Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

I quattro non-comandamenti della cazzonaggine

Premessa: questo post generalizza volutamente i comportamenti di certe etnie. E’ un’iperbole fatta un po’ per ridere, un po’ alla cazzo di cane. Se alla fine della lettura doveste trovarvi offesi nell’intimo dalla mia cafonaggine, vi prego di prendere questo post come una cosa satirica e divertente. Se dopo aver cercato di prenderlo come una cosa satirica e divertente doveste trovarvi ancora offesi nell’intimo,ci spiace comunicarvi che e’ un problema tutto e solo vostro. Sentitevi pure in diritto di commentare ed esprimere il vostro disappunto negli appositi spazi, come io mi sentiro’ in diritto di segarvi democraticamente il commento. In questo blog, ricordiamolo, solo uno ha il diritto di voto.

Mentre cammino per le strade di Hong Kong mi guardo intorno, e vedo gente. Dappertutto. Gente ammassata per le strade, sui marciapiedi. Gente in metropolitana, negli autobus. Hong Kong sembra un grande mercato nel giorno… di mercato. C’e’ da dire che HK ha meno abitanti di Tokyo, ma sono piu’ appiccicati.

Rispetto alla Metropoli Tentacolare, qua a Tannhäuser le regole sono un pelino piu’ opzionali pero’. In Giappone funziona che tutti seguono la stessa regola, e se non segui la regola sei finito. Il primo comandamento a Tokyo e’ di tenere la sinistra, sempre e comunque. Sulla scala mobile o sui nastri trasportatori (tipo quello degli aeroporti) si sta tutti a sinistra e si lascia la parte destra libera per chi vuole camminare. Sui marciapiedi si cammina a sensi alternati tenendo la sinistra.

il secondo comandamento e’ che la fila indiana e’ sacra, e finche’ non si entra in fila vuol dire che non si sta aspettando. L’altro giorno a Macao volevo prendermi una egg tart tipica del posto. Sono arrivato al banchetto e ho trovato un tipo che aspettava di essere servito e due giappine che contavano le monetine, a fianco del tipo. Io mi sono messo in coda dietro al tipo, e quando le due hanno finito di contarsi le monete si sono messe in coda dietro di me. Perche’, ripeto, in Giappone non conta quando arrivi ma quando ti metti in coda. Regola di civilta’ assoluta.

Il terzo comandamento e’ che nei mezzi pubblici ci si ignora, si fa finta che non ci sia nessuno oltre a noi, e non si parla mai. Al massimo quando ci si viene addosso o ci si pestano i piedi ci si fa un cenno impercettibile con la testa e si mima un muto sumimasen con le labbra senza emettere suono. Il paradosso e’ che ignorandosi le distanze naturali tra le persone sono cortissime, quindi ci si ignora anche quando si e’ appiccicati nelle ore di punta. La gente ti sta sul collo come i francesi quando ti parlano, solo che visto che ci si ignora a vicenda e non ci si muove, la gente non ti da nemmeno troppo fastidio (per lo meno, a me). E quindi non ti viene da prenderli a schiaffoni come, per dire, coi francesi.

Il quarto comandamento e’ che in ascensore quello piu’ vicino all pulsantiera apre e chiude le porte per tutti. Almeno fino al piano in cui deve uscire lui, ovviamente (in Giappone i sensori per gli ascensori sono un optional, ricordiamolo. Quando si chiudono le porte dei treni o degli ascensori, le suddette porte stritolano chiunque abbia la sfortuna di trovarcisi in mezzo. A Hong Kong invece c’e’ sovrabbondanza di sensori, per cui ogni volta che si sale in metropolitana le porte si chiudono, si aprono, si richiudono, si riaprono, si richiudono, si riapronono, e via dicendo fino a quando il motherfucker che sta sopra al sensore di una porta a caso si sposta e permette al convoglio di partire).

