Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: gennaio 2013

Questione di punti di vista

Sara’ che la valuta di Hong Kong si chiama "dollaro", e quindi ti sembra piu’ forte di quello che e’. Sara’ che invece e’ una via di mezzo tra l’euro (1EUR = 10HK$) e lo yen (1HK$=10JPY), una misura un po’ stronza che non si capisce se e’ sopravvalutata o svalutata. Se vale poco o tanto.

No perche’ quando un panino lo paghi 300 yen sai bene che 300 yen non sono altro che tre monetine. Sai che lo yen non vale niente, una ventina di volte piu’ forte della vecchia lira. E anche un euro, in Italia, in fondo non e’ che una moneta. Qua invece 10 dollari sono di carta, sembrano tanti soldi. Ci fai piu’ e piu’ viaggi in metro, per dire.

Solo che ancora, dopo mesi, quando mi arrivano bollette da 300$ faccio un salto sulla sedia. Mi dico, ma cazzo quanto ho spes… ah no. Poi faccio mente locale e mi dico che suvvia, 30 euro non sono niente.

Bah.

L’importante e’ che se ne parli

Se c’e’ una cosa che mi ha insegnato l’andare a vivere all’estero, e’ l’importanza delle identita’ culturali. Quanto siano belle e importanti le diversita’ di ognuno. A prescindere da dove sia nata, ogni persona ha qualcosa da insegnarti che tu non sai, che non avevi mai sentito nominare e che non avresti mai immaginato esistesse. Ognuno ama il posto da cui proviene, a ognuno piace la cucina della mamma prima di tutte le altre, ognuno ha un bagaglio alle spalle pieno di cose interessanti e diverse.

Se c’e’ un’altra cosa altrettanto importante che ho imparato e’ che siamo tutti connessi. Sebbene diversi, tutti noi dividiamo lo stesso pianeta e viviamo in un mondo, quello degli anni di internet, in cui distanze sono minime, spesso ininfluenti. E’ cosi’ per l’informazione, che oramai attraversa il globo alla velocita’ della luce, e per i commerci, che al giorno d’oggi non vuol dire solo che le fabbriche delocalizzano all’estero, ma che a volte ti capita di trovare i prodotti del tuo paesello sugli scaffali di un supermercato dall’altra parte del mondo.

Per questo io non capisco come uno sano di mente possa dichiarare ai media (non al bar del paese: ai media!) nel 2013 che "Mussolini ha fatto bene a parte le leggi razziali". Senza entrare nel merito della sparata, ci rendiamo conto che una frase del genere la dici e due secondi dopo la leggono i tedeschi e gli americani, i francesi e gli australiani, gli indiani e i cinesi? Chi paga per una frase del genere?

Una frase del genere vuol dire che uno lo fa apposta, basta che si parli di lui in prima pagina, nel bene e nel male. Stessa tecnica che mi par di capire abbia messo in atto tal F.C. del post precedente. Mi chiedo quanti fan dell’uno votino anche per l’altro, e quanti di quelli che non votano per l’altro sognino di vederlo un giorno diventare il compagno di cella del primo.

Samba? No: Sabbia!

Facciamo il punto. Tale F.C. viene condannato in cassazione a 5 anni e rotti, che piu’ condanna precedente di uno e rotti fa sette anni e rotti. Tal gaglioffo gira notoriamente per l’Italia da anni senza casco, senza cinture, senza patente, al di sopra di ogni legge e di ogni regola. Viene beccato a pagare con assegni falsi, ha qualche bancarotta sulla coscienza, senza contare varie storie di pastette e tramacci non proprio trasparenti. Insomma, un bel personaggino per bene, una vita ai confini della legge, ma per qualche strana alchimia giudiziaria italiana e’ sempre a piede libero, gli riconoscono i servizi sociali ad oltranza. Fino all’ultima condanna, sembra.

