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Non tutte le strade portano a Roma

Anni fa vivevo con un francese, il quale mi raccontava di come nel suo paese la maggior parte dei neolaureati cerchi lavoro a Parigi. In Francia si usa dire “salire a Parigi”, nel senso di andare nella capitale per trovare un bel lavoro in un’azienda grossa e fare carriera. Perche’ naturalmente, la capitale e’ anche il centro economico piu’ importante del paese. Stessa cosa succede a Londra, in Corea, eccetera… E naturalmente qui in Giappone, dove vale l’equazione lavoro = Tokyo (Tokyo, ricordiamolo, come PIL fa quasi come l’Italia intera – se fosse una citta’-nazione sarebbe nel G8).
Noi in Italia invece abbiamo una situazione leggermente diversa, per alcuni versi unica nel mondo. Ma prima di parlarne, diamo un’occhiata a queste due mappe.

Come potete vedere, si tratta della mappa ferroviaria italiana, con le linee ad alta velocita’ evidenziate, e la sua omologa giapponese. Due paesi per certi versi molto simili: uguale latitudine, uguale forma allungata, uguale dimensione, con alcune isole distaccate dal corpo centrale. E notabilmente, con la capitale che sta esattamente nel mezzo del paese.

Guardiamo prima di tutto la mappa giapponese. Come potete vedere, tutte le linee ad alta velocita’ portano a Tokyo, che costituisce l’hub principale della rete. Tutto parte da li’, tutto arriva li’.
Ora esaminiamo la rete italiana. Qual e’ il nodo principale? Milano per l’alta velocita’, Bologna per le linee normali. Non certo la capitale. Ma la cosa che stupisce un osservatore e’ come da Roma non ci sia alcuna linea ad alta velocita’ che parta e vada a farsi la riviera adriatica. Per dire, un’alta velocita’ da Roma ad Ancona – Rimini, e una giu’ a Bari. Da qui si possono trarre gia’ le prime conclusioni: da noi si parla sempre di divisioni tra nord e sud, ma ci rendiamo conto che anche Adriatico e Tirreno sono distaccati?

Ecco, questo credo sia un grosso problema di fondo del nostro paese: siamo discattati. L’Italia e’ un paese schizofrenico. Siamo divisi, in tutto. A Roma convivono potete temporale e potere spirituale, separati in casa. Nel resto dello stivale abbiamo nord e sud, Adriatico e Tirreno, ricchi e poveri, destra becera e baciabanchi contro sinistra di lotta e di centro sociale. Tutto cosi’, in tutto. E non serve andare tanto piu’ in la’ della mappa ferroviaria per accorgersene, di come la vera capitale economica del paese non sia Roma.
Per l’italiano medio Roma e’ sentita come capitale piu’ che altro honoris causa, essendo stata nel passato caput mundi non e’ che si potesse scegliere diversamente. Ma e’ davvero il centro di gravita’ dell’Italia? Gli italiani quando si laureano mandano tutti quanti il curriculum alle aziende romane? E’ quel punto di riferimento assoluto come puo’ essere una Tokyo in Giappone, una Parigi in Francia, una Londra in UK?

La risposta, checche’ ne possano dire i romani, naturalmente e’ no. Il perche’ lo sappiamo tutti molto bene: in Italia ognuno ha la sua “piccola” capitale. E cosi’, per i Veneti il punto di riferimento e’ la Serenissima, per i lombardi e’ Milan, per i piemontesi e’ Turin, per i campani Napule… eccetera. E non solo. Possiamo andare anche giu’ di un livello. Io da trevisano posso dire tranquillamente che i miei concittadini sono contentissimi dove sono, ognuno cerca lavoro dove sta, e non emigra se non costretto da cause di forza maggiore. Un ipotetico omologo di una treviso giapponese in cui non serva andare tanto distante per trovare lavoro, appena laureato manderebbe lo stesso molti dei suoi curriculum a Tokyo. Invece da noi non si fa. Perche’?

Ma questo, cari lettori, non e’ altro che il motivo per cui noi siamo la nazione piu’ bella del mondo. Perche’ nonostante i nostri campanilismi e provincialismi, e nonostante la nostra schizofrenia nazionale, siamo nati in una terra che e’ tutta bella, dalle alpi a Lampedusa. Non solo la capitale. Andate nella campagna giapponese: i paesi si assomigliano tutti. Ci sono posti belli, per carita’, ma a macchia di leopardo in un continuum di noia mortale. Una cittadina di 80mila abitanti come Treviso e’ morta, qualche palazzone, magari un tempietto, un karaoke, qualche combini, supermercato, pachinko. Fine. Sfido io che i giovani vogliono andare a Tokyo, o a Osaka, o spostarsi comunque in un centro.

Secondo il mio parere il Giappone, come moltissimi altri paesi paga questa grandissima metropoli centrale a prezzo molto caro: il paese e’ capitale-dipendente, senza la testa non saprebbe cosa fare. Noi invece siamo vari, siamo diversi, siamo interessanti in ogni nostra parte. Nonostante la nostra capitale sia la capitale del mondo antico, il posto che ha insegnato al mondo la letteratura, la giurisprudenza, l’arte… se ci venisse a mancare l’Italia esisterebbe lo stesso. Ma togliete Parigi alla Francia, cosa le resta? Dove va? Sopravviverebbe?

