Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: maggio 2012

Sulle condizioni lavorative in Australia

Mi si chiede a gran voce (in realta’ solo tg, ma vabbe’ facciamo finta) di descrivere un attimo il mercato del lavoro australiano. Eppero’ non c’ho tempo, sono in sort-of pausa pranzo, ho una teleconferenza che scatta a minuti e quindi mi tocchera’ essere veloce e sintetico.

Mercato del lavoro in Australia. Bella domanda. Lo stereotipo dice che qua ci sono stipendi alti (come in America) ma poca industria manifatturiera (piu’ che altro miniere). In realta’ le miniere corrispondono a circa il 10% del PIL. E il resto? In effetti di marche australiane non e’ che se ne senta parlare, a parte Billabong forse, e poco altro. E allora com’e’ che l’Australia ha un terzo del PIL dell’Italia, ovvero piu’ o meno lo stesso PIL pro-capite se contiamo che sono 20 milioni? (almeno cosi’ mi par di ricordare – magari mi sbaglio perche’ questi sono i dati di 7-8 anni fa, ma nel frattempo l’economia qui e’ cresciuta mentre quella italiana… vabbe’).

La risposta e’ ovvia. Pecore. Buoi. Pelle di canguro. Agricoltura, vino, banane in Giappone, carote in USA. Indotto. Infrastrutture e industria locale di quella che sembra una nazione, ma in realta’ e’ un continente grande come l’Europa. Ecco. E turismo.

E allora, com’e’ che un ingegnere di 35 anni in Italia si fa un culo cosi’ e prende forse 2000 euro al mese, mentre un ingegnere di pari eta’ qui se e’ bravo lavora 9-17 e prende stipendi a 4 zeri? La risposta e’ complessa e articolata, e oggi non abbiamo tanto tempo a disposizione. Ma butto li’ a caso un paio di ragioni e motivi tanto per far partire la discussione. Poi approfondiremo, se siete interessati.

1) Poca gente, tanta terra = poca concorrenza, tante occasioni. Honestly: qua c’e’ spazio per qualche decina di milioni di persone in piu’. Raddoppia la popolazione dell’Australia e poi vedi come si riducono gli stipendi. Il fatto e’ che qui c’e’ abbondanza di risorse ma scarsita’ di manodopera e cervelli, ragion per cui ci si puo’ fare una carriera MOLTO piu’ facilmente che altrove.

2) (questo e’ uno stereotipo spudorato e becero, ma lo ficco lo stesso perche’ come ogni stereotipo che si rispetti ha un fondo di verita’). "Il sogno aussie" e’ diverso dal sogno americano (parto con niente e divento miliardario), ma in certi versi simile. Diciamolo: come cultura gli australiani amano i soldi come gli americani, ma a differenza degli yankees qui non amano far troppa fatica. Ecco perce’ e’ pieno stracolmo di agenti immobiliari, agenti finanziari e consulenti vari, ma mancano ingegneri, medici, veterinari, panettieri, infermieri. Dite che fare il medico o l’ingegnere non sono lavori logoranti? Eh ma prima di sedersi dietro la scrivania bisogna passare gli esami universitari: e’ quella la fatica! (e chi ce la fa a star seduto sui libri di fisica quando furoi c’e’ un sole da surf?).

3) Differenza fondamentale tra l’Italia e l’Australia e’ il famigerato Contratto Nazionale. In Italia prendono tutti lo stesso a causa del contratto nazionale, che e’ una cosa creata per costringere i datori di lavoro a pagare salari "giusti" ai dipendenti. Questo in Italia ha creato non solo uno strapotere del sindacato (che qui non c’e’ – il sindacato in Australia difende i lavoratori, mentre quello in Italia difende i propri tesserati e i propri interessi di casta), ma ha ucciso ogni concorrenza tra azienda. In Australia esistono i salari minimi, ma nessuno ti viene a dire cosa devi pagare i tuoi dipendenti. Cosi’ se un’azienda A e un’azienda B si fanno concorrenza e pescano nello stesso bacino di potenziali candidati… beh, vince semplicemente chi offre di piu’. Ecco perche’ in Italia ci sono i salari piu’ bassi d’Europa: le aziende pagano tutte piu’ o meno uguale, quindi la gente non cambia mai lavoro, quindi le aziende non aumentano gli stipendi. Semplice.

