Oggi vorrei aggiungere due parole al post di ieri, e in particolare al link che Fabio ha postato nei commenti.
Il blog e’ indubbiamente ben scritto, anche se tratta dei classici di quello che io definisco populismo gaijin. Sono quei temi su cui e’ facile cadere quando si capita in un blog di emigranti che vivono in Giappone (qualunque sia la loro nazionalita’, anche se noto che gli anglosassoni sono la netta maggioranza). Sono quei temi che vengono notati in continuazione dagli stranieri, e riportati nei blog come evidenza del fatto che i giapponesi sono intrinsecamente razzisti al midollo.Ecco una breve carrellata dei cavalli di battaglia del populismo gaijin:
I giappi non mi si siedono vicino in treno, ergo sono razzisti. Certo, perche’ l’Italiano/ francese/ inglese/ tedesco medio che sale in autobus e ha la scelta tra il sedersi vicino a un connazionale o lo stare spalla a spalla con un extracomunitario di razza diversa, naturalmente non avrebbe alcuna inconscia preferenza, vero? (eh ma dice: il cinese puzza d’aglio, il musulmano ha il barbone e la bomba sotto la tunica, e il negro mi rapina. Eh beh, come darvi torto. Gli americani-europei in Giappone invece, tutti santi, tutti puliti, tutti vestiti Gucci e Prada).
I giappi mi fanno domande razziste tipo se so usare le bacchettine, anche se vivo li’ da 20 anni.
Contestualiziamo un secondo, perche’ il populismo non contestualizza mai. La situazione al contorno e’ questa: sei in ristorante e ti sei trovato di fianco a uno cui non sai che cazzo dire, e allora peschi uno stereotipo dal mazzo, oppure giochi la carta dell’ovvio. Metti che ti si siede di fianco uno vestito da giocatore di basket. Alzi la mano chi non gli chiederebbe: “giochi a basket?” (risposta: graziealcazzo). Beh: lo stesso vale per il giappo di turno, per il quale – lo ricordiamo – giocare la carta dell’ovvio equivale a giocare sul sicuro e iniziare una conversazione del piu’ e del meno.
Detto questo, se alcuni di voi hanno l’iphone e come me sono iscritti all’apple store giapponese, avranno notato che ci sono tantissimi manuali nello store: come avvicinare le ragazze, come comportarsi al primo appuntamento, come comportarsi al love hotel, come farsi le pippe, come essere simpatici, come comportarsi durante un meeting di lavoro, come comportarsi in tintoria. Sapete che ai giapponesi piace avere bene chiare le regole su come comportarsi. Allora, chi vi dice che se tutti i giappi dicono le stesse cose non voglia dire che da qualche parte ci sia anche un prontuario di frasi fatte da dire allo straniero quando ne incontri uno?
(nota a posteriori: e’ successa anche a me questa storia delle bacchettine. Una volta mi hanno chiesto se le sapevo usare e io, noncurante, ho continuato a mangiare usandole e ho risposto “いいえ、箸は全然使えません” (no, le bacchette non le so usare per nulla). L’ironia li seppellira’: Il tipo prima ha fatto una faccia da wrong input – system error, poi quando ho sorriso l’ha capita e si e’ piegato in due dal ridere).
I vicini giappi controllano se riciclo correttamente la spazzatura.
A me a sentire queste cose viene in mente la classica casalinga italiana di mezza eta’ che controlla ogni mossa dei condòmini cinesi appena trasferitisi al piano di sotto. Ce ne sarebbe da scrivere un romanzo.
I colleghi giappi mi chiamano per nome proprio e non per cognome.
Vedi sopra la storia del prontuario: pure questo viene da li’, dallo stereotipo su come comportarsi coi gaijin. Ma d’altronde anche noi occidentali in inglese mettiamo il suffisso -san dietro al nome dei giapponesi, no? E se ci troviamo in mezzo a un meeting di lavoro con 10 americani e 1 giapponese, non verrebbe anche a noi da chiamare tutti gli americani col nome proprio e il giapponese per cognome?
La polizia giappa mi discrimina perche’ sono straniero.
In Europa e America invece la polizia tratta gli extracomunitari esattamente come i locali, vero?
Ma allora, alla fine dei conti e’ vero che i giapponesi sono intrinsecamente xenofobi e (in)consciamente razzisti? Certo che e’ vero: nessuno lo puo’ negare – ne’ io sono qui a cercare di negarlo. Se provate a chiederglielo nemmeno loro tentano di negarlo! Ma se ricordate oggi non siamo qui a parlare di razzismo, bensi’ dei blog che parlano di razzismo: blog che come dicevamo piu’ o meno si ripetono tutti, pescando un po’ tutti nel calderone del populismo gaijin.
Questi blog rispecchiano, a mio avviso, un certo disagio dell’uomo bianco che e’ abituato a discriminare e non a sentirsi discriminato. La verita’ nuda e cruda e’ questa cocchi belli, altro che i sedili del treno lasciati vuoti: ai nostri occhi va bene lasciare libero il sedile a fianco a un senegalese, ma ci sembra un affronto se un asiatico lascia libero il sedile accanto a noi caucasici, profumati & ben vestiti come siamo.
Ditemi che sbaglio se ne avete il coraggio; e pensate a quanto i giapponesi che vivono in Italia ne avrebbero da raccontare, in fatto del razzismo nostro.
PS: anch’io ho fatto i miei bei post di populismo gaijin, ma se l’ho fatto e’ per due motivi: (1) io sotto sotto sono un populista, e (2) in quei giorni non avevo di meglio da scrivere. Ah, e (3): alle volte sfogarsi in un blog ti fa sentire meglio. E (4): io ho ragione.
