Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: marzo 2012

Hanami 2012

Negli anni a venire sono certo che guarderò con soddisfazione alla mia scelta, nel 2011, di tornare a vivere in Australia. Lavorativamente parlando sono sparato a mille verso la classica carriera da sogno di ogni studente d’ingegneria. Vivo in un posto fantastico, sono libero, felice, ho un futuro brillante davanti.

Pero’.

In Giappone i fiori di ciliegio stanno fiorendo, e solo chi c’e’ stato può’ sapere quanto mi manca Tokyo in questi giorni. Come l’aria, o poco più.

Repubblica Delle Aviobanane vs Too Easy, Mate

Nastro bagagli, aeroporto di Roma, marzo 2005.
Cambio aereo da Venezia a Roma in direzione Australia. Aspettiamo i bagagli per 10 minuti, nastro fermo. 15 minuti, niente. 20 minuti: alleluja! Si muove il nastro. Mezz’ora: eccoli, i tanto sospirati bagagli! Ma che peccato: check-in chiuso, aereo perso, coincidenza andata, Australia adios.
Grazie Roma, cantava Venditti. E pure io, ma con ben altro spirito, tipo quello con cui i nordcoreani pensano ai sudcoreani.

Nastro bagagli, aeroporto di Roma, dicembre 2011.
Aspetto i bagagli per 10 minuti, nastro fermo. 15 minuti, niente. 20 minuti, si muove il nastro, ma io non canto certo vittoria, memore del 2005. Esce una valigia, due, poi si ferma di nuovo.

La gente si spazientisce e inizia ad accalcarsi attorno al nastro: un po’ perche’ stiamo parlando di italiani trogloditi (ciccini belli, non e’ che se vi accalcate sul nastro le valigie arrivano prima), un po’ perche’ ci sono altrettanti trogloditi che non stanno facendo o non sanno fare o non vogliono fare il loro lavoro dall’altra parte del nastro. No, perche’ ad uno a un certo punto viene pure da chiedersi come mai, e forse e’ meglio non specularci sopra troppo, perche’ si sa che in Italia non e’ mai colpa di nessuno. Probabilmente dietro le quinte c’e’ un’azienda che se ne fotte del passeggero (ché tanto di turisti a Roma l’e’ pieno), un subcontractor che taglia sul personale per mangiarci sopra, il poco personale sottopagato, svogliato, in costante pausa sigaretta – e magari la ciliegina sulla torta, a dare il tocco di classe: un bel software antiquato e incriccato di gestione bagagli, di quelli che girano ancora su PC anteguerra col monitor polverosi a tubo catodico – me li vedo come se li avessi davanti, me li vedo…

Nastro bagagli, aeroporto di Tokyo/Melbourne/Brisbane/Perth/Sydney/altrove nel mondo civilizzato
Decine e decine di voli, sia domestici che internazionali, e mai un solo problema, mai un ritardo, mai una pagliuzza fuori posto. Sara’ un caso? Forse si, perche’ a dire il vero non ho mai avuto problemi nemmeno a Venezia. Ma si sa, il veneto c’ha un po’ di sangue austriaco nelle vene, sara’ per quello? (si fa per dire: i problemi all”aeroporto di Venezia ci sono e sono ben altri, tipo per esempio il banco Alitalia, o quell’assurda security con file chilometriche che mescola voli nazionali e internazionali. Tsk).

Nastro bagagli, aeroporto di Sydney, l’altro ieri.
Arrivati a Sydney da Perth, a me e a un’altra ventina di passeggeri non e’ stato consegnato il bagaglio. Prima volta che mi succede in piu’ di un centinaio di voli in Australia. Tempo di accorgercene, e ci siamo diretti allo sportello bagagli. Tempo di dirlo, e l’addetto al banco ha schiacciato un pulsante rosso sul banco.

Tempo di schiacciare il pulsante, e altri DUE addetti sono usciti in tutta fretta a smistare la fila. Gentilezza ed efficienza: 10 e lode.

