Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: novembre 2009

De trenibus in terra giapponia

Cari dubbiosi, fatevi spiegare da uno che ha scoperto la Verita’ proprio la settimana scorsa, studiando le tecniche giappe per scavare le metropolitane (e’ parte del mio lavoro sapere queste cose, tra le altre… ^^;).

Allora. Caro Aka, il vento in metro l’hai sentito anche tu, solo non ci hai fatto caso. A meno che tu non abbia preso che la Ginza line per tutto il tuo trascorso in Tokyo.

Perche’ Ginza line? Semplice: e’ praticamente l’unica linea in cui non c’e’ vento (credo ci sia anche un piccolo tratto  di Yurakucho cosi’, almeno. Forse qualche altro piccolo tratto). Se ne sono accorti dopo l’estate del… ’64? Non ricordo bene. Comunque. La pratica iniziale era di fare i soffitti bassi per risparmiare, come a Ueno. Non solo: li avevano progettati cosi’ perche’ in teoria il terreno mantiene la temperatura piu’ costante rispetto all’aria aperta. Quindi inverni caldi ed estati fresche…?

Neanche per sogno. In realta’ alla fine dell’estate la terra bolle e cosi’ la Ginza line. L’aria stagnante ti fa venire una voglia pazzesca di uscire all’aria aperta. Per risolvere il problema hanno dovuto installare uno dei primi sistemi di condizionamento d’aria di grandi dimensioni dell’epoca moderna, spendendo una botta di soldi.

In seguito hanno trovato una soluzione migliore: hanno sfruttato i treni. Facendo dei tunnel piu’ stretti (curve escluse) e separando le banchine (a ginza i treni si fermano nello stesso tunnel e fanno dei tratti assieme) e scavando soffitti piu’ alti nelle stazioni hanno fatto in modo di creare un effetto “stantuffo”: il treno arriva, occupa il tunnel, spinge l’aria verso la banchina e crea un effetto “vento”.

L’aria si muove, e grazie alla al gradiente di temperatura scappa via fino all’uscita. Ricircolo d’aria e venticello (quasi) costante, tutto a costo zero.

Fine della lezione di Teoria della Metropolitana.

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Incredibile

Stavo tornando a casa prima, ero in scala mobile all’uscita della metro. Di fronte a me, tre o quattro scalini avanti, una studentessa delle superiori in marinaretta blu scuro. Esatto, identica a quella di Lamu’. Siamo solo io e lei.
Ad un certo punto arriva una folata di vento e le si alza completamente la gonna. Di fronte al mio naso. Proprio come nei manga.

Allora le folate di vento dei manga esistono davvero, non sono solo un pretesto per disegnare mutandine.

Ma tu pensa.

かわいそー!

Eh ma non e’ possibile che io ogni sera mi innamoro in treno. Cazzo.

Mi trasferisco a Kawasaki, ho deciso. Smontano tutte li’!

PS. Tonari ma l’hai vista la pubblicita’ di sta merda qui? La spacciano per roba italiana, rotfl! Latte e aceto, mavvaff….!

Latte e Aceto di pompelmo

PS2: Affascinante la tesi di Gheddafi a Roma, il quale sostiene che Gesu’ e’ vigliaccamente scappato “a Dio” lasciando morire un sosia al suo posto. In pratica furbizia versus sacrificio, sembra l’Italia di oggi! Gheddafi dovrebbe venire in Giappone, qui sono pazzi come lui.

PS3: Vota anche tu il concorso di bellezza del Tonari no Shinbun! Muovi il culo, stronzo!

Spiazzato

Che poi ho detto alla mia giappina sta storia delle divise scolastiche con la gonna ultracorta di Kawasaki. Lei in tutta risposta mi sorride candida e mi fa: “vuoi che me ne compri una anch’io?”

Cioe’, cari lettori. Qui l’abito fa troppo il monaco.

Faccia da lupo

Mio fratello dice che quando vedo una figa mi viene la faccia da lupo. Si, come nei cartoni di Tom & Jerry, non so se vi ricordate…

Eh ma non e’ possibile pero’. Dev’essere il mio karma che mi si ritorce contro. Ho scoperto che lavoro nella cittadina (vicino a Kawasaki, Tokyo) con le divise scolastiche piu’ corte del Giappone. Non e’ uno scherzo. Lunghezza media della gonna: appena sopra la mutanda. Praticamente una sciarpa a pieghe in vita.

Io va a finire che vado in galera.

japanese-school-girls

Errata corrige

La divisa e’ grigio molto chiaro, non bianco.

Aka, non posso fare foto. Me la metto e mi faccio una foto quando la porto a casa a lavare. Tipo scolaretta 15enne che si fa le foto in uniforme scolastica per il vecchio porco conosciuto in internet, ok?

Comunque. Sono capitato nell’unica azienda giapponese che alle 5 del pomeriggio chiude i battenti e tutti a casa! Oggi ci sono rimasto quasi male, stavo finendo una cosa e alle 5 in punto si e’ alzato mezzo piano!E che devo fare, straordinario solo io?? Sia mai.

 

 

Divisa aziendale

Nella mia nuova azienda ci sono gli armadietti all’ingresso. Tutti hanno la stessa divisa aziendale composta di giacca bianca, pantalone bianco, scarpe antiscivolo e antistatiche. Al lavoro sono tutti vestiti uguali, sembriamo quelli della Spectre nei film di James Bond. Per le donne gonna e gilet blu scuro.

 

 

Ecco il numero che bramavate

17:17.

Devo aver sbagliato Paese.