A Hong Kong invece le cose funzionano in maniera leggermente diversa. Sembra di essere un po’ piu’ in Europa, diciamo. Con un pizzico di cineseria che, direte voi, non guasta mai. E invece guasta, eccome se guasta. Ma badate bene: molti honkonghesi sono gente civile, e le regole le rispettano. Sono i british della Cina, in fondo, no? Il problema sono gli altri: i cinesi "veri", quelli che vengono dalla Cina. E poi, le colf filippine (qua e’ pieno), e gli indiani, pachistani, arabi etc.

Il primo non-comandamento di Tannhäuser e’ che si tiene la destra, in teoria, ma poi vanno tutti piu’ o meno a cazzo. Nel senso che ognuno si infiladove capita… diciamo che si cammina "a treccia". Se uno guarda dall’alto la gente che fa da A a B seguendo lo stesso marciapiedi, si vede chiaramente come la gente schivandosi cammina a sinusoide. Fuckin’ crazy.

Il secondo non-comandamento di Tannhäuser e’ che la fila non vale un cazzo, e ci si passa davanti alla cinese. I cinesi/filippini/indiani, figuratevi, fanno girare i coglioni a me pure quando li incrocio in Italia, il regno di quelli che non rispettano la fila. I cinesi/filippini/indiani all’aeroporto di Venezia li vedi in coda nella zona riservata ai cittadini UE: figuratevi di cosa sono capaci quando giocano in semi-casa. Ecco: qua a Hong Kong ti devi guardare le spalle e fare a spintoni pure se sei il primo della fila, perche’ la gente tenta sempre e comunque di introfulartisi davanti. E’ un brutto vivere, soprattutto per chi come me e’ un convinto sostenitore della via giapponese.
(Qua, per aggiungerne una, se marito e moglie cinesi vanno al supermercato, fanno due file alla cassa diverse, e il primo che arriva chiama l’altro. Maledetti, maledetti, maledetti).

Il terzo non-comandamento di Tannhäuser e’ che esiste una distanza minima, anche nel piu’ affollato dei treni. Ecco allora che alcuni fanno "tappo" vicino alle porte della metro, e non ci si passa attraverso e non si spinge troppo, come invece avviene a Tokyo. Qua spesso ti capita di vedere vagoni della metro che sono mezzi affollati e mezzi vuoti ai due capi opposti, solo magari perche’ c’e’ un paio di stronzi in mezzo che si stanno a distanza e non lasciano passare. Bah.

Il quarto non-comandamento di Tannhäuser e’ che… no, a ben pensarci non c’e’ un quarto. In effetti in Giappone si potrebbe andare avanti a elencare le regole ad libitum, mentre qua di non-regole ve n’e’ poche, pochissime. Per fortuna.

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9 risposte a “I quattro non-comandamenti della cazzonaggine

  1. Luca giovedì 3 gennaio 2013 alle 7:19 pm

    Caro Albino,
    grazie per la delizia dei tuoi racconti!
    La tua osservazione sugli spazi minimi o terzo non-comandamento di Tannhauser è molto interessante. Ognuno di noi ha un senso individuale di distanza minima o spazio vitale, violato il quale ci sentiamo invasi o aggrediti dall’altro, se non l’abbiamo “invitato noi a invaderlo”. L’entità di tale spazio cambia da cultura a cultura, ma comunque c’e’ in tutte: come te, viaggio molto per lavoro e di culture diverse ne ho frequentate. E’ come se (a Tokyo) la totale mancanza di interazione con gli altri li facesse scomparire rendendo sopportabile l’invasione dello spazio vitale. In altre parole ognuno si crea una propia realtà (mentale) virtuale dove gli altri non ci sono, o non appartengono alla stessa “diemensione”. Scommetto quindi che a Hong-Kong questa sotto-non-regola non c’e': nei spazi pubblici affollati ci si saluta, ci si chiede scusa… in qualche modo si interagisce. E’ cosi’? (… mai stato in Cina o a HK…) Questo spiegherebbe perchè gli altri “esistono” ergo danno fastidio. E se lo stare in fila rientrasse in questa logica? Mantenendo un rigido ordine prestabilito si evita ogni interazione con gli altri: non è necessario chiedere “scusa c’era prima lei?” se ognuno segue automaticamente un rigida regola… non ci sono questioni ne interazioni non volute. Vabbeh scusa sto sproloquiando.
    Luca

