Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Tokyo dal cielo

Cari lettori, mi scuso per la prolungata assenza. Ad alcuni sembrerà che io non abbia più niente da dire, quando invece… Sono l’uomo più incasinato del continente asiatico.

Praticamente è successo che ho il piede in due scarpe (lavorativamente parlando). Al momento lavoro in pianta stabile una settimana a Tokyo e una a Hong Kong, facendo avanti e indietro come un qualsiasi pendolare… Volante.

Per quello non posto più da fine settembre. A parte adesso, e questo post per dire lo sto scrivendo dal telefono. Argh.

Frammenti

Guidare nella notte un fuoristrada rugginoso anni ’80 nel West End di Brisbane. Guida a destra, infradito ai piedi, la terza che non ingrana. Il profumo dei tropici, salotti hippy in case di legno, lavatrice in giardino.

In decappottabile verso la Gold Coast, il cielo alto il doppio, il sole largo il doppio, le onde grandi il doppio. Un’atmosfera da vacanza che non sembra finire mai, anche se non sei in vacanza e lunedi si torna al lavoro.

Fortitude Valley, un locale dietro l’altro. La domenica pomeriggio morta di Brisbane. Il viaggio occasionale a Melbourne, la city che vive e pulsa nel freddo dei grattacieli.

Stivali sporchi di terra rossa nell’outback, topi in casa. 47 gradi all’alba, 56 a mezzogiorno. La nuvola di vapore quando apri il rubinetto dell’acqua fredda, otto condizionatori accesi allo stesso tempo in casa. Vasca da bagno colma d’acqua perche’ il ciclone sta arrivando.

Zig-zag nel traffico di Kuala Lumpur. Raggiungere l’ufficio attraversando a piedi l’autostrada. Il pub del dopo lavoro, l’indiano di turno che cerca di dare un perche’ all’esistenza delle caste.

Namboku Line, uscita Roppongi san-choume. Concessionario Audi all’angolo, giu’ per la strada fino al Muse. A destra per Roppongi Hills. Le foglie dell’autunno che cadono dagli alberi, e le strade di Tokyo che magicamente restano pulite lo stesso.

Izakaya piena di gente, boccali di birra, nuvole di fumo. Orde di salaryman tutti uguali, camicia bianca maniche corte, pantalone nero d’ordinanza. Risate, l’occasionale sumimasen urlato alla cameriera.

Cena di lavoro, dopocena al bar di turno. Gente che canta al karaoke. Canzoni, whisky, combini, treno del ritorno, domani un altro giorno.

Guardare i vecchi amici su facebook 8 anni dopo che sei partito, sempre fermi nello stesso posto. Mentre affiorano frammenti e fotogrammi, e l’odore dell’aria che si respira agli angoli del mondo.

Cos’è successo nel frattempo

Dall’ultimo post:

Vado in Giappone una settimana si e una no. Mi accorgo ora del cambio di stagione (nella stagione si) e mi sa che quella passata e’ l’ultima settimana da maniche corte anche la sera. A Hong Kong invece mi sa che per altri 2 mesi pieni si va in spiaggia…

Sono stato in un bar in strada di comunistoni giapponesi, un po’ surfisti, un po’ pancabbestia. Tutti maschi tranne una tipa, fighissima tra parentesi, che cmq non era manco giappina (filippina in realta’). Ma si sa, alla donna giappa piace il dandy effemminato con le unghie laccate, il ciuffo sparato e che gira con Louis Vuitton e cardigan tinta pastello sulle spalle.  

Tra parentesi al lettore che non sia mai stato in Giappone non puo’ che sfuggire il significato di “bar in strada” accostato al Giappone. Dove anche in piena estate praticamente tutti i locali sono al chiuso.

Ho passato l’esperienza del mio primo tifone asiatico (ma colpito in pieno proprio, stile occhio-del-ciclone, mica come al solito che passano a 400km di distanza e viene solo una pioggia forte). Risultato? Una pioggia forte con vento.

