come una bestia, eh?

Come no. In pratica, i miei prossimi 12 giorni 12 in India prevedono che mi perdo Halloween, per il secondo anno di fila. Non so chi di voi si sia mai fatto un halloween a Tokyo, ma per quelli che non sanno, mo’ vi spiego io cosa succede. Dovete sapere che le femmine di homo giapponensis amano mettersi in maschera, quando possono, e questo comprende anche il fatto ad esempio che tutte le giappine appena entrano a Disneyland subito dopo aver passato la biglietteria si avviano a passo nervoso verso il baracchino che vende le orecchie di Minnie, manco si sentissero nude sotto, e si comprano all’istante il cerchiello con le orecchie di Minnie e il fiocchetto in mezzo, come minimo. TUTTE. Perche’, vi chiedete? Che domande, perche’ e’ kawaii. (prezzo del cerchiello, 3000 yen, 27 euro al cambio attuale, ndalbino. Ah, la terra del marketing impazzito!).

Ma la mascherata completa, quella la possono solamente fare ad Halloween, visto che il carnevale qui non esiste. E immaginate un po’ cosa succede quando chiedi di vestirsi in maschera a una genìa femminile che gia’ si veste di suo di minigonne ascellari nella vita di tutti i giorni. Esatto, si spogliano ancora di piu’. E poi si mettono i cornini, le alette, i corsetti neri da vampiressa, le autoreggenti… insomma, lavorate un po’ con la fantasia.
Qui, cari lettori, Halloween e’ la bolgia infernale, vedi schizzare ormoni impazziti per le vie di Shibuya, ti devi scansare proprio… perche’ se da un lato i maschi si attizzano con questi costumini ose’, dall’altro le tipe si attizzano per il fatto che sono in maschera e sono seminude e vogliono divertirsi. Cose non facilmente descrivibili, dovreste passare in certi bar o pub un 31 ottobre per capire. Se perfino le trevisane (le quali sono notoriamente le tipe che se la tirano di piu’ nel pianeta Terra) la davano via facilmente durante l’Ombralonga di Treviso, immaginate come possa essere qui a Vaginaland. Robe da festa di St. Patrick in un pub irlandese.

Insomma, a causa dellIndia mi perdo questa cosa che la dovreste vedere. Non contento di questa sfiga atroce che mi pesa molto piu’ dei dodici giorni nella Terra dell’Entropia, che succede? Che tutte le tipe che conosco mi stanno mandando inviti per la festa di Halloween. E’ che non vi posso raccontare certe cose, ma… lasciamo perdere. Lasciamo perdere. Ah, in aggiunta, il 3 novembre e’ pure festa nazionale. Che io mi perdo bellamente, infatti torno il 4.

E visto che ormai siamo entrati nella spirare della depressione piu’ cupa, vorrei anche ricordare al gentile pubblico che la moda dell’autunno di quest’anno a Tokyo prevede che tutte le tipe sono in giro con gli stivaletti di pelo e gli shorts, solitamente di jeans. Ma cosi’ short, ma cosi’ short che si tratta praticamente di culottes. Cioe’, voi dovreste vedere che cose mi devo sorbire io.
In Giappone dovrebbero depenalizzare il reato di violenza sessuale. Non e’ ammissibile che si comportino cosi’ nei miei confronti.

PS: Lo so che volevate la foto degli shorts, ma io vi punisco con quella delle orecchie di Minnie. Non vorrete sia io l’unico a soffrire, no?!

Margherita e acqua in bagno

Siccome oggi ho un casino di lavoro da fare e non ho tempo da perdere a scrivere un post, la puntata di oggi andra’ in onda in forma ridottissima. In pratica, non scrivo una sega.

Anzi no, una cosa. Aka: ho letto i tuoi commenti al post del NY Times, solo non ho tempo per rispondere. Credo comunque che la situazione tra Tokyo e Osaka sia totalmente diversa, Tokyo a modo suo la crisi non l’ha neanche vista, mentre sono le realta’ piu’ piccole (e fragili) quelle che se la sono presa sui denti. Se il nostro inno canta “schiava di Roma”, qua in Giappone sono sul serio “schiavi di Tokyo”. Nel senso che se togli la capitale sto paese e’ come tagliare la testa a un animale. Da noi invece se togli Roma e’ come tagliare un ramo a una pianta: Roma chi?