Tempo di spiegarsi, e hanno fatto un paio di telefonate. Nel giro di un secondo ci hanno dato un modulo da compilare, e ci hanno mandato a casa senza bagaglio dicendoci che per un disguido (rottura dei un nastro) le nostre valigie erano rimaste a Perth, e sarebbero arrivate col volo successivo (erano le 9 di sera, quindi quello che arrivava alle 6 di mattina).

Ore 7:30 del giorno dopo, mi chiamano: il bagaglio e’ qui, mo’ te lo portiamo a casa.

Tornato a casa al sera, mi accorgo che il bagaglio ha una piccola crepa sul fondo. Chiamo il numero verde, mi risponde in due secondi una tipa, la quale mi fa un paio di domande, mi da l’indirizzo di un negozio di valigie in centro e mi dice di portare il bagaglio li’: dopo l’ispezione vedono se possono ripararlo, altrimenti me ne danno uno nuovo in sostituzione.

In Italia, come ben sapete, se avessi chiamato per un bagaglio danneggiato probabilmente sarebbe andata cosi’.

Da Perth al Margaret River

Oggi sono tornato al lavoro e sono subissato di cose da fare. Ciononostante, per chi volesse avere un po’ di notizie sul Western Australia (regione del paese di cui si parla veramente troppo poco), ecco un paio di notizie tratte dal mio recentissimo viaggetto.

1) L’impressione su Perth e’ stata piu’ che positiva. Per chi non lo sapesse, la capitale del Western Australia ospita il 65% della popolazione dello stato (WA fa 2,6 milioni di abitanti, di cui 1,6 a Perth. Dai numeri e dall’estensione dello stato si puo’ ben capire che il WA e’ praticamente disabitato). Il clima sembra essere splendido (20 gradi d’inverno, fate un po’ voi…), la citta’ e’ ordinatissima, pulitissima, e inoltre la spiaggia e’ fa-vo-lo-sa. I trasporti pubblici sono ottimi (cosa strana per l’Australia) e il traffico e’ gestito bene (cosa impensabile per l’Australia, dove c’e’ meno di un terzo del traffico italiano ma sembra ce ne sia il doppio, visto quanto sono inetti alla guida e quanto sono incapaci a pianificare). Visto che il CBD la sera e’ morto (come nel resto delle citta’ Australiane, tolta forse Melbourne) ho visitato alcune parti della citta’ tipo Subiaco e Northbridge e mi sono sembrate vive, piene di ristoranti e di locali. Niente male. In complesso Perth sembra essere una citta’ ricca, in fermento, in espansione, giovane. Bello.

2) A soli 25 minuti di treno a sud c’e’ Fremantle, una localita’ di mare molto carina. Sembra di essere in Sardegna, sia per la vegetazione che per alcuni dettagli delle case. La cittadina sembra niente male, un posto delle vacanze (= pieno di locali e ristoranti) con una spiaggia da sogno e a distanza tale da Perth da permetterti, volendo, di vivere al mare e lavorare tra i grattacieli. Cosa volere di piu’ dalla vita?

3) Margaret River. 300 Km a sud di Perth si trova questa regione dove il mio amico ha deciso di sposarsi. Beh, devo dire che il posto mi ha lasciato senza fiato. Sembra di essere tra i colli della Toscana, solo con il clima della Sicilia e il mare che a volte e’ quello delle spiagge piu’ belle che si trovano nel sud Italia, a volte e’ oceano aperto da surf con onde alte, ma un colore che sembra sempre di essere alle Maldive. Una cosa da restare senza parole. Se passate per l’Australia e volete farvi un giro a Perth, questa e’ una zona da vedere.

Tirando le somme: attualmente l’area attorno a Perth e’ una delle zone piu’ economicamente attive del mondo (Perth, per dire, cresce in media piu’ della Cina). I prezzi sono esorbitanti, ma cosi’ lo sono gli stipendi. La cultura e’ niente male (e gli italiani emigranti hanno fatto la loro parte in tutto cio’: si sente dal cibo o dal vino). La zona e’ una meta di emigrazione interna tra gli Australiani (ovvero: sempre piu’ emigranti arrivano a Perth, ma la maggior parte degli emigranti sono australiani di altre citta’ – questo a dimostrare che qua girano i soldi e le opportunita’).