Primo (mezzo) giorno

Oggi sono uscito di casa in un classico abito blu, camicia bianca, cravatta rossa. Mi sono stipato in un vagone di metro pieno all’inverosimile. Ho cambiato due volte prima di arrivare in azienda.

Ho affrontato domande in giapponese, scritto il mio indirizzo in kanji un milione di volte, fatto un giro e scoperto che la mia azienda ha ristorante, centro medico e spogliatoio con tanto di armadietti per ogni dipendente. Mi pagheranno pranzo e trasporto fino al lavoro. Tutto e’ organizzato alla perfezione, come mi aspettavo. Poi verso mezzogiorno mi hanno mandato a casa. Il vero primo giorno di lavoro e’ domani. Si comincia alle 8:30.

Morale del post di oggi: So tutto tranne una cosa.

L’ora in cui smettero’ di lavorare.

Per fare un tavolo ci vuole un fiore

In Giappone tutto funziona alla perfezione. Tutto e’ prefissato e posto in schemi, un perfetto sistema che ti da tutto – se sei dentro al sistema. Se ci stai fuori, come capita ad uno straniero che si trasferisca qui vale l’esatto contrario. E’ un inferno.

Oggi sono andato ad aprirmi un conto in banca.

*Per aprire un conto in banca ci vuole passaporto (ok), certificato di residenza (per cui un appartamento**) e un numero di telefono***.

**Per avere un appartamento ci vuole un conto in banca*  e un numero di telefono***.

***Per avere un telefono ci vuole una carta di credito (per cui un conto in banca*) e un certificato di residenza**.

Morale: se sei fuori dal sistema non ci entri. Sono riuscito ad avere il conto in banca usando il telefono dell’azienda (insistendo) e il certificato di residenza in comune usando un indirizzo gentilmente prestato da una giappina. Poi il telefonino grazie alla carta australiana… ma sono le 6 di sera e sono partito stamattina alle 9. Una giornata per aprire uno stronzo conto e farsi uno stronzo telefonino.

Ma io mi chiedo: che fai se non hai una carta di credito (che ne so, un neolaureato) o una giappina?

ARGH.

Secondo giorno in Giappone

Mi sono tolto un peso dal groppone: il mio giapponese fa schifalcazzo, ma alla fine pur con errori riesco a dire bene o male quello che voglio. Primo passo per la comunicazione: poi quando si parla se chiedi di farti correggere poi impari. E cmq sto iniziando a capire un po’ la tv.

Sono passato davanti a un Family Mart, supermercato aperto 24 ore. Ragazzini con la faccia da manga leggevano manga in divisa scolastica e risucchiavano ramen istantaneo. Un classico.

Se facessi cose illegali (che io non faccio, ci mancherebbe!) vi scriverei che sto scaricando un film a 6.10 mega BYTE al secondo. Ma non lo faccio, quindi non lo sto facendo. Capito?

Tra parentesi, farsi internet a Tokyo e’ facilissimo. La citta’ e’ interamente coperta da una rete wireless, basta accendere il portatile e collegarsi, e si paga da casa. Che figata. Poi se si vogliono questi 600 megabit al secondo, si pagano 30 euro al mese di internet e si va via cavo. Probabilmente il wireless dei pc odierni non e’ ancora abbastanza veloce per sopportare l’internet giappo.

Oltre a questo, mi sapete spiegare perche’ in Giappone tutti dicono “have a fun” invece di “have fun”?

Di seguito due foto. Fatte dalla stessa posizione, a 180 gradi l’una dall’altra. Per farvi capire quanto grandi sono gli appartamenti giapponesi. TEEEK!

IMG_5861

IMG_5863

*speriamo che la padrona di casa non sappia mai che ho pubblicato queste foto

** l’ammasso di roba sull’angolo a destra e gli scatoloni ammassati a sinistra sono tutta roba mia.

Primo giorno in Giappone

Ore 7 in punto, ieri mattina sono uscito dall’aeroporto di Narita, Tokyo. Si, quello di City Hunter.
Fuori splendeva un bellissimo sole, l’aria limpida e fresca. Al pomeriggio ho pasteggiato a sushi e the’ verde, pasto completo a 4 euro. Ora sto per uscire, sono le 9 e 30 del 4 Novembre 2009, secondo giorno in Giappone. Vado all’immigrazione a fare un paio di documenti.

Ho avuto una sensazione strana, quando sono arrivato. Mi sono sentito, si’… a casa. Sono passati 7 mesi da quando ho lasciato questo posto, eppure sembra sia passata una settimana. La gente e’ la stessa, l’aria e’ la stessa, gli odori sono gli stessi, i luoghi, tutto…

Guardo la citta’ con occhi diversi. Non sono piu’ il turista che si guarda intorno spaesato. Conosco la citta’, l’ho vissuta e l’ho scelta come posto in cui voglio stare. Ora ho un visto che mi permette di stare qui per quanto tempo vorro’ (lavoro permettendo), e dalla prossima settimana mi ritrovero’ in treno in giacca e cravatta come un vero giapponese. La gente non mi guardera’ piu’ come quando giravo in jeans borsa a tracolla, non avro’ piu’ l’aspetto di uno studente o di un turista straniero. Vi sembrera’ strano, ma questo per me vale.

Bloggativamente parlando, voglio che questa volta sia diversa dall’altra. Non ho postato un granche’ di foto durante i 7 mesi passati qui nel 2008-2009. Cerchero’ di rifarmi ora. Senza esagerare, naturalmente, visto che non e’ questo lo stile del blog.

Ora scusatemi, devo uscire a far carte.

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