Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

il non italiano

Incontro gente da tutto il mondo. Tutti (italiani e non) mi dicono che non sembro italiano.

Guardo le foto di amici emigranti. Foto di italiani che escono con italiani. Se guardate le mie vedete americani, giapponesi, inglesi, cinesi… e italiani, tutti nella stessa proporzione. Non c’e’ una nazione in prevalenza, e se c’e’ non l’ho fatto apposta.

Mi chiedo, a volte. Sono io quello sbagliato? Quello che la gente scambia per nord-europeo non solo per la faccia ma perche’ non ho un pesante accento italiano quando parlo inglese?

A me, devo dire la verita’, gli italiani che sono all’estero da anni e parlano ancora male inglese perche’ escono solo tra di loro (ahime’, un buon 95%) fanno un po’ tristezza. Un po’ tanta. Soprattutto (e ne ho visti tanti, conosciuti tantissimi, soprattutto del sud) quelli che sono stati via per anni e non hanno cambiato di un filo la loro mentalita’: quelli mi fanno ancora piu’ tristezza.

Quelli che sono partiti in cerca di lavoro, ma se il lavoro l’avessero avuto a 50 metri da casa adesso vivrebbero li’ dove sono nati.

Forse, sapete, io che sono partito per vedere il mondo. Forse in Italia non riusciro’ a tornarci a vivere mai piu’. Chi lo sa.

Viaggio a Bangkok

Qui a Hong Kong non si vede il cielo ormai da settimane. Sopra la testa incombe un’unica, perenne nuvola grigia. Il sole ormai lo vedo solo quando viaggio.

Lo scorso weekend sono andato a farmi un giretto a Bangkok. Li’ fa ancora piu’ caldo che a HK, ma almeno si vede il cielo. Un filo di sole, ecco.

Bangkok mi ricorda alcuni vecchi campeggi del litorale adriatico. Tipo a Rimini o Jesolo Lido, per intenderci. Da’ l’impressione di un posto che ormai vive delle sue glorie passate. Un posto estremamente turistico, dove si mangia bene, dove le liberta’ sfrenate di un tempo stanno diventando sempre piu’ regolamentate, dove il fascino caratteristico perde terreno.

I prezzi sono buoni, ma sono finiti gli anni in cui tutto costava nulla – ormai certe cose le paghi come in Europa (il taxi, per dire, costa come a Hong Kong, con la differenza che a HK non devi perdere tempo a contrattare il prezzo col tassinaro). Stessa cosa probabilmente che dicono i tedeschi deï campeggi italiani da quando non c’e’ piu’ la lira.

Sono passati anche gli anni in cui i tedeschi si slacciavano la cintura di sicurezza una volta entrati nei confini italiani, e cosi’ pure in Thailandia, sembra. Non che la cosa sia un male, intendiamoci. Il posto pero’ e’ sempre fantastico, e… posso dirlo? Quasi quasi a Bangkok io ci vivrei pure.

Delle thaine invece che volete che vi dica? Certe sono proprio da shogno, come direbbe Crozza-Briatore. Basta stare un attimo attenti al pomo d’adamo, ecco. Per il resto nulla da segnalare, visto anche che mi ero portato la giappina al sacco. Che e’ un po’ come entrare al ristorante mangiando un panino, lo so, ma che ci volete fare.

Giornata splendida a Tokyo!

La figata

Domani e fino a mercoledi 15 sono a Tokyo. La figata dei viaggi mensili nella Metropoli Tentacolare.

Venerdi sabato & nonche’ nientepopodimenoche domenica (fino a meta’ pomeriggio) non ho un’emerita minchia da fare. La figata del weekend pagato in centro a Shibuya in hotel 5 stelle.

Una poco piu’ che ventenne segretaria del mio team oggi e’ arrivata in ritardo abissale (tipo a ora di pranzo) e si e’ giustificata con una scusa patetica. Al posto della ramanzina abbiamo fatto una chiacchierata amichevole, senza problemi, senza nemmeno costringerla a chiedere ore di permesso. La figata di non essere diventato un capo stronzo e l’aver mantenuto un cuore ggggiovane.