Per fare un paragone col resto dell’Australia, Perth ha un mare e un clima che sembrano quelli della gold Coast / Sunshine Coast in Queensland. A volte sembra di essere a Surfers Paradise. Come citta’ sembra avvicinarsi piu’ di tutte a Melbourne, sia per i parchi che per il modo in cui e’ strutturata, e per la presenza palpabile dell’emigrazione italiana. A Sydney e’ accomunata per il fatto di affacciarsi sulla foce di un fiume / baia, ma soprattutto per il punto di vista economico: i prezzi sono in linea con Sydney mentre gli stipendi all’apparenza sono un filo piu’ alti, come si puo’ vedere qui.

Per chi volesse emigrare in Australia, il mio consiglio e’ quello di andare in citta’ piu’ “facili” per gli stranieri, come Sydney, Melbourne o Brisbane. Poi, quando vi siete ambientati, avete fatto un po’ di esperienza, inglese ecc, solo allora valuterei l’opzione Perth, tanto per far felice il conto in banca mentre si prende una bella tintarella. Fateci un giro per credere.

Ritorno da Perth

Oggi me ne torno a casa da Perth: volo delle 13:30, arrivo alle 20:20. (4 ore d’aereo e 3 di fuso).

Le impressioni sulla città magari le scrivo domani, per il momento ecco una fotina della city beach di mattina.

Cape Naturaliste

Torno mercoledì. Intanto gustatevi queste…

Fremantle

Bellissima Fremantle, spiaggia immacolata in centro città, una cosa mai vista.

Chilometri di spiaggia semideserta raggiungibile a 5 minuti di bus GRATUITO. Figata.

Segue anche scatto della fauna locale, per la gioia dei lettori (maschi).

Perth!

Domani mattina alle ore 8:10 (gasp!) ho il volo per Perth, per andare a quel matrimonio del mio amico di cui dicevo giorni fa. Questo per dire che i miei prossimi post saranno molto probabilmente delle foto di città’ sperse, posti di mare, e tutte queste cose qui.

Torno mercoledì notte. O mattina, per chi mi legge dall’Italia.

In bagno con Del Piero

Per la serie, questo blog sta diventando un collegamento costante dal mio cesso, va ora in onda la puntata del 21 Marzo 2012.

Visto che ho tolto le stellette e i pollici versi lasciatemi cogliere l’occasione per congratularmi senza paura di essere cazziato per questa Juve. Una Juve operaia come piace a noi gobbi, una Juve che crede nel gruppo e nel gioco di squadra piu’ che nel campione miliardario (ovviamente straniero, vero inter, vero milan?). Una Juve che dall’arrivo di Mr. Conte sta dimostrando di avere (venti-)due palle cosi’.

Stamattina in bagno mi sono portato non Rutelli bensi’ Del Piero: macbook sulla cesta dei panni sporchi, Radio 1 in streaming e via. Momenti di sofferenza durante il secondo tempo, mentre mi vestivo, e poi quando e’ arrivato il momento di uscire sono passato all’app di Radio 1 in streaming da iphone.

Batticuore mentre il bus passava sotto all’Harbour Bridge dove sotto quella gabbia d’acciaio la rete perde segnale e lo streaming si interrompe, per poi tirare un sospiro di sollievo alla fine del ponte a segnale recuperato. Camminata tra i grattacieli tra la fermata dell’autobus e l’ufficio, altro momento buio in ascensore, per poi sentire il fischio finale appena arrivato in scrivania. Pronto per gustarmi i commenti su gazzetta.it.

Morale: Juve a Roma, Milan a casa, albino al lavoro, contento di essere tornato a gioire per il calcio dopo tutti questi anni di purgatorio. Da Sydney e’ tutto, a voi la linea.


Nuove regole su mondoalbino

Comunicazione di Servizio.