Mi sono innamorato follemente di almeno due spiagge di Hong Kong. La prima, Long Ke (sotto) e’ un paradiso terrestre a 30 minuti dai grattacieli. La seconda, Shek O, e’ una spiaggia pulita e a volte con onde divertenti (tipo Gold Coast in Australia) a 10 minuti dai grattacieli. Vale la pena di aggiungere niente?

long-ke

Long Ke

shek-o

Shek O

Shek_O_Beach

Shek O

 

Notizie

La notizia dell’ altro ieri (in senso figurato) e’ che mi hanno chiesto di trasferirmi a breve termine a Tokyo, per 3-6 mesi diciamo. "Chiesto" nel senso letterale del termine, nel senso che posso decidere io. E’ che in azienda si sono accorti che tra albergo, aereo e spese varie a forza di fare la spola tra Tokyo e Hong Kong gli costa di meno prendermi un appartamento in affitto e lasciarmi la’. (nota: mi pagano casa pure qui a Hong Kong, quindi sarei salito a ben due affitti pagati, uno dei quali su casa chiusa. Un mito!).

La notizia di ieri e’ che c’ho pensato e mi son detto che quasi quasi continuo a stare a Hong Kong, grazie. Pensate un attimo: stiamo parlando di passare un inverno intero a Tokyo, mentre qua a HK il clima e’ da spiaggia fino a novembre inoltrato. Uhm, grazie ma no grazie. Parlassimo di farlo d’estate, capirei. E poi vuoi mettere vivere in appartamento ammobiliato in chissa’ qual posto XY, quando invece al momento giro per la Metropoli in taxi e alloggio qui? E poi vuoi mettere lo sbattimento di trasferire armi e bagagli, fare un altro visto, farsi un’altra minchia di gaijin card?

La notizia di oggi e’ che alla fine il trasferimento e’ saltato, ma a causa degli impegni lavorativi di cui sopra, da 1 settimana al mese ora mi viene richiesto (per i prossimi 3-4 mesi) di passare 2 settimane al mese a Tokyo e 2 a Hong Kong. Praticamente, un nomade.

La notizia di domani e’ che vado a farmi il capodanno in Thailandia. Ma questa e’ un’altra storia.

Dieci piccole Indiane Vol.2 – Lost in Translation

Ricordate le tre giappine perse per l’Italia di cui raccontavo l’altro giorno? Ebbene, udite udite… ieri ho scoperto che i fatti non sono avvenuti per nulla come ho raccontato. Sembra che la persona che mi ha riportato questa storia abbia fatto un filino di confusione e si sia persa qualche dettaglio nella traduzione degli eventi.

Ecco come sono andate veramente le cose: in metro a Roma le tre giappine super-eccitate erano perse in chiacchiere a voce alta (chissa’ se lo fanno anche a casa loro? Vabbe’, dettagli…) . A un certo punto salgono due zingarelle le quali sfilano il portafogli a una di loro. Una delle tre indiane si accorge del fatto e avverte le altre, ma il tutto naturalmente succede mentre si stanno aprendo le porte della metro. Ovviamente. Insomma, le tre giappine scendono alla stazione mentre le due ladre si sono gia’ defilate.

E’ andata a finire che le tre hanno ritrovato il portafogli in stazione, completo di tutti i documenti ma privo di contanti e del bancomat. La giappina in questione infatti era stata cosi’ furrrrrba da appiccicare il PIN della carta sulla carta stessa. Morale: le zingarelle hanno fatto a tempo a ritirare un paio di migliaia di euro prima che la carta fosse bloccata. Cosa che non e’ costata nulla alla proprietaria della carta visto che l’assicurazione l’ha coperta. E cosi’ un’altra rata del mercedes del ROM di turno e’ stata pagata a spese di qualche ignara banca giapponese. Grazie e arrivederci.

Alla fine della storia ci manca solo un particolare da chiarire: ma se la tipa ha ritrovato il portafogli, come mai e’ ritornata in Giappone il giorno stesso? La cosa naturalmente non e’ successa, e qui sta il bello della mis-traduzione. Quello che mi era stato detto e’ che la tipa "is going back with a Qatar flight"… mentre in realta’ non era la tipa bensi’ il portafoglio quello che "is back" (=they found it) e non e’ che la tipa sia tornata a casa con un volo della Qatar Airways, come mi avevano detto, bensi’ la giappina in questione…. di mestiere fa la hostess per la Qatar Airways!

(…e poi ti chiedi come nascono le leggende metropolitane. Da mondoalbino, no?)

