Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Categorie: albino vi spiega

Frammenti

Guidare nella notte un fuoristrada rugginoso anni ’80 nel West End di Brisbane. Guida a destra, infradito ai piedi, la terza che non ingrana. Il profumo dei tropici, salotti hippy in case di legno, lavatrice in giardino.

In decappottabile verso la Gold Coast, il cielo alto il doppio, il sole largo il doppio, le onde grandi il doppio. Un’atmosfera da vacanza che non sembra finire mai, anche se non sei in vacanza e lunedi si torna al lavoro.

Fortitude Valley, un locale dietro l’altro. La domenica pomeriggio morta di Brisbane. Il viaggio occasionale a Melbourne, la city che vive e pulsa nel freddo dei grattacieli.

Stivali sporchi di terra rossa nell’outback, topi in casa. 47 gradi all’alba, 56 a mezzogiorno. La nuvola di vapore quando apri il rubinetto dell’acqua fredda, otto condizionatori accesi allo stesso tempo in casa. Vasca da bagno colma d’acqua perche’ il ciclone sta arrivando.

Zig-zag nel traffico di Kuala Lumpur. Raggiungere l’ufficio attraversando a piedi l’autostrada. Il pub del dopo lavoro, l’indiano di turno che cerca di dare un perche’ all’esistenza delle caste.

Namboku Line, uscita Roppongi san-choume. Concessionario Audi all’angolo, giu’ per la strada fino al Muse. A destra per Roppongi Hills. Le foglie dell’autunno che cadono dagli alberi, e le strade di Tokyo che magicamente restano pulite lo stesso.

Izakaya piena di gente, boccali di birra, nuvole di fumo. Orde di salaryman tutti uguali, camicia bianca maniche corte, pantalone nero d’ordinanza. Risate, l’occasionale sumimasen urlato alla cameriera.

Cena di lavoro, dopocena al bar di turno. Gente che canta al karaoke. Canzoni, whisky, combini, treno del ritorno, domani un altro giorno.

Guardare i vecchi amici su facebook 8 anni dopo che sei partito, sempre fermi nello stesso posto. Mentre affiorano frammenti e fotogrammi, e l’odore dell’aria che si respira agli angoli del mondo.

Notizie

La notizia dell’ altro ieri (in senso figurato) e’ che mi hanno chiesto di trasferirmi a breve termine a Tokyo, per 3-6 mesi diciamo. "Chiesto" nel senso letterale del termine, nel senso che posso decidere io. E’ che in azienda si sono accorti che tra albergo, aereo e spese varie a forza di fare la spola tra Tokyo e Hong Kong gli costa di meno prendermi un appartamento in affitto e lasciarmi la’. (nota: mi pagano casa pure qui a Hong Kong, quindi sarei salito a ben due affitti pagati, uno dei quali su casa chiusa. Un mito!).

La notizia di ieri e’ che c’ho pensato e mi son detto che quasi quasi continuo a stare a Hong Kong, grazie. Pensate un attimo: stiamo parlando di passare un inverno intero a Tokyo, mentre qua a HK il clima e’ da spiaggia fino a novembre inoltrato. Uhm, grazie ma no grazie. Parlassimo di farlo d’estate, capirei. E poi vuoi mettere vivere in appartamento ammobiliato in chissa’ qual posto XY, quando invece al momento giro per la Metropoli in taxi e alloggio qui? E poi vuoi mettere lo sbattimento di trasferire armi e bagagli, fare un altro visto, farsi un’altra minchia di gaijin card?

La notizia di oggi e’ che alla fine il trasferimento e’ saltato, ma a causa degli impegni lavorativi di cui sopra, da 1 settimana al mese ora mi viene richiesto (per i prossimi 3-4 mesi) di passare 2 settimane al mese a Tokyo e 2 a Hong Kong. Praticamente, un nomade.

La notizia di domani e’ che vado a farmi il capodanno in Thailandia. Ma questa e’ un’altra storia.

Dieci piccole Indiane Vol.2 – Lost in Translation

Ricordate le tre giappine perse per l’Italia di cui raccontavo l’altro giorno? Ebbene, udite udite… ieri ho scoperto che i fatti non sono avvenuti per nulla come ho raccontato. Sembra che la persona che mi ha riportato questa storia abbia fatto un filino di confusione e si sia persa qualche dettaglio nella traduzione degli eventi.