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Applausi.
concordo, applausi e standing ovation
Assolutamente. Siamo tutti ( +o -inconsciamente) razzisti e populisti. Il diverso di cultura, nazionalità, razza ci mette in imbarazzo x non conoscenza (come mi comporto? Come lo tratto? Come si comporterà l’altro.. Cose così). Lo stereotipo rassicura o no?
Five star post.
Direi che l’importante, come dici tu, è tenere conto del fatto che il Giappone non è l’unica nazione che discrimina gli stranieri. Troppo facile accorgersene solo quando capita a noi.
Ma il populismo gaijin, quello “consapevole”, un po’ ci sta. Einsomma.
I tuoi post stanno di nuovo salendo di livello ultimamente.
Perche’ parlo di Giappone. Se mi rimetto a parlare di Nihon full time ritorno nella top-20 dei blogger italiani di wordpress mi sa… come ai bei tempi di “Come sa di soja”…
Devo cambiare nazione mi sa, l’Australia e’ troppo noiosa da raccontare, lol!
“si e’ piegato in due dal ridere”
Ogni tanto leggo anche che se i giapponesi ridono è perché sono imbarazzati. Il tuo era divertito o imbarazzatissimo?
Comunque, dopo aver letto blog su blog, un punto fermo mi rimane: non capisco un accidente di come sono i giappionesi. Probabilmente a Tokyo sarei un gaffeur da competizione.
‘Sto post mi è proprio piaciuto, niente da dire!
Applausi!! gran bel post! bravo Albino!
Uff..ogni volta prendi i miei commenti e li smonti dopo averli fraintesi alla grande.
Io mi riferivo solo nello specifico al fatto che i giappi dicano molto spesso cose con densità di significato asintoticamente tendenti a zero solo per poter concordare.
Poi indubbiamente il blog di cui ho fornito il link lo trovo piacevole e scritto in maniera egregia.
In realtà dei blog apprezzo molto più spesso i commenti che gli articoli del blog stesso.
Da quelli puoi vedere tutte e due le facce della medaglia..se sei fortunato tutte e tre. (perché al mondo ci sono tre categorie di uomini: quelli che sanno contare e quelli che non sanno contare)
Mi spiego: – il blogger e tutti coloro i quali risiedono o hanno vissuto in giappone
- quelli che non ci hanno vissuto
(- i giapponesi espatriati o moooolto aperti verso i gaijin)
Alla fine della fiera scrivere post pescando dal mazzo del “populismo gaijin”, come dici tu, è user friendly..tutti possono farsi un idea più o meno buona dell’argomento e hai un largo bacino di utenza..perché alla fine, pure a noi piace poter andare d’accordo su cose di scarso significato.
Perché di scarso significato si tratta..tutti le notano perché per farlo basta grattare appena la superficie della società giapponese.
Se avessi voluto pescare nel mucchio dei vari anglosassoni sbraitanti il loro disappunto verso l’odio gaijin vi avrei postato questo:
http://www.thejapanrants.com/blog/
Aspetto dal meccanico per smontare pure questo commento ;D
Ma no Fabio, figurati, mica volevo smontarti! Anzi, grazie per i link… Mi hai dato ispirazione!
Grazie ~
Grazie per aver visitato il mio sito!
Mi dispiace, non parlano italiano. Ho usato Google Translate.
Vero, D’accordissimo. Solo che non puoi negare che i giapponesi tendono a fare domande ovvie mooolto idiote. Se si limitassero a “ma sai usare le bacchette?” oppure “riesci a mangiare il sushi?”, non ci sarebbe nemmeno di che discutere visto che, come hai appunto scritto, sono incipit per attaccare discorso e basta.
Ma quando iniziano con “ma io pensavo che tutti gli occidentali usassero solo la mountain bike!”, “in Italia che lingua parlate?”, “ma da voi fate tutti il pisolino dopo pranzo?” “ma a mangiare tutta quella frutta non ingrassate?”, “è vero che gli uomini sono tutti fighissimi” (no, non è vero, è inutile che qualcuno sostenga il contrario XD) e, come ho già scritto nell’altro post, “maddài, anche voi avete l’allergia??”…ecco, insomma, diciamo che i giapponesi tendono a fare domande più stupide, è un dato di fatto. Voglio dire, altri miei amici stranieri (anche asiatici) non mi hanno mai fatto queste domande.
(ma io ho il dente avvelenato perchè tutti danno per scontato che i miei capelli siano permanentati :p)
Hai ragione però a me in Italia è stato chiesto se i giapponesi mangino cani e formiche…
Ah, quando vennero in ditta da me addirittura eran preoccupati che mangiassero il maiale, manco fossero musulmani……..groan!
A.
Ok, verissimo, anche gli italiani non brillano per apertura mentale, però devo ancora vederlo un italiano che va da un giapponese che parla bene l’italiano e gli chiede “ma voi mangiate i cani?”. Insomma, un po’ di pudore…
Ripeto, a me sembra che noi occidentali, tendenzialmente, siamo portati più a pensare che tutti facciano come noi, non il contrario (poi, vabè, si potrebbe parlare anche di questo dare per scontato che non ci siano culture diverse dalla nostra, ma sarebbe un po’ complicato, qui, ora, alle 2 di notte XD)
Non so, discorso della maldestra tecnica di approcio a parte, per me alcune di queste domande restano comunque una buona rule of thumb per identificare gli idioti…
con ritardo, ma alla fine leggo e posto…credo che ogni paese abbia i suoi pensieri sugli abitanti degli altri paesi, e che del razzismo, buono, cattivo o ingenuo che sia che sia ovunque…noi facciamo gli splendidi, ma se andiamo all’estero, siamo eticchettati anche noi con le nostre frase fatte e comportamenti per altri anomali…è normale!