Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

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Protetto: Silly albino vs i salaryman

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Un attimo di pazienza

Io a dire il vero sarei un filo impegnato a godermi la vacanza. Ma forse il tempo per un post lo trovo.

Non oggi :)

Cittadini o ultras?

Visti i commenti di ieri, forse vale la pena di mettere un paio di puntini sulle i, che e’ meglio. Mi ha fatto piacere il commento di John, chiunque egli sia, perche’ ha raccontato la mia evoluzione senza darmi del quaqquaraqua’ o del voltagabbana. Sarebbe stato facile dirmi che cambio casacca a seconda di come tira il vento, perche’ io sono nato Berlusconiano, e ne sono stato fervente tifoso: non ho alcun problema ad ammetterlo. Cresciuto in ambienti tradizionalmente democristiani moderati, mi sono affacciato all’arena della politica in piena tangentopoli, quando imperava lo schifo per i vecchi partiti. E’ stato in quel periodo turbolento che ho formato le mie idee politiche, e ho capito di credere nei valori della destra (parlo di AN, non di Forza Italia, nda).

Ho compiuto 18 anni appena un paio di settimane prima del 27 marzo 1994, le famose elezioni della “discesa in campo”. All’epoca devo dire che Berlusconi mi stava pure sulle palle, in quanto presidente del Milan (e io sono juventino – non so se ricordate gli anni di Gullit e Van Basten, quando il milan vinceva scudetti e coppe dei campioni come ridere, mentre alla Juve giocavano zappatori del rango di Rui Barros e Zavarov, e se si vinceva la coppa italia era tanto…). Pero’… beh, mi sono fatto conquistare, e l’ho votato. Come tanti, ho sperato nel nuovo, nell’imprenditore vincente, ecc. ecc. E da AN ho iniziato a seguire Lui, il Salvatore della Patria.

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Dieci motivi, anzi nove

Come promesso, oggi mi sono messo d’impegno per scrivere i dieci motivi per cui albino non puo’ vivere il resto della sua vita in Giappone.
Non ci sono riuscito: me ne sono usciti solo nove. Credo comunque che siano ben piu’ che sufficienti.

1. Perche’ in Giappone o sei giapponese o sei un “gaijin”, due caste in cui si entra a senso unico per nascita e il cui status e’ incancellabile perche’ sta scritto nel codice genetico. Questo e’ un paese in cui o fai parte del sistema, oppure ne sei fuori. E non si parla di passaporto: qui per far parte del sistema bisogna essere geneticamente omologati, altrimenti si e’ gaijin, 外人, letteralmente “persone al di fuori“. Ho una collega che ha un bisnonno cinese: al lavoro la chiamano ancora “la cinese”. Eppure ha un nome e un cognome giapponesi, e’ nata in Giappone, i suoi genitori sono giapponesi – dico, avesse un singolo tratto somatico da cinese: invece no, cazzo, e’ 100% giappina! (ma per loro no).
E’ cosi’, cari lettori. Qui si sente parlare la gente di “korean blood” se uno ha antenati coreani, o di “half“ se uno ha un genitore o un nonno non giapponese. E non sono parole pronunciate da leghisti giapponesi, o da gente di estrema destra: no, queste sono le parole di uso comune, naturali, parte del costume, che senti pronunciare da qualsiasi persona. Quando guardi la tv coi giappi li senti commentare sempre sui personaggi famosi “he’s half”, “she’s got korean blood”. In Italia nessuno si sognerebbe mai di chiamare “straniera” Samantha De Grenet solo perche’ ha un cognome di origini francesi. Come nessuno si e’ mai sognato di dire a me che ho sangue francese per via del mio cognome (e comunque io al massimo il sangue francese potrei averlo sul paraurti della macchina, in caso).

2. Perche’ se e quando avro’ dei figli, non voglio farli crescere in una societa’ nella quale se sei maschio nasci per sottostare ad un’azienda, e se sei femmina nasci per sottostare ad un maschio. Perche’ non voglio che i miei figli da bambini vengano educati ad uniformarsi agli altri bambini, grigi nel grigio. Perche’ non voglio che a scuola gli venga insegnato a saltare la corda a tempo. Perche’ non voglio pagare decine di migliaia di euro per delle universita’ che non insegnano niente e sfornano casalinghe o salarymen.