Ecco come sono andate veramente le cose: in metro a Roma le tre giappine super-eccitate erano perse in chiacchiere a voce alta (chissa’ se lo fanno anche a casa loro? Vabbe’, dettagli…) . A un certo punto salgono due zingarelle le quali sfilano il portafogli a una di loro. Una delle tre indiane si accorge del fatto e avverte le altre, ma il tutto naturalmente succede mentre si stanno aprendo le porte della metro. Ovviamente. Insomma, le tre giappine scendono alla stazione mentre le due ladre si sono gia’ defilate.

E’ andata a finire che le tre hanno ritrovato il portafogli in stazione, completo di tutti i documenti ma privo di contanti e del bancomat. La giappina in questione infatti era stata cosi’ furrrrrba da appiccicare il PIN della carta sulla carta stessa. Morale: le zingarelle hanno fatto a tempo a ritirare un paio di migliaia di euro prima che la carta fosse bloccata. Cosa che non e’ costata nulla alla proprietaria della carta visto che l’assicurazione l’ha coperta. E cosi’ un’altra rata del mercedes del ROM di turno e’ stata pagata a spese di qualche ignara banca giapponese. Grazie e arrivederci.

Alla fine della storia ci manca solo un particolare da chiarire: ma se la tipa ha ritrovato il portafogli, come mai e’ ritornata in Giappone il giorno stesso? La cosa naturalmente non e’ successa, e qui sta il bello della mis-traduzione. Quello che mi era stato detto e’ che la tipa "is going back with a Qatar flight"… mentre in realta’ non era la tipa bensi’ il portafoglio quello che "is back" (=they found it) e non e’ che la tipa sia tornata a casa con un volo della Qatar Airways, come mi avevano detto, bensi’ la giappina in questione…. di mestiere fa la hostess per la Qatar Airways!

(…e poi ti chiedi come nascono le leggende metropolitane. Da mondoalbino, no?)

Quello che la (gente di) sinistra non capisce

Leggo da giorni le notizie sulla condanna di Berlusconi. Le testate straniere sembrano aver tirato un grandissimo sospiro di sollievo in coro. Leggo giornalisti speranzosi (vedi financial times) scrivere che l’Italia ha finalmente la possibilita’ di diventare un paese "normale". Come sono ingenui all’estero…

In Italia invece regna la confusione, come al solito. Ancora una volta colpevolisti e innocentisti a prescindere, tutti a parlare senza in fondo sapere nulla sui motivi e i dettagli del processo. Un po’ come ai mondiali quando tutti siamo CT della nazionale senza sapere un cazzo di come si guida una squadra di calcio.

Motivo questo per cui io non esprimero’ qui nessuna opinione e non mi uniro’ al coro di quelli che hanno ragione loro. Mi limitero’ invece a una semplice, veloce riflessione. Una cosa che tocca l’argomento solo di striscio, se vogliamo.

Lasciate dire anche a me la mia ovvietà quotidiana, suvvia.

Il problema intrinseco (e più o meno inconsapevole) di ogni opinione e’ che ognuno prende parte della storia e la applica alla sua situazione personale. La gente di sinistra giustamente prende il fatto nudo e criudo ("pregiudicato al potere") e chiude li’ ogni possibile discussione. Ma la gente di destra, possibile che sia tutta disonesta o completamente idiota, a difendere l’Indifendibile?

Pensate un secondo al piccolo imprenditore, che paga il 60% di tasse e fatica a tenere aperta la baracca. Per lui il nemico e’ lo stato sanguisuga, non certo Berlusconi. Lo stato degli azzeccagarbugli e dei processi civili infiniti che gli impediscono di farsi pagare dai clienti. Non certo Berlusconi. Possiamo veramente sorprenderci se questa persona pensa che B. abbia fatto bene a truffare il fisco? È così strano se l’imprenditore fa a suo modo “squadra” con Silvio, quando il suo stereotipo di Giustizia è un magistrato studiato e saccentone, magari di buona famiglia, che prende un sacco di soldi e ci mette 10 anni a esprimere una sentenza? Quando il suo nemico è lo Stato, lo stesso che B. ha cercato di raggirare? E poi, che differenza c’è tra la condanna del cavaliere e la fatturina che l’imprenditore “dimentica” di fare per evitare di dare tutti i suoi guadagni allo stato?

Il problema per buona parte degli italiani non e’ quello che Berlusconi ha fatto o non ha fatto. Il problema per loro e’ il sistema, e’ l’economia che non va, e’ la politica vecchia, nepotista, magnacciona e truffaldina. Con o senza Berlusconi. Per questo lo giustificano, secondo me.

