Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: giugno 2011

Un po’ per uno

Ecco in breve la mia situazione (oggi scrivo un post stile diario di bordo, tanto per fare il punto e farvi capire come va).

L’azienda per cui lavoro mi ha preso un appartamento ammobiliato per un mese + noleggio auto. L’auto e’ una bestia di V6 da non so quanti cavalli, blu elettrico con lo spoiler e i sedili da corsa… a dire il vero una yaris da citta’ mi avrebbe fatto piu’ comodo, ma vabbe’. Da dietro non si vede una sega. Vabbe’. L’appartamento e’ al 39esimo piano, in centro (l’altezza si capiva dalla foto di ieri). Niente male. Davanti ho il grattacielo di Citibank, e ieri dalle 5 in poi mi sono piazzato alla finestra a intervalli regolari per controllare come andava.Alle 5 e 10 il grattacielo era mezzo vuoto, alle 5:30 c’era il 30% della gente, alle 6 solo scrivanie vuote.

Figurarsi, in Giappone alle 6 di sera al massimo fanno la pausa di meta’ pomeriggio, lol.

Ieri sono andato a prendermi una sim card per il telefono. Per farti il cellulare in Giappone devi avere un conto in banca, un lavoro, un indirizzo, un visto, un casino di stronzate, e perdere un giorno intero a prenderti incazzature di fronte a commesse idiote che ti dicono “non puoi”, “mi dispiace”, “impossibile”. In Australia vai, compri una sim ricaricabile, paghi 29.95$ e ti danno 300$ di chiamate e 500 mega di navigazione aggratis. Serve il documento ma solo se vuoi che te la attivino loro, altrimenti porti la sim a casa e la attivi via telefono da te. Too easy mate.

Il casino invece e’ il mio beneamato iphone giapponese, cosi’ bloccato da essere praticamente inutilizzabile, se non in wi-fi. L’iphone 4 non e’ sbloccabile se ha il firmware del modem di versione 4.10.04. Indovinate quale firwmare hanno messo su i maledetti di softbank? Esatto. Per ora sono bloccato col mio vecchio mattone (nokia 9300) in attesa di trovare una soluzione. Uso l’iphone ma solo in wi-fi, sigh.

Per quel che riguarda la citta’, ho un paio di commenti. Per chi conosca Tokyo, potrei stimare che il centro di Sydney (la “city”) sia grande quanto Marunouchi + Yurakucho, ovvero la parte che va tra Tokyo station a Yurakucho, e probabilmente una parte di Ginza. Tanto per capirci. Microscopica se confrontata con la Metropoli, eh? (stiamo parlando solo della city, ovvero della parte coi grattacieli, non di tutta la citta’). Sarebbe interessante un confronto con Roma o Milano via google maps… se qualcuno ha tempo da perdere e vuole darci un occhio, ecco la city di Sydney: http://en.wikipedia.org/wiki/Sydney_central_business_district

La gente mi sembra un po’ grigia rispetto alla gente di Melbourne e Brisbane… non so, forse e’ un’impressione dovuta al fatto che siamo nel pieno dell’inverno. Il clima tra parentesi, una figata, sono a petto nudo a scrivere il post adesso, sono le 10 di mattina e fuori ci saranno 20 gradi. In giugno, che corrisponde al nostro dicembre!!!

Naturalmente mancano le giappine di Tokyo in giro per la strada… era da tanto che non camminavo in un posto senza avere gli occhi che ballano impazziti tra culi e gambe, innamorandomi ogni due metri come succede a Tokyo. Bisogna dire anche che l’orribile modo di vestirsi degli australiani non aiuta, ma di questo parleremo in seguito.

Comunque sia, oggi devo cominciare a guardarmi intorno per vedere dove andare a vivere. I prezzi, come anticipavo in precedenza, sono abbastanza atroci. Vedremo. Prima pero’ devo passare in banca a fare un paio di operazioni.

Mentre sono impegnato in tutto questo, vorrei che faceste anche voi la vostra parte. Datemi una mano please, perche’ in questi giorni sono parecchio incasinato. Se vi viene in mente una buona idea per il prossimo nome da dare a questo blog, scrivetela nei commenti. Per la cronaca, quando ero in Australia la prima volta, il titolo era “Bello onesto emigrato Australia”.

La prima foto da Sydney

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La prima foto da Sydney fa cagare, lo so, ma questo è quello che passa il convento per il primo giorno. Adesso vado a farmi una sim card e passo in banca…

L’ultimo saluto da Tokyo

Cari lettori, questo post e’ stato scritto alcuni giorni fa. In questo momento probabilmente mi sto preparando per andare all’aeroporto, e ho il cuore spezzato perche’ devo salutare la mia adorata Metropoli Tentacolare, e tutte le giappine in essa contenute.

