Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

In un mondo di formiche

Tornando in treno, mi perdo nel mondo fuori dal finestrino, nelle luci infinite della citta’. E penso.

Quanta gente della mia generazione adesso sta lavorando? Quanti si accontentano di un buco di stanza, di una vita piatta? Cosa stanno aspettando?

Qui tutto funziona alla perfezione, tutti fanno la loro parte. La domenica vedo coppiette piu’ giovani di me girare con la carrozzina. Marito, moglie, neonato, magari bimbo di 2-3 anni a fianco. Mamme in minigonne ascellari, in braccio l’immancabile Louis Vuitton. Girano per strada, aspettano la metro, siedono nei locali e non si parlano.

E che avranno da dirsi, poi? Lavorano come schiavi tutta la settimana, vivono vite separate, marito per i cazzi suoi, moglie per i cazzi suoi, figli per i cazzi loro dall’allattamento in poi.
L’altro giorno, una coppia di fidanzati in metro. Lui parlava, lei aveva la faccia assorta. Non lo stava ascoltando, era persa per i fatti suoi.

C’e’ spazio per l’amore a Tokyo? Alle volte mi sembra di no. Alle volte mi sembra che qui la vita di tutti sia stata scritta da qualcun altro. Nasci, studia, lavora, trova una persona adatta, sposati, riproduciti, educa tuo figlio ad essere una formica come te, muori. Qualcun altro gli ha detto di fare cosi’, e loro non sembrano vedere che esistono altre scelte.

Che senso ha vivere cosi’?

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12 risposte a “In un mondo di formiche

  1. Professore martedì 20 gennaio 2009 alle 2:19 pm

    Il paese perfetto NON esiste.
    Di sicuro è preoccupante che, appena rientrato in uno dei luoghi dove vorresti vivere, tu faccia delle riflessioni di questo tipo.
    Mangiato pesante ?!?

  2. Akanishi martedì 20 gennaio 2009 alle 4:39 pm

    Albino, mi susciti delle riflessioni. Da un lato, sono d’accordo con te: la vita del giapponese medio sembra stabilita a priori, “scritta da qualcun altro”. Gli piace? con i nostri parametri occidentali, siamo graniticamente convinti che sia impossibile. In effetti qualcuno di loro sbrocca; eppure, stare sempre sui binari stabiliti ha il suo vantaggio: è rassicurante.

    Dall’altro lato, penso. Penso a quanto noi siamo alienati nelle nostre vite. magari di un tipo solo leggermente diverso.
    Penso a tanta gente che magari fa un lavoro onesto ma insegue il mito di una vita da velina o calciatore.
    Penso a chi si impegna fanaticamente a far carriera, crede di essere migliore degli altri perché ha la ferrari e non si accorge che è solo un ingranaggio di un’economia basata sul nulla.
    Penso a chi passa i fine settimana a costruire la casa in montagna e non ha mai messo il naso piu’ lontano di 100km.
    Penso anche a chi ha il mito del “fare esperienze”, giudica “mediocri” le vite degli altri e pensa di avere vent’anni per sempre.

    Ma penso anche che non c’è un modo giusto e uno sbagliato, ognuno trovi il suo ruolo e contento lui, contenti tutti.

  3. albino martedì 20 gennaio 2009 alle 4:47 pm

    Appunto, ognuno trovi il suo ruolo.

    Ma piu’ parlo con loro (i giappi) e piu’ mi convinco che il loro ruolo non solo e’ stato deciso a priori (come il nostro, touche’), ma non se lo cercano neppure.
    Almeno a noi e’ dato il beneficio del sognare, loro non osano farlo. Come una persona che per paura di essere brutta si chiudesse in casa e non si guardasse mai allo specchio, per tutta la vita.

    Questa cosa mi fa paura, sul serio.

  4. Akanishi martedì 20 gennaio 2009 alle 8:20 pm

    lo fanno. quello di chiudersi in casa dico. Si chiamano “hikikomori”.

