Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: ottobre 2012

Il posto dove non farsi tatuaggi (ne’ troppe domande)

Perso nel mezzo della campagna giapponese (per lavoro) in un hotel a una centocinquantina di km da Tokyo, stavo guardando la tv. Danno un programma di attualita’-approfondimento dove ognuno (gente famosa + gente "comune") dice la sua su un tema in particolare. Questa sera il tema sono i tatuaggi, che come forse sapete in Giappone sono un tabu’.

Tagliando corto: i mafiosi giapponesi (la yakuza) storicamente usa(va)no tatuarsi la schiena, per cui in Giappone vige la regola per cui tatuaggio = mafioso. (in Giappone purtroppo non esistono le mezze misure, sigh). Di conseguenza, ad esempio, da queste parti chi ha un tatuaggio non puo’ entrare in piscina.

Alla trasmissione hanno partecipato alcune giappine tatuate. Durante la trasmissione le hanno ovviamente attaccate senza sosta in maniera diretta e indiretta, e hanno fatto partire un paio di servizi. Nel primo si raccontava di una che e’ stata licenziata perche’ un giorno il capo le ha intravisto un tattoo sul collo mentre era chinata. Nel secondo, una madre con un tatuaggetto sull’avambraccio (fatto da ragazzina) che ora se lo fa cancellare (con tanto di operazione e cicatrice in bella vista in tv) perche’ ha due figli e (1) non puo’ portarli in piscina nonche’ (2) le altre madri la evitano e non vogliono che i loro figli giochino coi suoi.

Ora, questo il programma. Fosse successo altrove, magari gli ospiti si sarebbero chiesti il PERCHE’ e avrebbero discusso sui motivi di questi comportamenti. Perche’ in Giappone e’ vietato il tatuaggio in piscina? Perche’ un datore di lavoro puo’ permettersi di discriminare una persona solo perche’ ha un tatuaggio, e lei non fa ricorso? Invece, da queste parti si listano i fatti e si giunge alle conclusioni senza mai mettere in discussione la regola. Senza mai chiedersi il perche’.

A me questa patologica incapacita’ di mettere in discussione anche la piu’ stupida delle regole mi ha sempre mandato in bestia. In Italia secondo me stiamo troppo attenti a far tutti contenti e tendiamo a perdere di vista gli obiettivi, impaltanati come siamo a cercare di spiegarci le cose. Ma qua, cazzo, e’ una cosa insopportabile.

L’altro giorno tra i commenti alcuni mi rimproveravano di aver scordato troppo presto i difetti del Giappone, e i motivi per cui nel 2011 ne ho avuto abbastanza. Scusate, avete ragione: ora ricordo.

Ho visto cose che voi umani

Qui da Tokyo in questo nebbioso sabato mattina, in un raro momento di pace e calma ho finalmente trovato il tempo di cambiare la testata al blog. Curioso che per poterlo fare sia dovuto venire fino in Giappone.

Ma facciamo un passo indietro, prima di spiegare. Come ben sapete tra queste pagine (pagine per modo di dire) Tokyo l’abbiamo chiamata la Metropoli Tentacolare, data la sua dimensione spropositata che sembra non avere inizio ne’ fine, tanto che anche dall’edificio piu’ alto della citta’ il grigio dei palazzi continua senza interruzioni fino all’orizzonte. Tokyo e’ e restera’ per noi la Metropoli.

Ok. Ma ora che siamo a Hong Kong, che si fa? Come minchia la raffiguriamo al lettore di Voghera? Beh, so benissimo che la cosa e’ stata detta e ripetuta in mille salse, ma il paragone quello e’, non c’e’ niente da fare: Blade Runner. Hong Kong e’ la citta’ di Blade Runner. Ho messo una foto qui sotto ma non credo renda abbastanza l’idea. Dovreste andare a vedere coi vostri occhi per capire.

So che alcuni di voi a questo punto storceranno un po’ il naso, dato che in passato ho gia’ paragonato Tokyo alla citta’ di Blade Runner. (in un post che tra parentesi modestamente ha spaccato – ma erano altri tempi e ora non sono piu’ er ghepardo de na vorta, o piu’ che altro non lavoro piu’ in un’azienda giappa che mi tiene giornate intere a non fare un cazzo perche’ non sa come utilizzare un gaijin… vabbe’, sto andando fuori tema).