Ultima cosa: non la Lambo, ma la piscina. E ovvio che tu mettevi via: finche’ andavi in pizzeria e ordinavi acqua di rubinetto! Cioe’, rendiamoci conto, piu’ manina di un genovese di madre scozzese e padre ebreo. Ma e’ vero che da Tonino quando ti dicevano “no, l’acqua solo in bottiglia” non ordinavi nulla e andavi a bere a canna dal rubinetto in bagno? :-)

Giornalismo o prostituzione?

Cari italiani,
Avete presente il Pubblico Ministero Laviani, procuratore aggiunto di Roma? Forse no, perche’ il nome non lo cita quasi nessuno.
Laviani e’ il PM che sta indagando sul famoso appartamento di Montecarlo. Ricorderete (e come dimenticare!) il tormentone Fini-Tulliani su cui il Giornale, Libero e tutta la stampa e TV Berlusconiana ci (vi) ha deliziato per un’estate intera. E stanno continuando pure ora.
Non so se voi abbiate mai letto il Giornale in questi ultimi mesi, magari solo per farvi due risate. Il succo delle loro argomentazioni e’ semplice: secondo la suddetta stampa, se il PM Laviani indaga su Montecarlo, ergo significa che c’e’ del marcio sotto. Semplice rapporto di causa-effetto: visto che un PM ti indaga allora sei colpevole, e anche se non lo sei, dato che indaga su di te significa che qualcosa di sbagliato l’hai fatto comunque.

In realta’ il PM sta solo facendo il suo lavoro, ha aperto un fascicolo perche’ Storace, arcinemico di Fini, ha sporto denuncia. La denuncia e’ stata sporta contro ignoti, e questo la stampa di solito non lo dice, come raramente dice che al momento non risultano indagati ne’ Tulliani ne’ Fini, ne’ nessun altro. Personaggi che il Giornale & C. ha dipinto come furfanti, “presi con le mani nel sacco”, in realta’ non risultano ancora colpevoli perche’ non solo non sono stati condannati (per che reato poi?) in via definitiva, ma non sono neppure indagati!
Questo con buona pace di tutti quelli (me compreso, e scommetto: Fini compreso) che prenderebbero quel damerino con la faccia da dandy terrone di Tulliani e gli tirerebbero due sberle, a lui, al suo ciuffo anni ’80 e ai suoi cazzo di jeans D&G. Ma andiamo oltre.

Una delle argomentazioni principali del Giornale & C. e’ che, come si dice in molti paesi anglosassoni, soprattutto in America: per un personaggio pubblico non basta essere onesto, oltre a esserlo devi soprattutto apparire al di sopra di ogni sospetto. Per questo appena si scopre qualcosa su di loro si dimettono subito, perche’ quando vengono toccati il loro unico modo per avere un futuro in politica e’ quello di apparire puliti e non dare l’impressione di essere attaccati alla poltrona. Noi invece abbiamo Mastella.
Il punto centrale, dicevo, e’ che il Giornale & C. accusano Fini di non essere al di sopra di ogni sospetto. E qual e’ il sospetto? E’ che, visto che il buon PM Laviani sta indagando sulla casa di Montecarlo, vuol dire che sotto sotto c’e’ del marcio (anche se in realta’ lo fa perche’ Storace ha sporto denuncia, ma questo non lo dicono mai).

Ma ora, che succede? Succede che il buon PM Laviani, questo gran magistrato che sta indagando sul marcio che c’e’ dietro all’appartamento di Montecarlo, riceve un fascicolo da Milano. In questo fascicolo contro ignoti viene richiesta la sua indagine su una serie di triangolazioni di soldi tra l’America, alcune societa’ off-shore e l’Italia. Morale, il buon PM Laviani (e’ ancora buono per il momento) evidentemente scopre qualcosa, perche’ iscrive nel registro degli indagati, tra gli altri, Berlusconi Silvio nonche’ nientepopodimeno che Berlusconi Piersilvio, accusandoli entrambi di evasione fiscale per qualcosa intorno ai 16 milioni di euro. Secondo il PM insomma, i Berlusconi avevano una societa’ off-shore che comprava film americani per una certa cifra, dopodiche’ gonfiava i prezzi e rivendeva i film a Mediaset, cioe’ ai Berlusconi stessi. Cosa significa questo? Vi faccio un esempio. Se compro la licenza di un film e la pago dieci, ma poi la rivendo a me stesso per venti, mi sono imboscato la differenza in qualche conto della societa’ off-shore che ho usato per fare il giochetto. In questo modo ho nascosto all’estero del denaro esentasse che non appartiene a me, appartiene alla mia societa’, quindi ho rubato agli azionisti della mia azienda, e non solo, ho del denaro imboscato da qualche parte su cui non ho pagato le tasse.