Rivedere nella persona negli -enti cio’ che ormai io negli -enta sembro aver perso: quella buona dose di menefreghismo, quel sano sbattersene le palle del lavoro, quel sognare spiaggioni tropicali e un impiego di successo ma solo per sei mesi l’anno (e gli altri di ferie). La figata dell’ingenuita’ umana: quando hai tempo non hai soldi, quando hai soldi non hai piu’ tempo, quando hai tempo e soldi non hai piu’ l’eta’.

Di diritti d’autore e confini mentali

Recentemente sto leggendo "La legge dell’odio" di Alberto Garini. Sono arrivato a poco piu’ di un terzo e devo dire che la storia fino a questo momento e’ fantastica. Speriamo continui cosi’. Mi mette voglia di riprendere a scrivere.

Curiosita’: il mio amazon account e’ registrato in Australia, mentre questo libro era presente solo nel kindle store italiano. Me l’hanno fatto comprare lo stesso (capirai: pagavo. Una carta di credito non si rifiuta mai), salvo dopo un paio di giorni scrivermi per avvertirmi che in teoria non avrei potuto farlo per motivi di copyright. Una cosa a dir poco assurda: come se fossi andato a comprarmi l’edizione cartacea in Italia e mi avessero fermato in dogana volendomi sequestrare il libro.

Questo per capire come nel 2013 internet non abbia confini. La SIAE purtroppo (e per fortuna) si.

Di stress e stanze dei bottoni

Ultimamente ci sono due novitá nella mia vita. La prima e’ che sembra io sia arrivato “nella stanza dei bottoni”, come si suol dire, e la seconda e’ che mi dimentico le cose. Anzi no, ce n’e’ pure un’altra: ho smesso di interessarmi di cosa succede in Italia.

Partiamo dall’inizio. Cosa intendo per “la stanza dei bottoni”? Beh, semplicemente che ho raggiunto quel certo livello di anzianita’ che mi offre accesso alle riunioni che contano, dove si decide, dove si forgia il futuro dell’azienda. Potrei dirvi che sono una noia mortale, che si parla e basta, non si decide un bel niente, tutt’al piú magari si viene a sapere qualcosa su come vanno le cose veramente. Potrei dire questo, ma in realtá devo ammettere che la cosa in fondo mi piace, che in fondo e’ meglio cosí piuttosto di subire le decisioni degli altri e non sapere un cazzo fino a cose fatte, che e’ un po’ lo stress che capita al mid-manager quando viene lasciato fuori da certe stanze.

Vien da se’ naturalmente che la cosa mi sta portando via un quantitativo industriale di tempo, al punto che non ho piú un secondo libero. Questo ha un impatto che potete toccare con mano, visto che oramai scrivo un post ogni morte di papa, e altri che non sospettereste mai. Tipo il mio ultimo viaggio in Giappone, nel quale sono stato cosi’impegnato che in 5 giorni a Tokyo ho mangiato 2 volte in camera a cena, tutti i pranzi sono stati piu’ o meno un sandwich al combini o poco piu’, non ho visto un amico che sia uno e ho praticamente lavorato e basta. Ormai andare a Tokyo per me e’ sinonimo di lavoro, lavoro, lavoro. Sono arrivato al punto in cui se potessi me ne starei quasi quasi a casa. Questo per capire come sono ridotto.

La seconda cosa e’ un po’ il corollario della prima. Aumentati gli impegni, aumentato lo stress, eccomi qui: sono arrivato al punto di dimenticarmi le cose. Di punto in bianco. Ne sto facendo cosi’ tante che a volte vedo documenti firmati da me, o email con mie risposte dentro… ed e’ la prima volta che le vedo. Nel senso che non solo le ho dimenticate, ma per quanto mi sforzi non ho nemmeno memoria di aver mai fatto certe cose. Cancellate dal cervello proprio. Sembra una cosa da ridere, ma inizio a preoccuparmi. O forse e’ naturale: ditemi che e’ naturale vi prego.