4) Altra differenza tra Australia e Italia: la gente non e’ tutta uguale. In Italia comanda una sorta di buonismo di estrazione un po’ socialista, un po’ cattolica, secondo il quale un lavoratore e’ uguale a un altro. In Australia no: se sei bravo ti vogliono piu’ aziende, ti pagano di piu’, ti chiedono di piu’. Quindi: qui non e’ che tutti prendono 5 o 10mila euro al mese. Solo i piu’ bravi lo fanno. Chi e’ bravo e’ ricercato, chi e’ bravo e’ pagato di piu’. Chi vuole solo farsi le sue 8 ore e non sale di salario ne’ di mansione, e resta sempre li’. Io da quando mi siedo in scrivania la mattina a quando mi alzo la sera lavoro a velocita’ supersonica, do tutto, le penso tutte pur di aumentare il fatturato della mia azienda. Perche’ se faccio bene il mio stipendio aumenta, la mia mansione aumenta. Perche’ la mia azienda sa che se sono bravo e non mi aumenta lo stipendio, basta solo che io mi guardi intorno per un paio di mesi e trovo chi mi da i soldi che voglio. Prendete nota del nome: si chiama meritocrazia.

5) Le tasse in Australia sono molto, ma molto minori rispetto all’Italia. Se in Italia ti tassano al 50%, qua ti tassano intorno al 35%, tutto compreso. Fatevi due conti: se due datori di lavoro australiano e italiano pagano lo stesso al lordo, il lavoratore australiano a fine mese si ritrova con un bel 30% in piu’ in busta paga. Vi chiederete ora: come mai le tasse sono piu’ basse? Beh, il motivo principale e’ che qua hai pensione privata (e non pubblica) e sanita’ molto light, diciamo (il medico di base si paga, per dirne una). Ma soprattutto: qua il debito pubblico e’ molto basso, grazie alle risorse minerarie e a governi passati un attimino piu’ avveduti dei nostri. (bisogna dire anche, pero’, che l’Australia in quando a infrastrutture pubbliche fa veramente schifo. Qualche linea di metro o di treno nelle metropoli ce la potevano pure mettere, li mortacci…).

6) C’era un punto 6 ma me lo sono dimenticato. E ora devo scappare in riunione. Vado.

Usurai

Allora, vado in Giappone. Uso il mio conto Giapponese, per risparmiare.

Come no.

Spendo 70,000 yen (rimborsabili dall’azienda, tra biglietti del treno cene ecc.)

Torno, faccio richiesta di rimborso (in dollari australiani). Dopo 15 giorni mi accreditano i soldi.

Li mando in Giappone. Il cambio e’ a 78yen/$, ma la banca mi fa 73. Più’ 22$ di commissione. Ma non importa, quei soldi li avevo addebitati all’azienda.

Arrivano i soldi in Giappone. 70.000yen… anzi no, scopro oggi, 68.500.

Si sono tenuti 1500 yen, ovvero circa 15 euro. Ma… Chi se li e’ tenuti? Bella domanda.

Ma vaffanculo.

Un altro cerchio

Non so cosa mi sia venuto in mente, ma ho avuto la sciagurata idea di guardarmi in streaming qualche pezzo di puntate recenti di Porta a Porta. Vomito.

A parte gli ospiti di caratura politica e intellettuale di spicco (Lupi, Cicchitto, BelPietro, Bocchino, per non parlare della sinistra e del centro), quello che mi ha impressionato di piu’ sono alcune sparate di Vespa. Tipo questa: “dopo l’esploit del movimento 5 stelle, abbiamo capito che cosa Grillo non vuole, ma non abbiamo ancora capito cosa vuole“.