Insomma, il tipo viene condannato, dicevo, ma scappa. I poliziotti che lo seguivano dichiarano che non l’hanno visto uscire dal retro della palestra, ma anche se l’avessero visto non avrebbero potuto fermarlo perche’ la condanna sarebbe diventata esecutiva solo 5 o 6 ore dopo. (Viene da chiedersi allora che minchia lo seguivano a fare? Vabbe’). Tal F.C. quindi sale indistrurbato sulla 500 di un’amica, scappa senza documenti ma con 25000 euro in contanti in tasca. Arriva in Piemonte, esce di strada, uno lo aiuta a rimettere la macchina in carreggiata ma non lo riconosce e lo lascia andare. Poi prosegue fino in Portogallo, ma si dimentica di spegnere il GPS quindi la polizia sa sempre dove si trova. infatti lo aspetta con comodo al varco e lo costringe a costituirsi. Sembra che in Portogallo il tipo cercasse rifugio da amici, in attesa presumibilmente di ottenere documenti falsi e scappare in Brasile.

Ecco, non so voi… ma io spero tanto che in gattabuia lo violentino usando sabbione da cantiere come lubrificante. Altro che servizi sociali.

Protetto: Le intenzioni di voto di albino

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Domani, la Metropoli Tentacolare

Per la cronaca, arrivo ad Haneda alle ore 13 e rotti.

Finalmente, a casa.

Il Ministro dei Trasporti Ombra

Dite bene voi, che la macchina in Italia ci vuole perche’ il trasporto pubblico fa hahare. Ma non e’ questo forse un cane che si morde la coda? Come on.

Il problema e’ che il trasporto pubblico fa schifo. Vero. Come ogni servizio pubblico offerto in italia. Ok. Perche’ gli enti pubblici sono carrozzoni di paraculati e fancazzisti col posto fisso e garantito, e che non hanno voglia di fare un cazzo perche’ tanto sanno che il posto non lo perderebbero mai. D’accordo.

Beh, ma non siete mica i soli sapete? Mezzo mondo, e forse anche tre quarti e’ nella vostra stessa situazione. In Asia i trasporti pubblici funzionano decentemente in un numero di paesi e regioni che si contano sulle dita di una mano. In Australia e’ una valle di lacrime. In America non ne parliamo. In Europa il trasporto pubblico funziona bene solo in quei soliti paesi nordici dove comunque anche tutto il resto e’ organizzato bene.

Allora, sapete cosa farei io se fossi il Ministro dei Trasporti (di un’ipotetica Italia dove il ministro dei trasporti avesse potere assoluto). Convocherei le industrie automobilistiche presenti nel territorio, e suggerirei loro di iniziare a progettare bus e treni, perche’ da quel giorno la musica cambierebbe. Ecco il programma che ho in mente:

1. Scorporamento delle ferrovie italiane a livello macroregionale (nord, centro, sud, isole) su modello JR giapponese. Privatizzazione immediata di tutti gli asset ferroviari italiani a livello di macroaziende regionali e creazione di Spa, dove in vendita si mettano non solo i treni ma anche i binari e le strutture attigue e attinenti (centri di controllo, ma soprattutto le stazioni). Un operatore deve essere in grado di avere il controllo assoluto dei treni, delle stazioni e dei tracciati, checcazzo. Come in Giappone.

2. Privatizzazione graduale ma totale di tutti gli enti di trasporto pubblico su gomma, nessuno escluso. Divieto di partecipazione di qualsiasi ente pubblico (compresi i comuni) ad ogni ente di trasporto, sia a livello locale che a livello di microcosmo. Fuori il pubblico dai trasporti insomma, e liberalizzazione assoluta.

3. Piano decennale sulle aliquote aggiuntive sulla benzina, il gas e il gasolio per trasporto privato, cosi’ strutturato: annuncio immediato che a 24 mesi la benzina aumentera’ di un euro al litro, e a seguire ci sara’ un aumento annuale di 50 centesimi al litro, ogni anno. (E voglio vedere stronzi se continuate a usare la macchina!)

4. Divieto immediato di parcheggio in tutte le aree urbane di tutti gli agglomerati urbani superiori ai 300.000 abitanti. Divieto di possesso di autovettura a coloro che vivano entro i confini dei suddetti centri urbani e non posseggano un parcheggio o abbiano un parcheggio in locazione per un contratto non inferiore ad anni cinque (e dopo 5 anni vi vengo a controllare i contratti a uno a uno…).