Terza cosa, per finire. L’altro giorno mi hanno chiesto cosa ne pensassi dell’elezione di Napolitano. Lí per lí devo dire che non sapevo che rispondere. Per intenderci, guardo ancora le news, guardo ancora Ballaró e Servizio Pubblico in streaming. Solo che… ho smesso di preoccuparmi. Ho smesso di incazzarmi. Forse ho perso la speranza, o sará che mi sono accorto che la mia vita va avanti indipendentemente da cosa succede in Italia. O forse ho solamente troppi cazzi miei di cui occuparmi per avere altre preoccupazioni di cui interessarmi. Boh.

La settimana ideale

Lunedi: volo a Tokyo alle 16. (= cazzeggione galattico fino a ora di pranzo, poi aeroporto per pranzetto in lounge di prima classe, volo, atterraggio verso le 9 di sera, taxi, check-in hotel, cenetta, letto).
Martedi: riunione dalle 13 alle 14. Resto della giornata libero.
Mercoledi: riunione la mattina, resto della giornata liberrimo (presumo).
Giovedi: idem come martedi.
Venerdi: volo di ritorno a Hong Kong alle 10 di mattina, atterraggio verso le 2, ritorno a casetta verso le 3. 

Questa sara’ una settimana importante, lavorativamente parlando. Intensa, impegnativa, stimolante. Sono riunioni importanti. Pero’, ehi: che figata lavorare 3 ore al giorno, 3 giorni la settimana. Fossero tutte cosi’.

(Un amico una volta mi ha detto: “non vengo pagato per quello che faccio, ma per quello che so.”)

Viaggio a Shanghai

Tanto per ricordare ai lettori che ultimamente sono un filino impegnato, vorrei sottolineare che sto scrivendo questo post in multitasking. Da seduto. Sulla tazza.

Come avete potuto notare a fine marzo sono andato a Tokyo per il mio viaggio mensile (il prossimo verso la meta’ di aprile, poi a inizio maggio dopo la golden week). Ovviamente non avendo i giappi la Pasqua, sono dovuto tornare sabato, fottendomi di conseguenza il venerdi di festa (Good Friday (=venerdi santo) e’ festa nazionale nei paesi anglosassoni, e di riflesso anche in alcune ex-colonie britanniche tipo Hong Kong) e naturalmente il sabato.

La cosa da ridere e’ che il lunedi di pasquetta (= altra festa nazionale) dovevo essere a Shanghai per un corso (training vendite ultra-avanzato, ovvero tecniche e strategie per vendere ghiaccio agli eschimesi). Morale: ho volato la domenica, percio’ di questo weekend lungo di Pasqua sono stato libero e a casa per circa una decina d’ore.

Tokyo e’ stata… beh, come al solito. Lavoro, izakaya con gli amici, fiori di ciliegio, pulizia & ordine ovunque, mezza stagione, allergia al スギ di merda, riunioni con salaryman che non capiscono una tega, albergo fighissimo in solitudine tipo lost in translation (a parte che conosco la lingua, ma l’atmosfera di solitudine a volte a Tokyo e’ proprio come quella del film).

Vorrei pero’ parlare un attimo di Shanghai. E’ stata la mia prima volta in Cina (terraferma Cina – ero stato a Taiwan e naturalmente vivo a HK, ma nella Cina comunista non c’ero mai stato. Poi dire che HK e’ Cina e’ come dire che Montecarlo e’ Francia, o che Singapore e’ Malesia).

Shanghai, devo dire, me l’aspettavo diversa. Piu’ sgarruppata, tanto per cominciare. Piu’… cinese.

Punti positivi: il centro e’ pulito, ordinato, senza poi tutto questo traffico. E’ pieno di posti interessanti, la metro e’ fighissima (ma d’altronde e’ quasi tutta certificata dalla mia azienda, ghghgh), ristoranti ottimi a prezzi convenienti, piena di vita. Niente male. Inoltre l’impressione generale e’ che il posto sia vivo, vibrante. La senti l’economia che tira, quasi fosse palpabile. Senti odore di opportunita’, un feeling positivo. Come se fosse li’ che succedono le cose, che si fanno le esperienze, (e perche’ no?) i soldi. Senti che a far carriera – in qualche modo – a Shanghai magari si potrebbe far prima.