Per favorire la partecipazione attiva a questo blog, ho deciso fare un piccolo esperimento: ho tolto temporaneamente la possibilita’ di votare i post e i commenti.

Per quel che riguarda i post, da oggi in poi se vi piace quello che scrivo invece di darmi cinque stelle potete farmi sentire il vostro supporto o affetto o approvazione tramite altri canali, molto piu’ efficaci. Tipo scrivendomi una mail privata, o ancora meglio condividendo i miei post su twitter, facebook o google+. Se invece volete darmi zero stelle potete andarvene ben bene a fanculo, o ancora meglio comunicarmi i vostri estremi cosi’ vi ci mando direttamente io.

Per quel che concerne invece i commenti, ho segato via la storia del pollice verso perche’… beh, non mi piaceva piu’. In particolar modo non mi piaceva questa moda recente dove se uno dice una cosa fuori dal coro si prende una valanga di vaccagare anonimi senza poter ribattere e senza soprattutto sapere perche’ se li e’ presi. Ergo, da oggi in poi se avete qualcosa da dire la dite in faccia alla gente nei commenti, scannatevi pure li’ ma civilmente, con educazione e savoir faire tipo dama inglese che beve il te’ delle cinque col mignolo alzato. Chiaro? E ricordate che c’e’ un Grande Fratello Biondo che vigila su di voi e si prende la liberta’ di segare troll o commentatori offensivi a sua squisita e insindacabile discrezione.

Fine del messaggio. Questo blog si autodistruggera’ in cinque… quattro… tre…

Viaggerellando qua e la’

E insomma e’ deciso al 90% che tra 6-9 mesi mi trasferisco a Perth, diventando di fatto il capo assoluto del Western Australia con tanto di statua equestre eretta sulla pubblica piazza in mio onore.

Resta da vedere cosa ne sara’ dei miei viaggi in Giappone – Perth e’ veramente distante da tutto. A parte che il prezzo del biglietto sarebbe piu’ o meno lo stesso, per fare Perth-Tokyo ci vogliono ben 16 ore (minimo) con un cambio obbligatorio. Ma per ora da Sydney di sicuro c’e’ solo che mi si rivedra’ in terra nipponica alla fine della golden Week, cioe’ verso i primi di maggio, per la solita quindicina di giorni. Per quest’anno conto di fare almeno altri 2 viaggi a Tokyo (maggio + settembre-ottobre), piu’ magari un bel luglio in mezzo che non mi farebbe schifo… sempre se riesco a convincere i grandi capi.

All’inizio di aprile devo anche fare una capatina a Kuala Lumpur (in giornata) per un corso. Cioe’, spieghiamoci: volo di 8 ore dal pomeriggio con arrivo alle 8 di sera, notte in albergo, mezza giornata di corso e poi di nuovo in aereo per tornare in Australia. Non male. Per me si tratta di un ritorno: i lettori di vecchia data ricorderanno il periodo in cui mi hanno mandato in Malesia a lavorare nel 2008.

Questo weekend invece vado a Perth ma per ragioni personali (matrimonio di un amico) – 5 ore di volo, noleggio auto e 250 km in macchina per andare qui. Ammazza se e’ remoto come posto… (zoomare per credere).

Niente male come spiaggetta per fare un matrimonio, no? Un po’ in mezzo al nulla, but still

In bagno con Rutelli

Stamattina seduto sulla tazza guardavo Rutelli dalla Annunziata, incazzato come una biscia (lui) mentre si proclamava vittima di truffa, dichiarava a gran voce di aver querelato e spergiurava (sui suoi figli? ah era quell’altro) di non aver mai preso una lira in vita sua. Un euro, pardon.

Poi sono entrato in doccia e mi son detto che cazzo, sei presidente di un partito e non t’accorgi che ti rubano i milioni sotto il naso. Beh ma certo, mi son risposto, con tutti i soldi di rimborsi elettorali che prendono.