Quello che la (gente di) sinistra non capisce

Leggo da giorni le notizie sulla condanna di Berlusconi. Le testate straniere sembrano aver tirato un grandissimo sospiro di sollievo in coro. Leggo giornalisti speranzosi (vedi financial times) scrivere che l’Italia ha finalmente la possibilita’ di diventare un paese "normale". Come sono ingenui all’estero…

In Italia invece regna la confusione, come al solito. Ancora una volta colpevolisti e innocentisti a prescindere, tutti a parlare senza in fondo sapere nulla sui motivi e i dettagli del processo. Un po’ come ai mondiali quando tutti siamo CT della nazionale senza sapere un cazzo di come si guida una squadra di calcio.

Motivo questo per cui io non esprimero’ qui nessuna opinione e non mi uniro’ al coro di quelli che hanno ragione loro. Mi limitero’ invece a una semplice, veloce riflessione. Una cosa che tocca l’argomento solo di striscio, se vogliamo.

Lasciate dire anche a me la mia ovvietà quotidiana, suvvia.

Il problema intrinseco (e più o meno inconsapevole) di ogni opinione e’ che ognuno prende parte della storia e la applica alla sua situazione personale. La gente di sinistra giustamente prende il fatto nudo e criudo ("pregiudicato al potere") e chiude li’ ogni possibile discussione. Ma la gente di destra, possibile che sia tutta disonesta o completamente idiota, a difendere l’Indifendibile?

Pensate un secondo al piccolo imprenditore, che paga il 60% di tasse e fatica a tenere aperta la baracca. Per lui il nemico e’ lo stato sanguisuga, non certo Berlusconi. Lo stato degli azzeccagarbugli e dei processi civili infiniti che gli impediscono di farsi pagare dai clienti. Non certo Berlusconi. Possiamo veramente sorprenderci se questa persona pensa che B. abbia fatto bene a truffare il fisco? È così strano se l’imprenditore fa a suo modo “squadra” con Silvio, quando il suo stereotipo di Giustizia è un magistrato studiato e saccentone, magari di buona famiglia, che prende un sacco di soldi e ci mette 10 anni a esprimere una sentenza? Quando il suo nemico è lo Stato, lo stesso che B. ha cercato di raggirare? E poi, che differenza c’è tra la condanna del cavaliere e la fatturina che l’imprenditore “dimentica” di fare per evitare di dare tutti i suoi guadagni allo stato?

Il problema per buona parte degli italiani non e’ quello che Berlusconi ha fatto o non ha fatto. Il problema per loro e’ il sistema, e’ l’economia che non va, e’ la politica vecchia, nepotista, magnacciona e truffaldina. Con o senza Berlusconi. Per questo lo giustificano, secondo me.

Alla fine alla dirigenza PD per sconfiggere una volta per tutte B. (e i suoi cloni che arriveranno una volta che lui avra’ abbandonato) basterebbe fare una sola, semplice cosa: dimettersi in blocco, lasciare il campo libero ai giovani e togliersi dai coglioni. Il PD prenderebbe il 40% e la destra andrebbe al 10. Il problema e’ che non lo faranno mai, come ben dice Grillo.

A Vingança dos fantasma queijiño

Leggevo oggi la storia a dir poco ilare della gara d’appalto per la linea ad alta velocita’ Rio de Janeiro – San Paolo – Campinas in Brasile. Una serie di notizie di solito relegate a noi addetti ai lavori del settore ferroviario, ma che invece e’ giunta sotto i riflettori della stampa per via delle proteste anti-corruzione brasiliane, e ovviamente a causa dei recenti incidenti in Spagna e Svizzera.

Insomma, c’e’ questa gara d’appalto per costruire una linea TAV lunga pressappoco come la Milano-Roma-Napoli e che dovrebbe in teoria avvicinare le due grandi metropoli brasiliane, se non per i mondiali (impossibile ormai), almeno in occasione delle olimpiadi 2016. Questa pero’ e’ la terza (quasi quarta) volta che la gara va deserta, visto che il governo brasiliano non ci capisce un cazzo e pretende di comprare una Ferrari pagando i soldi di una Fiat Palio a etanolo e pretentendo dal futuro operatore della linea di applicare tariffe ridicole(*) che neppure il regionale per Cavarzere potrebbe permettersi.