Certo, la paghiamo cara pure noi la nostra varieta’. In termini di efficienza, soprattutto. Ma volete mettere. Io credo che dobbiamo essere orgogliosi di avere un paese in cui anche la campagna ha qualcosa da offrire, da far vedere. Siamo, e tutto il mondo lo sa, il paese piu’ bello del mondo.
E chissenefrega se c’e’ qualche strada che non porta piu’ a Roma.

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15 risposte a Non tutte le strade portano a Roma

  1. Akanishi au Québec sabato 12 febbraio 2011 alle 9:14 am

    E’ vero, la mia amica canadese per esempio, io le proponevo di visitare dei borghi medievali dalle mie parti e lei mi chiedeva solo “qual è il più grande?”

    in effetti anche qui in Canada cioà che è fuori dalle metropoli è considerato “campagna”.

    Di Trois-Rivieres che ha 130 000ab per esempio, dicono “è grande la metà del cimitero di New York, ma due volte più morta”.

  2. ivabellini sabato 12 febbraio 2011 alle 9:34 am

    io penso alla mobilità delle persone…non sarebbe meglio avere una maggiore mobilità delle persone in Italia come negli USA!? ti faccio un esempio: uno conosce delle ragazze in rete per semplice amicizia e/o flirt a un certo punto gradirebbe conoscerne qualcuna di persona, ecco a quel punto ci si rende conto facilmente che non siamo dei nomadi ma fondamentalmente degli stanziali come anche in Giappone credo, sarebbe possibile secondo te rendere le persone mobili quasi quanto possono essere i mezzi?? non è inutile avere un enorme mobilità dei mezzi quando si va tutti poi negli stessi posti?

    • albino sabato 12 febbraio 2011 alle 9:56 am

      Eh, questo e’ il prezzo da pagare per il fatto di avere “radici”. In America o Australia sono piu’ mobili, ma bisogna anche dire che dopo i 18-20 anni per la gente i genitori diventano spesso solo dei “conoscenti” cui fare gli auguri di natale e con cui passare il giorno del ringraziamento… la gente e’ piu’ mobile, ma anche piu’ sola.

      Certo che per noi e’ vero il contrario. E’ bello poter contare sulla famiglia, ma spesso si tende ad essere “cozza attaccata allo scoglio”. Come la mia ex quando mi disse “quando mi sposo voglio vivere al max a 5km dai miei… perche’, metti che succeda qualcosa?”
      Non per nulla e’ diventata ex.

  3. Alessandra in Paris sabato 12 febbraio 2011 alle 9:24 pm

    Hei Albi.
    Dopo che mi sono fatta 4 (che dico 4, 36) risate sul tuo blog, ti ho inserito subito nei miei preferiti, sul mio blog. Anche io expat ma in terra gallica. Mi stupisco sempre di cosa combinano i franzosi, ma se fossi in Giap sarei da camicia di forza, mi sa?! :)
    See ya
    ps. michettabaguette.blogspot.com (i link ai siti che mi garbano sono sulla sinistra)

  4. deniz lunedì 14 febbraio 2011 alle 12:47 am

    che opinione alta che hai dell’Italia…artisticamente e paesaggisticamente è molto bella…ma anche qui le piccole città sono noiose anche qui ci sono le campagne morte e non sono sempre tutte belle…magari è vero che la Francia senza Parigi crollerebbe, ma guarda l’Italia…è al collasso e il passo imminente sembra essere il federalismo e poi chissà un vero e proprio smembramento con i padani che vogliono la loro terra che non c’è, i sardi, i valdostani, i trentini idem…

  5. Talon lunedì 14 febbraio 2011 alle 2:02 am

    A me hanno dato della pazza perchè da Roma ho mandato cv in tutta Italia, e poi sono andata a Ciampino. Perchè Ciampino è lontanissimo, come posso aver voglia di prendere il treno ogni santo giorno???
    BAH

  6. Kamamuri lunedì 14 febbraio 2011 alle 6:40 am

    E i tedeschi come sono messi con una capitale che ha perso il suo ruolo all’improvviso?

  7. Pallina giovedì 17 febbraio 2011 alle 9:55 am

    Cavoli, io sono in Australia e ho lo stesso problema con il mio boy che non vuole staccarsi dall’Italia e dalla mammina… credo che non mi raggiungerà mai …. sono io che dovrò scegliere… UFFI!!!

  8. Angela giovedì 17 marzo 2011 alle 3:31 am

    Ho scoperto il blog oggi, e lo trovo estremamente interessante (e poi scrivi benissimo, ecco perchè sto commentando un post di più di un mese fa): farei parte della categoria “oh-mio-dyo-amo-il-giappone-ci-sono-i-manga”, ma ne sto uscendo.

    La cosa che -stupidamente- più mi ha stupita è il fatto che anche io sono trevigiana (vabbè, campagne circostanti XD), e sentir parlare di Treviso in confronto a Tokyo è… estraniante? Boh.

  9. Pingback:Follow the Russian stream « Come sa di soja lo riso altrui

  10. Ivan lunedì 14 maggio 2012 alle 1:46 am

    Il tuo lungo discorso potevi evitarlo..,dovevi scrivere odio Roma e i romani..,purtroppo non hai avuto la fortuna di nascere a Roma..,Roma e’ il mondo..

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