E poi, mi son ri-risposto, ‘sto qua magari e’ vero che non s’e’ intascato niente (stavolta), probabilmente firmava ogni carta che gli passava sotto il naso, come il mio vecchio prof di Informatica II all’uni che ti doveva firmare l’accesso al laboratorio se eri in corso con lui, ma tanto firmava tutto in bianco quindi anche se non eri nel suo corso bastava che gli bussassi in ufficio e lui ti firmava l’accesso senza controllare chi eri. All’epoca girava pure voce che qualcuno della goliardia gli avesse fatto firmare chissà’ quali carte assurde, tipo cambiali o carte con su scritto “sono un idiota” o cose simili.

Tra una insaponata e l’altra, ad un certo punto ho realizzato che Rutelli e’ li’… da sempre. Uno dei tanti “professionisti della politica”, come li definiva giustamente Berlusconi (salvo poi averne mezzi dalla sua parte), tipo Veltronigasparrilarussadini ecc. ecc.

E poi mi son ri-detto che in fondo e’ così che va il mondo: come in ogni professione, in politica l’esperienza e’ un valore, le conoscenze nell’ambiente valgono oro quanto pesano, la gente sa come muoversi bene solo in acque conosciute. Se la cosa vale per un ingegnere, perché non dovrebbe valere a maggior ragione per un politico?

A questo punto avrei dovuto ri-ri-rispondermi, ma purtroppo, beh… la doccia era finita, e con essa lo spazio per le riflessioni mattutine.

(Pero’ dell’autodifesa di Rutelli ho apprezzato che ha ammesso (finalmente!) di prendere un sacco di soldi di stipendio).

Andiamo in spiaggia va’

Oggi all’una era bello. Mi son detto: andiamo in spiaggia va’.

Non faccio a tempo a scendere in spiaggia che mi ritrovo un cielo così’.

E mi son detto: torniamo a casa a guardarci il gran premio va’.

L’amico X e la Proposta indecente

Insomma c’e’ questo mio amico, che con molta fantasia chiameremo X, il quale un paio d’anni fa ha pubblicato un romanzo. Il contratto di edizione aveva durata di due anni, i quali scadono in questi giorni.

A due anni di distanza il mio amico X ha iniziato a discutere con l’editore, dati alla mano, per capire cos’e’ andato e cosa non e’ andato. L’edizione del romanzo e’ stata, senza troppi giri di parole, una piccola Caporetto. Innanzitutto a causa del prezzo: 14 euro per il romanzo di un esordiente, chi cazzo li paga? Il libro e’ bello da vedere, l’edizione e’ solida, fatta bene, per carita’, anche la copertina e’ fica, but still.

Ancor piu’ del prezzo, la vera nota dolente e’ stata la distribuzione. Mettiamocelo in testa: anche nel 2012 la gente in Italietta vuole andare in libreria a comprare i libri. L’acquisto via internet funziona in paesi sviluppati come gli USA o l’Australia, dove le poste non si fottono i pacchi e le carte di credito non vengono clonate a pioggia. Ma in Italia, ferma al Giurassico Tecnologico, chi minchia va a comprare via internet? FAIL.

E poi l’italiano e’ un po’ cosi’ in fondo, gli piace andare in libreria e passeggiare tra gli scaffali, passare il ditino sulle coste dei libri, fermarsi quando vede un titolo interessante, prendere il volume, sfogliarlo, leggere il retro di copertina, guardare il prezzo, decidere di aspettare l’edizione economica da 4.99 prima di comprarlo. E in fondo cosa ne puo’ sapere di come gira in Italia un misero ingegnere che vive a 20.000 Km di distanza? Niente, e infatti via cosi’: libro reperibile solo via internet (cosi’ si risparmia sulle spese di distribuzione) e a prezzo esorbitante (cosi’ lo comprano solo quei quattro gatti che conoscono l’autore di persona – o via blog, nel caso del mio amico X, il quale per una fortuita coincidenza vive all’estero e tiene un blog, proprio come me).