Ora, io mi chiedo. Per quanto abbia la faccia come il culo Vespa e’ pur sempre un giornalista, giusto? Il programma di Grillo e’ disponibile nel suo blog in formato pdf da anni, e io non ci credo che  nello staff di Porta a Porta nessuno ne sia al corrente. Allora io dico… un minimo di onesta’ intellettuale, fa proprio cosi’ schifo? Basta scaricarsi il pdf per sapere cosa propone e come si pone il M5S, fin nei piu’ minimi stronzi dettagli. Si puo’ essere d’accordo oppure no, oppure come me si puo’ essere d’accordo in parte si, in parte no, e in parte in parte. Se volete vi dico anche dove.

Allora mi chiedo: cosa vogliono gli altri schieramenti politici, quelli dei partiti, quelli della casta? Governare, certo. Potere, certo. Soldi, certo. E poi? I programmi dove sono? Come cambiano? Il PD e’ a favore o contro gli inceneritori? Il PDL e’ a favore o contro i camorristi in parlamento? Il PD e’ a favore o contro le coppie di fatto? Il PDL e’ a favore o contro il taglio dei parlamentari? Il PD e’ a favore o contro il taglio delle province? I partiti tutti sono a favore o contro il Porcellum elettorale?

Io Grillo e il M5S so per filo e per segno cosa vogliono fare. Gli altri schieramenti, sinceramente no: perche’ o dicono cose e poi le smentiscono il giorno dopo, oppure le dicono e le smentiscono coi fatti. E allora, chi e’ l’antipolitica? Il fatto e’ che il M5S non e’ antipolitica: e’ antipolitici, e questo la casta l’ha capito benissimo, ma cerca di nasconderlo per non perdere anche i voti dei nonnetti che guardano Porta a Porta e non si informano tramite internet.

Riguardo a Vespa ho un solo pensiero: eh ma arriva il giorno della resa dei conti, prima o poi. Come ho scritto ieri, i cerchi prima o poi tendono sempre a chiudersi.

La piu’ grande avventura ha ancora da venire

L’esperienza mi insegna che i cerchi tendono sempre a chiudersi, e i conti a tornare.

(Dove tendono va preso testualmente: "tendono a tornare" non significa che lo facciano necessariamente. Magari uno viene messo sotto da un autobus impazzito e lascia qualche cerchio aperto, vallo a sapere. Certo e’ che per Highlander il carpe diem e’ una gran cagata – nel senso che i cerchi si chiudono sempre, prima o poi, e quindi non e’ che valga la pena di sbattersi tanto se si ha tempo a disposizione).

Il problema pero’ e’ quando i cerchi sono due, si chiudono contemporaneamente senza inanellarsi, e uno deve decidere se stare di qua o di la’.

La cosa pazzesca della mia vita e’ che ogni volta sembra che io sia sempre di fronte a un bivio (andare in Australia o restare in Italia, andare nel deserto o restare a Brisbane, andare in Giappone o restare in Australia, tornare in Australia o restare in Giappone, tanto per nominare i piu’ eclatanti degli ultimi 10 anni).

Ogni bivio serio che mi trovo ad affrontare e’ di quelli da cui e’ difficile tornare indietro: una volta che hai scelto hai scelto.

Ogni nuovo bivio che mi trovo ad affrontare sembra piu’ incasinato dei precedenti – ma forse e’ solo un’impressione.

Ma soprattutto, ogni bivio che mi trovo ad affrontare porta anche vecchi cerchi a chiudersi, cose nuove da capire, cose vecchie da capire. Nuove opportunita’, nuove prospettive. Nuova entropia.

Tutti i bivi che ho scelto in passato avevano una chiara demarcazione: da una parte il cervello, dall’altra il cuore. Il dubbio in fondo, per tutti questi, non c’e’ mai stato: ho sempre usato il cervello ma scelto la strada del cuore. Perche’ il cuore non si sceglie mai alla cieca: bisogna ponderare, mitigare i rischi, analizzare se ne vale veramente la pena, capire cosa si ha da perdere se tutto va male. Insomma, io ho sempre scelto la strada del cuore con la pace (e il benestare) della mente.

Oggi pero’ e’ tutto diverso, per la prima volta in vita mia. Ora sono qui che guardo la mia vita come fosse un film, e mi dico meravigliato che non ho la piu’ pallida idea di dove saro’ fra 6 mesi, cosa staro’ facendo e a che condizioni. Perche’ per la prima volta il cuore e la mente non hanno preferenze in particolare. Va bene tutto, questa volta: sono di fronte a due situazioni vincenti, senza problemi, ugualmente allettanti.