Ma bando alla malinconia: ho voluto tenermi una chicca per l’ultimo post dal Giappone, ed ora e’ arrivato il momento di postarla! Alcune settimane fa ho filmato qualche pezzo del mio ritorno a casa dopo una cena coi colleghi. In questo video c’e’ tutto il succo della Tokyo dei salarymen: treni perfetti, tutti vestiti uguali, addormentati alle 11 di sera, al ritorno dal lavoro dopo lo straordinario o le bevute coi colleghi. Me compreso: infatti come si vede benissimo (soprattutto alla fine), lo stesso autore del video (io) e’ ubriaco marcio, dopo una serata a base di sake e karaoke col capo!

Gustatevelo tutto, ci si legge dall’ Australia… e se vi manko (lol), comprate il mio romanzo!

Disconnecting

Appartamento lasciato.

No internet.

Tra 10 minuti vado a restituire la SIM a quelle immense teste di cazzo che portano la scritta “softbank” sull’insegna del negozio.

Domani sera volo alle 20:30. Arrivo a Sydney alle 7 del 29, cioè alle 11 di sera del 28 nel fuso italiano.

Fino ad allora le trasmissioni sono interrotte. Forse :)

Nomen (not) omen

È scritto caffè latte ma è caffè senza latte. È scritto double espresso ma è caffè latte. Mettetevi d’accordo una buona volta!

Bye bye Gotanda!

L’ultima serata all’HUB

Femminismo asessuante
Stamattina leggevo questo articolo. Penso che questo sia un classico esempio di femminismo esasperato e bacchettone, di quello un po’ acido e vendicativo, avete presente? Io trovo che questa immagine sia fresca, simpatica e innocente, e se devo essere sincero l’idea che mi viene e’ piu’ quella di una ragazza che sta uscendo con le amiche il sabato pomeriggio che quella di un’olgettina sul palo di palazzo Grazioli. Non ci vedo nulla di discriminatorio, nulla di sessuale.
Io capisco tutto, ma adesso in nome della parita’ dei sessi vediamo di non passare dai culi al vento delle veline all’asessuare le donne pur di non discriminarle. Voto 2 all’articolo, suggerisco alla giornalista di farsi una bella seduta terapeutica per scoprire i suoi traumi nascosti, o in alternativa una sana scopata per scaricare la tensione.

Siam pronti alla morte, l’Italia chiamo’
Ieri tanto per cambiare sono finito all’HUB di Shibuya con gli amici, per l’ultima grande serata a birrozze e cuba libre. Fantastici i giappi che ci hanno provato con le tipe sedute di fianco a noi, si sono stretti a coorte e poi le hanno accerchiate. Entrambe guardavano in basso mentre loro le incalzavano di domande. Poi naturalmente se ne sono andati con le pive nel sacco.

Le trombogiappine.
Nel frattempo noi si parlava della notizia del giorno, tipo del mio amico che ha deciso di smettere di tradire la morosa. L’ultima volta che siamo stati allo stesso hub aveva una lista di ben 12 trombogiappine 12, ma (dice) ha chiuso con tutte. Sono tre settimane che non esce dal seminato: resistera’? (secondo me, no). Grandissima quella di venticinque anni che il giorno uno gli aveva detto “voglio solo trombare”, il giorno due gli ha detto “ti amo”, e ieri sera dopo mesi in cui lui se l’era data a gambe gli ha scritto (in diretta) “you are not that into me, are you?”. Get the fuck out of here, lol.

Striscia di Gaza.
Notabile anche la disquisizione ad alta voce e in inglese di albino sulla depilazione pubica delle asiatiche, salvo poi scoprire che una tipa che stava a poca distanza era piegata in due dal ridere. A volte mi capita di dimenticare che all’hub tutti e tutte parlano inglese. Belli soprattutto i confronti tra i vari slang, tipo per lo stile che io chiamo “striscia di Gaza”, e che il mio amico americano invece chiama “Hitler”.

Poi verso mezzanotte e mezza sono tornato verso casa a recuperare il sacco della terra, e mi sono fatto una camminata lungo il Meguro river camminando lungo l’aiuola e incrociando solo salaryman alticci e barcollanti. Un bel buco sul fondo e via, la terra non e’ piu’ un problema. Missione compiuta.

Vado a pulire il frigo va’, che oggi pomeriggio se lo vengono a portar via.