Nel frattempo in questi due anni l’amico X ha scoperto l’ebook. L’ebook e’ il futuro, e nel 2012 questo futuro si scrive kindle, si scrive Amazon, si scrive formato mobi, si scrive pagamento via paypal (nome che ci suona bene in quanto ricorda パイパン). E si scrive anche ibook, si scrive ipad, si scrive formato epub, si scrive pagamento via itunes account. Questi sono i due canali principali: con un click ti compri un libro, e te lo leggi sullo stesso dispositivo e su tutti quelli compatibili (vedi la bellissima applicazione Kindle per iphone o android, che sincronizza dove sei arrivato a leggere tra un dispositivo e l’altro. Io per esempio leggo qualche paginetta la mattina in bus (via iphone) e la sera sul comodino mi trovo il kindle sincronizzato al punto dove sono arrivato con l’iphone, e viceversa la mattina. Fantastico).

Il prezzo? 99 centesimi, non di piu’. Se chiedi di piu’ la gente se lo scarica illegalmente. Non che non avvenga comunque, ma 99 cent  sono il prezzo di un caffe’, e’ ovvio che il pidocchioso lo trovi sempre (io stesso scarico tonnellate di ebooks via torrent). Cio’ non toglie pero’ che alcuni, magari pochi, saranno comunque disposti a cliccare il link e scaricarselo direttamente dal sito, perche’ tanto sono solo 0.99, il costo di un’app per iphone, meno del costo di un giornale, non vale nemmeno la pena di sprecare 5 minuti a cercare il torrent e a farsi l’upload sul kindle. E poi da iphone/ipad basta solo un click, vuoi mettere?

Morale della favola: l’amico X chiede all’editore di chiudere quell’edizione fallimentare in cartaceo e di portare tutto su ebook. Cosi’ gli italiani all’estero che seguono il blog di X possono finalmente leggersi il suo romanzo, cosi’ chiunque abbia un dispositivo android o apple puo’ scaricarsi e leggersi il libro. E pazienza se poi la gente se lo scarica aggratis: tanto X non lo fa certo per soldi, quanto per il piacere di farsi leggere.

L’editore allora fa la sua proposta. Udite udite. Canali di distribuzione: non amazon o apple, non kindle o ibook ma… Rizzoli online, Ibs, Libreria San Paolo, Mediaworld… insomma, una presa per il culo.

Ma attenzione al prezzo, tenetevi forte. 8 euro. Avete capito bene: OTTO euro per scaricare un libro. Ditemi: chi di voi sarebbe disposto a spendere 8 euro per un ebook? La proposta e’ talmente ridicola che non sono riuscito a non scriverla sul post di oggi. Otto euro… mi viene da ridere solo a pensarci. LOL.

Insomma, cari amici, mantenendo l’anonimato su X e sulla sua opera, sappiate che a breve  il romanzo verra’ edito in formato ebook per kindle, piattaforme android e apple. Al prezzo irrisorio di 99 centesimi, e su questo veramente non ci piove. Questo a spese dell’edizione cartacea e a meno che l’editore non accetti di pubblicare via amazon a 99 cent (cosa che a questo punto mi sembra ormai improbabile), ma tanto l’edizione cartacea era comunque troppo cara e troppo difficile da trovare.

Vi terro’ aggiornati – nel frattempo datemi la vostra impressione nei commenti, grazie.

Non tutti sanno che…

A Sydney e’ pieno di ragni. Mai visti tanti ragni in vita mia. Sono ovunque: in casa, fuori casa, sotto gli alberi. Mentre cammini per i marciapiedi capita a volte di ritrovarsi a mangiare ragnatele. Senza contare qualche mese fa, quando mi sono svegliato con un ragno gigante appeso a un filo che pendeva dal soffitto e a 15 cm dal naso.

A Sydney e’ pieno di pappagalli, tanto quanto a Brisbane e’ pieno di pipistrelli. Onestamente: meglio i pipistrelli, almeno non rompono i coglioni la mattina presto. E poi i pipi di Brisbane sono flying foxes, grandi ma vegetariani, quindi innocui. E fanno molto Gotham city.