Ma come e’ partita l’indagine? In pratica il PM Laviani ha ricevuto il fascicolo contro ignoti da Milano, ha fatto i suoi controlli tra gli spostamenti bancari, e visto che ritiene di avere scoperto un reato, i colpevoli e soprattutto di avere prove sufficienti per dimostrarlo, allora ha iscritto certe persone nel registro degli indagati. Poi se sono colpevoli o no naturalmente sara’ il processo a stabilirlo, in tre gradi di giudizio. Questo a meno che Berlusconi non depenalizzi l’evasione fiscale come ha fatto col falso in bilancio. Ma a parte queste comunisterie che sto dicendo: Berlusconi & figlio non sono colpevoli, sono solamente indagati. Laviani li ha iscritti nel registro dell’amore, ed ora vediamo come va a finire. Semplice.
Pero’, uno dice. Il Giornale & C. mi dicono che “per un personaggio pubblico non basta essere onesto, oltre a esserlo devi soprattutto apparire al di sopra di ogni sospetto”… e allora uno pensa, porca Eva, sarai anche innocente fino al terzo grado di giudizio, ma un sospettino cazzo, visto che ce l’abbiamo su Fini, un minimo sospettino su Silvio ti verra’, o no?

E invece che succede? Ricordate quello di cui parlavo prima, il buon PM Laviani che trovava del marcio a Montecarlo?
Titolo del Giornale: “Assedio a Berlusconi”. Titolo di Libero: “Cacciagrossa a Silvio”. E poi tutto uno sprecarsi in “partito dei giudici”, “attacchi dei giudici”, “uso politico della magistratura”, “persecuzione contro il premier”.

Ma come, uno dice. Laviani era il segugio che stava braccando quel lestofante di Fini, il PM che stava facendo un ottimo lavoro, e ora mi diventa una toga rossa? Cioe’, a pagina 1 mi dici che Laviani e’ una sporca toga rossa, in combutta con altre nove (!) procure di sinistra per far cadere Berlusconi, e a pagina 3 (dico per dire) mi dici che Laviani e’ un onesto magistrato che fa il suo dovere nel cercare di scoprire la verita’ sulla casa di Montecarlo?
Va bene avere la faccia come il culo, ma cosi’ sfacciatamente. Dai cazzo.

A tarallucci e vino

A voi italiani che siete rimasti in patria. Non vi capita mai di svegliarvi la mattina e pensare che vorreste essere da un’altra parte? Non vi capita mai di essere stufi della solita vita, della solita gente, dei soliti posti, del solito alternarsi delle stagioni, anno dopo anno, inverno carnevale Pasqua primavera estate ferragosto autunno inverno Natale capodanno? Ditemi: non vi siete frantumati i coglioni di fare sempre le stesse cose, sentire sempre gli stessi discorsi, avere sempre a che fare con gli stessi comportamenti, guardare sempre la stessa TV, leggere sempre le stesse cose? Non vi siete stancati di una vita prevedibile che sapete gia’ come andra’ a finire?

Italiani che siete rimasti in patria. Non vi capita mai di andare al lavoro e, mentre vi fate la pausa caffe’, pensare a come sarebbe se lavoraste all’estero? Se la gente in ufficio parlasse un’altra lingua, se fossero diversi da voi? Non avete mai avuto la curiosita’ di sapere com’e’ il mondo, com’e’ la gente al di fuori del vostro orticello? Non vi siete mai fermati a fissare il paesaggio al di fuori della finestra del vostro ufficio, e a pensare a come sarebbe se li’ fuori al posto del vostro solito paesaggio ci fossero i grattacieli di una megalopoli, o una spiaggia tropicale, o un deserto senza fine, o un casino di giappine in minigonna che passano?