3. Se vieni assunto dall’azienda all’uscita dell’universita’ sei un “dipendente”, altrimenti ti chiamano “part-time”. E’ una cosa che non sopporto e non sopportero’ mai: ti fa sentire una persona di serie B (e lo sei, ai loro occhi). Ma in generale, la concezione del lavoro dal punto giapponese e’ qualcosa di assolutamente inaccettabile dal mio punto di vista. Una soluzione sarebbe lavorare per un’azienda straniera a Tokyo, ma e’ una cosa praticamente impossibile nel mio campo (il ferroviario qui e’ dominato al 99.9% da aziende locali), e soprattutto mi darebbe l’idea di aver gettato la spugna e di essermi ghettizzato come gli altri gaijin.

4. Perche’ a Tokyo se non sei ricco sfondato ti senti come un bambino in un negozio di caramelle, solo che le caramelle costano tutte dall’euro in su e tu in tasca hai pochi spicci.

5. Per la situazione immobiliare. I lettori mi scuseranno per la banalita’, ma le case giapponesi hanno un mercato tutto particolare. Ovunque nel mondo le case aumentano di valore, mentre qui no: qui scendono. Questo perche’ in Giappone c’e’ una congiuntura tra mercato immobiliare stagnante, case di cartone che deperiscono facilmente e tradizione giapponese del rifiuto per le cose usate.
Inoltre, e’ vietato affittare la maggior parte degli appartamenti nei condominii. Avete capito bene: se compri un appartamento di nuova costruzione in un complesso residenziale, di regola puoi andarci a vivere solo tu: non lo puoi affittare. Non parliamo poi dei prezzi e dei mutui a 40 anni, come in Italia; e soprattutto, della qualita’ degli immobili, legnazzo e calcestruzzo prefabbricato fatti per superare i terremoti ma non vent’anni di vita. Insomma: comprare un appartamento qui in Giappone significa viverci dentro per il resto della vita, anno piu’ o anno meno. Capirete che la mia indole di viaggiatore rabbrividisce solo all’idea.
Per finire, ancora, come da altri punti precedenti: in Giappone se sei uno straniero chi lo sa se e a chi puoi rivendere, un giorno. E se un giorno una tua ipotetica moglie giappina decide di punto in bianco di vendere la tua casa a tua insaputa e fuggire a Cuba col maestro di salsa, sei sicuro che esista qualcuno o qualcosa che glielo possa impedire? Io ho paura di no.
Ah: e non venitemi a dire stronzate tipo “compra in Italia”: quale banca mi darebbe un mutuo in Italia se prendo lo stipendio in Giappone?

6. Perche’ in Giappone il tempo mi scivola tra le dita come sabbione in un cantiere edile, mentre io preferisco la betonata perche’ quella almeno la puoi tenere in mano. Non lo so quale sia la causa di tutto questo, ma qui la vita e’ cosi’ frenetica che vola via. Giorno dopo giorno, mese dopo mese. Chi mi conosce lo sa: io sono una persona dai mille interessi (poliedrici plurisfaccettati e a volte un po’ schizofrenici, diciamolo). In Australia riuscivo a gestire i test di un progetto a otto zeri, e contemporaneamente scrivere un romanzo, e contemporaneamente farmi il brevetto di sub o il corso di golf, e contemporaneamente andare a fighe. Qui a Tokyo lavoro, vado al pub o all’izakaya, esco, passano i mesi e nemmeno me ne accorgo. Faccio la vita del salaryman, fuori a bere coi colleghi, bevi fuma e niente sport. Dopo un anno e mezzo ho letto due romanzi, tra cui uno sottilissimo di Dick, roba che in Australia avrei divorato in qualche settimana. E soprattutto, mi guardo allo specchio e mi vedo invecchiato. E con la panzetta da birra.

7. Perche’ qui ho dieci giorni di ferie l’anno, compresa malattia, e io ‘sta cosa proprio non la sopporto. Perche’ appena arriva un giorno di festa nazionale non puoi andare da nessuna parte a meno che non spendi una fortuna e ti prepari a fare code infinite, perche’ come te ci sono altri 35.599.999 persone in movimento. Perche’ io sono un viaggiatore e dal Giappone non puoi viaggiare, per motivi geografici (da una parte hai un oceano, dall’altra Cina e Russia: sei lontano da tutto!), temporali (con dieci giorni di ferie l’anno dove cazzo vuoi andare?!) ed economici (per mettere il naso fuori da quest’isola devi prendere l’aereo, e durante festivita’ nazionali e periodi di ferie i prezzi raddoppiano. Ci vuole una fortuna per spostarsi da qui!).