In Australia la gente paga migliaia di dollari per assicurazioni private inutili (visto che la mutua funziona ESATTAMENTE come le strutture private), perche’  sembra convenga quando ti scarichi le tasse. E ti ci danno sopra tipo 200$ l’anno in occhiali e lenti a contatto, e un paio di sedute aggratis dal dentista. La cosa da ridere pero’ e’ che se usi la tessera della mutua (la Medicare) non paghi niente, mentre se tiri fuori quella privata prima paghi e poi ti ridanno i soldi. Boh. E soprattutto, che anche se hai la privata quella pubblica la devi continuare a pagare lo stesso. Ari-boh.

In Queensland (e non so se anche altrove, spero di no) hanno vietato agli scooter e alle moto di sorpassare ai semafori. Quindi vedi questi con gli scooter che stanno belli in fila ad aspirarsi i fumi di scarico della macchina davanti. Viene da chiedersi: se in citta’ gli scooter devono restare in fila, che cazzo di senso ha comprarsi lo scooter?!

In Australia e’ obbligatorio il caschetto se vai in bici. Ma non se vai in skateboard, che e’ tipo due ordini di grandezza piu’ pericoloso. Quindi al semaforo ti capita di vedere scene tipo: macchina ferma, con dietro uno scooter che aspetta diligentemente, e a fianco uno in bici e caschetto. Sorpassati in velocita’ da uno in skateboard che salta sopra il marciapiede rischiando l’osso del collo a ogni metro. Bello.

A Brisbane non entri nei locali se non hai le scarpe di pelle. A Melbourne non entri nei locali se non hai una maglia/camicia col “collo” (tipo, in t-shirt non entri ma in polo si). Quindi a Brisbane capita di vedere gente che entra nei locali con scarpa di pelle e boxer da mare, mentre a Melbourne entri se hai la polo anche se sotto sei scalzo. Quelli vestiti normali invece li lasciano fuori.

Vista la composizione degli emigranti, in Australia le scritte in lingua straniera di solito sono in italiano, cinese, greco, coreano, giapponese, thai. Il francese lo vedi solo dopo, sotto, in piccolo, e cosi’ il tedesco. Lo spagnolo invece e’ non pervenuto, non se lo caga veramente, ma veramente, ma veramente nessuno qua.

Vista la composizione degli emigranti, probabilmente 20 anni fa il coreano e il thai non c’erano, e probabilmente fra 20 anni italiano e greco non ci saranno piu’. Contando soprattutto che l’eta’ media dell’emigrante italo-greco in Australia e’ attorno ai 70 anni ormai, mentre indo-cino-giappo-korethailandesi arrivano qui a vagonate (alcuni, a barconi) e si riproducono come funghi.

Villeggianti in pianta stabile e la Meteora innamorata

E’ passato un anno dal disastro in Giappone. L’avete letto un po’ ovunque nelle ultime 24-48 ore, per cui presumo non abbiate certo bisogno che vi venga a raccontare io com’e’ andata.

Eppero’ un anno fa io in Giappone ci abitavo. Avevo gia’ deciso di licenziarmi, e a dire il vero ero gia’ in parola con la mia attuale azienda (la proposta di assunzione mi sarebbe arrivata il 16 marzo, a cinque giorni dal terremoto, ma io avevo gia’ accettato sin da febbraio). Esattamente un anno fa, il 12 marzo del 2011 ero sul piede di partenza, con un nuovo lavoro e una nuova destinazione gia’ definiti, e con alle spalle un terremoto di proporzioni apocalittiche, una centrale nucleare in procinto di esplodere e una citta’ bloccata dal disastro. Eppure non me ne sono andato, sono rimasto li’ fino al giorno della partenza per l’Australia, tipo soldato giapponese imboscato a Saipan.

Non me ne sono andato a causa dal disastro, come invece hanno fatto alcuni. Leggo in questi giorni un concerto di parole struggenti e lacrime di coccodrillo su facebook, twitter: forse si sono gia’ dimenticati come sono andate le cose l’anno scorso, quando a macerie ancora fumanti erano gia’ in treno o in aereo per mettersi in salvo dalle radiazioni. Comodo piangere il “povero Giappone” col culo al sicuro.