Alla fine alla dirigenza PD per sconfiggere una volta per tutte B. (e i suoi cloni che arriveranno una volta che lui avra’ abbandonato) basterebbe fare una sola, semplice cosa: dimettersi in blocco, lasciare il campo libero ai giovani e togliersi dai coglioni. Il PD prenderebbe il 40% e la destra andrebbe al 10. Il problema e’ che non lo faranno mai, come ben dice Grillo.

A Vingança dos fantasma queijiño

Leggevo oggi la storia a dir poco ilare della gara d’appalto per la linea ad alta velocita’ Rio de Janeiro – San Paolo – Campinas in Brasile. Una serie di notizie di solito relegate a noi addetti ai lavori del settore ferroviario, ma che invece e’ giunta sotto i riflettori della stampa per via delle proteste anti-corruzione brasiliane, e ovviamente a causa dei recenti incidenti in Spagna e Svizzera.

Insomma, c’e’ questa gara d’appalto per costruire una linea TAV lunga pressappoco come la Milano-Roma-Napoli e che dovrebbe in teoria avvicinare le due grandi metropoli brasiliane, se non per i mondiali (impossibile ormai), almeno in occasione delle olimpiadi 2016. Questa pero’ e’ la terza (quasi quarta) volta che la gara va deserta, visto che il governo brasiliano non ci capisce un cazzo e pretende di comprare una Ferrari pagando i soldi di una Fiat Palio a etanolo e pretentendo dal futuro operatore della linea di applicare tariffe ridicole(*) che neppure il regionale per Cavarzere potrebbe permettersi.

(*) questa del costo del biglietto e’ una bella grana visto che il Brasile, sebbene sia idolatrato come grande economia emergente, in realta’ e’ comunque un paese del terzo mondo in cui ci sono i ricchi (i quali se riempi il treno di poveracci preferiscono usare la macchina) e i poveracci (i quali se gli sbatti un biglietto a prezzo premium non hanno i soldi per salire in treno). Quindi che fare? Aggiungere un paio di carri bestiame in coda al treno per far salire i poveri cristi delle favelas?

Ma torniamo alla gara d’appalto. Presenti a questa quarta bellissima gara il consorzio tedesco, quello francese, quello spagnolo, quello giapponese, quello coreano, quello cinese e quello… italo-brasiliano. Praticamente, una rivisitazione della barzelletta del fantasma formaggino, solo coi treni. Non vi sto neanche a raccontare le vicissitudini paradossali delle altre tre gare, altrimenti potrebbe venirvi quasi il dubbio che la vera Repubblica delle Banane per una volta non sia la nostra bella Italia.

Torniamo al punto. Notizia della settimana: dei sette consorzi in gare ne sono stati squalificati ben sei su un colpo, ovvero tutti tranne quello italiano-brasiliano. Aquesto punto aggiungerei pure un bel Me cojoni, se me lo permettete. Ma sentite un po’ la ragione della squalifica: secondo il governo i sei consorzi squalificati si erano messi d’accordo e avevano organizzato un cartello per accordarsi sul prezzo e altre negoziazioni tecniche.

Resta da spiegare e da capire (1) come mai gli italiani fossero rimasti fuori da queste pastette, visto che di solito sono i primi a salire sul carro dei truffaldini, (2) come mai sebbene fossero tutti ‘d’accordo alla fine gli italo-brasileri fossero arrivati solo terzi, non ultimi, e naturalmente (3) come mai dopo aver squalificato sei pretendenti su sette il governo brasiliano invece di annullare la gara continui a contrattare con il solo pretendente rimasto in gara. Un po’ come l’Inter del famoso scudetto vinto per squalifica di tutti gli altri.

Non so a voi, ma da queste parti abbiamo un leggiuerissimo accenno di sospetto che gli italo-brasiliani invece di entrare nel club dei truffaldini siano andati a fare cartello direttamente col cliente finale, aka il go-go-go-governo. Grandissimi come al solito, noi. Vedrete fra poco che scandalo che salta fuori.

E se uno svizzero ti dice: "Italiano pizza spaghetti mandolino mamma,
mamma lo sai chi c’e’? E’ arrivato il merendero",
tu non arrossire e non abbassare il capo, ma digli:
primo, tu non prendi parte neanche a una barzelletta.
Due,
treno dell’amore portami con te,
qua trovi la gioia,
cinque inate il fiume,
sei.

