Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Sotto shock

Cominciamo dall’inizio. Da quanto tempo e’ che sto cercando lavoro in Giappone? Voi sapete dirmelo per caso? No, perche’ non me lo ricordo neppure io… forse due anni, forse di piu’.

Quel che so con certezza e’ che da fine settembre 2008 – quasi 5 mesi – ogni volta che si inizia a parlare di lavoro non faccio altro che ripetere “vorrei trovare lavoro in Giappone, ma per gli stranieri che lavorano nel mio campo e’ impossibile“.

Beh, volete saperlo? Non e’ poi cosi’ impossibile… alcuni colloqui li ho fatti. E, udite udite… avrei anche trovato lavoro. Per una ditta giapponese gigantesca, che lavora nel mio campo. Sarei l’unico occidentale dell’azienda. Un lavoro di medio profilo, pagato mediocremente per gli standard di vita giapponesi. Un lavoro con virtualmente zero ferie, alle solite condizioni disumane giapponesi.

Volete saperlo? Quando mi sono ritrovato con l’offerta in mano i miei vaneggiamenti sono finiti e mi sono scontrato con la dura realta’. Ho visto me stesso lavorare fino a tarda sera in Giappone, senza ferie, senza possibilita’ di tornare in Italia, con uno stipendio banale, senza nessun aiuto da parte dell’azienda per il mio trasloco, senza un cazzo. Ho visto la mia vita essere molto diversa da quella dello studente che sono ora, o dell’ingegnere in carriera che potrei essere altrove. Ho visto il mio dare tutto per un’azienda che non mi da nulla in cambio, ho visto il mio dinamismo venire a patti con regole ferree, ho visto la mia professionalita’ sminuita per motivi di razza, ho visto morire la meritocrazia in cui credo, ho visto la mia posizione passare da Senior a Junior solo perche’ non faccio Tanaka di cognome.
Ho visto i miei giorni come un flash: l’attesa del weekend per avere un attimo di tempo, il terrore della domenica prima del ritorno al lavoro, la vita che non e’ piu’ vita.
In due parole, ho visto me stesso incasellato come un giapponese, con l’handicap di non essere un giapponese.

Dall’altra parte so cosa mi aspetta in altri paesi del mondo. Mi aspettano appartamento e auto pagati, mi aspettano stipendi a quasi quattro zeri, mi aspettano responsabilita’, mi aspettano viaggi in business class, mi aspetta il controllo di progetti importanti, mi aspetta l’essere messo alla prova, mi aspetta il tenere in mano la mia vita, mi aspetta l’essere padrone di quello che faccio.

E’ strano come io non me ne sia reso conto fino al momento in cui mi sono avvicinato al mondo del lavoro giapponese. Certo, io vorrei restare qui, ma io non voglio lavorare qui.
L’altro giorno mi sono svegliato e mi son chiesto: perche’ dovrei rompermi il culo a Tokyo quando posso prendere il triplo ed avere il quadruplo di soddisfazioni a Shanghai o a Seoul, e venire a Tokyo quando voglio, DA TURISTA?

Dovrei avere un motivo per farlo, probabilmente.

Beh, caro il mio Destino: se devo restare qui ti restano esattamente 44 giorni per tirarmi fuori un motivo valido. Altrimenti mi tocchera’ cambiare ancora il titolo di questo blog.

Annunci

12 risposte a “Sotto shock

  1. Tonari giovedì 26 febbraio 2009 alle 6:00 pm

    Sinceramente, me lo aspettavo.

    Però non posso essere d’accordo con tutto quel che hai scritto, almeno non è la realtà che vivo io (fatte salve alcune cose).

  2. Cyan giovedì 26 febbraio 2009 alle 11:57 pm

    Hai pensato a fare carriera in America? Certo, addirittura alcuni Americani mi hanno detto che è brutto viverci. Ma in compenso col lavoro hai molte opportunità, e puoi fare parecchi soldi se sei capace.
    Ma penso che la vita dopo il lavoro sia il contrario di quella in Giappone.
    Direi 2 facce opposte della medaglia…
    Ci sarà pure una via di mezzo?