Meno un giorno al trasloco, by the way. Da oggi – credo – non ho piu’ internet, posto solo via iphone. E dal 27 al 30 mi sa che non posto del tutto.

Il tour de force

Sveglia alle 6, metti a posto casa per tutto il giorno. Esci a ritirare la roba in pulitura.

Prenota l’hotel, pulisci il frigo.

Dividi tutto, tra cui vestiti e scarpe, tra la roba che va in valigia, quella che va via aerea e quella che va via nave.

Chiudi le ultime faccende in sospeso coi rimborsi del lavoro, fai le ultime lavatrici.

Vendi la tv, anzi no, chiama la ditta di traslochi per avvertire che ti porti via anche la tv. Avverti gli amici di tutta la roba che dai via, senti se qualcuno vuole qualcosa.

Chiama la ditta dei rifiuti ingombranti, scopri che in Giappone non esiste modo di smaltire la… terra! Sentiti rispondere che loro la terra non la prendono, ma che CONTEMPORANEAMENTE non puoi buttare la terra sull’umido, ne’ sul riciclabile, ne’ da nessun altra parte. Scopri con poca meraviglia che in tutta Tokyo tu sei piu’ o meno l’unico stronzo che ha un vaso di fiori (motivo per cui all’epoca i vasi avevi dovuto andarli a comprare fuori citta’). Disbosca il basilico, fatti una pasta al pesto in velocita’. Togli la terra dai vasi e mettila in un sacco. Esci di notte e spargi la terra sulle aiuole intorno a casa.

La sindrome della formichina

E’ incredibile il quantitativo di ciarpame che uno puo’ accumulare anche solo in un anno e mezzo di vita. E’ nel momento in cui capita di dover traslocare che ce ne si rende conto.

In Giappone spesso vige la regola del doppio armadio. Nel primo si mettono le cose che si sono usate nell’ultimo anno, nel secondo quelle che non si usano piu’. Se una cosa dell’armadio numero 2 viene usata, passa all’armadio numero 1. Ogni anno si esamina l’armadio numero 1, e si sposta nel 2 tutto quello che non si e’ usato nell’ultimo anno. Ma prima di far questo, si butta via tutto il contenuto dell’armadio numero 2. O lo si mette in scatole, per poi buttarlo via l’anno dopo. In questo modo si riesce a sopravvivere in case piccole come quelle giapponesi, dove se si accumulano le cose per anni come facciamo noi italiani, alla fine si viene sopraffatti dalla merda.

Quante volte ho sentito dire (e detto io stesso): e’ un peccato buttarlo, e’ ancora nuovo, magari torna di moda. L’ho detto per una giacca larghissima che si usava anni fa, mentre da anni va l’attillato. E’ li’, ferma dai tempi dell’Australia, e non ricordo neppure l’ultima volta che l’ho messa. L’ho detto per quei jeans con la caviglia larga, che non vanno piu’ da tempo, “ma magari tornano di moda”. Solo che la moda torna simile, ma mai uguale a se stessa. Si diceva che c’era un ritorno degli anni ’70, ma io vedo tutto nuovo, a parte qualche alternativo o pancabbestia che sia, nessuno e’ andato a rovistare tra gli scatoloni di mamma e papa’ alla ricerca di blue jeans anni ’70. Perche’ e’ simile ma diverso: sono diversi i materiali, sono diversi i particolari.

Ma non sono solo i vestiti che si accumulano negli armadi. Appunti, bollette vecchie di anni, biglietti di auguri, scatole e scatolette, vecchi occhiali da sole, vari ricordi gia’ dimenticati, chiusi in un armadio a prender polvere.

Solo che la vita continua, e quando si trasloca e’ il momento di decidere cosa e’ davvero importante e cosa non lo e’. E si capisce, o almeno io capisco, quanto siamo abituati ad accumulare solo per il gusto di farlo, come se la vita non fosse altro che cio’ che possediamo, come se i ricordi fossero negli oggetti che mettiamo via e non nella nostra memoria.

L’inizio del trasloco

Ora che sono tornato, finalmente un po’ di relax… ma anche no, visto che e’ ora di partire di nuovo. I miei prossimi giorni sono non gia’ fully booked, come si dice, completamente impegnati da mattina a sera. Durante il giorno devo preparare il trasloco, e quindi dividere le cose da spedire via nave da quelle che andranno via aerea, piu’ naturalmente le cose che vanno in valigia e andranno via con me. Fortuna che l’azienda in Australia mi paga il trasloco, altrimenti sarebbe stato un salasso mai visto.