Diciamocelo. Ammettiamocelo, su. L’idea non e’ poi cosi’ originale. Per nulla direi. Ma basta che vi veniate a fare un giro da queste (e quelle) parti per capire cosa intendo dire. Venite a Tokyo, salite su un grattacielo di notte e ammirate la Metropoli. Vi troverete di fronte allo spettacolo di mille luci a 360 gradi, da voi all’orizzonte, ovunque voi guardiate, come se la citta’ fosse tutto e non finisse mai. Ma se guardate bene e aguzzate la vista, noterete che che la citta’ non e’ tutta uguale. Vi accorgerete che e’ formata da varie parti, a chiazze – ci sono zone con case basse, zone di condomini a 6-10 piani, zone di grattacieli (facilmente riconoscibili pure: Shinjuku, Marunouchi, perfino Yokohama in lontananza) che spuntano qua e la’ in mezzo a un continuo quasi piatto.

Hong Kong invece e’ totalmente diversa. Se ne vede la fine, eccome, e poi c’e’ la baia in mezzo che risalta come una macchia scura. E poi la citta’ e’ piu’ piccola, visto che in fondo ci vivono ammassati “solamente” 8 milioni di persone. Eppure HK ha piu’ luci (molte piu’ luci), edifici piu’ alti (molto piu’ alti), condomini di 50-70 piani che svettano come torri, grattacieli molto piu’ numerosi e molto piu’ concentrati di Tokyo. Di notte, se possibile, HK e’ uno spettacolo ancora piu’ bello da vedere.

Come nella foto che ho “rubato” in rete per l’intestazione (il cui autore spero mi perdonera’), e che ripropongo qui sotto in tutta la sua maestosita’.


P.S. Io ora vivo in una di quelle torri… (un po’ a destra di quella piu’ alta…)

Odi et amo 2012 – Tokyo blues

Puntuale come un iPad4 oggi arriva uno dei soliti post struggenti e lamentosi che mi vengono fuori quando mi trovo a Tokyo. Quelli che mi vengono quando sto qui e il cuore mi si stringe come una prugna secca al solo pensiero di dovermene andare.

Il problema e’ che qui e’ tutto cosi’ perfetto. Tutto e’ cosi’ pieno di vita. Le tipe sembrano modelle, camminare per la strada e’ un piacere. I ristoranti sono eccellenti. I miei amici sono fantastici. E poi l’organizzazione, la pulizia, il silenzio nella Metropoli, la compostezza, lo stare in fila, la societa’ che e’ tuttiperuno, unopertutti. Oggi stavo in taxi fermo al semaforo, e nella corsia a fianco c’era un camion della spazzatura, pulito e splendente che sembrava nuovo di concessionario. Come se esistesse un concessionario dei camion della spazzatura, poi.

L’unica cosa che mi salva, lo ammetto, e’ sapere che da oggi in poi verro’ qui una volta al mese. Fino a quando durera’ questo non lo so, ma intanto mi consolo.

Continuo ad essere certo (certissimo!) che la scelta che ho fatto (azienda occidentale in Australia, e ora Hong Kong) sia stata quella giusta. Eppure tornare qui mi ricorda che questo e’ il posto dove avrei voluto stare. Amo il lavoro che faccio e sono felice delle soddisfazioni che mi sta dando la mia carriera in evoluzione… ma se la cosa fosse successa qui sarebbe stata tutta un’altra cosa.

E questo sentimento- come scrisse Catullo – mi fa soffrire terribilmente.

Arrivato a Tokyo…

Tanto paga pantalone

Una cosa da notare nei "traslochi di lavoro", le cosiddette relocations, e’ che per quanto la tua azienda ti prometta mari e monti finisci sempre col prendertela nel culo, in un modo o nell’altro, a varie gradazioni di vaselina che va dalla manata abbondante di lube (Australia) a quella un po’ piu’ a secco (Asia in genere), a quella col sabbione (Giappone). Esperienza plurima del sottoscritto, con aziende diverse e situazioni diverse.