…ma questa naturalmente e’ solo una pippa mentale irrealizzabile – e ho come il sospetto che neppure queste misure sarebbero sufficienti. Quindi, probabilmente, se fossi ministro dei trasporti la cosa piu’ sensata da fare sarebbe non fare un’emerito, ovvero non svegliare il can che dorme, e aspettare bel bello la fine della legislatura e il vitalizio che ne consegue, dopodiche’ fare le valigiotte belle e partire per un im-meritato giro del mondo a spese di Pantalone.

Cordialmente, il vostro Ministro dei Trasporti Ombra

P.S. Se e’ vero che Berlusconi va da Santoro questa settimana, mi sa che La7 batte il record d’ascolti della sua storia passata, presente e futura. Tipo che neanche la finale della Champions League…

L’ultimo dei romantici (appiedati)

Lo Stereotipo ci insegna che agli italiani piacciono i motori. Non per nulla le piu’ belle auto e moto del mondo le abbiamo inventate noi. Non per nulla la mejo immagine dell’Italia che esportiamo nel mondo da un cinquantennio sono Gregory Peck e Audrey Hepburn in vespa a zonzo per Roma.

L’altra faccia della medaglia pero’ ci dice anche che gli italiani degli anni 2000 passano una bella fetta della loro esistenza nel traffico a bestemmiarsi l’un l’altro. Per ore, e ore, e ore, ogni santo giorno. Alle italiane degli anni 2000 piace portare i bambini davanti al cancello della scuola, in pigiama col SUV. All’italiano/a lavoratore/trice degli anni 2000 piace alzarsi dal letto la mattina, sedersi in macchina, star seduto una giornata intera in ufficio, per poi ri-sedersi in macchina e tornare a casa. E poi magari pagare 100 euro al mese di palestra, per far moto.

Questo perche’ siamo un po’ allergici ai mezzi pubblici, diciamolo, e ci stiamo anche un po’ tutti sul cazzo a vicenda. Sia mai che saliamo in bus e ci tocchi (congiuntivo, ragioniere!) sorbirci, che ne so, studenti che fanno casino. O ancora peggio magari ritrovarsi a tu per tu con una col velo, o a uno zingaro scippatore. O di dover pagare il biglietto (i 50 euro di benza invece sono gia’ in budget, quindi non sembra neanche di spenderli… fateci caso). E poi a noi italiani ci piace l’igiene, e i sedili dei mezzi pubblici sono lerci, strappati, scritti di uniposca, con le gomme americane e le caccole appiccicate sopra.

Questo e’ lo Stereotipo, ok. Ma come stanno le cose in realta’? E’ vero quasi quasi il contrario: a nessuno piace sedersi nel traffico per ore. Le mamme che scarrozzano i bimbi a scuola ne farebbero volentieri a meno, come ne facevano a meno le genitrici della loro (nostra) generazione. Ma metti che i bimbi capitino fra le grinfie di un pedofilo (figura che, si sa, negli anni 80 non esisteva), o che vengano rapiti dallo zingaro di cui sopra. Il fatto, dico io, e’ che tra gli italiani e i mezzi pubblici c’e’ un rapporto di malsopportazione. Avere a che fare col proprio prossimo proprio non ci va. Salire su carri bestiame sporchi e mal tenuti proprio non ci va. Gestire al meglio i mezzi pubblici, sia dal punto di vista dell’utente che dell’operatore, e’ un concetto a noi estraneo.

Morale: da anni le notizie sembrano assomigliarsi tutte. La Fiat in crisi, la Fiat che perde quote di mercato. Le assicurazioni automobilistiche alle stelle, il traffico che aumenta. I mezzi pubblici che fanno cagare, lo stato che sovvenziona enti in perdita cronica (il go-go-go-governo ha appena fatto trovare 400 milioni di euro di fondi pubblici all’ATAC di Roma sotto l’albero, se qualcuno non ci aveva fatto caso. Cosi’ sappiamo chi sara’ a organizzare il prossimo festino vestiti da maiali coi soldi di Pantalone). I parcheggi non sono mai abbastanza. Le polveri sottili, stranamente in aumento. E soprattutto: famiglie da 2000 euro al mese che mettono via un cazzo a fine mese ma hanno una o due auto, spendono centinaia di euro tra assicurazione, bollo, benzina, manutenzione. Tutto questo perche’ l’automobile serve, e’ necessaria, non si vive senza.