Italiani che siete rimasti in patria. Non vi capita mai di pensare che avete certe idee solo perche’ dipendono dal luogo in cui vivete, dal luogo in cui siete nati e cresciuti? Siete tutti cosi’ convinti di parlare la lingua piu’ bella del mondo, di avere la cucina piu’ buona del mondo, la religione “giusta”, le tradizioni migliori. Ma siete mai entrati realmente in contatto con lingue diverse, con cucine diverse, con religioni diverse, con tradizioni diverse? (dice: come no, ho fatto inglese alle superiori, vado sempre a mangiare al cinese, ho i Geova che mi suonano il campanello ogni domenica mattina, e sul mio pianerottolo vive una famiglia di marocchini!)

Dite tutti “vivo nel posto piu’ bello del mondo”; ma siete mai usciti da quel posto per verificare che sia effettivamente vero? Quante volte avete detto o sentito dire “l’America ce l’abbiamo qui in Italia”, oppure “l’Italia e’ una merda, senza speranza”? Parole di elogio sublime o critica feroce, ma avete mai pensato di verificare di persona mettendo il culetto fuori dai confini patrii per, diciamo, un paio di annetti continuativi? Avete mai avuto esperienza di altre situazioni? Sapete quello di cui state parlando o parlate perche’ avete la bocca?

Solo dopo aver visto le cose da fuori si puo’ giudicare. Tutto il resto non sono che chiacchiere inutili. Perche’ voi che siete rimasti a casa non lo potete certo sapere cosa si prova, il dolore, l’immenso dolore che si prova a sapere che nella tua citta’ nessun supermercato vende i Tarallucci del Mulino Bianco.

NYTimes: Japan, Once Dynamic, Is Disheartened by Decline

Interessantissimo articolo dal New York Times

Japan, Once Dynamic, Is Disheartened by Decline

Economists are pointing to Japan, which has been trapped in low growth and deflation, as a dark vision of the future for the West.

http://nyti.ms/a4qLPY

 

Ti ricordi l’amore?

Per la gioia dei lettori ma soprattutto del marketing, oggi ho deciso di postare un estratto dal mio romanzo, "La vita e’ un rotolo di carta igienica". Chi l’ha gia’ letto ricordera’ (magari con affetto, spero) il fatidico primo incontro tra Viola e Alex, i due protagonisti della storia. Non si puo’ certo dire che sia stato un incontro felice, per lo meno all’inizio…

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Driiin.
Il campanello aveva squillato come le sette trombe dell’Apocalisse, e Viola nel dormiveglia aveva sognato che Mastro Lindo in carne, ossa, bicipiti e pelata veniva a scaraventarla giù dal letto. Tutto questo alle otto e quindici precise.
Era puntuale come un orologio svizzero, accidenti a lui.
Aveva risposto al videocitofono con una voce da oltretomba che manco Dylan Dog e l’aveva liquidato in secondi quattro, per poi trascinarsi a fare colazione e doccia. Tutto questo senza che l’idea
di aprirgli il cancello e di farlo accomodare le passasse per la sala d’aspetto dell’anticamera del cervello.
Dopo essersi vestita aveva acceso il suo Aprilia SR50 nuovo di zecca e l’aveva guidato in punta di dita lungo il viale di ghiaia, fino a superare la cancellata in ferro battuto.
Viola abitava in uno dei quartieri VIP della città, appena a Ovest delle mura, in un posto senza troppe pretese. Di quelli con parco di pini giganti e glicini che fiorivano lungo il viale in un cinguettare di uccellini, e triplo garage contenente automobili di cui è meglio se non sappiamo, e villone tipo castello con troppe stanze se anche ci avessero vissuto in venti – figurarsi in tre. E poi piscina scoperta con tanto di dependance con tanto di solarium con tanto di sauna, e altri insulti alla miseria sullo stesso stile.
Insomma, di quelle case che solo il muro di cinta antico come un reperto romano costava più del trilocale anni 70 cucina soggiorno doppiservizi garage in cui campeggiava quel pezzente di Alex.
Uscita dal vialetto, la nostra bella si era presentata in tutta la sua avvenenza di scooter e giubbino abbinato a pantalone Levi’s, e curve mozzafiato, e capei d’oro all’aura sparsi al cospetto di quel tipo tutto occhiali e riga in parte, e mountain bike anteguerra, e giacca trapuntata da trentenne, e Invicta semisfondato in spalla.
La bella e la bestia, o ancora meglio: la principessa e il povero.
Lui naturalmente non aveva fatto una piega, essendo rigido come un baccalà. Da scommetterci che il muscolo che aveva azionato il campanello era stato l’ultimo che fosse riuscito a muovere nell’ultima mezz’ora. Lei pure non aveva detto niente (e che c’era da dire? Piacere, Viola – che tanto io so benissimo chi sei, e tu da anni ti ammazzi di seghe pensando alla sottoscritta?).
No. Invece, gli aveva semplicemente tirato il secondo casco che teneva in mano e gli aveva detto: «Salta su.»
«E la bici?» aveva risposto lui, brillante e spigliato come il baccalà di cui sopra.
«Vedi quel divieto di sosta? Legala al palo e andiamo» aveva deciso lei, con la tentazione di aggiungere coglione soffocata in gola solo perché quella era la seconda frase che gli diceva di persona in vita sua.
Forse si era svegliata male (non che Mastro Lindo sia la miglior faccia da vedere di prima mattina, eh) oppure la sindrome premestruale si faceva sentire con tre settimane d’anticipo (!), oppure era solo irritante vedere quel pampe in piedi ad aspettare chissà cosa. C’è da dire che Viola odiava gli imbecilli, e spiace ammetterlo ma lui nella parte ci si era calato con discreto successo di critica e applausi scroscianti dal pubblico.
Dopo averci messo venti minuti a legare quella cazzo di ruota al palo e altrettanti a infilarsi il casco, il signorino si era deciso a salire dietro, appoggiandosi mani reticenti ai suoi fianchi, manco stesse toccando la Gioconda con le mani sporche di Nutella.
Oltremodo infastidita Viola era partita a razzo, grata a se stessa di aver portato fuori due caschi per salvaguardare la sua sicurezza stradale. Che non aveva niente a che fare con la loro incolumità, intendiamoci: sicurezza stradale per lei significava che nessuno avrebbe rischiato di vederla girare insieme a quel tipo