In Australia mi porto praticamente tutto, dal letto alla TV (che non sono riuscito a vendere), tavolo, sedie, utensili da cucina, eccetera. Le uniche cose che lascio sono frigo, lavatrice e altri elettrodomestici che vanno a 110V, inutilizzabili in Australia dove c’e’ la rete e’ a 240.

Oltre a questo devo andare in comune a restituire la gaijin card, tanto per evitare che mi arrivino le tasse locali da pagare nei prossimi anni. Poi devo restituire la SIM card del telefonino a softbank, portare un tot di roba al lavasecco, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera, eccetera.

La sera, invece, da qui al 25 sono fuori a farmi le ultime serate con gli amici, a cominciare da stasera. Un tour de force non da poco, ve l’assicuro…

Torno ai miei scatoloni, va’.

C’è un tramonto giapponese

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…sopra quel paese.

Peccato si veda da cülo.

Ah, by the way. Sono appena arrivato in Giappone. Sono in treno verso casa, unto come pochi, in fremente attesa di una doccia!

Prima del ritorno

Di ritorno dal matrimonio della mia amica (motivo per cui ero venuto in Italia), sono pronto per tornare all’ovile: domani alle ore 2 ho il volo per Tokyo.

Ovile per modo di dire, visto che il 28 mi trasferisco in Australia… Ma questa è un’altra storia, di cui parleremo nei prossimi giorni…

Twitter & Co.

‘boro che caldo. (come si dice dalle mie parti – sorry se i non veneziani non capiscono/apprezzano).

Visto che ho cinque minuti liberi, ne approfitto per dare un paio di indicazioni che non ho ancora dato ai lettori.

La prima riguarda facebook. In quanto blogstar di fama internazionale (lol) come potete immaginare ho ricevuto e ricevo quintalate di domande di amicizia, domande che io di regola ignoro. Quindi, per inciso, sappiate che non importa quanto siate fighe o quanto siate assidui lettori: io di regola non accetto (né chiedo) l’amicizia di persone che non ho incontrato almeno una volta nella vita reale. Questo a meno di rarissime e specialissime occasioni. Perché in fbook ci sono i miei contatti, i miei amici, colleghi, eccetera. Su facebook io sono io, non sono albino.

Seconda cosa riguardante facebook, visto che sono nell’argomento. Anche qualora dovessi incontrarvi, sappiate che io (alstra regola) non accetto l’amicizia dei poveri stolti che hanno un nickname invece del nome reale. Una cosa vergognosa, oltre che penosa. Sempre perché io su facebook la mia faccia e il mio nome ce li ho messi, ecco.

Parlando di twitter invece, ho ben due cose da comunicare. La prima, che ho deciso di ri-ri-ri-provarci. In realtà a me questa cosa di scrivere messaggini su twitter sembra un po’ una stronzata, e non per nulla di regola passano intere settimane tra un mio post e il successivo. Per questo motivo (seconda cosa) ho deciso di mettere la barra di twitter qui sul blog. Magari la cosa mi sprona, chi lo sa.

Ad ogni modo, seguitemi su twitter se volete: lì sono amicum omnium. Un po’ come quel vecchio baldraccone di Lesbia, ma diverso.

Chiuso per cazzeggio

Che figata starsene a casa, senza niente da fare, seduti sul divano dei tuoi a navigare col notebook dei tuoi attaccati alla wifi dei tuoi, pronti ad aspettare il pranzo cucinato da mammà.

Cioé, bello il Giappone bella l’Australia e bello tutto, però ogni tanto un po’ di sano cazzeggio ci vuole eh. Soprattutto dopo due anni da salaryman.

Back to the world?

Il caldo abbraccio di casa ti fa dimenticare di essere mai stato via. Tutto è familiare, come lo hai lasciato. Gli amici che non rivedi da mesi ti raccontano quello che ti sei perso nel frattempo. Niente di particolare, dicono di solito.

La cosa strana è che non ricordi più dov’eri la settimana scorsa. E’ come se ti fossi svegliato da un sogno lunghissimo, di frammenti che si stanno già perdendo nella memoria. Vivo in Giappone, ti dici. Devo trasferirmi in Australia, vivere lì, lavorare lì. Non un progetto per il futuro, non un sogno nel cassetto: è la vita della prossima settimana o giù di lì.

Eppure ora stai a casa a fare le cose che hai fatto da quando sei nato, vedere le persone che hai visto da quando sai nato, nei posti dove sei nato. Cose, posti, persone, i cui ricordi sono sempre lì ma ti sembravano lontani nel tempo e nello spazio, fino… all’altro ieri.

Credetemi, viene da chiedersi quale sia la realtà e quale, o se ci sia, il sogno.

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