Le nuove linee di mezzi pubblici ai piu’ sembrano uno spreco di soldi. Ho un amico su facebook che ogni santo giorno fa la strada tra Mestre e Venezia in macchina (!) per accompagnare la morosa al lavoro (!!) e posta foto del ponte della Liberta’ intasato a causa dei lavori per il tram. Ripeto: invece di ringraziare che gli stanno costruendo un tram con cui la morosa potra’ andare al lavoro autonomamente (come se il treno non esistesse gia’, ma lasciamo perdere…), il tizio si lamenta perche’ il tram rallenta il traffico automobilistico. Se questa e’ la mentalita’, ringrazio il cielo di vivere all’estero.

Intendiamoci: se vivete in un paesino di 2000 abitanti in mezzo al nulla, ovvio che vi serve avere un’auto, se non altro per andare a fare le spese. Ma uno che vive a Roma, a Milano, a Napoli, a Torino, a Bologna, a Firenze… in teoria non dovrebbe averne poi tutto questo bisogno, o no?

Ma cos’e’ il mercato dell’auto, in fondo. Un mercato basato sul motore a scoppio, ovvero una tecnologia vecchia di un secolo e rotti, alimentata da una fonte energetica non rinnovabile e destinata a scomparire. Vedo notizie allarmate sul mercato dell’auto in crollo, come se la vendita dell’auto fosse legata in maniera diretta e automatica al benessere delle persone, al benessere di un paese. Che poi e’ vero: oggigiorno Il benessere e la salute di un Paese, purtroppo, si misurano anche da quanti soldi la gente ha da sperperare in automobili.

Ma guardatela da un altro punto di vista, per una volta. Progresso e benessere si raggiungono davvero quando la gente puo’ permettersi di spendere soldi per chiudersi in solitudine dentro a un pezzo di latta? Ditemi che sono di parte, ma secondo me una civilta’ evoluta non e’ quella in cui anche i poveri possono permettersi un’auto, ma quella in cui anche i ricchi usano i mezzi pubblici.

I quattro non-comandamenti della cazzonaggine

Premessa: questo post generalizza volutamente i comportamenti di certe etnie. E’ un’iperbole fatta un po’ per ridere, un po’ alla cazzo di cane. Se alla fine della lettura doveste trovarvi offesi nell’intimo dalla mia cafonaggine, vi prego di prendere questo post come una cosa satirica e divertente. Se dopo aver cercato di prenderlo come una cosa satirica e divertente doveste trovarvi ancora offesi nell’intimo,ci spiace comunicarvi che e’ un problema tutto e solo vostro. Sentitevi pure in diritto di commentare ed esprimere il vostro disappunto negli appositi spazi, come io mi sentiro’ in diritto di segarvi democraticamente il commento. In questo blog, ricordiamolo, solo uno ha il diritto di voto.

Mentre cammino per le strade di Hong Kong mi guardo intorno, e vedo gente. Dappertutto. Gente ammassata per le strade, sui marciapiedi. Gente in metropolitana, negli autobus. Hong Kong sembra un grande mercato nel giorno… di mercato. C’e’ da dire che HK ha meno abitanti di Tokyo, ma sono piu’ appiccicati.

Rispetto alla Metropoli Tentacolare, qua a Tannhäuser le regole sono un pelino piu’ opzionali pero’. In Giappone funziona che tutti seguono la stessa regola, e se non segui la regola sei finito. Il primo comandamento a Tokyo e’ di tenere la sinistra, sempre e comunque. Sulla scala mobile o sui nastri trasportatori (tipo quello degli aeroporti) si sta tutti a sinistra e si lascia la parte destra libera per chi vuole camminare. Sui marciapiedi si cammina a sensi alternati tenendo la sinistra.

il secondo comandamento e’ che la fila indiana e’ sacra, e finche’ non si entra in fila vuol dire che non si sta aspettando. L’altro giorno a Macao volevo prendermi una egg tart tipica del posto. Sono arrivato al banchetto e ho trovato un tipo che aspettava di essere servito e due giappine che contavano le monetine, a fianco del tipo. Io mi sono messo in coda dietro al tipo, e quando le due hanno finito di contarsi le monete si sono messe in coda dietro di me. Perche’, ripeto, in Giappone non conta quando arrivi ma quando ti metti in coda. Regola di civilta’ assoluta.