Che fuori la vita pero’.

AAA appartamento informasi (tanto per cazzeggiare)

Cari lettori, oggi indico una gara. Una competizione immobiliare. O più che altro, un esperimento. So benissimo che gli stipendi e il valore del denaro nelle diverse nazioni e’ totalmente differente, ma ciononostante voglio provare, tanto per curiosità.

Diciamo che vi do un budget di 2000 euro al mese per trovare una casa in affitto in Italia.

Queste le regole: dev’essere in posizione centrale (distanza max 5km dal centro storico) a Roma o Milano. L’affitto dev’essere 2000 euro al mese. Vediamo chi di voi riesce a trovare di meglio.

Duemila euro al cambio attuale fanno circa 199mila Yen o 2570 dollari australiani (o meglio, 590$ alla settimana, visto che in Australia l’affitto si calcola per settimana). Per dire, a Sydney io per esempio con due camere da letto a quella cifra riuscirei a trovare qualcosa così, così o così.

A Tokyo invece per 200k Yen posso offrirvi questo bellissimo 2 camere da letto a Meguro-Naka Meguro, vicino al fiume, oppure qualcosina tra Shibuya e Yoyogi (solo 45mq pero’… chissà come fanno a starci 2 camere da letto?), oppure qualcosa di appetitoso a Ebisu

Che ne dite? Commenti please (poi nei prossimi post vi spiego il perche’ di quello che ho scritto oggi…).

Allarme! Allarme!

Leggo nelle news italiane che il News South Wales avrebbe temperature troppo alte. Strano, la tv qui non ha detto niente. Strano, e io che credevo che quella appena passata fosse stata un’estate di merda, dove siamo arrivati a malapena a 30 gradi scarsi per una settimana al massimo.
Strano… e io che pensavo che adesso qua facesse un freddo becco… tipo che me ne sto adesso seduto sulla mia scrivania infagottato e con lo scaldino sparato addosso.Ma che volete, in fondo io qui ci vivo solo, che volete che ne sappia. Avranno ragione i giornalisti italiani, no?

Vado a prepararmi va’, che stasera esco a cena. In giacca e felpa, alla faccia delle temperature troppo alte.

(e N.B: l’altro ieri ero a Perth, in maniche corte di sera…).

(e N.B.2: Sakanaya e’ il ristorante giapponese più giapponese dell’emisfero sud. Laddove quando entro sono tipo l’unico gaijin. Provare per credere… e portatevi la giappina al sacco, mi raccomando).

Figata

Ecco la vista dall’ufficio di Perth.
Ora sono all’aeroporto di ritorno a Sydney, ma a dire il vero starei volentieri qui. Siamo quasi in giugno (=dicembre nell’emisfero “giusto”) e ieri sera sono uscito in maglietta e giacca leggera. Serata al pub all’aperto in riva alla baia, figata.

L’Estate-Inverno 2012

Scrivo due righe seduto dal cesso alle 7:03 (e’ l’unico momento della giornata in cui non saro’ incasinato o in mezzo alla gente).

Clima fichissimo e cielo terso qui a Perth, dopo magari mando una foto o due. Esattamente come a Brisbane, c’e’ un aria fresca con umidita’ inesistente, per cui hai queste giornate assurde in cui di giorno sembra quasi estate (25 gradi ieri – e contate che siamo in giugno, corrispondente al vostro dicembre!) ma poi appena cala il sole perdi 10-15 gradi nel giro di mezz’ora, e se non ti sei portato dietro un maglione muori assiderato. Che fuori: erano anni che non provavo questi sbalzi (a Sydney la notte e’ piu’ o meno lo stesso ma di giorno non sembra mai "estate"… si arriva a 16-19 gradi, forse, credo).

Per il resto, ieri cena messicana. Sono con australiani quindi immaginate il quantitativo di cibo e alcool che ci fanno ingurgitare.

Notizie dal mondo

Da domani, una settimana a Perth. Poi a Sydney per almeno due settimane.

