Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: febbraio 2009

Sotto shock

Cominciamo dall’inizio. Da quanto tempo e’ che sto cercando lavoro in Giappone? Voi sapete dirmelo per caso? No, perche’ non me lo ricordo neppure io… forse due anni, forse di piu’.

Quel che so con certezza e’ che da fine settembre 2008 – quasi 5 mesi – ogni volta che si inizia a parlare di lavoro non faccio altro che ripetere “vorrei trovare lavoro in Giappone, ma per gli stranieri che lavorano nel mio campo e’ impossibile“.

Beh, volete saperlo? Non e’ poi cosi’ impossibile… alcuni colloqui li ho fatti. E, udite udite… avrei anche trovato lavoro. Per una ditta giapponese gigantesca, che lavora nel mio campo. Sarei l’unico occidentale dell’azienda. Un lavoro di medio profilo, pagato mediocremente per gli standard di vita giapponesi. Un lavoro con virtualmente zero ferie, alle solite condizioni disumane giapponesi.

Volete saperlo? Quando mi sono ritrovato con l’offerta in mano i miei vaneggiamenti sono finiti e mi sono scontrato con la dura realta’. Ho visto me stesso lavorare fino a tarda sera in Giappone, senza ferie, senza possibilita’ di tornare in Italia, con uno stipendio banale, senza nessun aiuto da parte dell’azienda per il mio trasloco, senza un cazzo. Ho visto la mia vita essere molto diversa da quella dello studente che sono ora, o dell’ingegnere in carriera che potrei essere altrove. Ho visto il mio dare tutto per un’azienda che non mi da nulla in cambio, ho visto il mio dinamismo venire a patti con regole ferree, ho visto la mia professionalita’ sminuita per motivi di razza, ho visto morire la meritocrazia in cui credo, ho visto la mia posizione passare da Senior a Junior solo perche’ non faccio Tanaka di cognome.
Ho visto i miei giorni come un flash: l’attesa del weekend per avere un attimo di tempo, il terrore della domenica prima del ritorno al lavoro, la vita che non e’ piu’ vita.
In due parole, ho visto me stesso incasellato come un giapponese, con l’handicap di non essere un giapponese.

Dall’altra parte so cosa mi aspetta in altri paesi del mondo. Mi aspettano appartamento e auto pagati, mi aspettano stipendi a quasi quattro zeri, mi aspettano responsabilita’, mi aspettano viaggi in business class, mi aspetta il controllo di progetti importanti, mi aspetta l’essere messo alla prova, mi aspetta il tenere in mano la mia vita, mi aspetta l’essere padrone di quello che faccio.

E’ strano come io non me ne sia reso conto fino al momento in cui mi sono avvicinato al mondo del lavoro giapponese. Certo, io vorrei restare qui, ma io non voglio lavorare qui.
L’altro giorno mi sono svegliato e mi son chiesto: perche’ dovrei rompermi il culo a Tokyo quando posso prendere il triplo ed avere il quadruplo di soddisfazioni a Shanghai o a Seoul, e venire a Tokyo quando voglio, DA TURISTA?

Dovrei avere un motivo per farlo, probabilmente.

Beh, caro il mio Destino: se devo restare qui ti restano esattamente 44 giorni per tirarmi fuori un motivo valido. Altrimenti mi tocchera’ cambiare ancora il titolo di questo blog.

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Pankun

Beh, incredibile… guardate sti video, ce ne sono comunque a dozzine su youtube!
Mi fanno morire la cronaca in sottofondo e i fumetti che appaiono, peccato che a parte 3 o 4 di voi nessuno li possa capire… cmq avevo le lacrime in certi punti! ahahaha!

La fiaba della buonanotte

C’era una volta uno che si vedeva con una. Per inciso, non sto parlando di me, ma di un mio amico.

Vi taglio inutili premesse e vado al punto della fiaba, ovvero la parte erotica. Beh, dovete sapere che, per citare Olmo, tra i due era, per la serie: “c’e’ simpatia tra di noah”… ma nonostante questo lui con lei non c’aveva mai combinato un cazzo.
Motivo? Semplice: lei usciva con lui una volta si e 87 no. Scompariva, era sempre occupata… e ogni volta che lui non si faceva sentire per un po’, lei ritornava puntuale, chiedendo un’altra uscita.

Ad un certo punto, stanco di trovarsi la casa piena di pane (altra citazione celeberrima), il personaggio della fiaba inizio’ a sospettare. Cioe’, scomparire cosi’… era ovvio che ci fosse di mezzo un altro.
Alla fine costui, preso dalla gelosia (nonostante nel frattempo se la facesse con altre 1 e mezza, ma questa e’ un’altra fiaba), ad un certo punto si decise di prendere la mucca per le corna.

