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Torno in Italia (ma solo nel blog)

Leggendo dei fatti di Rosarno sono incappato nell’intervista al ministro Brunetta fatta da TgCom. Dice Brunetta:

“Dire razzismo non vuol dire nulla. Bisogna smetterla con le ipocrisie. Non sono accettabili parentesi di legalità, non si può dire che nessuno sapeva. Chi sono i proprietari dei terreni dove i 1500 stranieri lavoravano? Dov’era l’Inps? E la Asl? e la Guardia di Finanza? Vanno bene i cortei ma anche quei cittadini non possono dire che non lo sapevano in che condizioni vivevano quegli immigrati”.

Questa frase mi ha colpito particolarmente. Dire che ha ragione Brunetta e’ fuori discussione, sono sicuro che tutti da destra a sinistra siano d’accordo con questa frase. La struttura di ogni paese democratico e’ semplice: c’e’ un parlamento o un governo che legifera e poi ci sono degli organi preposti all’attuazione e al controllo della legalita’.

Il problema pero’ e’ che in Italia si tende a politicizzare tutto, ed ecco quindi che da destra (o da sinistra quando la sinistra e’ al governo) ci si fregia dei successi degli “applicatori” delle leggi (vedi i mafiosi arrestati recentemente), mentre da sinistra si incolpa il governo di non aver fatto in modo che i fatti di Rosarno fossero evitati.

Ma il discorso e’ sbagliato in entrambi i sensi. Semplicemente, un governo non ha il compito di andare a controllare cosa succede nel paesino calabrese o nell’azienda vicentina. Il governo fa le leggi, buone o cattive che siano, ma poi sono altri che le devono applicare. Ecco quindi i colpevoli della situazione a Rosarno: l’amministrazione locale e provinciale, la Regione, l’inps, la Asl, la Guardia di finanza, il comando dei carabinieri del comune, eccetera.

Poi, seconda questione. Si dice che in Italia siamo razzisti. Ma leggiamo cosa dice Brunetta: “Quanti erano regolari? Chi erano i datori di lavoro? chi sono quelli che dovevano fare i controlli ?. I cittadini non possono dire che non sapevano. Il lassismo e il buonismo producono il razzismo. Se c’è gente che lavora bisogna offrire le tutele del caso. E’ troppo comodo dire che si fa il nero perché altrimenti non si sta sul mercato”.

Il buonismo produce il razzismo? Si, sono assolutamente d’accordo. L’ho vissuto sulla mia pelle in Australia: regole ferree ci vogliono. E’ l’unica soluzione per avere una societa’ multiculturale.
Gli Italiani (a parte qualche idiota) non sono razzisti quando vedono il marocchino che lavora in azienda, in regola, che la domenica gira per la citta’ con moglie e figli, vestito bene. Sono razzisti quando vedono il vu cumpra’ che non si lava da quattro giorni e sale in autobus senza pagare il biglietto.
Gli italiani non sono razzisti quando vedono il cinese che lavora e si tira su la sua azienda o il suo ristorante. Sono razzisti quando si vedono portar via il lavoro in maniera illecita dall’azienda cinese che sfrutta gli schiavi 20 ore al giorno.
Eccetera.

Ho un amico romeno, lui e la sua famiglia sono perfettamente integrati in Italia. Lavorano tutti, hanno una vita onesta. Sono come noi, nessuno li discrimina. Ma lui stesso prova fastidio quando vede i rom che chiedono la carita’ o girano in mercedes con la pistola sotto la giacca. Come in Australia (o in Giappone, illegali sudamericani e africani che lavorano per la Yakuza a parte): chi ha lavoro resta, chi non ce l’ha torna a casa sua. Stop. Senza se e senza ma. E’ solo allora che si crea una societa’ multirazziale: un po’ alla volta. Aprire le frontiere e’ buono, e’ cristiano, ma farlo senza vera integrazione e’ uno shock per qualsiasi societa’, e questo che lo vogliate o no crea solo una cosa: razzismo.
(E per integrazione non parlo di concetti astratti o di togliere il crocefisso dalle aulee. Parlo di lavoro, di capacita’ di vivere una vita onesta e dignitosa).

Ora, senza generalizzare troppo, concludo. Kama a questo punto avra’ di che ribattere, ma gli do il contentino cosi’ vediamo se si placa un po’.

Ecco come conclude il Brunetta: “Servono più cose: la semplificazione, che comprende anche l’abbassamento delle aliquote, e anche spostare la tassazione dai redditi ai consumi. Non è possibile che, per tornare alla Calabria, ci siano paesini pieni di suv, telefonini e motorini e poi si dichiari il 40% di disoccupazione. Non è possibile che i porti italiani siano pieni di barche e poi chi rientra nella fascia di reddito tassato con l’aliquota del 43% siano solo lo 0,8% della popolazione. Spostare la tassazione dai redditi ai consumi è una soluzione che va nella direzione della equità”.

Ecco. Esattamente come diceva Bertinotti qualche anno fa (e io, e tanti a destra approvavamo). E’ una cosa veramente socialista da dire, ma allo stato attuale delle cose credo sia l’unica cosa da fare per ripristinare equita’ sociale e distruggere la piaga del nero. Tagliamo le tasse (anche e soprattutto ai redditi alti, cosi’ non distruggiamo le aziende che oggi boccheggiano e sopravvivono proprio grazie al nero!) ma allo stesso tempo andiamo a contare le barche al porto. Contiamo i SUV immatricolati, le case intestate. Chiediamogli di renderci conto.