8. Per la mia situazione lavorativa. Il mio campo qui in Giappone e’ composto bene o male da tre concorrenti principali, i quali da molti anni hanno siglato accordi per non rubarsi il personale a vicenda. In pratica, essendo stato assunto da una delle tre aziende, non potro’ mai essere assunto dalle altre. Il problema e’ che qui nella mia azienda non ho possibilita’ alcuna di far carriera come dico io, per motivi che ho spiegato abbondantemente in passato, tutte le volte in cui ho parlato della mancanza cronaca di meritocrazia e del fatto che i non-giapponesi non possono far carriera in aziende giapponesi.
Ora, raga: io ho trentacinque anni, ci sono paesi in cui posso essere un senior engineer e farmi la villozza e il biemmevvu’, mentre in questo sono un signor nessuno: voi cosa scegliereste, di stare qui a Tokyo solo per il piacere perverso di sbavare (non corrisposti) sulle giappine a Shibuya?

9. Perche’ il Giappone e’ una bella favoletta che ci accompagna nell’immaginario sin da quando siamo piccoli. Perche’ nella mia testa di bambino c’e’ un quartiere di Tokyo chiamato Tomobiki dove ogni sera un ragazzo arrapatissimo torna da scuola accompagnato dalla sua innamorata svolazzante; perche’ in cuor mio so che da qualche parte in questa citta’ c’e’ un parco giochi che si apre e da cui esce un Trider, o una piscina ai piedi del Fuji da cui esce un Mazinga. Ed e’ cosi’ che voglio ricordare il Giappone, come una specie di Paese delle Meraviglie. E’ cosi’ che voglio vederlo ogni volta che ci tornero’. Perche’ ci tornero’ costantemente, per il resto della vita, a ricordare a queste quattro rocce vulcaniche traballanti e radioattive quanto le amo, e quanto le ho sempre amate. E tornero’ a vivere non solo la notte di Roppongi e le serate ai ristoranti e ai pub piu’ belli del mondo: ma anche, e finalmente, tornero’ per vivere le magnifiche giornate di Shibuya, le mattine di sole sulla yamanote, e le passeggiate nella citta’ piu’ folle del pianeta. Tutte cose che non puo’ fare chiunque a Tokyo ci lavori.

Perché una cosa ho imparato: nella Metropoli Tentacolare o ci vivi, o ci lavori.

Il Graal del Viaggiatore

L’altro giorno stavo scorrendo alcuni forum di espatriati in cui si parlava di alcune citta’, e in particolare dei quartieri migliori dove vivere. Ma si sa, questo del trovare il posto perfetto dove vivere credo sia un po’ il sacro graal del Viaggiatore. E credo sia anche logico in fondo: uno va via dalla sua citta’, dal luogo in cui e’ nato e cresciuto, e lo fa per trovare un posto migliore, un posto ideale.

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De tecnologia, et pure un poco de cazzi mia


De tecnologia
Ma quanto bello e’ l’ipad 2. Finalmente ha la videocamera, che permette di chiamare con skype praticamente ovunque. Bellissima la cover magnetica. Siamo quasi al livello di acquisto, anche se come probabilmente non sapete (perche’ non l’ho mai detto) che albino di regola acquista apple solo dalla terza o quarta generazione in su. Tipo che ho aspettato l’iphone 4 per procedere all’acquisto, per motivi di batteria e altro. Ora il prodotto e’ praticamente maturo, mi piace tantissimo, ma negli ultimi 6 mesi ho comprato gia’ iphone 4 e apple TV, forse non e’ il caso di esagerare. Tanto piu’ che il mio macbook sta diventando quasi vecchiotto ormai. Vedremo come si evolve il 2011 e se riusciro’ a resistere alla tentazione.

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Waterloo

Cari Amici di Maria (di albino no?),

Lo so che non scrivo piu’ un post serio da qualche giorno, pero’ purtroppo anche oggi mi sa che…. ma cominciamo dall’inizio.