Punti negativi /1: in centro c’e’ una troia ogni 5 metri e ti ferma un magnaccia ogni 4 passi. (passo – passo – passo – “do you want sexy massage?” – passo – passo – passo – “do you want sexy lady?” – passo – passo – passo – eccetera…).

2. L’acqua e’ non solo imbevibile, ma addirittura tossica credo. Dopo la doccia ti senti la pelle che “tira”. Il mio hotel mi dava 2 bottiglie d’acqua al giorno e in bagno c’era la scritta “usa l’acqua in bottiglia anche per lavarti i denti”.

3. Sono tornato da 4 giorni e ancora mi bruciano gli occhi. Quanto cazzo inquinata e’ l’aria?

4 (soprattutto). Credo ci siano due modi di “vivere” in Asia, a seconda del posto dove vivi. C’e’ il vivere sereno dei posti ultrasicuri dove la gente e’ fondamentalmente “onesta”, ricca o povera che sia. I posti dove giri per la strada senza il pensiero che qualcuno potrebbe sfilarti il portafogli (Giappone, Sudcorea, Hong Kong, Singapore, Malesia se vogliamo, Taiwan, ecc.). E poi ci sono i posti dove sei sei da solo di notte in citta’ ti guardi le spalle, perche’ non sai chi potresti avere dietro. Tipo Manila, o tipo… beh, Shanghai. Questa almeno e’ l’impressione che ha dato a me.

Aggiungo qualche foto tanto per.

Non so se si nota…

Ma albino è a Tokyo questa settimana!

Il panificio delle bestemmie

Insomma ho questo panificio sotto casa. Non proprio sotto sotto eh, diciamo sui 66-72 metri a sinistra dalla mia porta di casa. Decimetro piu’, decimetro meno (lol non scrivevo la parola decimetro dagli anni ’80 credo).

In questo panificio vendono tutto tranne una cosa. Indovinate cosa.

Qua trovi di tutto eh, non fraintendetemi. E’ una catena giapponese, e non lo si nota solo dai “panini al latte dell’Hokkaido”. Lo si capisce piuttosto dalla marea di cagate che si trovano in questo mirabolante panificio, tipo il pane alla zucca, o il filoncino con lo zucchero a velo sopra, o il panino imbottito di salsiccia e/o frittata, o il pane al riso nero, o il pan carre’ allo yogurt, o le tortine a forma di Angry Birds (devo aver postato anche una foto una volta mi pare…).

Solo una cosa non si trova in questo panificio: il pane. Oh: se uno vuole una stronza baguette senza la spolverata di ketchup o il gusto al tamarindo bollito… niente da fare. Non esiste il pane normale in questo panificio.

Vi chiederete a questo punto: E il malcapitato italiano che vada in cerca di comprarsi che ne so, un filoncino o una ciabattina, o un qualcosa con cui fare della sana scarpetta da cristiani insomma, cosa resta da fare? Ve lo dico io cosa gli resta da fare: dopo preziosi minuti persi Alla Ricerca della Pagnotta Perduta non gli resta che uscire sconsolato dal Panificio delle Bestemmie, mandandone garbatamente a fanculo i gestori.

(e stasera, da buon veneto, polenta).

Che giornata

Se vi stavata chiedendo come mai ultimamente scrivo col contagocce, ecco un piccolo assaggio del perche’. Oggi, in ordine sparso, mi sono occupato di:

- Una gara d’appalto in Vietnam (parte dei documenti in vietnamita tradotto alla cazzo di cane con google translate…)
- Treno alta velocita’ in Brasile (documenti in portoghese, che per fortuna si capisce abbastanza se sei italiano)
- Finito-firmato-mandato contratto per notaaziendagiapponese
- Preparato meeting CAMPALE per la prossima settimana in Giappone
- Bestemmiato per ore su casella di posta incriccata causa recente migrazione aziendale a Windows 7 (poi mi chiedono come mai a casa mia entrano solo prodotti Apple…)
- Preparato meetings a Shanghai per fra due settimane
- Riunione dei manager di Hong Kong, fase 1 (domani la fase 2)
- Brainstorming su idee da presentare a un cliente di Hong Kong

Ore 18:15, dopo una giornata campale, sapete che faccio? Adesso mi caccio su giallozafferano e decido cosa cucinarmi stasera. Tipo una torta salata ai carciofi, o qualcosa del genere. Con un bel bicchiere di shiraz australiano, che ci sta sempre.