[continua...]

Il ritorno del cervello in fuga

Parliamo per assurdo. Mettiamo che un italiano con una certa professionalita’ vada all’estero, si faccia le sue esperienze e poi decida di tornare a casa e mettere la sua conoscenza al servizio della societa’. Tipo Robin Hood, ma con l’accento veneto.
Prendo qundi l’esempio mio, di cazzaro ingegnere nel settore dei trasporti con esperienza in Australia e soprattutto in Giappone. A parte quando faccio il mona, sono una persona che sta all’interno del settore e ha esperienza in svariati paesi del mondo. Ho avuto esperienza di svariati problemi in molte situazioni, e ho visto come ogni paese ha affrontato i suoi casini.

Ora, mettiamo per assurdo che tornassi in Italia e mi nominassero Commissario Straordinario Plenipotenziario ai Trasporti con Licenza di Uccidere, ma soprattutto di Decidere. Una specie di Bertolaso ai trasporti, ma con piu’ potere di lui. In such a case, che farei di bello per risolvere i molteplici problemi legati ai trasporti nelle grandi citta’ italiane? (ne cito alcuni: traffico, inquinamento, scarsa qualita’ del trasporto pubblico, dolore, disperazione, terremoto, traggedia, Lac d’ sanque).

Senza perdere tempo in preamboli e girare intorno alla cosa, andiamo diretti come una freccia al cuore del problema: punto primo, in Italia il trasporto pubblico fa schifo perche’ il mezzo di trasporto principale e’ l’automobile. Il trasporto pubblico e’ cosa di serie B, e’ considerato come piano di riserva quando, tuo malgrado, non puoi usare l’auto.
Punto secondo, il trasporto pubblico in Italia fa schifo perche’ non e’ mai colpa di nessuno: non e’ degli amministratori che mangiano, non e’ del personale che non lavora bene, non e’ degli utenti che scroccano le corse, sporcano, vandalizzano, non hanno rispetto.

A) Quindi, facciamo come il Giappone: prima cosa, togliamo l’automobile. Cio’ significa, introdurre una legge come quella che c’e’ a Tokyo: se non possiedi il parcheggio non puoi possedere un’auto. Per fare un esempio: diamo dodici mesi di tempo ai cittadini di Roma per procurarsi un parcheggio coperto o per vendere l’auto. Dopodiche’, iniziamo ad andare di carro attrezzi e a confiscare i mezzi. All’ACI da domani inseriamo la regola: se sei residente a Roma ti puoi intestare un’auto solo se possiedi il parcheggio..
E naturalmente, con questo deve andare l’abolizione di tutti i parcheggi a bordo strada. Tutti. Il vigile deve poter multare qualsiasi pezzo di metallo munito di 4 ruote che sia nel suo campo visivo, fermo e con nessuno a bordo.

