Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

De trenibus in terra giapponia

Cari dubbiosi, fatevi spiegare da uno che ha scoperto la Verita’ proprio la settimana scorsa, studiando le tecniche giappe per scavare le metropolitane (e’ parte del mio lavoro sapere queste cose, tra le altre… ^^;).

Allora. Caro Aka, il vento in metro l’hai sentito anche tu, solo non ci hai fatto caso. A meno che tu non abbia preso che la Ginza line per tutto il tuo trascorso in Tokyo.

Perche’ Ginza line? Semplice: e’ praticamente l’unica linea in cui non c’e’ vento (credo ci sia anche un piccolo tratto  di Yurakucho cosi’, almeno. Forse qualche altro piccolo tratto). Se ne sono accorti dopo l’estate del… ’64? Non ricordo bene. Comunque. La pratica iniziale era di fare i soffitti bassi per risparmiare, come a Ueno. Non solo: li avevano progettati cosi’ perche’ in teoria il terreno mantiene la temperatura piu’ costante rispetto all’aria aperta. Quindi inverni caldi ed estati fresche…?

Neanche per sogno. In realta’ alla fine dell’estate la terra bolle e cosi’ la Ginza line. L’aria stagnante ti fa venire una voglia pazzesca di uscire all’aria aperta. Per risolvere il problema hanno dovuto installare uno dei primi sistemi di condizionamento d’aria di grandi dimensioni dell’epoca moderna, spendendo una botta di soldi.

In seguito hanno trovato una soluzione migliore: hanno sfruttato i treni. Facendo dei tunnel piu’ stretti (curve escluse) e separando le banchine (a ginza i treni si fermano nello stesso tunnel e fanno dei tratti assieme) e scavando soffitti piu’ alti nelle stazioni hanno fatto in modo di creare un effetto “stantuffo”: il treno arriva, occupa il tunnel, spinge l’aria verso la banchina e crea un effetto “vento”.

L’aria si muove, e grazie alla al gradiente di temperatura scappa via fino all’uscita. Ricircolo d’aria e venticello (quasi) costante, tutto a costo zero.

Fine della lezione di Teoria della Metropolitana.

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9 risposte a “De trenibus in terra giapponia

  1. Matteo martedì 24 novembre 2009 alle 9:26 pm

    A quando la spiegazione del “Trattato sulla puntualità dei treni nipponici comparata a quelli italiani” !??!
    Rimango in attesa!

  2. giada mercoledì 25 novembre 2009 alle 1:59 am

    Figata!!!! @o@
    I giapponesi (a volte) hanno proprio un cervello in più!!!

  3. Akanishi au Québec mercoledì 25 novembre 2009 alle 6:50 am

    io resto convinto che hanno alzato i soffitti solo per la gioia dei salary men.

    “nel giappuro regno magico dei salary men
    ogni gonna si solleva al vento [per i] salary men”

  4. albino mercoledì 25 novembre 2009 alle 12:01 pm

    In realta’ (crediateci o no) le capacita’ ingegneristiche dell’ingegnere giapponese medio fanno alquanto pena, visto che dopo l’esame di ammissione all’uni smettono di studiare e cazzeggiano fino al conseguimento della laurea.

    Per questo motivo io sono sicuro (anche se non ne ho ancora le prove) che questa tecnica sia stata inventata altrove… in Europa, tanto per dire 6 lettere a caso.
    D’altronde negli anni ’60 i giappi (per loro stessa ammissione) copiavano tutto.

  5. albino mercoledì 25 novembre 2009 alle 12:26 pm

    Ecco, infatti.
    In effetti da come e’ presentata nel documento che ho letto la cosa non era riportata come una “grande idea”… cosa che avrebbero fatto se fosse stata cosa loro (gli unici che si sminuiscono per le invenzioni fatte siamo noi italiani – ricordiamo che persino la forchetta con cui mangiamo o lo specchio su cui ci facciamo la barba sono stati inventati in Italia!).
    Leggendo la storia com’e’ stta presenata qui e capendo la mentalita’ giapponese avevo annusato che in realta’ la Ginza line fosse stata una cappella… 🙂

  6. Akanishi au Québec mercoledì 25 novembre 2009 alle 4:33 pm

    ma quella storia che gli universitari cazzeggiano non è mica vera. io li ho visti alla Tokyo Daigaku, si facevano un bel mazzo.

  7. kiruccia venerdì 27 novembre 2009 alle 10:10 pm

    My god, lo sanno tutti che in metropolitana c’è vento (forse non tutti sanno che nella Ginza line non ce n’è, ecco), è stata la cosa che più mi ha colpito quando ho preso una metro per la prima volta in vita mia (a Londra, non a Tokyo…)! Anzi, gli habitué riescono a capire quando sono ancora sulle scale se il treno è in arrivo proprio grazie al vento.

  8. cicciof sabato 28 novembre 2009 alle 9:36 pm

    perfino qui a napoli c’è il vento..

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