A volte ti dicono che ti pagano solo le spese del trasloco (= volo aereo, visto di soggiorno, trasporto mobili, un mese di hotel in attesa che trovi casa). Poi dopo un paio di mesi si ricordano di dirti che in realta’ potevi chiedere il rimborso di tutto (spese prima di partire, cene fuori per un mese che ti sei dovuto pagare, scartoffie, patente nuova, spese di telefono, tutto…). Solo che sono passati mesi, non hai tenuto le ricevute, e peccato, sara’ per la prossima volta.

A volte invece ti dicono che ti danno un’allowance, una somma per il trasloco. Tu devi pagarti tutto, certo, ma alla fine se stai dentro il budget ci guadagni. Solo che poi si dimenticano di dirti che quella somma e’ al lordo delle tasse, ed ecco che magicamente vai fuori budget. E ci perdi. Tantissimo.

A volte nella tua ingenuita’ ti fai il tuo bel foglio excel e alla fine dei conti ti sembra pure che a traslocare ci guadagni. Poi pero’ quando arrivi ti rendi conto che nel nuovo paese trovi prese elettriche diverse, contratto internet diverso, segnale TV diverso, presa dell’antenna diversa, attacco della lavatrice diverso, voltaggio degli elettrodomestici diverso. E bestemmi. Tantissimo.

A volte ti riescono a intortare cosi’ tanto che ti par quasi che a spostarti ci guadagni il doppio, perche’ il costo della vita e’ piu’ basso. Poi arrivi dall’altra parte e si ricordano magicamente che il primo anno devi pagare le tasse dell’anno in corso e di quello dopo. Ma che strano, non gli era venuto in mente di fartelo presente quando stavi negoziando sullo stipendio.

A volte ti riescono a intortare cosi’ tanto che ti par quasi che a spostarti ci guadagni il doppio, perche’ il costo della vita e’ piu’ basso. Poi arrivi dall’altra parte e ti rendi conto che costa meno, si, ma solo se mangi cinese ogni giorno. E il formaggio al supermercato non esiste. E se da buon italiano vuoi mangiarti un po’ di formaggio decente hai due possibilita’: o ti fai rapinare ai deli internazionali, o aspetti i viaggi di lavoro per strafogarti di formaggi alla lounge della business class.

A volte ti dicono quanto vale il lordo e il netto di quello che prenderai nel nuovo paese. Poi dopo un anno si ricordano di dirti che quella tassazione valeva solo per il primo anno, e che dal secondo le tasse aumentano. E tu lo sapevi pure, ma l’avevi scoperto solo a contratto firmato. Ed e’ un anno che bestemmi. Tantissimo.

A volte ti dicono di anticipare i soldi del trasloco, che "quando arrivi ti ripaghiamo tutto". Poi pero’ si dimenticano di inserirti nel sistema e ti ritrovi col culo per terra in attesa che ti diano i soldi, che ti accettino il conto in banca, che ti facciano firmare le carte, che la tipa delle risorse umane che ha le tue carte in un cassetto torni dalle sue cazzo di due settimane ferie. Nel frattempo ti tocca vivere con la carta di credito straniera in paese straniero, con quelle bellissime transazioni internazionali a carico squisitamente tuo.

Morale: se la vostra azienda vi propone di trasferirvi, fate attenzione al risvolto economico della situazione. La mia umile esperienza ti cinque traslochi intercontinentali (alcuni con mobilio) mi ha insegnato che ci sono tranelli nascosti e imprevisti non calcolati, sempre e comunque. E bisogna chiedere ogni dettaglio, confermare ogni punto, ma soprattutto lottare col coltello tra i denti per avere di piu’, perche’ c’e’ sempre qualcosa che "si dimenticano di dirti", e va a finire che poi ci metti mesi a recuperare i soldi perduti.

(ma anche, Morale numero due, ricordiamolo: chi fa un trasferimento internazionale spesso lo fa senza guardare alla perdita del momento ma con la fiducia di guadagnare di piu’ in futuro, e anche in termini di esperienza di vita. Solo che, porcaccia la miseriaccia, da quando ho lasciato l’Italia a due settimane da ogni mio trasloco ho sempre lo stesso identico pensiero: avrei dovuto chiedere di piu’).

Taiwan

Allora. Taiwan sembra un mix perfetto tra Cina e Giappone.