Io no. Io sono rimasto durante tutta l’emergenza. Mi sono fatto le code per l’acqua al supermercato, quando non potevi usare quella di rubinetto neanche per farti una pasta per paura del Cesio. Ho vissuto in prima persona i disagi in treno, le crepe sui muri in ufficio, gli aftershock e le evacquazioni un giorno si e uno anche, le finestre rotte, la scarsita’ di energia elettrica, la vita che pian piano ricominciava. Soprattutto ho vissuto le settimane in cui la notte avvolgeva la Metropoli Tentacolare come in un film dell’orrore, quando non c’era elettricita’ per combattere il buio che scendeva sui grattacieli. Quando ad Hachiko intravedevi sagome in ombra ad aspettarsi, e non c’erano piu’ i lampioni, piu’ i maxischermi, piu’ il Tokyu gigante sopra di te. Non c’era piu’ il 109 in lontananza, piu’ le insegne dei negozi, e le uniche luci che vedevi erano i fari delle macchine e dei taxi che passavano.

Ecco. A un anno di distanza io vorrei andare un po’ contro corrente e uscire dal coro di quelli che ricordano il “povero Giappone”. Vorrei ricordare a tutti che il Giappone e i giapponesi si sono tirati su da soli e non hanno certo avuto bisogno delle nostre parole di circostanza per farlo. Quello di cui avevano bisogno da noi stranieri che eravamo li’, era che facessimo la nostra piccola parte alzandoci la mattina e andando al lavoro. Era che facessimo il nostro dovere senza sbroccare, senza lamentarci, senza farci prendere dal panico. Era che remassimo tutti nella stessa direzione.

Questo per dire che a distanza di un anno credo di non essere ancora riuscito a perdonare del tutto quelli che nel momento del bisogno hanno solo pensato solo a se stessi. Un anno fa ho scritto questo, forse un po’ ingenuamente. Mi chiedevo come mi chiedo adesso, come sia stato possibile per alcuni vivere anni e anni in un posto e non averlo in fondo mai cercato di capire, non averlo assimilato nemmeno un pochino.

Alcuni mi sono sembrati dei turisti a lungo termine, dei villeggianti in pianta stabile. E io, una meteora che a Tokyo in fondo c’ha vissuto per nemmeno due anni, dal mio piccolo li guardavo andarsene come topi che abbandonano la nave che affonda. Ma forse per me e’ stato piu’ naturale, chi lo sa. Io che Tokyo l’avevo scelta non per calcoli d’interesse o d’opportunita’ ma in fondo, beh… per amore della citta’ e dei suoi abitanti.

Me ne sono andato pure io alla fine, certo. Alcuni potrebbero obiettarmi che ora sto qui a pigiar tasti dall’Australia, bene al sicuro in terra antisismica e nuclear-free. Ma questa e’ una scelta che ho dovuto fare (e a malincuore) per ben altri motivi legati al mio progetto di vita; tutti i miei amici e conoscenti sanno bene che se il Giappone avesse potuto offrirmi le possibilita’ di carriera cui aspiro ora sarei ancora li’. Ne e’ prova il fatto che me ne sono andato solo a luglio, chiedendo all’azienda nuova di aspettarmi per ben quattro mesi. (se avessi potuto me ne sarei andato anche piu’ in la’, tipo novembre).

Pero’ tornando a quei giorni posso confermare senza paura di essere smentito che non ho mai vacillato, non ho mai pensato una sola volta di abbandonare quel posto nel momento del bisogno, perche’ per me sarebbe stato come tradire quel popolo, come ammettere di aver usato quella citta’ senza averne capito lo spirito. Mentre io, meteora che ha avuto la gaijin card per nemmeno due anni, quel posto l’ho vissuto e l’ho amato sul serio, dal primo all’ultimo giorno.

Queste sono le parole che mi sento di dire a un anno dalla tragedia. Tutto qua.

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