Cosi’, un bel giorno, quando lei lo chiamo’ per fissare una cena, dopo mesi UNO di bidoni vari (straordinari, impegni con amici, messaggi non risposti…), lui prese la decisione di parlarle apertamente, e di chiederle se per caso ci fosse di mezzo un altro. Ovviamente non per telefono, ma a cena.

Come va a finire la fiaba? Non lo so, per ora non e’ stata ancora scritta.

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Update:

Che idiota. Dimenticavo di dirvi la cosa piu’ importante. Per i miei vecchi lettori del blog australiano, riferendomi al post su Sarah.

Signori e signore, vi presento femmina2.

Riddle – per quei che no ghe riva

Per quelli che non sanno l’inglese o non hanno abbastanza neuroni il mercoledi mattina… la parola seggggreta x accedere al post protetto e’ ottenibile solo se traducete in italiano i versi in inglese all’inizio del post.

E io che pensavo di averla fatta troppo facile! -_-

Riddle

Visto che come al solito nessuno di voi 142 stronzi che mi avete letto ieri ha avuto la decenza di commentare e di dirmi niente (alcuni mi hanno mandato messaggi in facebook… per la serie, non commento nel blog senno’ la gente mi vede, haha!), ho deciso di punirvi.

Nel post qui sotto ho messo la foto della protagonista del post di ieri. Ovviamente, protetta da password.

La password e’ nascosta nel post di ieri. Trovatela a tentativi, se volete vedere com’era fatta Sarah nel 2006.

Perso nel mare dei tuoi occhi azzurri

Nel buio piu’ totale

Poi una luce, all’improvviso

Ti ho trovata

Dove sei?

(4 lettere)

Protetto: BONUS – Sarah

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Sarah

But for one crowded hour, you were the only one in the room
And I sailed around all those bumps in the night to your beacon in the gloom
I thought I had found my golden September in the middle of that purple June
But one crowded hour would lead to my wreck and ruin

Stamattina l’aria aveva un profumo speciale, di sole e di vento d’inverno.
Mi ero svegliato come sempre trascinandomi dalla camera alla doccia, a 40 minuti dal primo suono di sveglia. Dopo aver fatto colazione con latte fresco, ero uscito infilandomi l’ipod nelle orecchie. Il treno stamattina non era poi cosi’ pieno, e avevo persino trovato un posto a sedere a tre stazioni dalla mia, un record.

E’ stato allora che una canzone ha fatto il suo ingresso nella mia mattina. Come uno schiaffo, mi ha riportato indietro ad un tempo di ricordi dimenticati e di sentimenti che avevo lasciato morire. Il treno e’ scomparso, la gente e’ stata sostituita da palme al vento.

view-by-day

Lei era piu’ giovane di me di dieci anni, faceva la segretaria nel mio vecchio progetto. Ricordero’ sempre il suo primo giorno. E come dimenticare le sue braccia sottili, i capelli raccolti, e il tubino grigio con cui si era presentata al lavoro? Conciata in quel modo voleva di certo sembrare piu’ vecchia, ma l’unico risultato che aveva ottenuto era stato quello di farmi seccare la gola mentre mi presentavo.

Siamo stati colleghi per qualche mese, prima che lei si licenziasse. Qualche mese sufficiente a farci unire pericolosamente, troppo. Lei affascinata dall’europeo che sapeva tante cose, io che morivo solo a guardarla.

Ma tra di noi non e’ successo nulla, nonostante l’attrazione. Passavamo le giornate a chattare in msn ai due angoli dello stesso ufficio, attenti a non farci scoprire. Lei aveva un ragazzo cui voleva restare fedele, piu’ al principio di non tradire che al ragazzo in se’. Con i suoi vent’anni prendeva le cose come acqua fresca, matura abbastanza da sapere di non essere innamorata, piccola abbastanza da vivere il momento senza problemi.
Io accettavo la cosa perche’ condividevo l’idea e poi perche’ sapevo che alla sua eta’ le storie finiscono, e che presto o tardi sarebbe arrivato il mio momento. Buoni propositi a parte, col passare del tempo siamo comunque finiti per l’uscire a cena quasi contro la nostra volonta’, e poi ci siamo incontrati ad un party in spiaggia pur se avevamo promesso di evitarci, e anche se a parole non volevamo non siamo riusciti a fare a meno di baciarci. Baci lampo, da cui entrambi ci siamo ritratti subito pensando che non si poteva, che non era corretto, che eravamo colleghi, che lei era impegnata, che, che, che.