  5. Cyan mercoledì 21 gennaio 2009 alle 4:54 am

    Almeno ci sta qualcuno che ci presenta i lati negativi del Giappone. Io sono sempre più convinto di voler vivere là. Magari però, spesso questa voglia viene alimentata da Anime o altri blog che ne parlano strabene.
    Forse albino, al quale mi presento ^^, che ti leggo da un po’ ma solo oggi scrivo per la prima volta, sarà un po’ pessimista, ma sinceramente lo vedo uno con i piedi ben saldi per terra. Magari un giorno se andrò in Giappone e se mi ci troverò male, vorrò sputare in faccia a tutti quei blogger che non fanno che spalare cacca sulle cose che già hanno (compresa l’Italia stessa), e ad esaltare il Giappone; ma almeno potrò dire…cavolo avrei fatto meglio a dare retta ad Albino…
    Anche se ti vorrei chiedere se nonostante i pareri negativi che scrivi sul Giappone, ritieni sempre più bello vivere là che in Italia, dove io non mi ci trovo poi tanto bene…

  6. kamamuri mercoledì 21 gennaio 2009 alle 6:59 pm

    Finchè non hai detto la parola “metro”, pensavo parlassi del nord est, che so: treviso!

  7. Fede mercoledì 21 gennaio 2009 alle 11:58 pm

    anch’io ho avuto la stessa impressione…e devo dire che calza comunque a pennello fino a quel punto!

  8. Gemella giovedì 22 gennaio 2009 alle 2:55 am

    Non sono una grande conoscitrice della vita nipponica… ho solo letto da più parti che durante gli anni del liceo fatto tutto ed il contrario di tutto, perché sono consapevoli che dopo la loro vita sarà ben più rigida, quindi cercano di fare il pieno di esperienze e divertimento in quegli anni. Una mia prof un giorno mi disse che parlando con un giapponese lui dichiarava che per lui non era un peso lavorare tanto ma che non considerava fannullone (ad esempio un italiano) che si lamentava del suo orario di lavoro, piuttosto pensava “poverino lui non è come noi, lui non ce la può fare”.
    Non so quanto tutto questo corrisponda a realtà, parlo solo per sentito dire… ma visto che non ho più la foto della mammella, cerco di attirarti tramite commenti pseudo attinenti 😛

  9. Tonari giovedì 22 gennaio 2009 alle 1:55 pm

    Albino, poi forse ti risponderò in maniera più completa, ma adesso sono a lavoro.

    Solo una cosa:

    “Almeno a noi e’ dato il beneficio del sognare, loro non osano farlo.”

    Ti faccio però notare che tu non sei un italiano medio, come non lo sono io, quindi attento ad usare il tuo metro nelle riflessioni che fai.
    Non so se in Italia ci sia tutto questo sognare: conosco gente inseritissima che non metterà mai naso fuori dalla propria terra limitandosi a fare la propria vita tranquilla nel chiuso dei suoi bei monti. Una è la mia ex.

    O forse si sogna di più perché c’è più insoddisfazione, chi lo sa.

  10. Akanishi venerdì 23 gennaio 2009 alle 5:06 pm

    Gemella: di solito i giappi se la ridono quando gli diciamo i nostri orari, le nostre ferie… pensano che siamo furbi (che non è un complimento per un giappo: essere furbi equivale a essere disonesti), o che in effetti il lavoro duro non è roba per noi. Ma in effetti non ci invidiano, per loro la vita normale è quella. e in effetti sfido un italiano (medio) a vivere così.

  11. albino sabato 24 gennaio 2009 alle 11:52 am

    Beh dai non sono tutti cosi’… alcuni si lamentano anche. (che poi siano quelli che hanno vissuto all’estero, e’ tutto un altro discorso ^^; )

    Comunque farei dei distinguo: il trevisano medio non lavora _molto_ meno di un giappo… non per nulla il 90% dei trevisani brama la secessione!

  12. Davide giovedì 22 luglio 2010 alle 11:02 pm

    Risposta:

    Non ha senso..

    Il dato sui suicidi parla chiaro

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