La giungla (di cemento e non)

Hong Kong ha veramente una geografia pazzesca. Fuori di testa, ma anche affascinante se ci pensate.

Da una parte c’e’ il mare, la baia. Dietro subito le montagne (o per meglio dire colline) a picco, verticali quasi. In mezzo si estende la citta’, su uno spazio ristrettissimo, in lunghezza di fronte al mare e ad arrampicarsi sulle colline. Dal cielo me la immagino assomigliare a una balena grigia adagiata sulla spiagga, lunga e stretta.

La citta’ e’ una ragnatela impossibile di cemento, come ben sappiamo. La particolarita’ sono i condomini, larghi mezzo metro quadro e alti millemila piani, delle torri-abitative da vertigini (sia a chi sta in strada che a chi ci vive). Io stesso vivo in un appartamento con 3 camere da letto, che sommato tutto sara’ si e no 65 metri quadri. (ecco il link a un appartamento del mio condominio). Fatevi il conto di quanto minuscole sono le camere. L’edificio, per inciso, ha 3 apparamenti per piano (quindi una superficie di… 250mq a tenersi larghi?) e la bellezza di 36 piani.

Dietro la "catena collinosa" (e la passi in 10 minuti di bus), c’e’… beh, guardate con i vostri occhi le foto che ho scattato sabato. Nonostante fosse un po’ nuvoloso c’erano comunque 27 gradi e ho ben pensato di prendere un autobus verso il mare. Nel giro di venti minuti sono passato dalla giungla di cemento alla… giungla vera e propria!

Tutto questo e’ molto bello e suggestivo, intendiamoci. Solo che mi viene un po’ da chiedermi: ma fare la citta’ un attimo piu’ larga con case di dimensioni decenti… no eh?

L’impatto visivo di Hong Kong

Credo ci siano piu’ o meno tre modi di vedere Hong Kong. Tre immagini, diciamo. La prima e’ di notte, i grattacieli, la citta’ che ricorda molto la scena iniziale di Blade Runner (ciminiere sputafuoco e macchine volanti a parte). La seconda e’ sempre di notte, i vicoli, la pioggia, la citta’ che ricorda molto… Blade Runner (olala’ che originalita’!), la scena in cui Harrison Ford si ciuccia un ramen (o quello che e’) al ristorante. Presente no?

La terza immagine invece e’ questa. La meno conosciuta, diciamo. Domenica pomeriggio, miliardi di persone in giro a fare shopping. Le insegne spente che fanno un po’ tristezza, i condomini da 80 piani scrostati e sporchi (che fanno altrettanta tristezza), la gente ovunque, in ogni angolo, peggio di un formicaio all’ora di punta.

Quando i miei amici giappi mi chiedono com’e’ HK, gli rispondo di solito che HK e’ la versione sporca di Tokyo. E’ un po’ vero, diciamo.

Anche se comunque questa sgrarrupposita’ (sgarruppaggine? sgarruppevolezza?) di HK ha il suo fascino, diciamo. Lo spiegheremo un’altra volta, spero presto. (ah quanto mi mancano i tempi di Brisbane quando non facevo un cazzo da mattina a sera al lavoro e avevo tempo di tenere un blog…).

Il mago del basilico

@Olivia: ecco un paio di foto del mio fantasmagorico basilico, dopo essere stato potato per bene (una terrina di foglie spuntate ieri sera, altrimenti era un cespuglio).