Tanto per

Che ne dite della sede Londinese della mia azienda? :-)

Quando sono andato da quelle parti c’era il sole (e 31 gradi!!) ma mi sa che era un trucco divino per invogliarmi a tornare in Europa…

Certo comunque che a Londra ci sono piu’ italiani che autoctoni, eh.

La stagione delle piogge

Sembra che io mi sia trasferito a Hong Kong giusto giusto per gustarmi l’estate piu’ piovosa della storia. Praticamente qua e’ da aprile che non si vede il sole, a parte qualche raro sprazzo di cielo che non e’ mai durato piu’ di una giornata o due al massimo. In tutto questo si aggiungono gli ottimi ombrelli cinesi che durano di solito mezza giornata prima di rompersi: tipo oggi sono arrivato al lavoro (ovviamente sotto la pioggia) tenendo un moncherino di manico sopra la testa causa rottura dell’arnese. Arnese il quale, tra l’altro, era stato acquistato ieri pomeriggio. Morale: appena torno in Giappone ad agosto mi compro una scorta di ombrelli al combini.

Volevo comunicare che in azienda abbiamo aperto una posizione nel nostro ufficio di Yokohama. Si tratta di un ruolo di business development. Siamo una delle aziende di consulenza e certificazione leader del mercato, quindi naturalmente e’ richiesto un background tecnico oltre a predisposizione a vendite e management. Richiesta anche la conoscenza dell’inglese. Paga ottima con fantastiche opportunita’ di carriera. Eta’ ideale dai 30+ ai 40/45 anni di eta’. Visto che operiamo in settore industriale ultraconservativo la posizione e’ aperta (per mia decisione, visto che comando io) solo a cittadini giapponesi con passaporto giapponese e madrelingua giapponese, nomecognome giapponese e DNA giapponese. Se non fate parte di questo gruppo etnico per favore non intasatemi la posta di curriculum. Se invece avete un amico/a che risponde alla descrizione, mandate pure…

La teoria del cazzeggio, o delle cagate a pagamento

E’ passato cosi’ tanto tempo dal mio ultimo post che non so neppure cosa scrivere. Ne discutevo proprio ieri sera a cena: non aggiorno piu’ il blog perche’ sono troppo impegnato al lavoro.

Ma come, mi sento rispondere, non hai tempo neanche la sera? O il weekend? La risposta, ovviamente, naturalmente, e’ no.

Il fatto, vedete, e’ che io non ho quasi mai scritto post nel tempo libero. Potrei dire che nel tempo libero ho una vita, ma la vera ragione e’ che nel tempo libero mi piace dedicarmi al sacro cazzeggio e tenere il cervello abbastanza spento. Soprattutto visto che durante l’orario di lavoro sono bene o male pagato per pensare e prendere decisioni.

Il mio piccolo segreto di pulcinella e’ che io il blog l’ho sempre scritto dall’ufficio. Un’oretta di cazzeggio ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno, o no? Ecco.

E poi, volete mettere. Per fare un parallelo, e’ come la differenza tra il cagare a casa e il cagare a pagamento in ufficio. Almeno quando mi pagavano gli straordinari, era una soddisfazione.

Ho deciso: per tenere in vita questo blog da oggi in poi mi metto un appuntamento nel calendario. Mezz’ora ogni 2-3 giorni la dedico a voi. Vediamo se ci riesco.

Le donne di Modena

Ve la ricordate quella vecchia canzone di Baccini?

Le donne di Modena hanno le ossa grandi
le donne di Genova ridono fra i denti
le donne di Napoli, Dio, ma che bella invenzione
le donne che ho avuto sono un’illusione.

Stavo pensando che pure qui in Asia si potrebbe intonare una cosa del genere. Magari con impegno e voglia di fare (che io non ho) ci si potrebbe tirar fuori anche qualche rima decente. Infatti…

Le donne di Taipei son magre alte con le tettone
Le donne di Tokyo c’hanno purtroppo il triangolone
Le donne di Seul se la tirano manco l’avessero d’oro
Le donne di Pechino la danno via come se neanche fosse la loro
Le donne Bangkok son belle certo, ma facci attenzione
Perche’ buona parte sotto nasconde un bel cetriolone

(E con questa pillola di saggezza da pausa pranzo torno a lavorare. Venerdi, su, dai!)