(*) questa del costo del biglietto e’ una bella grana visto che il Brasile, sebbene sia idolatrato come grande economia emergente, in realta’ e’ comunque un paese del terzo mondo in cui ci sono i ricchi (i quali se riempi il treno di poveracci preferiscono usare la macchina) e i poveracci (i quali se gli sbatti un biglietto a prezzo premium non hanno i soldi per salire in treno). Quindi che fare? Aggiungere un paio di carri bestiame in coda al treno per far salire i poveri cristi delle favelas?

Ma torniamo alla gara d’appalto. Presenti a questa quarta bellissima gara il consorzio tedesco, quello francese, quello spagnolo, quello giapponese, quello coreano, quello cinese e quello… italo-brasiliano. Praticamente, una rivisitazione della barzelletta del fantasma formaggino, solo coi treni. Non vi sto neanche a raccontare le vicissitudini paradossali delle altre tre gare, altrimenti potrebbe venirvi quasi il dubbio che la vera Repubblica delle Banane per una volta non sia la nostra bella Italia.

Torniamo al punto. Notizia della settimana: dei sette consorzi in gare ne sono stati squalificati ben sei su un colpo, ovvero tutti tranne quello italiano-brasiliano. Aquesto punto aggiungerei pure un bel Me cojoni, se me lo permettete. Ma sentite un po’ la ragione della squalifica: secondo il governo i sei consorzi squalificati si erano messi d’accordo e avevano organizzato un cartello per accordarsi sul prezzo e altre negoziazioni tecniche.

Resta da spiegare e da capire (1) come mai gli italiani fossero rimasti fuori da queste pastette, visto che di solito sono i primi a salire sul carro dei truffaldini, (2) come mai sebbene fossero tutti ‘d’accordo alla fine gli italo-brasileri fossero arrivati solo terzi, non ultimi, e naturalmente (3) come mai dopo aver squalificato sei pretendenti su sette il governo brasiliano invece di annullare la gara continui a contrattare con il solo pretendente rimasto in gara. Un po’ come l’Inter del famoso scudetto vinto per squalifica di tutti gli altri.

Non so a voi, ma da queste parti abbiamo un leggiuerissimo accenno di sospetto che gli italo-brasiliani invece di entrare nel club dei truffaldini siano andati a fare cartello direttamente col cliente finale, aka il go-go-go-governo. Grandissimi come al solito, noi. Vedrete fra poco che scandalo che salta fuori.

E se uno svizzero ti dice: "Italiano pizza spaghetti mandolino mamma,
mamma lo sai chi c’e’? E’ arrivato il merendero",
tu non arrossire e non abbassare il capo, ma digli:
primo, tu non prendi parte neanche a una barzelletta.
Due,
treno dell’amore portami con te,
qua trovi la gioia,
cinque inate il fiume,
sei.

Dieci piccole indiane

Un gruppo di giappine di mia conoscenza questa settimana e’ in vacanza in Italia. Classica combo Roma-Firenze-Venezia, tour de force con meno di due giorni a citta’, secoli di storia e arte, guerre e conquiste, morti e pestilenze condensati nel solito set fotografico precostituito e formato pressappoco da: Colosseo, Fori, Vaticano, Cappella Sistina, Fontana di Trevi, Uffizi, Torre di Giotto, David col Pistulino di Fuori, Ponte Vecchio, Ponte di Rialto, Canal Grande, Palazzo Ducale, Ponte dei Sospiri, giretto in gondola e fuori dai coglioni.

Poi ovviamente menu a prezzo fisso organizzati dalle agenzie, costituiti da pasta (a Roma carbonara e/o amatriciana a volonta’, a Firenze un bel ragú di selvaggina con spruzzata di tartufo che ad agosto con 40 gradi e’ la morte sua (dei giappi), a Venezia il solito nero di seppia che loro vanno matti, o una bella spaghetti bongore (*) che a Tokyo quando esci con una tipa e’un biglietto assicurato per il love hotel, aglio permettendo), poi pizza a go-go, gelato a secchiate e poco altro.