B) Modifica delle politiche aziendali: come a Tokyo, divieto di andare al lavoro in automobile, trasformazione dei parcheggi aziendali in aree adibite a diverso uso. Introduzione come a Tokyo dell’obbligatorieta’ per le aziende di pagare l’abbonamento da casa al lavoro a tutti i dipendenti (anche precari, part time ecc). In caso di mancanza di mezzi pubblici, istituzione di bus aziendali dalla stazione piu’ vicina. Per evitare che la cosa pesi troppo sulle aziende, abolizione o riduzione dei buoni pasto / ticket restaurant: l’azienda ti paga il trasporto al lavoro, tu ti paghi il pranzo.

C) Abolizione dei controllori e dei biglietti cartaceinei mezzi pubblici attraverso l’introduzione di sistemi automatici di pagamento. E’ ora di finirla con la gente che sale nei mezzi pubblici a scrocco. Si faccia come nel resto del mondo civile, dove il biglietto non si compra a terra ma si paga a bordo, dove non timbri il biglietto ma paghi. Tu vuoi viaggiare, l’azienda vuole i tuoi soldi: a che serve il biglietto?!
Via, Tariffa unica, come nei bus in Giappone: che tu faccia 10 metri o 10 chilometri. Non so, due euro. Alla fermata si scende e si sale solo dalla porta davanti: prima tutti scendono, poi si sale, uno alla volta, e si infila la cazzo di monetina in una macchinetta, la quale permette l’accesso altrimenti ostruito da sbarra; in alternativa si passa una swipe card prepagata di quelle che si attivano al contatto. Sei una zingara o uno studentello balordo e vuoi salire a scrocco? Non ti si apre il gate, e non il conducente ma la gente bloccata dietro di te ti fa scendere a calci in culo.
C1) Corollario a C: ho parlato di “macchinetta” per un motivo ben preciso: il conducente del bus non deve maneggiare denaro. Le monete vanno in una cassetta rinforzata, a prova di rapina o di vandalismo.
C2) Mi direte: e i controllori, li licenziamo? No, li mandiamo a fare il lavoro che elenco al punto G.

D) A+B significa abbattimento del traffico, mentre B+C significa nuove entrate sicure alle aziende di trasporto pubblico, che a fronte della nuova prospettiva economica devono fare pesanti investimenti in mezzi pubblici nuovi, in nuove tratte, in riduzione dei tempi d’attesa, e soprattutto in servizi di pulizia e controllo. Basta mezzi pubblici lerci, basta scritte dei pancabbestia su bus e treni.
D1) A corollario di D, privatizzazione assoluta di tutto il settore pubblico: lo stato non deve piu’ avere in mano nemmeno un minibus di quelli da patente B. In aggiunta, partecipazione limitata ad un massimo del 15%: il trasporto dev’essere privato ma non deve avere un padrone. Eliminazione dei subappalti per pulizia e servizi di sicurezza. Le aziende del settore devono assumere il personale di controllo e pulizia (=assumersi diretta responsabilita’ della qualita’ del proprio servizio). Basta mangiarci sopra coi subappalti, basta scaricare il barile quando succede qualcosa.

E) Interoperabilita’ dei biglietti. Come succede nei paesi sviluppati, basta con questa molteplicita’ di biglietti del treno, del bus, del tram, della minchia. Una sola smart card, ricaricabile, a contatto come si deve all’anno 2010 e non magnetica come negli anni ’80. Una carta in cui hai dentro il tuo abbonamento del treno o del bus (o entrambi), hai dei soldi che ci ficchi dentro e con cui puoi accedere a metro, bus, quello che ti pare. Anche comprarti il giornale o le sigarette in tabaccheria, se vuoi. Carta nominale, disattivabile in caso di smarrimento.

F) Layout dei treni. A fronte di un aumento dei pendolari, si faccia posto nei vagoni. La gente resti in piedi, con pochi posti a sedere, con il modello giapponese che funziona divinamente. Basta con i passaggi angusti tra serpentine di sedili, basta ragazzini che mettono i piedi sui sedili, basta vagoni fatti per essere vandalizzati, basta carrozze difficili da pulire. Se c’e’ posto ti siedi, se non c’e’ posto si siedano solo anziani, donne incinte e handicappati. E una volta la settimana, via di idropulitrice e si disinfetta tutto in mezza giornata.