 

Le dimensioni che contano

Di ritorno dal Giappone mi e’ capitato tra le mani un numero recente di Newsweek, in cui ho trovato un bellissimo articolo di Gary Taubes, intitolato "The new obesity campaigns have it all wrong".

La cosa che mi piace di piu’ di questo articolo e’ il fatto che l’autore parte da un’evidenza che nessuno sembra mai prendere troppo in considerazione. Si chiede, molto semplicemente: come mai fino agli anni ’70 si era tutti magri e ora si e’ tutti grassi? (mentre io mi sono chiesto di recente: com’e’ che l’anno scorso nel passaggio tra il Giappone e l’Australia ho messo su tre chili di pura panzetta?) E poi: come mai negli anni ’30 in America si era grassi anche se era in corso la grande depressione e il cibo, per cosi’ dire, scarseggiava?

Sono domande intriganti: provate a leggere l’articolo. Di certo quello che e’ cambiato tra gli anni ’70 e oggi sono le abitudini alimentari, e’ evidente. Chi vive come me nel grosso grasso mondo anglosassone si sara’ accorto certamente di un denominatore comune non solo delle diete d’oggi ma anche nel modo di presentare il cibo, di pubblicizzarlo, di commercializzarlo. Pure nel packaging della roba, dove ad esempio oggigiorno quasi ovunque compare (fateci caso, solitamente in azzurro pastello e verdino. Colori freddi: non per nulla) la scritta "light".

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto, si dice che per dimagrire bisogna far moto; qui Taubes pero’ ci fa notare non solo che il moto brucia calorie in maniera relativamente marginale, ma soprattutto che il moto… beh, aumenta la fame. Quindi non sempre funziona. E qui si ritorna agli anni ’60 e ’70: i vostri genitori da giovani andavano a farsi le corsette con ipod nelle orecchie e scarpetta nike abbinata pantaloncino e canotta? Probabilmente no. Avevano la panzetta? Probabilmente no.

Secondo punto suggerito da Taubes, e anche qui mi trovo d’accordissimo: la mania moderna di fare tutto light, tutto fat free, tutto no sugar. Senza indicare pero’ che quando tolgono il saccarosio ci ficcano dentro il fruttosio, il quale in dosi esagerate fa male al fegato, aumenta il rischio di diabete, ti sputtana il metabolismo. La mania del light come modo di mettersi a posto la coscienza: l’avete mai notato? Qua in Australia addirittura fanno pubblicita’ in TV del salame light. E io mi chiedo: ma se togli il grasso dal salame, che cazzo di salame e’?! Buono per giocarci a baseball, o da mettere sotto le porte d’inverno per bloccare gli spifferi forse.

Terzo discorso, e anche qui a mio avviso c’e’ qualche osservazione arguta dell’autore: le manie salutiste d’oggi statisticamente sembrano non avere effetto, e a volte sono pure deleterie. Diminuire la carne non sempre fa bene: la mancanza di proteine animali ci porta a mangiare di piu’, e quando non mangi carne cosa mangi? Carboidrati, cioe’ zucchero. E ancora: negli anni ’70 in America si consumava il doppio della carne d’oggi, eppure erano tutti magri. Come mai? Sara’ un caso che la maggior parte dei vegetariani che conosco siano sovrappeso? (sara’ un caso che i brasiliani sono magri ma mangiano tantissima carne? Sara’ un caso che i coreani sono magri e mangiano carne tutti i giorni?)

Ma il salutismo malato d’oggi, badate, non vuol dire solo che la gente rinuncia alla carne pensando di dimagrire. Vuol dire fare come fa come molta della gente in sovrappeso che conosco: quando vuole dimagrire la prima cosa che fa e’ cambiare il modo di mangiare, rinunciando al cibo "normale" in favore della roba cosiddetta "light": formaggio light, diet coke, zucchero di canna al posto di quello raffinato, cracker di riso, latte ultrascremato, margarina al posto del burro, eccetera. Risultati? Zero, naturalmente.