(Apro veloce parentesi: per una buona parte degli asiatici con cui parli alla fine la cucina italiana risulta pesante, noiosa e per niente meglio dell’italiano che si mangia a casa loro. Sfido io: immaginate se capitasse a voi di andare in Giappone con viaggio organizzato e che lí vi facessero mangiare solo sushi e sashimi a colazione pranzo e cena, in menu preconfezionato e senza mostrarvi null’altro della cucina locale! Anche a voi verrebbe dopo un po’ da dire che la cucina locale e’ un cincinnin noiosa, no?! Chiusa parentesi, come promesso).

Torniamo alle giappine in viaggio preconfezionato. Una non ha fatto nemmeno a tempo a scendere dalla scaletta dell’aereo a Fiumicino che – taaaaak! – le hanno subito fatto il portafoglio. Me le vedo come se fossi stato li’, ‘ste tre ignave a traballare col tacco dodici sui sanpietrini e la Louis Vuitton aperta spalancata a braccetto. Vatti un po’ a pensare che ti derubano, te giappina che a Tokyo lasci l’iphone sul tavolo da Starbucks per tenerti il posto occupato mentre vai a ordinare il frappuccino! (giuro, fanno cosí! Visto gente lasciare Iphone, ipad, portafoglio, borsetta…).

Ecco allora che in pieno stile Dieci Piccoli Indiani (son tre ma vabbe’…), la prima se n’e’ tornata a casa triste e affranta dopo un sol giorno. Non so se le agenzie viaggi giapponesi provvedano a risarcire i derubati (immagino di no, altrimenti tra Italia e Spagna andrebbero in rovina), ma per lo meno sembra provvedano al rimpatrio immediato. Buon per loro. Io comunque questa tipa me la immagino in aereo mentre singhiozza in silenzio accusando se stessa per non essere stata abbastanza attenta, invece di prendersela con quel paese di malandrini e scippatori dove ha avuto l’incauta idea di passare le ferie. Classica reazione giapponese per cui se quando ti succede una sfiga o qualcuno ti fa del male in fondo e’ colpa tua (che hai scelto quel paese, che non sei stata attenta, che eri lí in quel momento, che esisti), non di chi ti ha fatto un torto. Tutto il contrario della reazione vigliacca italiana per cui quando ti capita qualcosa di brutto o fai uno sbaglio e’ sempre colpa degli altri, della sfiga, del governo, mai tua. Mai.

Torniamo alle turiste per caso. Mi giunge voce che al momento una tra le due giappine sopravvissute sia terrorizzata a manetta dalla gente maleducata, aggressiva, incazzosa che incontra a Roma. Sfido io che hanno paura: non so se avete letto il copione della storia, ma il livello 2 narra che una tra lei e l’altra sia destinata a diventare la Seconda Piccola Indiana. Quella che torna a casa incinta.

Interessante notare come entrambe al momento si chiedano come mai un popolo come l’Italia che vive molto di turismo tratti cosi’ male i turisti. E parlano non sapendo ancora cosa le aspetta quando saranno arrivate a Venezia (livello 3 del girone dantesco), citta’ che a differenza delle altre due vive nonmolto” ma proprio “esclusivamente” di turismo. Aspettino di arrivare a Venezia e di sentirsi bestemmiare in faccia dagli educatissimi veneziani che salgono in vaporetto facendo a gomitate coi turisti, ovvero con quelli che gli danno da mangiare. Perfino i mandriani trattano meglio i loro capi di bestiame.

(Venezia meriterebbe di affondare solo perche’ i veneziani moderni se lo meritano proprio, di andarsi a trovare un lavoro vero, una volta nella loro triste vita).

Io me lo chiedo da anni, cari lettori: come abbiamo fatto a ridurci cosi’? Chi li ha creati quei monumenti, noi o un’altra civilta’ diversa dalla nostra?

(*): spaghetti bongore per chi non l’ha capita se la vada a cercare su google. O si studi un po’ di katakana, cribbio!

Tanto per

Che ne dite della sede Londinese della mia azienda? :-)

Quando sono andato da quelle parti c’era il sole (e 31 gradi!!) ma mi sa che era un trucco divino per invogliarmi a tornare in Europa…

Certo comunque che a Londra ci sono piu’ italiani che autoctoni, eh.