Poco dopo quei piccoli incidenti di percorso lei si e’ licenziata ed e’ partita per il deserto australiano, andando fare la cowgirl col suo ragazzo, e io me la sono messa via.
Al lavoro abbiamo ricevuto la notizia dal giorno alla notte, ma io me lo aspettavo. Aveva sete d’avventura, di conoscere e di trovare uno scopo nella vita. Io in quei giorni partivo per il deserto a mia volta. Sarei stato bloccato a migliaia di chilometri da lei e con altri cazzi per la testa, lavorativi e non. Insomma ho allargato le braccia, ho dato la colpa al destino, ho girato la testa dall’altra parte e sono andato avanti.

Ma non era veramente finita.
Scomparsa del tutto per mesi interi, e’ poi tornata a farsi viva l’anno seguente, da single. Un messaggio su facebook, un’uscita a pranzo, poi dopo poche settimane un altro pranzo, stavolta a casa mia.
“Per favore, prenditi il pomeriggio libero. Stiamo insieme un poco” mi ha detto. Io ho obbedito, sapendo come sarebbe andata a finire. Era quello che entrambi aspettavamo da piu’ di un anno.

Mentre stava tra le mie braccia, quel pomeriggio mi ha detto “nel deserto ho trovato la mia strada. Voglio diventare una veterinaria”. Io l’ho incoraggiata con grandi parole, mentre realizzavo che dopo quel giorno non l’avrei mai piu’ rivista. Dopo poco infatti si e’ iscritta all’universita’, lasciando Brisbane ed uscendo dalla mia vita.
Nei mesi successivi ho provato a chiamarla un paio di volte, ma lei ha sempre tagliato corto le telefonate. Nessuna tragedia: i miei dieci anni in piu’ mi avevano fatto capire quello che lei non mi riusciva a dire. Quella era solo la prova del nove che cercavo.
Un giorno ho notato che il suo stato su facebook era cambiato. Ecco il motivo: aveva trovato un ragazzo della sua eta’ con cui stare. Era tutto come l’anno precedente: era attratta da me ma voleva vivere e fare le sue esperienze, pensare a se stessa, stare con qualcuno con cui divertirsi e non sentirsi legata. Vivere una storia leggera da ragazzini, ubriacate da universitari piu’ che cenette al lume di candela. Entrambi sapevamo che con me non sarebbe stata libera come voleva. Io ero li’ per restare, lei invece aveva un altro lustro e rotti di divertimento prima di accasarsi.

Io ho accettato e sono scomparso in silenzio, cancellandola dai miei contatti senza dire addio e seppellendo il suo ricordo senza quasi rendermene conto.
Fino a stamattina, quando una canzone mi ha catapultato su di un divano lontano migliaia di chilometri, in un assolato pomeriggio del Queensland il cui cielo assomigliava a quello della Tokyo di questa mattina.
Sono tornato da quegli occhi azzurri in cui mi ero perso per tanto, troppo tempo, e che quel giorno avevo potuto far miei.

Piccola Sarah, questa canzone e’ dedicata a te. Spero tu sia felice, ovunque tu sia.

Qui c’e’ il testo, per chi vuole.


Fuck the queen!

Ma volete che vi dica? Studiare e’ bello, ma dopo un po’… due palle, eh!  Tra homework e test e menate varie, un casino!

Certo e’ che se uno non studia non impara… ok. Bisogna anche dire comunque che se uno non parla giappo non lo impara lo stesso, per quanto studi. No?

Solita storia… i giappi che parlano inglese vogliono parlare inglese. Non solo: anche quelli che non lo parlano. Mi sembra giusto, no? E’ come se un italiano conoscesse un giapponese che studia italiano in Italia e volesse parlare inglese con lui perche’ sa che sto tizio parla anche inglese.
Ve possano…

Ieri sera stavo parlando con una tipa di sta cosa. Le ho detto: “voi avete avuto per secoli una cultura da isolani isolazionisti. Poi un bel giorno due bombe atomiche hanno bussato alla vostra porta e l’hanno buttata giu’, lavando via quello che eravate e costringendovi a diventare quello che non siete. Da allora siete degli schizofrenici radicati in maniera incredibile nella loro cultura, ma che contemporaneamente cercano di dimenticarla e sognano di essere cio’ che non sono: americani.
Lei, ovviamente, ha annuito dicendo che ho ragione. O magari perche’ i giapponesi non dicono mai di no.