Quello che non condivido del tutto del discorso di Taubes sono… beh, le conclusioni cui arriva. Dice che la quantita’ non conta, ma conta il tipo di dieta. Beh, se potessi parlargli di persona gli consiglierei di fare un istruttivo viaggio in Giappone. Da una parte i giapponesi sono la prova vivente delle tesi di Taubes. Infatti: fanno moto i giapponesi? Nah. Mangiano light i giapponesi? mmmh… no. Esiste la roba "light" in bella vista nei supermercati? Anche no. Si fanno mancare nulla i giapponesi? Tsk… no. Mangiano carne? Assolutamente si, tutti i santi giorni. Esistono vegetariani e/o ristoranti vegetariani nella Metropoli tentacolare? Pochissimi, in percentuali irrisorie.

E poi: in Giappone la gente mangia schifezze? Assolutamente si. Beve coca cola light? No: beve quella rossa (o quella alla vaniglia, ma questo e’ un altro discorso). Mangiano verdura i giapponesi? Non quanto gli australiani, a mio avviso (infatti costa carissima). E poi: mangiano da MacDonald’s i giappi? Assolutamente si. E da KFC, e da tutte quelle catene. Mangiano fritto, tantissimo, mangiano riso e carboidrati ad ogni pasto.

E allora: qual e’ la differenza tra i magrissimi giapponesi che non fanno jogging e mangiano di tutto senza badare alle calorie, e i ciccioni anglosassoni che mangiano light, fanno moto, sono salutisti e spesso per disperazione pure vegani? Beh, molto semplicemente: i giapponesi sono probabilmente come gli anglosassoni degli anni ’70: mangiano meno! Gia’: le porzioni in Giappone sono semplicemente piu’ piccole. Questo in sostanza e’ quello che non condivido del discorso di Taubes: quando ordini una coca in Giappone ti arriva una coca da 300ml – non da 600. Quando ordini un piatto di pasta ti arriva una pasta di dimensioni all’italiana, non un pacco da 500gr della barilla a testa. Quando ordini una bistecca non ti danno una fiorentina da chilo, con una spatolata di mashed potatoes on top. Quando vai al thailandese in Giappone ordini un piatto a testa e lo dividi coi tuoi commensali: in Australia basta che ordini un piatto di curry per tavolo, perche’ di solito te ne arriva abbastanza da riempirci una vasca da bagno.

Ma tu guarda, e poi dicono che le dimensioni non contano. Ai bambini americani obesi date da mangiare normale (non light), date loro una dieta varia e variegata, e soprattutto dategli da mangiare di meno: ecco come gli fate calar la ciccia di troppo. Altro che salame light.

I viaggi del ritorno

Tanto per (quasi) chiudere il cerchio, ecco che il mese prossimo mi mandano… nel deserto australiano! (ma solo per un giorno).

Oh, io qua viaggio tantissimo, ma non so se l’avete notato: non vado mai, e dico mai in posti in cui non sia stato prima. Fino ad ora da quando sono tornato in Australia ho viaggiato a: Melbourne (celo), Brisbane (celo), Perth (celo), Adelaide (celo), Kuala Lumpur (celo), Tokyo x3 (celo celo celo). E ora? Settimana prossima a Perth (ri-celo), dopodiche’, a meta’ giugno… Nel Pilbara! (celo, non so chi si ricorda i miei 7 mesi nel Bloody Nowhere).

Devo dire che un po’ mi fa piacere. Tornare, dico. (tanto piu’ che e’ solo per un giorno). Pero’, cazzarola. Son qui che faccio su e giu’ in aereo come un ossesso, e devo ancora vedere un posto nuovo che sia uno (esclusa Kudamatsu, ma vuoi mettere…). Non so se lo sapete, ma io non per esempio sono mai stato in Korea, tanto per spararne una. Ne’ in Thailandia (ma forse e’ meglio cosi’……).

Azzarola, non pretendo che mi mandino a farmi il viaggettino di lavoro a Rio de Janeiro, o a Honolulu… ma fra poco mi sa che vado a finire di nuovo in India, se va avanti cosi’. Boh. Anzi: Bah.

Universi paralleli e Tempo da Perdere

Stamattina pensavo alle occasioni della vita, quante ne abbiamo e quante ne sprechiamo. Continuamente. Alcune sono cosi’ evidenti che te le ricordi per sempre. Alcune sono il classico treno che passa una volta sola, che se lo perdi ti mangi le dita per anni.