La stagione delle piogge

Sembra che io mi sia trasferito a Hong Kong giusto giusto per gustarmi l’estate piu’ piovosa della storia. Praticamente qua e’ da aprile che non si vede il sole, a parte qualche raro sprazzo di cielo che non e’ mai durato piu’ di una giornata o due al massimo. In tutto questo si aggiungono gli ottimi ombrelli cinesi che durano di solito mezza giornata prima di rompersi: tipo oggi sono arrivato al lavoro (ovviamente sotto la pioggia) tenendo un moncherino di manico sopra la testa causa rottura dell’arnese. Arnese il quale, tra l’altro, era stato acquistato ieri pomeriggio. Morale: appena torno in Giappone ad agosto mi compro una scorta di ombrelli al combini.

Volevo comunicare che in azienda abbiamo aperto una posizione nel nostro ufficio di Yokohama. Si tratta di un ruolo di business development. Siamo una delle aziende di consulenza e certificazione leader del mercato, quindi naturalmente e’ richiesto un background tecnico oltre a predisposizione a vendite e management. Richiesta anche la conoscenza dell’inglese. Paga ottima con fantastiche opportunita’ di carriera. Eta’ ideale dai 30+ ai 40/45 anni di eta’. Visto che operiamo in settore industriale ultraconservativo la posizione e’ aperta (per mia decisione, visto che comando io) solo a cittadini giapponesi con passaporto giapponese e madrelingua giapponese, nomecognome giapponese e DNA giapponese. Se non fate parte di questo gruppo etnico per favore non intasatemi la posta di curriculum. Se invece avete un amico/a che risponde alla descrizione, mandate pure…

La teoria del cazzeggio, o delle cagate a pagamento

E’ passato cosi’ tanto tempo dal mio ultimo post che non so neppure cosa scrivere. Ne discutevo proprio ieri sera a cena: non aggiorno piu’ il blog perche’ sono troppo impegnato al lavoro.

Ma come, mi sento rispondere, non hai tempo neanche la sera? O il weekend? La risposta, ovviamente, naturalmente, e’ no.

Il fatto, vedete, e’ che io non ho quasi mai scritto post nel tempo libero. Potrei dire che nel tempo libero ho una vita, ma la vera ragione e’ che nel tempo libero mi piace dedicarmi al sacro cazzeggio e tenere il cervello abbastanza spento. Soprattutto visto che durante l’orario di lavoro sono bene o male pagato per pensare e prendere decisioni.

Il mio piccolo segreto di pulcinella e’ che io il blog l’ho sempre scritto dall’ufficio. Un’oretta di cazzeggio ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno, o no? Ecco.

E poi, volete mettere. Per fare un parallelo, e’ come la differenza tra il cagare a casa e il cagare a pagamento in ufficio. Almeno quando mi pagavano gli straordinari, era una soddisfazione.

Ho deciso: per tenere in vita questo blog da oggi in poi mi metto un appuntamento nel calendario. Mezz’ora ogni 2-3 giorni la dedico a voi. Vediamo se ci riesco.

Le donne di Modena

Ve la ricordate quella vecchia canzone di Baccini?

Le donne di Modena hanno le ossa grandi
le donne di Genova ridono fra i denti
le donne di Napoli, Dio, ma che bella invenzione
le donne che ho avuto sono un’illusione.

Stavo pensando che pure qui in Asia si potrebbe intonare una cosa del genere. Magari con impegno e voglia di fare (che io non ho) ci si potrebbe tirar fuori anche qualche rima decente. Infatti…

Le donne di Taipei son magre alte con le tettone
Le donne di Tokyo c’hanno purtroppo il triangolone
Le donne di Seul se la tirano manco l’avessero d’oro
Le donne di Pechino la danno via come se neanche fosse la loro
Le donne Bangkok son belle certo, ma facci attenzione
Perche’ buona parte sotto nasconde un bel cetriolone

(E con questa pillola di saggezza da pausa pranzo torno a lavorare. Venerdi, su, dai!)

Mi son rotto di ‘sto tempo

Se Atene piange, non e’ che Sparta se la ride troppo eh… in Italia avete combattuto col freddo fino all’altro ieri mentre qui e’ nuvoloso da mesi, a parte qualche giornatina niente male che (a parte UN weekend nel 2013…) metodicamente capita durante i giorni infrasettimanali. (O almeno credo, visto che passo una settimana al mese in Giappone. Forse il sole appare magicamente appena vado via io, ma anche no…).