Ho conosciuto una tipa online. Giapponese. La adoravo, ma non per quello che immaginate voi… perche’ non sapeva un cazzo di inglese. Ci siamo scambiati i numeri di telefono e le rispettive email del cellulare.
Beh, volete sapere com’e’ andata a finire? Sa due acche, eppure CONTINUA a mandarmi sms in inglese! ‘Sta troia!

Io ovviamente le rispondo SOLO in giapponese… lei risponde in giapponese solo quando e’ di fretta o non ha tempo di consultare dizionari.

Io ad un certo punto capisco gli oligarchi che non sapevano un’acca di giappo, di cui parlava il buon Aka ai tempi in cui dava fiato alle sue epiche avventure.
Cioe’… se ho un lavoro in inglese e so abbastanza giappo per leggere un menu’ e ordinare al ristorante, o chiedere indicazioni per strada… chi cazzo me lo fa fare?
Certo, non becco la Beyonce’ di Shibuya, ma tanto anche se sapessi il giappo quella non la beccherei lo stesso, quindi.

Maledetta sia la lingua inglese.

Qualcuno mi sa dire perche’

In giappone gli spazzolini fanno cosi’ cagare?
Morbidi, piccoli, inutili… sapevo che i giapponesi hanno un rapporto conflittuale con i loro denti, ma cazzo.

Il tempo si e’ fermato?
Passano i giorni, le settimane, e io non me ne accorgo. Primo febbraio, meno due mesi alla fine di questa esperienza giapponese.
Eppure mi comporto e mi sento come se la mia vita fosse qui, come se dovessi restarci a tempo indeterminato.

 I soldi mi vanno via ad una velocita’ doppia rispetto a 2 mesi fa?
Eppure il rapporto delle valute non e’ cambiato, il mio stile di vita non e’ cambiato, anzi. A rigor di logica, dovrei essere in positivo rispetto ai primi 3 mesi di vita qui. E invece.

Tutte le tappe della mia vita sono in pausa cronica, e non riesco a trovare il tasto play?
Il lavoro non si sa, il mio romanzo non si sa, la vita non si sa, il luogo dove vivo non si sa.
Il mio agente non si fa sentire da 2 settimane,  le aziende cui faccio domanda non mi cagano.
L’amore, lontana utopia, non arriva. La tipa giusta la vedo ogni tanto passare, e poi scompare.
Ma non era lei.
E intanto sto seduto sulla riva del fiume, a controllare chi ha cambiato status su facebook. 

L’ambientalismo e’ una cosa solo di sinistra?
Io capisco che i sinistri fanno ideologicamente a pugni col concetto di sicurezza, ma la salute del pianeta dovrebbe stare a cuore a tutti. Piu’ solare significa piu’ liberta’ economica. Siamo il paese del sole, no? Va a solare la Germania, pfui… noi no? La prospettiva di sviluppo economico legata all’essere leader – o per lo meno al passo – in determinate tecnologie e’ pazzesca.
Ci fosse Mussolini al governo, l’Italia sarebbe autarchicamente solare, eolica e nucleare da dieci anni. 
Silvio, eddai cazzo. 

La Juve aveva preso l’Inter e ora e’ quasi a -9?
Questo scudetto ce lo meritiamo, dopo i torti subiti. E invece gli diamo il quarto di fila, a una squadra con neppure un italiano in rosa, a momenti. A una squadra che se non aveva Ibra sarebbe a meta’ classifica.

Le giappine piu’ fighe sono quelle che non parlano inglese?
E, aggiungo in calce, quelle che non vogliono essere avvicinate da noi “extracomunitari”? La sensazione di un anno fa – che le giappe internazionali che parlano inglese e vanno a stranieri siano un po’ le “reiette” della societa’, fisicamente – viene confermata ad ogni pie’ sospinto. Le biondine tipo Beyonce di Shibuya o le fighe incredibili che incontri in treno, quelle non le avvicini neanche morto, a meno che tu non faccia Tanaka di cognome o non abbia la porsche. Tsk.

Non ho piu’ cazzi di andare a scuola?
Forse perche’ una parte di me vuole ritornare alla vita vera?
Forse perche’ ho voglia di tornare a fare qualcosa di utile per il mio futuro?
Forse perche’ l’altra notte mi sono ritrovato a fissare per mezz’ora i lavori di manutenzione della mia linea ferroviaria come neanche i pensionati col cappello e le mani dietro la schiena quando guardano i lavori stradali la mattina? 

 Sto cercando lavoro durante la crisi economica piu’ grave di sempre?
Vabbe’ Murphy, ma ghesboro. 

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