Mi son rotto di ‘sto tempo

Se Atene piange, non e’ che Sparta se la ride troppo eh… in Italia avete combattuto col freddo fino all’altro ieri mentre qui e’ nuvoloso da mesi, a parte qualche giornatina niente male che (a parte UN weekend nel 2013…) metodicamente capita durante i giorni infrasettimanali. (O almeno credo, visto che passo una settimana al mese in Giappone. Forse il sole appare magicamente appena vado via io, ma anche no…).

Parlando di viaggi, il 28 giugno mi imbarco bel bello per l’Europa – tre settimane di viaggio, di cui due di lavoro (in UK e Olanda) e una a casetta in Italia in ferie. Al solito avro’ bisogno di una valigia per i vestiti e una per formaggi e insaccati. Ho sentito dire che in Italia adesso va di moda una vecchia trasmissione australiana sui controlli alla dogana, quindi saprete bene cosa ho dovuto sorbirmi nei 5 anni che ho passato downunder.

Avrei da raccontare una bellissima storia di come nel 2007 all’aeroporto di Cairns a momenti mi becco 3000$ di multa per un barattolo di salsa rosa italiana che mi era stato gentilmente donato dalla mia migliore amica dopo le mie lamentele sulle salse locali (in Australia la maionese e’ acida, la salsa rosa praticamente non esiste e la salsa barbeque e’ una M E R D A). Avrei questa storia da raccontare, dicevo, ma purtroppo ho anche una riunione che parte in 10 secondi per cui devo scappare. E poi ve l’ho gia’ praticamente raccontata (all’epoca mi salvai perche’ l’officer era di origine italiana e si e’ limitato a sequestrarmi la salsa…).

Torno a scomparire nella mia catacomba. Ad maiora.

mappamondo impazzito

Lunedi torno in Giappone. A Kobe questa volta (ma sto una notte sola, poi vado a Tokyo fino a sabato). E’ la prima volta che vado a Kobe, e pensavo che con tutti gli anni che ho vissuto in Giappone non ho visto neanche la meta’ dei posti che avrei voluto visitare. Tipo che non sono mai stato in Hokkaido, ne’ a Okinawa, ne’ – per dire – a Kobe a mangiare la cobegghiu’.

In compenso a fine giugno vado in Europa in viaggio di lavoro (e di piacere ( – con biglietto pagato, nda)) e sbarco a Londra. Per la prima volta. Si perche’ dovete sapere cari lettori che albino si e’ girato tutta l’Australia da capo a piedi (a parte Uluru. A me le mete turistiche non dicono molto, e poi l’outback che ho vissuto io per 7 mesi e’ quello vero, quello del Pilbara e di Paraburdoo, mica quello delle fighette in viaggio di nozze). Dicevo: albino ha girato in lungo e in largo l’Australia, ha traslocato il traslocabile ed e’ volato un po’ ovunque in Asia (ha guidato per 3 mesi nel traffico di Kuala Lumpur, per dire, e chi e’ stato in certi paesi asiatici sa cosa intendo dire)… ma a Londra non c’e’ ancora stato.

Sara’ che a me le mete turistiche, come dicevo, fanno un baffo? Macche’ – e’ che quando ero all’universita’ ero squattrinato, e poi sono partito all’altro capo del mondo. Con un paio d’anni in mezzo in cui non sapevo bene cosa volevo fare della vita (spritz in compagnia esclusi). Da allora le mie ferie le passo nel paesello natío, e quando viaggio in posti nuovi e’ quasi esclusivamente per lavoro.

Ed eccomi qui, nel 2013. Conosco Tokyo meglio di Treviso (veramente!), ma sono stato ad Osaka solo una notte di sfuggita. Ho girato completamente l’Australia ma non ho mai messo piede in Nuova Zelanda. Sono stato in India, Thailandia, Filippine, Cina, Taiwan eccetera, ma non ho mai messo piede nel continente americano. Ho girato quasi tutta l’Europa continentale, Grecia e Portogallo escluse, ma non sono mai stato in Sicilia. Ne’ a Napoli.

E’ una cosa abbastanza schizofrenica, il mio mappamondo personale. E la cosa tragica e’ che ci sono tantissimi posti dove vorrei andare, ma andarci vorrebbe dire rinunciare a vedere la mia famiglia, i miei amici.

Ci vorrebbero 3 mesi di ferie l’anno, cribbio.

il non italiano

Incontro gente da tutto il mondo. Tutti (italiani e non) mi dicono che non sembro italiano.