Tipo che la spiaggia (vista dall’alto) è fangosa e fa cagare tipo Kamakura, tipo che l’hotel aveva la washlet (finalmente!!!!) con bidet incorporato. Tipo che è pieno di familymart e 7eleven, che quando ci entri ti senti in Giappone. Tipo che la città sembra terribilmente giapponese, gli edifici, le scritte, i ristoranti, le stazioni. Tipo che ci sono tutte le catene giappe del mondo, e la gente è vestita bene come in Giappone. Tipo che i salaryman sono vestiti in pantalone-nero camicia-bianca-maniche-corte.

E in tutto questo, dov’è la Cina? Beh, La cina la trovi nel linguaggio usato, ovviamente. E in quel senso generale di sgarruppatezza cinese (tipo nelle autostrade interrotte a metà), ma non solo cinese direi. Immaginate di dare in mano Tokyo per un paio d’anni ad un’amministrazione (sud-)italiana: ecco che ottenere Taipei.

Un tratto di unicità comunque l’ho notato in questo posto. È pieno – e quando dico pieno intendo proprio PIENO – di tipe alte dai 1.65 agli 1.75, magre, culo perfetto, gamba affusolata, bel visetto e DUE BOMBE COSÌ.

Meglio che me ne vado va’, prima che vada a finire che resto…

(p.s. No foto, non ho avuto tempo…)

Niente

Non ce la faccio piu’ a fare un post decente. Sono oberato di lavoro, con allo stesso tempo il problema di cercar casa…

Tipo domani vado a Taipei, mercoledi ho un meeting e poi torno.

In Giappone invece ci vado dal 22 (lunedi) al 31 (mercoledi). Con Halloween di mezzo, che e’ cosa buona e giusta.

(Halloween, per chi non lo sapesse, e’ la notte piu’ bella dell’anno a Tokyo. Provare per credere. Altro che i gaijin che vanno a vedere i fiori di ciliegio. Pfui, dilettanti).

Senza tregua

Esistono dei momenti nella vita di una persona in cui vieni promosso a posizione dirigenziale e non hai piu’ un cazzo di tempo per scrivere nel tuo blog.

Tipo che lavoro da mattina a sera e contemporaneamente sto cercando casa, e contemporaneamente devo viaggiare per lavoro. Tipo, la prossima settimana devo andare a Taiwan in giornata, e quella successiva sono in Giappone per 10 giorni.

E la roba da ridere e’ che non ho neppure tempo di andare al consolato italiano… ma ci devo andare al piu’ presto visto che ho fatto il passaporto nel 2009 e ho gia’ finito le pagine.

HK vs Tokyo – primo round

Di giorno, Hong Kong e’ la versione sgarruppata di Tokyo. Come mi aspettavo, un mix tra la Metropoli e Kuala Lumpur.

Ovunque ti trovi, Hong Kong sembra avere la densita’ di pedoni di Shibuya. Ovvero 87 persone a metro quadro.

Appena esci una stazione o due fuori dall’isola, sembra di essere a Saitama, o a Tsukuba. Finiscono i grattacieli e iniziano le campagne sort of thing. Mancano i pachinko, ecco.

A differenza di Tokyo, in giro per la strada e in treno la gente ti guarda in faccia.

Mid-levels nei dintorni della scala mobile ha ristorantini che mi ricordano molto quelli di Ebisu. Non c’entra niente di niente ma c’e’ qualcosa che me li ricorda.

Le giappine sono tirate a lustro (ovvero, da giappine) per 365 giorni l’anno. Le Honkine invece sembra che tendano a vestirsi bene e truccarsi di piu’ durante la settimana, per andare al lavoro. Sono stato solo un weekend ma ho notato una notevole differenza. Ma magari mi sbaglio.

A un primo impatto non vorrei dire una cagata ma mi sembra che a livello di vita notturna HK sia addirittura quasi meglio di Tokyo. Forse.

Prime foto da HK

Prime foto fatte in fretta & furia ieri sera dal telefono… questo weekend sono impegnatissimo e non credo di avere tempo per fare un post decente.

A un primo impatto HK sembra molto piu’ incasinata di Tokyo (sara’ per lo spazio limitato). Ci sono un casino di ristoranti e localini interessanti, anche se quelli che ho visto finora sono stracolmi di stranieri.

Ultimo pomeriggio di sole

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“Chillin’ out under an eucalyptus tree – last day in Sydney! “

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