Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

130.000.003

Eravamo rimasti che stavo arrivando al Gas Panic, dove Momoka mi stava aspettando.

Vi dico la verita’. Ero un filino alterato, ma sapevo di avere una buona teoria in mano. Ragion per cui, quando lei mi ha detto “Scusaaaa non avevamo capito che volessi venir fuori pure tu” io le ho risposto asciutto e tranquillo “Balle. Stai mentendo“. Detta proprio cosi’, fuori dai denti, laddove “Stai mentendo” e’ notoriamente la cosa piu’ maleducata che si possa dire ad un giappo. 

Ma se la meritava, oh. Poi, mentre mi prendevo un gin & tonic, le ho detto “guarda che l’ho capito che era per lui. Ma bastava dirmelo, mandarmi un messaggio, farmi capire che lo volevate scaricare. Avrei potuto offendermi, e non mi avreste rivisto mai piu’“.
Lei ha annuito, ha detto che avevo ragione, ha detto che non ci aveva pensato, ha detto che entrambe volevano uscire con me, e… insomma, pace fatta.

E ora, signori e signore, inizia il vero casino della serata.

Se ben vi ricordate dall’episodio 1, Momoka aveva confidato al giappo che la giappo-italica era interessata a me. Informazione inutile, giacche’ appena la raggiungiamo, ‘sta qua spalanca due occhi cosi’ mi viene subito a ballare vicina.
Vicina, e non solo. Abbracci, contatti ravvicinati, chiacchiere guanciagguancia, eccetera. Insomma – penso – la serata butta bene.

Si prosegue cosi’ per un po’. Si balla, si ride, si scherza, si beve, si chiacchiera. Il locale e’ una merda, musica hip-hop, 90% stranieri, di cui 90% maschi, di cui 90% africani travestiti da 50 cents.
Si parla di cambiar locale, ma in maniera alquanto blanda. Alla fine siamo sul nostro angolino semibuio, ce la stiamo passando.

Poi, Momoka inizia a parlare con uno. Si allontanano, due, tre metri… e io resto solo con l’altra. Stiamo ballando troppo vicini per non farmela. E infatti dai uno, dai due, dai tre, scatta la lingua in bocca.  

Aspettate a gioire, mettete via le bandiere. Il bacio dura tipo 10 secondi, dopodiche’ lei si ritrae. Io non capisco, poi mi giro e vedo che in quel momento sta tornando Momoka. La giappo-italica svicola agilmente verso di lei, le dice una cosa all’orecchio, dopodiche’ entrambe vengono verso di me.

Senti, noi torniamo a casa.

Io resto basito. Non e’ neanche l’una e mezza, il primo treno e’ alle cinque, sono a 50 euro di taxi da casa. E, soprattutto, le due non avevano la minima intenzione di tornare a casa, prima di quel bacio.

Cos’e’ successo? Non ci capisco piu’ niente… la giappo-italica mi si voleva fare, cazzo, non ho mai visto nessuna con una faccia da “ti voglio” del genere.
Eppure, sembra aver cambiato idea. Di piu’… sembra che le sia crollato il mondo addosso. 
Ma forse pure questa era una prova. Forse voleva vedere come reagivo. Forse voleva che le proponessi un’uscita da soli noi due. Forse un giappo non le sarebbe saltato addosso in piena disco.

Insomma, gente. Non ci siamo capiti. Succede. 

Vabbe’. Usciamo dal locale, e io sono incazzato come una biscia. Per il rientro anticipato, per il voltafaccia, per il due di picche di Mai, per la scomparsa di Masako, per la situazione del dollaro, per il 18 in fisica 2 che ho preso nel ’98 partendo da 29 allo scritto e che non mi meritavo. Una somma di elementi che contribuivano a generare del Momento nelle mie palle.
Siamo quasi davanti alla stazione, quando le due si girano verso di me e mi chiedono come ho intenzione di tornare a casa.
Come? Resto qui fino alle 5
Eh? Davvero? Non prendi un taxi?” risponde Momoka – l’altra si e’ ammutolita e non parlera’ piu’ se non a monosillabi per tutto il proseguo della serata.
No. Visto che non mi avevate detto nulla, io pensavo si sarebbe rimasti fuori fino a mattina. Anche voi abitate in culo ai monti, che cazzo prendete il taxi a fare?
Si, ma andiamo a casa insieme. Stanotte lei dorme da me.
Ah. Quindi avete pensato per voi. E dirlo?! Io se ti invito in disco e voglio tornare prima delle 5 ti avviso, te lo dico cosi’ ti sai regolare e puoi decidere se unirti o no, se vale la pena di pagare il taxi o no.” 