Il terzo comandamento e’ che nei mezzi pubblici ci si ignora, si fa finta che non ci sia nessuno oltre a noi, e non si parla mai. Al massimo quando ci si viene addosso o ci si pestano i piedi ci si fa un cenno impercettibile con la testa e si mima un muto sumimasen con le labbra senza emettere suono. Il paradosso e’ che ignorandosi le distanze naturali tra le persone sono cortissime, quindi ci si ignora anche quando si e’ appiccicati nelle ore di punta. La gente ti sta sul collo come i francesi quando ti parlano, solo che visto che ci si ignora a vicenda e non ci si muove, la gente non ti da nemmeno troppo fastidio (per lo meno, a me). E quindi non ti viene da prenderli a schiaffoni come, per dire, coi francesi.

Il quarto comandamento e’ che in ascensore quello piu’ vicino all pulsantiera apre e chiude le porte per tutti. Almeno fino al piano in cui deve uscire lui, ovviamente (in Giappone i sensori per gli ascensori sono un optional, ricordiamolo. Quando si chiudono le porte dei treni o degli ascensori, le suddette porte stritolano chiunque abbia la sfortuna di trovarcisi in mezzo. A Hong Kong invece c’e’ sovrabbondanza di sensori, per cui ogni volta che si sale in metropolitana le porte si chiudono, si aprono, si richiudono, si riaprono, si richiudono, si riapronono, e via dicendo fino a quando il motherfucker che sta sopra al sensore di una porta a caso si sposta e permette al convoglio di partire).

A Hong Kong invece le cose funzionano in maniera leggermente diversa. Sembra di essere un po’ piu’ in Europa, diciamo. Con un pizzico di cineseria che, direte voi, non guasta mai. E invece guasta, eccome se guasta. Ma badate bene: molti honkonghesi sono gente civile, e le regole le rispettano. Sono i british della Cina, in fondo, no? Il problema sono gli altri: i cinesi "veri", quelli che vengono dalla Cina. E poi, le colf filippine (qua e’ pieno), e gli indiani, pachistani, arabi etc.

Il primo non-comandamento di Tannhäuser e’ che si tiene la destra, in teoria, ma poi vanno tutti piu’ o meno a cazzo. Nel senso che ognuno si infiladove capita… diciamo che si cammina "a treccia". Se uno guarda dall’alto la gente che fa da A a B seguendo lo stesso marciapiedi, si vede chiaramente come la gente schivandosi cammina a sinusoide. Fuckin’ crazy.

Il secondo non-comandamento di Tannhäuser e’ che la fila non vale un cazzo, e ci si passa davanti alla cinese. I cinesi/filippini/indiani, figuratevi, fanno girare i coglioni a me pure quando li incrocio in Italia, il regno di quelli che non rispettano la fila. I cinesi/filippini/indiani all’aeroporto di Venezia li vedi in coda nella zona riservata ai cittadini UE: figuratevi di cosa sono capaci quando giocano in semi-casa. Ecco: qua a Hong Kong ti devi guardare le spalle e fare a spintoni pure se sei il primo della fila, perche’ la gente tenta sempre e comunque di introfulartisi davanti. E’ un brutto vivere, soprattutto per chi come me e’ un convinto sostenitore della via giapponese.
(Qua, per aggiungerne una, se marito e moglie cinesi vanno al supermercato, fanno due file alla cassa diverse, e il primo che arriva chiama l’altro. Maledetti, maledetti, maledetti).

Il terzo non-comandamento di Tannhäuser e’ che esiste una distanza minima, anche nel piu’ affollato dei treni. Ecco allora che alcuni fanno "tappo" vicino alle porte della metro, e non ci si passa attraverso e non si spinge troppo, come invece avviene a Tokyo. Qua spesso ti capita di vedere vagoni della metro che sono mezzi affollati e mezzi vuoti ai due capi opposti, solo magari perche’ c’e’ un paio di stronzi in mezzo che si stanno a distanza e non lasciano passare. Bah.

Il quarto non-comandamento di Tannhäuser e’ che… no, a ben pensarci non c’e’ un quarto. In effetti in Giappone si potrebbe andare avanti a elencare le regole ad libitum, mentre qua di non-regole ve n’e’ poche, pochissime. Per fortuna.

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