  3. Akanishi venerdì 27 febbraio 2009 alle 1:11 am

    Be’ Albino… solo l’Ammore con l’A mayuscola può essere una buona causa per sopportare tutto quello che hai detto. e si badi bene ho detto Amore e non “Patata”…
    Ecco, un anno fa mi sarei potuto trovare nella stessa tua situazione, ma a onor del vero non ci sono andato neanche vicino.

    Capisco Tonari. tra Italia e Giappone, per lavorare e viverci, potrei anche scegliere il Giappone. Ma tra il resto del mondo e il Giappone, ci sarà pure un posto più umano.

    Certo che parli proprio come uno del jet-set. il mio dinamismo ingabbiato, la mia professionalità conculcata. minchia. fa impressione la tua sicurezza. E’ anche ammirevole. Ma leggiti anche questo:

    http://crisis.blogosfere.it/2009/02/la-generazione-f-e-il-figlio-dottore.html

    Cyan, Gli USA sono il posto peggiore dove andare a vivere, adesso come adesso. La via di mezzo? è l’Europa… (quella che funziona ovviamente, non la Terra dei Cachi…)

  4. Eli venerdì 27 febbraio 2009 alle 9:05 am

    Dalla descrizione che fai dell’opportunita’ giapponese mi viene da dirti… Scappa! E’ vero, in Giappone ci puoi venire da turista e a trovare me fino a che resto 🙂

  5. albino venerdì 27 febbraio 2009 alle 12:21 pm

    Tonari: Immagino ci siano cose su cui non sei d’accordo, ci mancherebbe! Conta anche che lo stipendio che ho definito mediocre e’ sicuramente ben piu’ alto di quello che danno a te… ma a differenza tua io inizio a veleggiare verso i 35, e’ ora per me di far carriera (e soldi). Tu hai ancora del tempo davanti.

    Cyan: Manco ti rispondo. 😛

    Aka: Non e’ sicurezza intrinseca, e’ semplicemente la sicurezza che ti viene dal lavorare come ingegnere per una multinazionale. L’ho visto in molta altra gente, e purtroppo ce l’ho anch’io. Nessuno e’ prefetto, ne’ tantomeno perfetto.
    Ah, il link che mi hai incollato non c’entra niente con ‘sto post… io il lavoro lo sto cercando adesso, iprite ai figli e ai figli dei figli!

    Eli: Bella li’! E mi sa che per i prossimi 20 o 30 anni ti trovero’ sempre a Tokyo! 😀

  6. alby venerdì 27 febbraio 2009 alle 4:12 pm

    […] Mi aspettano appartamento e auto pagati, mi aspettano stipendi a quasi quattro zeri, mi aspettano responsabilita’, mi aspettano viaggi in business class, mi aspetta il controllo di progetti importanti, […]

    ancora un po che aspetti sei fuori quota, il mercato non attende pluri trentenni che si sono presi una pausa di riflessione… cmq complimenti, sei tenace!

  7. koala is back! sabato 28 febbraio 2009 alle 12:07 am

    mah. argomento davvero davvero troppo delicato e personale, aka legato ad obiettivi ed aspettative così legate alla natura del singolo, secondo me, per buttar l’ anche solo un suggerimento..bah..scherzoso (chessò: torna in italia: c’è la crisi, stipendi da fame, ma la cucina mediterranea, ah, non la batte nessuno;-)

    però una cosa te la voglio dire, albì, da stipendiata a quattro e non cinque cifre in cui quella iniziale è l’1 (…):
    nel mio alvoro, gestisco quotidianamente e mi interfaccio solo ed esclusivamente con top top top manager a quattro ma anche cinque, e nei casi dei super uìps, sei zeri.

    beh. se lasciamo perdere il fatto che s an tutti solo e sempre uomini, ché qui ce ne sarebbe per inaugurare non un altro blog ma un’altra piattaforma… sai a che conclusione, PERSONALISSIMA ed in quanto tale opinabilissima, sono approdata mon cher ami?

    beh. ecco.
    che io non scambierei la mia vita, agli occhi di molti sicuramente bah, borghese? mediocre? sottopagata? (questo pure agli occhi miei, eam) con quella di nessuno nessuno nessunissimissimo di loro.