E qui, cala un sipario di censura sull’ira di albino. Da quel momento in poi ho fatto un monologo di almeno 15 minuti in cui gliele ho dette tutte, partendo dall’ epoca in cui il ceppo asiatico dell’umanita’ si e’ andato a confinare su quest’isola.

Son partito dal fatto che i giappi non ti dicono mai le cose, non accettano intrusioni nella loro sfera privata, hanno una sfera privata del diametro di Plutone, e in poche parole non capiscono un cazzo di relazioni interpersonali.
Ho continuato ri-raccontando loro il modo ignobile con cui mi avevano scaricato.
Ho guardato la giappo-italica in faccia e le ho detto, a chiare lettere “se mi balli a 15 cm dalla faccia e io mi avvicino, e i cm diventano 10, e tu non te ne vai… e’ ovvio che penso che ci stai. E’ ovvio che provo a baciarti“.

Le due avevano una faccia da Urlo di Munch, mentre vomitavo loro tutti i miei peggiori insulti.

Poi, la situazione si e’ calmata. Loro si sentivano in colpa atroce e non hanno voluto lasciarmi, anche se io ho ripetuto loro piu’ di una volta che per me se ne potevano andare quando volevano. Alla fine abbiamo deciso di andarci a bere un caffe’… stranamente, dopo il chiarimento la situazione si e’ ammorbidita, la tensione e’ sparita.

Sono andate via verso le quattro. Ci siamo salutati amichevolmente con la promessa: “ci rivedremo presto“.
Ed io sono andato a schiacciare un pisolino in un internet cafe’. Di notte gli internet cafe’ giapponesi sono delle piccole stanze d’albergo, con sedile in pelle tipo business class, camerette private, free drinks, luce spenta.
Di fianco a me sentivo uno che russava, a destra avevo due che trombavano. O era un pornazzo ad alto volume… insomma, gemiti femminili. Ma ero troppo stanco per curarmene.

Sono arrivato a casa sulle cinque e mezza, mi sono buttato a letto, e domenica pomeriggio mi sono svegliato con un magone impressionante. Ce l’avevo con questo paese… mi sono chiesto, per la prima volta, chi me l’ha fatto fare.
Poi, come tutti i momenti, anche quello e’ passato.

Lunedi’ ho scritto una mail a Momoka. “Ehi, mi dispiace x i casini di sabato… spero che ci rivedremo presto.” Logicamente, non ho ricevuto risposta. Ma che ve lo dico a fare… e’ come la dimostrazione matematica della prova del nove.
Ieri d’altronde era il 28 ottobre, mentre il mio compleanno e’ il 14 marzo. Non sono nato ieri. 

Ma un po’ le capisco… neppure io ho voglia di rivederle. Peccato xche’ Momoka aveva due tette niente male.

E con questo, bambini, siamo giunti alla 

Fine della storia.

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11 risposte a “130.000.003

  1. T'aLon mercoledì 29 ottobre 2008 alle 7:11 pm

    ma perchè le hai mandato la mail?
    era ovvio che non ti hanno mollato perchè:
    1)volevano restare fuori e avresti potuto rivederle
    2)dovevano dimostrarti che sei tu il coglione…
    In ogni caso con la tua mail hai dato loro ragione!

  2. albino mercoledì 29 ottobre 2008 alle 7:20 pm

    La mail l’ho mandata col sorriso sulle labbra.
    Mi ha detto “ci rivediamo”, e io ho le ho scritto “ok, quando?”
    L’ho mandata ridendo. Sul serio.