La mia prima occasione d’oro e’ arrivata all’inizio degli anni 2000. Ero in tesi con un prof che mi aveva in simpatia: con lui avevo preso un paio di voti alti, e mi ero messo in evidenza prendendo il premio per il miglior progetto di microelettronica della facolta’ – cosi’ nonostante la mia media infima mi ha proposto per uno stage di laurea in una famosissima multinazionale della microelettronica. Questi della multinazionale dopo un colloquio di ore e ore e ore e ore mi avevano pure preso, proponendomi un contratto di 9 mesi a Milano in reparto progettazione a fare la tesi – e con prospettive molto interessanti di assunzione a laurea ottenuta (dicevano*).

Eccola, la mia occasione d’oro, il mio treno che passa solo una volta. E io – volete ridere? quel treno l’ho lasciato andare. Volutamente. Si, perche’ all’epoca avevo 25 anni (o forse ancora 24), e non avevo alcuna voglia di allontanarmi da famiglia e amici per fare la tesi. Stavo bene dov’ero: comodo comodo, a pensare a divertirmi. Ebbene si: a 24 anni ero il piu’ stanziale degli stanziali, non parlavo una parola d’inglese e tutto quello che desideravo era trovarmi un lavoretto tranquillo, comprarmi una macchina, far festa con gli amici. Fine.

Quel treno e’ passato e di averlo perso me ne sono pentito per anni. Dopo la laurea c’e’ stata la grande crisi dell’elettronica, e avendo io fatto una tesi in loco e svincolata da azienda ho avuto parecchie difficolta’ a trovare lavoro (non voglio neppure pensare a cosa stiano passando i neolaureati di oggi, nda). Poi, dopo anni, e’ arrivato un secondo treno, quello dell’Australia. L’ho aspettato per quasi un lustro. Memore della prima esperienza non me lo sono fatto scappare (e a dire il vero non mi sono piu’ fatto scappare niente, da quel momento in poi).

Questo non vuol dire che io non abbia cose di cui pentirmi (basti pensare a tutte le cappelle che ho fatto nella gestione del mio visto australiano). Ma pensavo solo che c’e’ una parte di me che dice che va bene cosi’, in fondo mi e’ andata bene, in fondo aver perso quel treno mi e’ servito di lezione per prendere le occasioni che sono arrivate poi.

Poi pero’ c’e’ l’altra parte, quella che pensa al tempo buttato. Quella che ragiona col senno di poi, quella cui piacerebbe tornare indietro e vedere come sarebbe andata, a vivere da solo a Milano, a lavorare sottoterra in un laboratorio, a uscire di casa a 25 anni invece che a quasi 30.

Non fraintendetemi: non e’ nostalgia questa. Ne’ mi piace parlare coi se e coi ma. E’ piu’ che altro che ho tempo da perdere, un po’ misto al fatto che di lavoro adesso creo scenari immaginari per fare analisi di rischio. E capita a volte che mi porti il lavoro a casa, che faccia l’analisi di rischio non al treno (vero) di turno ma a qualche treno (metaforico) che ho perso nel corso della mia vita. E poi in fondo lo sanno tutti che mi piace un po’ parlare (scrivere) per il cazzo.

(*Poi beh, so gia’ che qualcuno commentera’ dicendo che era il classico stage non pagato, e che proprio a causa della crisi mi avrebbero lasciato a casa a stage finito. Ma anche no, a quel livello e con quei presupposti credo proprio che mi avrebbero tenuto. Contando poi che, media infima a parte, ai miei tempi uno che progettava microchip meglio di me all’universita’ di Padova io dovevo ancora incontrarlo. Sul serio.)

Il mondo a meta’

Il mondo e’ diviso in due. Da una parte c’e’ chi non si muove da casa, dall’altra quelli come me che cambiano continente ogni due settimane. Poi pero’ i primi vanno a farsi le vacanze ogni anno in un posto diverso, mentre io che viaggio vado a finire sempre negli stessi posti.