G) Inserimento di sistemi CCTV (telecamere a circuito chiuso) in ogni vagone, in ogni autobus. Telecamere online o offline, collegate a GPS. Ogni mattina un addetto controlli lo stato del vagone, lasci un report. La sera un altro addetto controlli quel report. Compare un sedile strappato, una scritta “Francy ti amo” fatta con l’uniposca su un vetro? Si dia un’occhiata al video. Se ti vedo so quando l’hai fatto, col GPS so dov’era il bus in quel momento, se hai usato la card per pagare il biglietto so che eri nel bus. So dove abiti, so dove mandarti il conto per il tuo atto di vandalismo.
G1) A corollario di G, divieto di salire sui mezzi pubblici se non si e’ muniti di smart card identificativa dopo un certo orario. Di notte quando i mezzi sono vuoti voglio sapere chi c’e’ nel bus, per motivi di sicurezza.

H) E poi, a fronte di tutto, una responsabilizzazione seria del personale. Il bonus a fine anno (=tredicesima, quattordicesima) dev’essere pari a un valore nominale moltiplicato per l’indice di soddisfazione degli utenti. E questo valga per tutti, dall’amministratore delegato al tipo che pulisce il vagone. Troppo poco? Leghiamo anche una parte dello stipendio alla soddisfazione. L’utente paga, dev’essere trattato bene. Quando entra in un mezzo pulito e in orario e’ piu’ contento, piu’ rispettoso, e si crea anche un circolo virtuoso.

Ora, diciamocelo. Sto sognando, sto farneticando, sto esagerando? Magari si’. Pero’ che bello sarebbe se si riuscisse a far funzionare una cosa in Italia, per una volta. Sarebbe, appunto, un sogno.

Piccole annotazioni

(1) Banana Republic, as usual.
Ho visto gli scontri a Genova. Mi chiedo, ma all’entrata degli stadi non ci sono I metal detector? Non ci sono le perquisizioni? Perche’ non fanno come negli aeroporti, lo scan degli zaini, una perquisizione corporale seria col guanto di lattice?
Cazzo, andare allo stadio in Australia era un piacere. Come andare al cinema. Vai, paghi il biglietto, ti fai un pochino di fila, trovi il tuo posto, ti siedi sulla tua seggiola, ti prendi una birrozza e un hotdog, ti godi il prepartita, i cori, il dopopartita, poi esci e vai via. Come il baseball qui in Giappone.
Io mi chiedo, ma possibile che gli animali siamo solo noi? Dove se li erano nascosti tutti quei fumogeni a Genova, supperilculo? Le cose sono due, o qualcuno glieli ha fatti avere di soppiatto, oppure all’ingresso non ci sono controlli adeguati.

(2) Una donna non si tocca neanche con un fiore.
Ciononostante, ho visto la Santanche’ ad Annozero. Le avrei tirato uno schiaffone. Mano semimorbida, buona rincorsa, tra naso e bocca, di quelli che fanno lo schiocco.

(3) Mica pizza e fichi
Specchio specchio delle mie brame, oh colleghi emigranti che vivete a Tokyo, secondo voi qual e’ la pizzeria piu’ buona del reame?
Io voto Tonino a Shimotakaido, ma se avete da ribattere fatevi avanti.

(4) In conclusione
Ieri un mio amico ha scritto su facebook “per evitare di restare delusi basta abbassare le aspettative”. Ovviamente era una provocazione, ma comunque una provocazione che mi ha fatto pensare.
Quanta gente incontriamo ogni giorno che ha adottato questa tecnica come stile di vita? Quanta gente ha lasciato marcire i suoi sogni in un cassetto perche’ “I sogni sono belli finche’ restano tali”, e “metti che poi mi va male?” Quanta gente non ha il coraggio, non ha voglia, non ha la forza di compiere certe scelte?
Eppure, signori e signore. Fra una manciata di decine d’anni sarete tutti, saremo tutti concime per l’orto. Ci e’ concesso solo un breve scampolo di tempo, ce le vogliamo togliere un po’ di soddisfazioni o no?

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