Il segreto principe per non farlo morire è: mai è dico MAI fargli fare i fiori. I gambi vanno tagliati alla punta, e dopo un giorno le foglioline già ricrescono, come si può vedere dalla foto sotto. Con le punte castrate dopo 10 giorni i fiori stavano per venire fuori, e io ieri sera le ho tagliate rigorosamente tutti. Il basilico è una pianta che muore quando si riproduce, come i maschi di mantide religiosa…

La storia del secchio è semplice. Prendi una terrina o una bacinella e riempila d’acqua. Mettila vicino al vaso in posizione rialzata (se la bacinella è ad altezza del vaso la cosa non funziona). Poi prendi un pezzo di spago bagnato o un pezzo di calza di nylon e “collega” i due: immergi un capo nell’acqua, l’altro a 2-3 cm dentro la terra del basilico. Per il principio dei vasi comunicanti lo spago resterà bagnato e il basilico si “succhierà” l’acqua al bisogno. Io a dire il vero ho messo il secchio in mezzo a tutte le piante e con 5 spaghi dato da bere a salvia, prezzemolo, rosmarino e menta… Con risultati misti (prezzemolo e salvia si sono leggermente ingialliti alla base per la troppa acqua suckata credo).

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Pensieri misti del momento

Hong Kong /1
Pensavo che vivo a Hong Kong da ottobre 2012 e devo ancora fare un post decente sulla citta’. Il problema e’ che qui piu’ di viverci di campeggio – nel senso che HK e’ un po’ il "campo base" da dove parto per i vari viaggi di lavoro che faccio. Insomma, tra trasloco, ricerca di casa e tutto qua di weekend utili a raccontare la citta’ fino ad ora ne ho passati veramente pochi…

Ritorno in Italia /1
Sono stato una decina di giorni a casa. A parlar con la gente non trovi un berlusconiano neanche a morire (una l’ho trovata, in una settimana, anche se non l’ha ammesso direttamente). Ma una persona che ti dice di non aver letto Gomorra "per principio" (quale principio?) per chi altri puo’ votare?

Per la cronaca i miei amici ex-pidiellini dichiarano di voler votare chi Grillo, chi Giannino, chi addirittura Pd. Nessun montiano, sembra.

Ritorno in Italia /2
Io comunque vedo la gente lamentarsi tanto (e a ragione). Per la prima volta dal 2005 la gente non mi chiede com’e’ la vita all’estero ma mi domanda consigli su come emigrare… (e la maggior parte delle frasi inizia con "se vince Berlusconi…").

Ritorno in Italia /3
Comunque ho preso 2 chili in 9 giorni… e che mi son tenuto!

Giappone /1
Dopodomani torno in Giappone per il mio consueto viaggio mensile. Bello passare una settimana al mese a Tokyo, eh… ma una volta ogni tanto non mi farebbe schifo saltare un turno. Soprattutto perche’ quando vado in Giappone mi tocca lavorare il doppio.

Giappone /2
Passare dai 3 gradi di Venezia ai 26 di Hong Kong agli 0 di Tokyo: una pacchia. Quando arriva la primavera?

Hong Kong /2
Quando me ne sono andato ho elaborato un sistema di vasi comunicanti per dar da bere al basilico: un secchio d’acqua posto ad una certa altezza sopra il vaso, e uno spago immerso nell’acqua che scende fino alla terra, in modo che il basilico potesse "succhiarsi" l’acqua necessaria. Quando sono tornato ho trovato il secchio mezzo vuoto e il basilico alto mezzo metro. Provare per credere!

Corollario a Hong Kong /2
Ieri sera mentre aprivo la valigia ho disboscato e mi son fatto un pesto alla genovese… non scherzo!

Free Borders
Tra parentesi da questo viaggio mi sono portato a Hong Kong la bellezza di: un salame, uno speck, una caciotta, un limoncello da litro, una bottiglia di brancamenta, piu’ circa 10 chili tra biscotti, formaggi e altro. Questo come contrappasso all’Australia dove in dogana non ti lasciano passare un cazzo (mentre qua passa di tutto e di piu’…)!

Giappone /3

Questo weekend forse ho una sera semilibera. Se qualcuno di voi lettori e’ in zona a Tokyo fatemi sapere! (sull’indirizzo email del blog, non nei commenti pls).

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