Parlando di viaggi, il 28 giugno mi imbarco bel bello per l’Europa – tre settimane di viaggio, di cui due di lavoro (in UK e Olanda) e una a casetta in Italia in ferie. Al solito avro’ bisogno di una valigia per i vestiti e una per formaggi e insaccati. Ho sentito dire che in Italia adesso va di moda una vecchia trasmissione australiana sui controlli alla dogana, quindi saprete bene cosa ho dovuto sorbirmi nei 5 anni che ho passato downunder.

Avrei da raccontare una bellissima storia di come nel 2007 all’aeroporto di Cairns a momenti mi becco 3000$ di multa per un barattolo di salsa rosa italiana che mi era stato gentilmente donato dalla mia migliore amica dopo le mie lamentele sulle salse locali (in Australia la maionese e’ acida, la salsa rosa praticamente non esiste e la salsa barbeque e’ una M E R D A). Avrei questa storia da raccontare, dicevo, ma purtroppo ho anche una riunione che parte in 10 secondi per cui devo scappare. E poi ve l’ho gia’ praticamente raccontata (all’epoca mi salvai perche’ l’officer era di origine italiana e si e’ limitato a sequestrarmi la salsa…).

Torno a scomparire nella mia catacomba. Ad maiora.

mappamondo impazzito

Lunedi torno in Giappone. A Kobe questa volta (ma sto una notte sola, poi vado a Tokyo fino a sabato). E’ la prima volta che vado a Kobe, e pensavo che con tutti gli anni che ho vissuto in Giappone non ho visto neanche la meta’ dei posti che avrei voluto visitare. Tipo che non sono mai stato in Hokkaido, ne’ a Okinawa, ne’ – per dire – a Kobe a mangiare la cobegghiu’.

In compenso a fine giugno vado in Europa in viaggio di lavoro (e di piacere ( – con biglietto pagato, nda)) e sbarco a Londra. Per la prima volta. Si perche’ dovete sapere cari lettori che albino si e’ girato tutta l’Australia da capo a piedi (a parte Uluru. A me le mete turistiche non dicono molto, e poi l’outback che ho vissuto io per 7 mesi e’ quello vero, quello del Pilbara e di Paraburdoo, mica quello delle fighette in viaggio di nozze). Dicevo: albino ha girato in lungo e in largo l’Australia, ha traslocato il traslocabile ed e’ volato un po’ ovunque in Asia (ha guidato per 3 mesi nel traffico di Kuala Lumpur, per dire, e chi e’ stato in certi paesi asiatici sa cosa intendo dire)… ma a Londra non c’e’ ancora stato.

Sara’ che a me le mete turistiche, come dicevo, fanno un baffo? Macche’ – e’ che quando ero all’universita’ ero squattrinato, e poi sono partito all’altro capo del mondo. Con un paio d’anni in mezzo in cui non sapevo bene cosa volevo fare della vita (spritz in compagnia esclusi). Da allora le mie ferie le passo nel paesello natío, e quando viaggio in posti nuovi e’ quasi esclusivamente per lavoro.

Ed eccomi qui, nel 2013. Conosco Tokyo meglio di Treviso (veramente!), ma sono stato ad Osaka solo una notte di sfuggita. Ho girato completamente l’Australia ma non ho mai messo piede in Nuova Zelanda. Sono stato in India, Thailandia, Filippine, Cina, Taiwan eccetera, ma non ho mai messo piede nel continente americano. Ho girato quasi tutta l’Europa continentale, Grecia e Portogallo escluse, ma non sono mai stato in Sicilia. Ne’ a Napoli.

E’ una cosa abbastanza schizofrenica, il mio mappamondo personale. E la cosa tragica e’ che ci sono tantissimi posti dove vorrei andare, ma andarci vorrebbe dire rinunciare a vedere la mia famiglia, i miei amici.

Ci vorrebbero 3 mesi di ferie l’anno, cribbio.

Certo che

Certo che come parlo per il c. io non parla veramente nessuno. Scrivo il non italiano venerdì notte, e sabato vado (1) al mare con un amico italiano (l’unico che conosco qui a HK) mentre (2) alla sera vado a un barbecue di… Italiani! (Ma non lo sapevo)

Ora offendetemi, grazie.

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