Guardo le foto di amici emigranti. Foto di italiani che escono con italiani. Se guardate le mie vedete americani, giapponesi, inglesi, cinesi… e italiani, tutti nella stessa proporzione. Non c’e’ una nazione in prevalenza, e se c’e’ non l’ho fatto apposta.

Mi chiedo, a volte. Sono io quello sbagliato? Quello che la gente scambia per nord-europeo non solo per la faccia ma perche’ non ho un pesante accento italiano quando parlo inglese?

A me, devo dire la verita’, gli italiani che sono all’estero da anni e parlano ancora male inglese perche’ escono solo tra di loro (ahime’, un buon 95%) fanno un po’ tristezza. Un po’ tanta. Soprattutto (e ne ho visti tanti, conosciuti tantissimi, soprattutto del sud) quelli che sono stati via per anni e non hanno cambiato di un filo la loro mentalita': quelli mi fanno ancora piu’ tristezza.

Quelli che sono partiti in cerca di lavoro, ma se il lavoro l’avessero avuto a 50 metri da casa adesso vivrebbero li’ dove sono nati.

Forse, sapete, io che sono partito per vedere il mondo. Forse in Italia non riusciro’ a tornarci a vivere mai piu’. Chi lo sa.

Viaggio a Bangkok

Qui a Hong Kong non si vede il cielo ormai da settimane. Sopra la testa incombe un’unica, perenne nuvola grigia. Il sole ormai lo vedo solo quando viaggio.

Lo scorso weekend sono andato a farmi un giretto a Bangkok. Li’ fa ancora piu’ caldo che a HK, ma almeno si vede il cielo. Un filo di sole, ecco.

Bangkok mi ricorda alcuni vecchi campeggi del litorale adriatico. Tipo a Rimini o Jesolo Lido, per intenderci. Da’ l’impressione di un posto che ormai vive delle sue glorie passate. Un posto estremamente turistico, dove si mangia bene, dove le liberta’ sfrenate di un tempo stanno diventando sempre piu’ regolamentate, dove il fascino caratteristico perde terreno.

I prezzi sono buoni, ma sono finiti gli anni in cui tutto costava nulla – ormai certe cose le paghi come in Europa (il taxi, per dire, costa come a Hong Kong, con la differenza che a HK non devi perdere tempo a contrattare il prezzo col tassinaro). Stessa cosa probabilmente che dicono i tedeschi deï campeggi italiani da quando non c’e’ piu’ la lira.

Sono passati anche gli anni in cui i tedeschi si slacciavano la cintura di sicurezza una volta entrati nei confini italiani, e cosi’ pure in Thailandia, sembra. Non che la cosa sia un male, intendiamoci. Il posto pero’ e’ sempre fantastico, e… posso dirlo? Quasi quasi a Bangkok io ci vivrei pure.

Delle thaine invece che volete che vi dica? Certe sono proprio da shogno, come direbbe Crozza-Briatore. Basta stare un attimo attenti al pomo d’adamo, ecco. Per il resto nulla da segnalare, visto anche che mi ero portato la giappina al sacco. Che e’ un po’ come entrare al ristorante mangiando un panino, lo so, ma che ci volete fare.

Giornata splendida a Tokyo!

La figata

Domani e fino a mercoledi 15 sono a Tokyo. La figata dei viaggi mensili nella Metropoli Tentacolare.

Venerdi sabato & nonche’ nientepopodimenoche domenica (fino a meta’ pomeriggio) non ho un’emerita minchia da fare. La figata del weekend pagato in centro a Shibuya in hotel 5 stelle.

Una poco piu’ che ventenne segretaria del mio team oggi e’ arrivata in ritardo abissale (tipo a ora di pranzo) e si e’ giustificata con una scusa patetica. Al posto della ramanzina abbiamo fatto una chiacchierata amichevole, senza problemi, senza nemmeno costringerla a chiedere ore di permesso. La figata di non essere diventato un capo stronzo e l’aver mantenuto un cuore ggggiovane.

Rivedere nella persona negli -enti cio’ che ormai io negli -enta sembro aver perso: quella buona dose di menefreghismo, quel sano sbattersene le palle del lavoro, quel sognare spiaggioni tropicali e un impiego di successo ma solo per sei mesi l’anno (e gli altri di ferie). La figata dell’ingenuita’ umana: quando hai tempo non hai soldi, quando hai soldi non hai piu’ tempo, quando hai tempo e soldi non hai piu’ l’eta’.

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