Ieri sera sono dovuto uscire con alcuni big bosses dell’ufficio vendite. Ripeto il concetto per i non udenti: ufficio vendite, venditori giapponesi. Ci siamo capiti, no? E’ cominciata a sashimi e sake, per poi finire a whisky versato da ragazzine semidiscinte, e qui e’ meglio se non vi raccontiamo oltre. Sono tornato a casa a mezzanotte passata, distrutto.

Vien da se’ che questa mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor* (dentro di me). Sono arrivato al lavoro senza aprire gli occhi, non so neanche come ho fatto. Immaginate poi la produttivita’ della giornata: collassato sulla scrivania. Ma qua una scrivania si e una no e’ tutto cosi’, e la mattina la coda al cesso non e’ per cagare: e’ per sboccare i bagordi della notte precedente. Il Giappone la mattina e’ un campo di battaglia.

Ma non pensiate che la cosa sia un male: anzi, mostrarsi distrutti la mattina e’ segno che la sera prima si e’ andati fuori a bere, mostra che sei un buon lavoratore che ci tiene ai colleghi, che dona il suo tempo ma anche il suo fegato e i suoi polmoni alla causa aziendale.

Detto questo, torno nella catacomba da cui sono venuto. Amen.

 

Il mio nome è Bond

Oggi sono in riunione da mattina fino a notte inoltrata con Mitsubbishi per la metropolitana di Macao.
Quindi non posso scrivere il post del giorno, o meglio lo sto facendo via iPhone dal cesso, più sneaky di un agente segreto.

Rimanendo col dubbio di come si possa rendere la parola sneaky in italiano, vi rimando al prossimo post e a quelli passati, perché un po’ di ripasso non fa mai male…

Il candidato della porta accanto

Stamattina mi e’ tornata in mente un’elezione comunale nel mio vecchio paese (15000 abitanti, il nome lo trovate scritto dietro le etichette dell’acqua San Benedetto) in Italia. Dev’essere stato il 1998 o giu’ di li’, io ero un giovane studente universitario. In quegli anni la mia vita si dipanava tra studio di materie assurdamente complicate, lezioni seguite nella facolta’ dei nerd non per obbligo ma perche’ se non vai col cazzo che capisci e col cazzo che passi l’esame, uscite con la compagnia storica del mio paese, con cui non si faceva mai niente perche’ nessuno aveva una lira da spendere, ma ci si divertiva lo stesso a stare insieme. Un classico. In piu’ avevo il cuore ultra-spezzato in maniera cronica per una tipa che mi aveva mollato alcuni anni prima e che si era messa con un altro, uscivo raramente con qualche tipa ma tanto non mi innamoravo mai perche’ pensavo all’ex, ero tristissimo & sconsolato, e le mie uniche valvole di sfogo nella vita erano leggere manga, sognare ad occhi aperti e ululare di dolore alla luna piena.
Insomma, un bel periodo di merda (ma chi non ce l’ha).

Piu’ o meno a quell’epoca capita che un giorno mi chiami il padre di un mio amico, e mi chieda un favore: alcuni suoi conoscenti hanno fatto una lista civica per le elezioni comunali, e hanno pensato a me visto che gli manca una persona per fare il numero legale dei consiglieri in lista (o una cosa del genere, non ricordo bene). In pratica mi chiede solo di fare il tappabuchi, mettere una firma, io gli dico vabbe’, mi invita a un incontro e via.
Alla fine decido di andarci e mi ritrovo in questa taverna di questa casa dove conosco i vari consiglieri della mia lista. Gente di paese capitata li’ piu’ o meno per caso o per chiamata diretta, molti giovani, nessuno impegnato in politica, tutta gente che parla del piu’ e del meno come se fosse un dopocena tra amici. Caffettino, grappetta sul tavolo, le solite cose. Si parla dei fantomatici problemi del comune, si parla male degli altri candidati, si chiacchiera di tutto e di piu’. Alla riunione partecipa anche il figlio del padre del mio amico, che poi sarebbe il mio amico, che poi sarebbe uno della mia compagnia storica che e’ stato reclutato a sua volta. Ad un certo punto, finalmente, si presenta il candidato sindaco.