    perché noi siamo, o comunque ad un certo punto diventiamo, la vita e le persone che scegliamo di diventare. ed io sono questa persona qui perchè ho scelto, alla fin fine di esserlo. e perché l’ho scelto? beh, ovvio, perché era l’opzione a me più congeniale – e bada bene: ho detto congeniale, non comoda, che sarebbe diverso.

    insomma, se non fosse così banale ti direi che davvero ho capito che i soldi non fanno la felicità.

    che anche i ricchi piangono.

    che non ci son più le mezze stagioni.

    che…

    okay, okay, capito, la pianto:-) ciao albè. un bacio!

  8. Akanishi sabato 28 febbraio 2009 alle 6:55 pm

    “Non e’ sicurezza intrinseca, e’ semplicemente la sicurezza che ti viene dal lavorare come ingegnere per una multinazionale.”

    Allora siete una banda di GASATI che vive ancora nel craxismo degli anni 80! le multinazionali sono come i dinosauri… sembrano invincibili, ma coi tempi grami si estinguono!

    “Nessuno e’ prefetto, ne’ tantomeno perfetto.”

    Per la verità qualcuno prefetto lo è.

    “Ah, il link che mi hai incollato non c’entra niente con ’sto post…”

    allora leggi anche il seguito:

    http://crisis.blogosfere.it/2009/02/siamo-tutti-della-generazione-f.html

  9. Shinobu domenica 1 marzo 2009 alle 1:03 am

    Eh, che te devo dire… non hai mica torto!

    Il tuo “problema” è che parti da molto in alto. Sai che puoi avere un lavoro che ti piace, ben pagato, che ti darà molte soddisfazioni ecc. Posti così sono rari, e sopratutto sono difficili da raggiungere, anche per i cosiddetti “casi della vita”. Quindi la vedo dura trovare un posto paragonalbile, in Giappone (altro che Tanaka… pure biondo sei! ;D) e per di più in questo periodo.
    Si tratta di rincominciare da zero, senza la garanzia di ottenere niente. Chi avrebbe voglia di farlo? ^^”’

    Fino a poco fa ero commessa, lavoravo sabati e domeniche, a volte anche il 25 dicembre e il 1 gennaio e altre volte finivo a mezzanotte e aprivo bottega la mattina dopo. Come vedi pure in Italia ci si riesce a procurare lavori sfigati. 😀

  10. albino domenica 1 marzo 2009 alle 6:59 pm

    Quella del prefetto era dovuta ad un mio errore di battitura. A volte sono scrittorialmente dislessico, tipo non riesco a scrivere vicenda, scrivo sempre Vicenza, poi cancello za e scrivo da. SEMPRE.

    Comunque non hai colto il senso del mio commento. Intendevo dire che a parita’ di conoscenze, di esperienza, di ingegnere… uno si trova a lavorare per una multinazionale e ha a che fare con enormi progetti. Con tutto il rispetto per chi manda avanti la baracca di un’azienda da 50 persone del triveneto ed e’ indispensabile, io sono il sostuibilissimo responsabile di progetti da decine (una volta, da centinaia) di milioni di euro.
    Da qui la sicurezza di dire “a fare il controllo qualita’ (=l’english checker di documenti scritti da altri) in Giappone non ci vado”. Piuttosto vado a fare il responsabile di una linea ferroviaria in Cina. In un paese del terzo mondo, certo, ma almeno un giorno vedro’ gente prendere il treno che io ho contribuito a creare.
    In Giappone mi ritroverei a fare lo stressato per il cazzo. Not worth it at all.

  11. Akanishi martedì 3 marzo 2009 alle 3:55 pm

    ma io son d’accordo che vista la tua esperienza e le conoscenze tu possa puntare a di più che fare il passacarte in un ufficio giappo.
    Dico solo che di questi tempi di crisi i progettoni da decine e centinaia di milioni che ti consentono di creare qualcosa potrebbero diventare un po’ più rari.

  12. T'aLon martedì 3 marzo 2009 alle 6:37 pm

    beh ma alla fine cosa farai???
    oramai una decisione devi averla presa ^__^

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: