Alle porte di Tannhäuser

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De giappina in terra Australis

Ora, non mantecatemi la minchia. Io sono un ingegnere, ergo adoro pianificare e generalizzare. Inoltre questo e’ un blog qualunquista fondato sul culto della personalita’ (la mia, ovvio). In conclusione di questa premessa, qui comando io e scrivo quello che mi pare. Quindi muti mentre faccio le mie generalizzazioni socio-psicologiche.

Oggi vi parlo della giappina media che emigra (o dovrei dire tenta senza successo di emigrare) in Australia.

1- La giappina che emigra in Australia e’ mediamente un cesso. Una che ha successo a casa sua ed e’ bene inserita nella societa’ non ha voglia di emigrare? Se e’ giappa, di solito no. E il successo per una giappina e’ direttamente proporzionale al suo aspetto fisico, visto che da quelle parti la donna se non e’ figa vale come il due di Coppe quando la briscola e’ Spade.
Quindi se vi dicono che in Australia e’ pieno di giappe credeteci, ma non aspettate di venire qui e vedere boccoli biondi alla Beyonce’ o minigonne ascellari col reggicalze. Se volete vedere quelle cose andate a Shibuya. Qui di Shibuya girls non se n’e’ mai vista l’ombra, manco in vacanza. Quelle che hanno successo in patria, ripeto, non lasciano il loro ambiente naturale.
Ma professor albino, esistono delle eccezioni a questa regola?
Ovviamente si’. Alcune emigrano perche’ non accettano la rigida societa’ nipponica. Altre emigrano perche’ hanno voglia di avventura. Altre ancora, emigrano perche’ di si’, perche’ sono diverse. E’ il caso della Chimera, ad esempio. Stiamo comunque parlando di una parte infinitesimale delle giappine emigranti eh. Una goccia nel mare.

2- La giappina che emigra in Australia ha un solo obiettivo, di sei lettere: marito. Facendo una gaussiana a spanne, siamo dai 27 anni di eta’ ai 32. Eta’ da marito abbondantemente raggiunta e anzi limite superiore vicino al raggiungimento, orologio biologico che ticchetta, genitori che premono per avere nipotini, 90% delle amiche gia’ sistemate con prole. Depressione & sconforto.
E’ l’eta’ in cui la giappina che vuole un English native speaker (badate, gli italiani qui con le giappine non battono quasi chiodo, e cosi’ i francesi etc…!) si stanca dei gaijin falliti venuti in Giappone per insegnare inglese che ha frequentato negli anni precedenti e che l’hanno abbandonata per tornarsene a casa. Decide quindi di andarsene a prendere uno a domicilio.
E’ l’eta’ in cui la giappina mediamente poco attraente ha due scelte: trovarsi un salary man poco attraente che non la ama, la trascura e va a puttane, oppure vivere il sogno di trovarsi un occidentale.
Nota: 
Importante distinguo. Esiste una categoria di giappine al di fuori di questa generalizzazione. Sono quelle che vanno all’universita’ in Australia e hanno invece dai 20 ai 24 anni. Quelle di solito si fanno ciulare da tutta la citta’ e poi tornano a casa con l’aureola in testa, caste e semi-illibate a parole, pronte a reinserirsi nella societa’ e a sposare un giapponese ignaro di tutto. Il giappo in questione, vista l’invidia del pene, passera’ la vita a punzecchiarle sul fatto che sono andate a caucasici, mentre loro spergiureranno di fronte a un dio che non hanno di essere state solo con uno, una volta, forse.
Tanto quando l’imene e’ rotto che siano uno o un centinaio non e’ che si vede.

3 -La giappina che emigra in Australia ha pianificato tutto nei minimi dettagli. Ai giapponesi piace troppo pianificare, e lo fanno da casa loro… non contando che vanno in un posto lontano e con una mentalita’ diversa. Per questo, la loro preparazione a priori si traduce spesso in un disastro. Esempi?
-Arrivano in Australia col telefonino della Telstra gia’ preso (Telstra = Telecom Australia, l’unico che ti permette di comprare la sim dall’estero), notoriamente piu’ costoso degli altri operatori. Questo perche’ pensano che le cose funzionino come da loro, dove ci si mette una vita a farsi il telefonino. Invece ci vogliono 5 minuti all’aeroporto, e se non avessero avuto tanta fretta avrebbero potuto prendere qualcosa di piu’ conveniente.
-Vivono in famiglia a DECINE di chilometri dal centro. Ovvio, hanno preso casa dal Giappone! Non sapendo che in Australia (a) le distanze sono x10 e (b) i trasporti pubblici fanno cagare. Impareranno a loro spese che la Yamanote non passa per Caboolture nelle loro serate solitarie in eremitaggio o quando dovranno tornare a casa alle 9 di sera perche’ c’e’ l’ultimo autobus che porta in quelle lande desolate. 

4- La giappina che emigra in Australia sta qui al massimo un anno. La giappina che emigra viene con un visto working holiday della durata di un anno, nella speranza di trovare lavoro. Per i primi mesi si mantiene con i sudati risparmi degli ultimi anni e frequenta un corso d’inglese. poi va a finire a fare la cameriera in un ristorante giapponese, di solito arrivando a lavorare piu’ di quando era in Giappone. Per il resto, non trova lavoro per gli ovvii motivi di cui sotto (vedi punto 5). Alcune, in preda alla depressione, tornano a casa addirittura prima dello scadere dell’anno. Il tutto dipende, ovviamente, dalla loro situazione sentimentale e da quanto si sono isolate dal mondo (vedi punto 3).

5- La giappina che emigra in Australia non ha ne’ arte ne’ parte. Di solito ha una laurea giapponese (non riconosciuta, o parzialmente riconosciuta ma non sufficiente) in maestra d’asilo, insegnante di lingua, oppure un insipido bachelor of arts, e via elencando. Tutti rami per i quali il mercato qui e’ gia’ saturo di australiani, e in cui il non essere madrelingua inglese e’ un handicap, per non parlare del fatto di essere donna e asiatica (l’Australia, lo ricordiamo, e’ un paese non razzista solo di facciata).
Menzione speciale per le laureate in inglese, che arrivano qui conoscendo la lingua un attimo meno peggio delle altre, ma hanno una specializzazione che in un paese anglofono ha lo stesso valore di uno strappo di carta igienica. Usato.

6- La giappina che emigra in Australia torna a casa col cuore spezzato. C’e’ da chiederlo? La giappina che arriva qui si innamora all’istante del manico western, no matter who. E’ venuta per quello d’altronde. Solo che 90 volte su 100 viene usata e abusata da gente che c’ha provato perche’ di si’, perche’ ha voglia di farsi l’amante asiatica senza impegno, perche’ la giappina aveva gli occhi sbrilluccicosi e gliel’aveva servita su un piatto d’argento, o anche perche’ e’ una storia che finisce allo scadere del visto.
Del restante 10% invece, il 9.9 non trombano per nulla, perche’ si innamorano di fighi spaventosi che non le cagano, oppure di gente di 20 anni (e loro, lo ricordiamo, sfiorano i 30).
Le fortunelle che costituiscono l’ultimo 0,1%  invece, trovano l’uomo che si innamora, si mette insieme a loro, cerca di farle restare o torna in Giappone con loro, etc. 
Una su mille ce la fa. Non male, in fondo e’ pur sempre  piu’ facile che trovare un ago in un pagliaio (di poco).
Nota di colore:
L’australiano medio che va a giappine e’ stato in intercultura alle superiori per un anno in Giappone e parla giapponese. Per il fatto di sapere la lingua, va in goal con piu’ facilita’ di Toto’ Schillaci a Italia 90. Se l’aussie invece e’ stato in Giappone a insegnare inglese dopo le superiori non sa tirare in piedi manco una frase in giappo, e per questo motivo miete molti meno successi. But still.

7- La giappina che emigra in Australia se lo merita.

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4 risposte a “De giappina in terra Australis

  1. Matteo mercoledì 15 luglio 2009 alle 3:11 am

    Hahahahahaha…!!!!
    ^_^
    Dove posso comprare i tuoi libri Albi?
    Muoviti a farteli pubblicare!

  2. Akanishi au Québec mercoledì 15 luglio 2009 alle 7:33 am

    ” ma non aspettate di venire qui e vedere boccoli biondi alla Beyonce’ o minigonne ascellari col reggicalze.
    Qui di Shibuya girls non se n’e’ mai vista l’ombra, manco in vacanza. Quelle che hanno successo in patria, ripeto, ”

    hai una strana concezione del successo, o del successo in Giappone. Adombri che l’unico successo che può sperare la giappina media è zoccoleggiare a scibuya con i boccoli cotonati?
    Io sarei di parere opposto, cioè che anzi quelle che fanno lo struscio a scibuya siano delle frustrate che fanno lavori di merda, e che si inventano un”identità fascion perché non hanno altro nella vita…

  3. albino mercoledì 15 luglio 2009 alle 8:59 am

    Quelle che hanno successo con l’altro sesso, intendo. Le shibuya girls sono solo un esempio di questo successo, ma lo possiamo estendere a milioni di altre tipe solo a Tokyo.
    Ripeto, il mio era solo un esempio come un altro.

    Non puoi negare che le scibbuye abbiano successo. Per lo meno con me, che me le farei (quasi) tutte! 😀

  4. Akanishi au Québec mercoledì 15 luglio 2009 alle 9:31 am

    aaah ok, precisazione necessaria in quanto nel post parli anche di lavoro, competenze linguistiche etc

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