Occhio al candidato sindaco, tenetevi forte. Prendete un venditore porta a porta, un rappresentante. Cravatta a nodo grosso, vistosa, rosso fuoco su camicia rosa su vestito tinta panna su scarpe da Tony Manero, una cosa del genere, abbinamenti sgargianti tipo… Cetto Laqualunque? Una cosa cosi’. Il tipo dice che il sindaco in carica ha fatto mille cazzate, ride e scherza in dialetto, tira qualche bestemmia per infiammare la platea veneta, fa vedere che e’ uno di noi, e infatti nessuno si preoccupa piu’ di tanto quando si scopre che non vive neanche nel nostro comune.
Per quel che ricordo il tipo ci incita con parole forti, disprezzo per la situazione attuale, shame on the others, un discorso da candidato alle presidenziali americane: questo comune e’ una mafia, dobbiamo sovvertire i vari gruppi di potere (chiesa, industria locale, scout, mafie comunali varie), puntiamo a prendere… dal 4 al 10%.

Quattropercento. Questa era la soglia per far eleggere lui a consigliere, poi tutto il resto era bonus per noi, piu’ si andava su e piu’ persone nel nostro gruppo sarebbero state elette, con una tecnica meritocratica che prevedeva l’assegnazione degli eventuali posti disponibili a chi prendeva piu’ preferenze personali. L’obiettivo ottimale era piazzare 3-4 consiglieri, vendersi alla coalizione di maggioranza in cambio di un assessore, o anche due nel caso fossimo stati determinanti. Strategie sopraffini degne del miglior Mastella… miste a una vendita dell’Avon.

Morale della favola: ho passato le settimane seguenti a fare volantinaggio in bicicletta in giro per il comune, ho speso tempo ed energie in un progetto in cui nemmeno credevo, per un partito che non era il mio, e ben sapendo che io non sarei mai stato eletto. Chi avrebbe mai votato per un ragazzino che si faceva sempre i cazzi suoi, non conosceva quasi nessuno, e soprattutto in un comune in cui la gente per tradizione vota sempre e solo in due modi: ulivo quelli che frequentano la chiesa e gli scout, e lega tutti gli altri?
Ci ripensavo questa mattina, a distanza di anni: non ho preso una lira per tutto quel lavoro. Il tipo era un evidente ciarlatano, ricordo che ne ridevamo anche in campagna elettorale di questa cosa. Era uno capitato li’ per caso, in cerca di un posto da consigliere comunale per iniziare un’improbabile scalata politica. Un piazzista senza idee, senza bandiera. E noi quattro pollastri a fare tutto il lavoro senza beccare un soldo, solo la prospettiva vaporosa di ricevere qualcosa di non ben definito in cambio di una sua elezione.

Finisce il flashback, e io mi ritrovo dopo piu’ di dieci anni catapultato in un bus di Tokyo, questa volta in giacca e cravatta ci sono io. Il tempo degli esami e’ finito, i nerd della facolta’ li ho persi di vista, i manga non li leggo piu’, ora la giappina la preferisco a tre dimensioni. Il mio vecchio comune lo rivedo una volta l’anno, il mio vecchio amore e’ long gone, sposata con figli. Quante cose sono cambiate.
Sicuramente ho collegato il ricordo di quel ciarlatatano con i recenti fatti accaduti a Berlu, e con il film di Albanese.
Ho pensato che esiste gente al mondo in grado di esercitare una forza di attrazione nei confronti degli altri a prescindere da quello che dice. Persone che sanno toccare a convenienza le corde della paura, del desiderio, dei sogni.
Ho pensato che io non riuscirei mai a convincere delle persone a fare volantinaggio aggratis per la mia causa, qualunque essa fosse. E’ lo sguardo, e’ il tono della voce, il modo di muovermi, ma anche e soprattutto il fatto che se provassi a farlo, saprei in cuor mio che mi sto approfittando del mio prossimo, e non riuscirei ad essere convincente.
Ho pensato che forse questo e’ il segreto del piazzista, del venditore, dell’imprenditore di successo, del politico: la capacita’ di non provare rimorso nell’approfittarsi degli altri. La capacita’ di incularti mantenendo un sorriso d’angelo in faccia. Forse e’ vero che per fare i soldi bisogna avere l’anima sporca.

Ah, in caso ve lo steste chiedendo: alla fine la nostra lista prese meno del 2%, io ebbi 9 voti personali (i miei parenti, e neanche tutti), staccato a breve distanza dal mio amico che ne prese 10 (aveva piu’ parenti di me nel comune). Ma cosa piu’ importante, il candidato-piazzista se la prese ‘n tu culu, e da quel che so non si e’ piu’ rivisto in zona.