    • albino giovedì 3 gennaio 2013 alle 7:23 pm

      No no anzi, hai centrato esattamente il punto della questione. L’altro giorno uno mi ha sfiorato col gomito in metro e mi ha detto “sorry”… In Giappone a momenti ci si calpesta prima che uno emetta suono…

  2. Emanuele giovedì 3 gennaio 2013 alle 7:34 pm

    Quello delle due persone che fanno due file diverse e poi vanno dove si fa prima è una cosa che ho visto fare da sempre in Italia. La variante più odiosa è chi va alle poste e, mettiamo, deve pagare qualcosa, e invece di prendere solo il biglietto giusto con la A prende anche quello con la P che è riservato per i servizi postali. Nel caso arrivasse prima il turno con la P non fa altro che dire che si era sbagliato, l’impiegato nove volte su dieci lascia correre e gli altri se la prendono in quel posto se non si sono accorti della manovra.

  3. arisio giovedì 3 gennaio 2013 alle 9:12 pm

    I francesi vanno presi a schiaffoni, a prescindere.

  4. Tonari giovedì 3 gennaio 2013 alle 10:34 pm

    Ti sconvolgerà sapere che nel Kansai invece la gente sulle scale mobili si allinea a destra e lascia passare a sinistra.
    Soprassediamo comunque sulla civiltà dei giapponesi al volante…

  5. u venerdì 4 gennaio 2013 alle 12:29 am

    Superare il primo in fila? Che luminoso esempio di cafonaggine…
    Lo prenderei come un chiaro invito alla rissa.

  6. elisa venerdì 4 gennaio 2013 alle 6:11 am

    Quella del supermercato mi capita spesso e mi fa incazzare a bestia…l ultima volta non ci ho piu visto e col salamino in mano ho detto alka sig.ra e marito che potevan anche aspettare mille anni…col cavolo che ti lascio passare quando sei in un altra fila…diciamo che su alcune cose invidio i giappi…

  7. Alberto venerdì 4 gennaio 2013 alle 5:32 pm

    Francesi a schiaffoni, sì, ma italiani a calci in cul*. La nostra comune cafonaggine mi sta sfiancando. Per fortuna come supermercato mi vedo costretto a servirmi da Carrefour (francese) e qui da me hanno messo la fila unica alle casse, con tanta pace per i maleducati

  8. LucaS lunedì 7 gennaio 2013 alle 5:15 pm

    Sono uno dei rari casi di “giapponese che rivolge parola su di un mezzo pubblico” :)
    Agosto del 2011, autobus per…. come sempre non ricordo il nome del posto (era una piccola località piena di templi e un grande antico cimitero, preciso eh….), io e il compagno di viaggio prendiamo alla stazione il classico opuscolino turistico del posto, visto il mio anglisc opto per uno in francese, in autobus gli do uno sguardo più per distrarmi.
    E un signore giapponese mi rivolge candidamente la parola in un francese stentatissimo (più del mio) per attaccare discorso…. impressionante per me che in altri viaggi avevo effettivamente constatato e apprezzato il loro abituale “farsi i fatti propri”.

    Ma evidentemente era l’anno in cui la mia faccia gridava “aiuto” (sarà che per quasi tutta la vacanza sono passato dall’influenza ad un insolazione con ustione di 2° grado al koshien) anche senza volerlo minimamente, sarà l’età che avanza inesorabile ?
    Per strada andando a vedere i fuochi artificiali in una località fuori Osaka mentre il solito amico chiedeva info ad un poliziotto io bello fermo in mezzo alla strada come un palo della luce sono stato abbordato da due giappine (nemmeno male) che mi hanno chiesto se avevo bisogno di aiuto, ad osaka una tizia che mi ha fermato per un sondaggio e pure a tokyo dove siamo stati fermati ed intervistati da una tv (facevano una trasmissione sui turisti stranieri).
    Acc, non starà mica cambiando anche il giappone ?

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