E per piacere, per piacere. Togliamo i fondi alle amministrazioni del sud.

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5 risposte a “Torno in Italia (ma solo nel blog)

  1. Akanishi au Québec giovedì 14 gennaio 2010 alle 4:22 pm

    io invece son convinto che gli italiani mediamente siano razzisti, di un razzismo non alla KKK o nazifascista, ma istintivo, abitudinario, non strutturato.

  2. albino giovedì 14 gennaio 2010 alle 4:45 pm

    Non e’ razzismo e’ ignoranza. La stessa ignoranza dei giappi quando ti guardano male in treno se sei con una giappina. Stessa roba. E’ istintivo guardare male l’extracomunitario sciatto.
    Un senegalese in giacca e cravatta e ventiquattrore viene trattato da pari, e gli si da del Lei. Mai notato che la gente da del tu agli stranieri?

  3. Akanishi au Québec giovedì 14 gennaio 2010 alle 4:57 pm

    Del tu non a tutti gli stranieri, ma a quelli un po’ scuri. Lo trovo vergognoso.

    Il problema nasce quando dai del lei a un italiano anche se è in jeans e maglietta, al negro invece solo se è in giacca. O se tolleri l’arroganza di un italiano che bypassa una coda, ma fai il diavolo a quattro se è un immigrato a comportarsi allo stesso modo.
    Son capaci tutti di non essere razzisti solo quando lo straniero è impeccabile.

    Questa è discriminazione, e di conseguenza è razzismo.
    Come è razzismo calzato e vestito quello dei giappi che ti guardano male perché sei con una giappina…

  4. Akanishi au Québec venerdì 15 gennaio 2010 alle 3:16 am

    E poi, non dovrebbe essere il governo a fare le leggi, secondo il nostro ordinamento e la separazione dei poteri…

    Della situazione di illegalità a Rosarno sono responsabili quelli che hai detto, ma non ultimo il governo, a cui in ultima analisi rispondono anche la guardia di finanza, i carabinieri etc.

    Poi Brunetta anche lui politicizza la questione velatamente perché lascia intendere che la colpa è di chi si fa venire troppa compassione per gli immigrati.
    Ma si dà il caso che lassismo e buonismo NON siano la stessa cosa. Il buonismo è una politica, che si può condividere o no. il lassismo nasce per interesse o colpevole negligenza.
    Lassismo è non [far] rispettare le regole che ci sono.
    Qui di cosa si è trattato?…

  5. kamamuri venerdì 15 gennaio 2010 alle 6:04 pm

    Inizio subito con il dire che per una volta, contrariamente alle tue previsioni (e anche le mie) non sono stato preso dall’idrofobia nel leggere quello che hai scritto. Francamente non so cosa significhi razzista: se escludiamo hitler e il KKK razzista non è nessuno credo. Nel senso che nessuno odia i neri PERCHE’ neri. Stanno sulle balle i neri perchè disturbano. Mia sorella sta a roma e non è razzista ma dopo 2 settimane che i rom ammorbavano l’aria bruciando la plastica (rifiuti? cavi elettrici rubati?) le balle sono iniziate a girerare anche a lei. Però c’è una cosa che mi disturba, anzi 2:
    1. ai neri piace lavorare in nero? Piace non lavarsi? io credo di no. Se lavorano in nero, se dormono a turno in LETTI affittati a 200 E/mese è perchè sono costretti a farlo. Perchè o così o chiamo la polizia e ti faccio rimpatriare. Guardati “in questo mondo libero” per capire di cosa parlo.
    2. stranamente, chi richiede più rigore è anche chi si avvantaggia dagli immigrati. Non sono i neri a chiedere la regolarizzazione siamo noi (non che a loro dispiacerebbe in vero…). salvo poi prendere la badante per il nonno in nero perchè altrimenti “come potrei permettermela” (e quindi dovresti tenerti il nonno in casa che è una bella rottura no?). Chi si avvantaggia del lavoro nero nelle fabbriche: il lavoratore o l’industrialotto veneto? salvo poi votare lega. questo non capisco.
    Ha ragione brunetta: dov’era la guardia di finanza? Ma invece di mandare i finanzieri nelle aziende agricole, il tuo ministro dell’interno manda la polizia a rimpatriare i neri. Come mai?

    Infine una considerazione: è vero che il governo non può avere occhi ovunque ma è vero che può dare degli indirizzi precisi. Quando il primo governo prodi si è messo a fare lotta all’evasione seriamente (il governo mette le mani in tasca agli italiani aveva detto qualcuno) non ci sono volute tante leggi speciali semplicemente si è dato direttive in quel senso. E la guardia di finanza ha agito di conseguenza.
    Allora, il governo qualcosa deve fare: deve manifestare la sua volontà politica e sostenere l’azione di chi deve agire; specie se in mezzo ci sono anche interessi mafiosi come nel caso dei calabresi. Cominciamo a fare dei controlli su chi lavora e come. Iniziamo a multare i datori di lavoro inadempienti e poi vediamo se l’entusiasmo per il governo è ancora così alto. Invece no, piuttosto si preferisce mazziare i poveracci, tanto ce ne sono sempre altri pronti. E il cittadino può dormire tranquillo pensando che il governo si prende cura della sua sicurezza…

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