Da una parte poi ci sono quelli che ohchefigatalaustraliaaaa! e dall’altra quelli che se ne sbattono del sole e del mare e della bella vita e vorrebbero che parlassi solo di Giappone (e giappine). E invece io oggi non accontento ne’ gli uni ne’ gli altri, perche’ non c’ho tempo ne’ voglia.

Ma soprattutto.

Da una parte c’e’ uno che falsifica una laurea, nonostante questo fa carriera fino a diventare amministratore delegato nientepopodimenoche di Yahoo! (per meriti evidentemente suoi, come a dimostrare che il pezzo di carta e’ secondario se le competenze comunque ci sono) eppero’ una volta beccato si deve dimettere, perche’ in certi posti la regola e’ regola. Dall’altra invece abbiamo il Trota che lo beccano con le mani sulla laurea albanese, palesemente una truffa, eppero’ quando si chiede un intervento alla dirigenza della lega, questi che fanno? Licenziano gli autisti che avevano parlato. LOL.

Comunque sia. Sono tornato, sono a Sydney per tutta questa settimana – poi un’altra settimana a Perth, e poi il meritato riposo (nel senso che posso metter via la valigia per un po’, si spera). Ah, per la cronaca torno in Giappone a luglio.

A week in Japan

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Senza parole. (immaginate la musichetta dell’Intervallo RAI)

Le dimensioni che contano

Questa settimana ho conosciuto una giappina che mi pareva avesse 25 anni. Nel treno del ritorno il mio amico americano mi ha detto che in realta’ di anni ne ha 45, e io sono rimasto scioccato. Poi la tipa in questione mi ha chiesto come amico in facebook, e una volta accettatala ho sbirciato un po’ tra le sue foto, e deliberato che no, non dimostra 25 anni (ma neanche 45 – le mie amiche italiane di 35 anni dimostrano la sua stessa eta’, forse qualcosa in piu’. Chi di voi e’ mio amico su facebook puo’ vederla tranquillamente, l’ho aggiunta l’altro giorno).

Questo per dire molto banalmente che tutto e’ relativo, e che se mi pareva 25enne magari era per la luce, o il vestito, o (molto piu’ probabile) le birre.

La settimana scorsa sono arrivato nella mia camera d’albergo dove alloggio tuttora (fino a domenica) e mi pareva microscopica. Non riuscivo neanche ad aprire la valigia sul pavimento, figurarsi. Sono rimasto scioccato nel vedere quanto piccola fosse questa stanzetta. A una settimana di distanza invece mi stupisco nel sentirmi quasi ri-giapponesizzato, nel senso che ora questa camera mi sembra confortevole e spaziosa, al punto che se fosse piu’ grande di cosi’ mi sembrerebbe addirittura “troppo”.

Questo esempio e’ un po’ la descrizione tipica delle diverse sensazioni che provo e ho provato nel passaggio dall’Australia al Giappone, e viceversa. Ogni volta che passo dal Giappone all’Australia la sensazione che mi resta e’ vuoto, silenzio, malinconia, spazi inutili, noia. Sembra di essere in una realta’ parallela meno evoluta, meno ordinata.

Eppero’ poi uno si abitua, e poi capita che ritorna da dove e’ venuto. Ecco allora che (per la prima volta, devo dire) il passaggio Australia-Giappone mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. La sensazione che mi ha lasciato Tokyo questa volta e’ stata totalmente diversa rispetto agli altri due viaggi che ho fatto qui di recente (ricordiamolo: a Ottobre 2011 e Febbraio 2012). Cercando di non tener conto delle fette di salame d’amore per la Metropoli che ho sugli occhi, la sensazione  che mi e’ rimasta e’ stata di piccolo, di grigio, di aria asfittica, rumori di fondo, casino a volte quasi fastidioso.

Che io mi sia ri-australianizzato? Non lo so; so solo che qui e’ tutto fighissimo, ma al contempo non vedo l’ora di tornarmene nel mio appartamentino di Sydney, dove alle 5 del pomeriggio torno a casa dal lavoro e mi piazzo davanti alla TV o al pc con un prosecchino e uno snack, e nessuno mi rompe i coglioni.

(Ma prima, beh, lasciatemi godere l’ultimo weekend incasinato nella Metropoli va’).

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