    1) non volevano restare fuori. La giappo-italica avrebbe dato un braccio per essere in un altro continente, e Momoka aveva un sonno pauroso. I giappi si suicidano per questione di principio… e per questione di principio, visto che mi avevano fatto un torto, sono rimaste a farmi compagnia.
    2) questo lo dici tu, con la tua mentalita’ italiana. Fidati, e’ come dico io. Sono rimaste per riparare ad un torto.

  3. kirù mercoledì 29 ottobre 2008 alle 9:57 pm

    Mboh, non ci vedo niente di strano, anche io mi sarei sentita in colpa e sarei rimasta là… Ma mentre mi vomitavi addosso tutto il tuo odio per i giapponesi a partire da Amaterasu in giù, ti avrei mandato cordialmente a fare in chiù, che cmq il fatto che tu mi piaci non vuole automaticamente dire che io voglia la tua lingua in bocca in tempo zero, magari non eravate sincronizzati coi tempi (o magari non le piace come baci, ahah).
    Detto questo… oh ma quanto cagare fanno ste disco giapponesi? Pensavo fosse solo l’Asia Club ma vedo che sono tutte così… e dopo te te lamentavi del Marina… 😀

  4. Akanishi giovedì 30 ottobre 2008 alle 12:59 am

    anche secondo me ha ragione Skippu in questo caso: la giappina non ha gradito l’accelerata sul limone…. sono romantiche anche loro sai.

  5. Tonari giovedì 30 ottobre 2008 alle 7:16 am

    Eheh ci hai infilato un paio di battute come piacciono a me.
    Per il resto ricorda sempre quello che dice il dizionario Shogakukan alla voce “kusaru” (marcire, guastarsi)

    “Genki daseyo, onna nante kusaruhodo iru janaika?”
    (Su di morale! Di donne ce ne sono finche’ ne vuoi!)

  6. albino giovedì 30 ottobre 2008 alle 7:27 am

    Aka e Kiru’… gia’, sono d’accordo pure io. A mente fredda mi dico che si’, ho accelerato troppo.

    D’altronde, se gia’ col linguaggio vero e proprio si ha problemi di comunicazione, pensate un po’ che casini col linguaggio del corpo…
    La regola generale che si segue in questi casi e’: la giappina dice sempre di no, ma insistendo poi dice di si… perche’ in realta’ 90 su 100 quando dicono no in realta’ e’ un si.
    Esattamente il contrario delle italiane, per le quali anche quando sembra fatta puo’ spuntare un 2 di picche dietro l’angolo.

    Questa, infatti, era la giappo-italica. Che sia per quello? 😀

  7. eppols giovedì 30 ottobre 2008 alle 8:17 am

    “Peccato xche’ Momoka aveva due tette niente male.”

    una giappa con le tette e` una mutazione genetica che io apprezzo notevolmente, come da nostri discorsi precedenti puoi` ricordare.
    in effetti ora non so se la mia vicenda con le indiane e` andata meglio o peggio della tua. valuterai.

  8. Akanishi giovedì 30 ottobre 2008 alle 11:16 pm

    sì però tu non sei un giusto, Albino…

    ti sei limonato la giappo-italica pensando alle tette di Momoka?? no bene.

    ricorda il detto triestino: “tuto no se pol gavèr….”

  9. kiara sabato 1 novembre 2008 alle 12:06 am

    ahahah.

    devo ricordarmi di bazzicare su lidi jappi più spesso! davvero incredibile quanto, a distanza di migliaia e migliaia di km, certi cliché siano duri a morire…Insomma, Albì, frankly speaking: le italaine non son forse il popolo che se la tira di più in assoluto nell’urbe terracqueo (con debite eccezioni a confermare le regole, of course)..?!

    insomma…la mia domanda è: davvero sei cooosì stupito da un atteggiamento del genere?! ehehe. si vede che sei all’estero da un bel pezzo, my dearest…;-)

    (magra consolazione, lo so. ma è tutto ciò ceh m’è venuto in mente leggendoti).

  10. Vale sabato 1 novembre 2008 alle 3:03 am

    Dai Albi non ti crucciare…persa una corriera, ne passa un’altra… ;o)

  11. Pingback:Quanta acqua sotto i ponti « Professione: zingaro

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