2010?

Gira voce che oggi sia l’ultimo giorno del 2010, e che da domani inizi un nuovo anno. Me l’ha detto un certo Belpietro, quindi vatti a fidare.

Oggi nevica sul tutto il Giappone, tranne Tokyo e Okinawa. Questo invece lo dicevano le previsioni del tempo, quindi gia’ ci possiamo fidare di piu’.

Ho deciso che dal nuovo anno partira’ un esperimento: provo a liberalizzare i commenti. Mi sono fatto due conti, e sembra che io riceva in media un commento molesto ogni due o tre settimane. Quindi non dovrebbe essere un problema liberalizzare, tanto mal che vada se qualcuno offende o fa spam, gli posso segare via il commento alla prima volta che mi collego. Pure via iphone, se vogliamo.

E chissa’ che magari a qualche lettore timido o occasionale non venga voglia di partecipare, di tanto in tanto.

Un augurio di buon 2011 a tutti, speriamo bene e incrociamo le dita perche’ a me il numero 11 ha sempre portato sfiga. Pero’ il coniglio al forno mi piace assai, quindi forse le cose si bilanciano.

Arrivederci (arrileggerci, actually) all’anno prossimo!

Quam minimum credula postero

Segue l’elenco delle Categorie piu’ famose di uomini. Legge: albino. (Applauso).

Esistono uomini che credono nell’anima gemella, la trovano, stanno con lei, e non hanno bisogno di nient’altro. Quando si sposano di solito hanno un numero di ex alle spalle il cui limite sfiora lo zero, quando va bene, e poi a una certa eta’ si rendono conto che gli e’ mancato qualcosa nella vita, che l’amore e’ stato bello, per carita’, ma certo un po’ di piu’ ci si poteva anche dar da fare quando si avevan vent’anni, cribbio! E li trovi parcheggiati a bordo tangenziale, a pagare per quelle esperienze che non hanno fatto da giovani.

Esistono uomini che tradiscono
perche’ la loro partner ha avuto piu’ ex di loro. Ma vaglielo a raccontare alle loro partner che loro, poveretti, vogliono solo pareggiare i conti…

Esistono uomini che vanno a fighe dalla mattina alla sera, ché la donna e’ oggetto, mentre “Io” e’ il soggetto. Secondo i (le) benpensanti, questi uomini invero dicono di amare le donne mentre in realta’ le odiano, le usano. Ma forse piu’ che odiarle, le hanno solo capite.

Esistono uomini talmente belli che non gli serve muovere un dito, le donne vengono da loro.

Esistono uomini talmente brutti che devono fare una fatica boia per mostrare di essere interessanti e belli dentro per non andare sempre in bianco.

Esistono uomini belli che sono brutti dentro, ma alle donne non gliene frega niente che siano degli spiantati, dei caproni ignoranti, dei bastardi egoisti. Sono belli, punto.

Esistono uomini brutti che sono belli dentro, e le donne li vogliono sposare, ma non gliela danno.

Esistono uomini belli e interessanti che non battono chiodo, e uomini brutti e insulsi ma pieni di donne. Perche’ in fondo e’ questione di chimica e ferormoni prima ancora che di bellezza e personalita’.

Esistono gli uomini che attirano solo le pazze, gli uomini che attirano solo le cozze, gli uomini che attirano solo le stupide, gli uomini che attirano solo quelle col culone. E sono proprio quelli cui piacciono nell’ordine le donne tranquille, le donne appariscenti, le donne intelligenti, le donne secche. Maledetto Murphy!

Esistono uomini che appena vedono una tipa ci vanno subito a parlare, ci provano a tappeto come i diciottenni terroni in campeggio a Riccione, sparano sul mucchio peggio dei Vietcong che tanto, minchia, su cento con cui ci provo la trovero’ una vigliacca che ci sta!

Esistono uomini che quando vedono una che gli piace si irrigidiscono, ammutoliscono. E magari sono brillanti con le tipe che non gli interessano, le quali puntualmente si innamorano di loro.

Esistono uomini che quando vedono una tipa troppo bella iniziano a criticarla, dicono che ha la faccia da stupida, se e’ una collega non ci parlano apposta e malignano che sta cercando di far carriera facendo la oca col capo. Classico caso di “Il volpO e l’uva”.

Esistono uomini che andrebbero con qualsiasi essere bipede dotato di vagina, (se sono sardi, anche quadrupede). Quando ti raccontano le loro avventure e ti dicono di essersi fatti una “ carina, non fighissima, normale dai” sai gia’ che e’ l’ennesima sosia della figlia di Fantozzi. Da mettere nel museo degli orrori, accanto a tutte le loro ex.

Esistono uomini che vanno con le brutte
per mancanza di autostima.

Esistono uomini che vanno con le brutte per paura di fallire con le belle.

Esistono uomini che ci provano solo con le belle, e vengono puntualmente respinti. C’e’ chi mette il bersaglio troppo vicino, chi troppo lontano per le sue possibilita’.

Esistono uomini che pensano che le brutte siano piu’ facili, ma non sanno che le brutte sanno benissimo che gli uomini le ritengono piu’ facili proprio perche’ sono brutte. Per questo non ci stanno, e quando succede gli uomini rimangono anni a chiedersi come sia potuto succedere.

Esistono uomini che non importa se sei una ciulata sicura: se pesi centodieci chili e quando ti vesti di verde sembri la campana della raccolta differenziata del vetro, scusali tanto ma preferiscono andare in bianco.

Esistono uomini che hanno amato e non hanno mai dimenticato
, e odiano le donne che amano e dimenticano piu’ facilmente di loro.

E poi esistono uomini, tipoperesempioqualcuno-nondiciamochi, che amano la conquista quasi piu’ dell’atto fisico, e si sentono appagati nel loro Ego deviato quando la tipa gli fa gli occhioni. Escono al primo appuntamento e sono brillanti, spigliati, perfetti. La tipa e’ praticamente KO, ma loro non ci provano, si dicono: va bene cosi’ per stasera, e’ stata una bella serata. La prossima volta me la ciulo per benino. Ma la prossima volta non arrivera’ mai, perche’ le tipe sono refrattarie ai toni di grigio, e al secondo appuntamento hanno avuto modo di pensare, perciò hanno gia’ deciso che o vogliono solo restargli amiche, oppure li vogliono sposare. Di sicuro pensano che loro non siano interessati, perche’ non c’hanno provato. In tutti i casi, la notte di sesso selvaggio di questi poveri ometti e’andata, persa irrimediabilmente per sempre, e a loro non rimane che il rimpianto per non aver colto l’occasione al momento giusto. Ed e’ una lista infinita di occasioni perse che si ripete ancora, ed ancora, ed ancora, ed ancora.

Dum loquimur fugerit invida aetas:
Carpe diem, caro albino,
Quam minimum credulo postero.

*****   PICCOLO ANGOLO PUBBLICITARIO *****

Caro lettore. Se ti piace questo blog, se ti piace come scrivo, se ti intrippano le mie avventure…. no, mi chiedevo… hai mai preso in considerazione l’idea di comprare il mio romanzo?

Bravo.

A parte questo, caro lettore, volevo comunicarti che e’ apparsa una mia intervista nel periodico dei Veneti nel mondo. Vai a darci un occhio, vala’, e poi continua sotto con il resto del blog.

***** FINE DEL PICCOLO SPAZIO PUBBLICITARIO *****

Protetto: Schifo, schifo, schifo

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Per gli italiani all’estero!

Da oggi il mio romanzo e’ disponibile anche su IBS, che fa spedizioni cheap all’estero!

Ecco il link!

http://www.ibs.it/code/9788864981437/battois-alberto/vita-egrave-un-rotolo.html

Comincia a comparire in giro per i siti… finalmente! Il sito dell’ISBN dice che ci mette 15 giorni per essere registrato, quindi nel giro di una settimana (spero) dovrebbe essere acquistabile in libreria!

Intanto, eccovi la foto del primo acquirente!  Grande Matteo!

P.S. Mandatemi le vostre foto con il libro in mano, saranno pubblicate nel blog!(se lo desiderate)

Comunicazione d’ufficio

A tutti i lettori – ho creato un nuovo sito in occasione della pubblicazione del mio romanzo e l’ho diretto al mio dominio.

Per cui da ora il sito http://www.mondoalbino.com  e’ il sito del mio romanzo, mentre il mio blog e’ qui su wordpress.

Andate a darci un’occhiata gia’ che ci siete e ditemi cosa ne pensate, va’.

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