Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Dei nippoitalici e delle italogiappiche

Tonari mi ha aperto un mondo. E’ da un’ora che spulcio alcuni blog di italiani qui in Giappone. La cosa mi ha lasciato alquanto impressionato. Molto.

A dire il vero sembrano tutti provenire dallo stesso sort-of-background: conoscenza ottima del giapponese, partner giappa ma italian-freak… e frequentano italiani, e giappe/i che parlano l’italiano.

Io invece.

Io ho vissuto qui per un anno in totale, ormai. Conosco 6 italiani in tutto, sono in contatto con uno abbastanza di frequente e con gli altri un po’ di vista. Non ho praticamente mai parlato in italiano con un giapponese. A parte qualche sporadica sera in qualche incontro casuale con gente di cui non conosco neppure il nome. Non conosco alcun giapponese che parli l’italiano. Ok, mi direte, ma tu sei residente australiano. Eh, forse e’ quello… ma io semplicemente non sono andato in cerca di italiani dopo essere arrivato qui. I miei migliori amici sono un americano, un francese, una cilena e un paio di giappine con cui si parla rigorosamente inglese. Per loro potrei essere finlandese o messicano, sarei sempre la stessa persona.

La mia giappina non parla italiano e non critica l’Italia. Forse perche’ non c’e’ mai stata. Da qui dell’Italia vede solo Gucci & Prada, sa che non siamo messi bene ma sa anche che neppure loro lo sono. Ci siamo conosciuti in Australia e critica l’Australia, ma quello lo faccio pure io e poi non e’ il mio Paese, quindi.

Una cosa che ho notato di diversa rispetto a questo post, e’ che io sono liberissimo di criticare il Giappone con la mia giappina quando voglio. Del resto pure lei e’ stata all’estero, e molto anche – USA, Australia, solo per elencare gli stati dove ha vissuto… e sa e accetta le mie critiche. E comunque pure io sono un doppio italiano all’estero, ho visto anche altre realta’ e critico pure io l’Italia – forse con piu’ conoscenza del mondo, dato che ne ho vissuto piu’ situazioni di molti italiani che hanno fatto “solo” due nazioni.
Probabilmente Akanishi, alla sua seconda esperienza da emigrante, mi puo’ capire. Mi capisci Aka?

Boh, fatto sta che il sentir parlare gli italiani emigranti in Giappone mi lascia un po’ perplesso. E’ come vedere… un italiano. Uno che parla, pensa, agisce da italiano, ma all’estero. Ovvio che non funziona alla perfezione.

Io lavoro in un’azienda “antica” (fondata nel 1917), unico straniero su 2000 dipendenti. Il primo occidentale assunto in quasi 100 anni di storia. E assunto per le mie capacita’, non per disperazione. Sono venuto qui perche’ mi hanno fatto una buona offerta e mi hanno dato garanzie di carriera, altrimenti ora sarei in Malesia o in Australia, o chissa’ dove.
Non parlo un giapponese adeguato, ma chissenefrega – parlino loro inglese, sono loro che hanno bisogno di me. Quando mi sono trasferito qui tutti mi hanno paventato questo “shock” culturale del diventare un Salary man. Vi diro’, a me non sembra tanto diverso dall’essere in un’azienda all’estero o in Italia. Sono giappi, ok, non brillano di spirito di iniziativa ne’ di flessibilita’. Ma neanche in Veneto siamo tanto flessibili, se vogliamo dirla tutta, e a volte (vedi Australia) l’essere flessibile e’ sinonimo di essere cazzone.

Con questo che voglio dire? Beh, prima di tutto che non credo di essere un esempio di “italiano medio in Giappone”. Probabilmente questi scontri di civilta’ non li avro’ mai (tanto per dirne una, frequento gente che ha vissuto in paesi anglosassoni, there is no fucking way che io mi trovi una giappina italian-freak). Per tagliare la testa al toro, le giappine che ho frequentato potrebbero essere anche cinesi, o koreane… a me non sarebbe cambiato un granche’. Io potrei essere francese o tedesco, chissenefrega. Tanto si parla comunque in inglese, tanto si ha comunque un terreno comune “esterno” su cui basare il rapporto.

Ecco, cari studenti delle superiori un po’ otaku che leggete questo blog. Se amate il Giappone alla follia e volete farvi una vita qui, fatemi un piacere. Prima di venire qui, please, fate il giro largo. Passate da qualche altro paese, apritevi un po’ la mente. Senno’ e’ come passare da un contenitore all’altro, e si perde la proporzione del mondo.

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10 risposte a “Dei nippoitalici e delle italogiappiche

  1. Akanishi au Québec venerdì 5 marzo 2010 alle 5:21 am

    viagiar descanta, ma chi che parti mona resta mona.

  2. Falco lunedì 8 marzo 2010 alle 6:57 am

    Albino concordo al 100% con quello che dici. Anche io ho un blog e parlo di quella che è la mia esperienza e proprio l’aver sperimentato la vita che si può condurre in diversi paesi mi tiene molto distante da approcci di quel genere. Ad ogni modo posso portare la mia esperienza personale per dimostrare che molte di quelle cose sono generalizzazioni.
    Un saluto!

    PS: Potrei aggiungere il tuo blog ai miei link?

  3. Tonari lunedì 8 marzo 2010 alle 3:08 pm

    Tonari apre mondi, no cazzi.

    Comunque no, tu non sei l’italiano medio in Giappone.

  4. Akanishi au Québec martedì 9 marzo 2010 alle 2:46 am

    Va be’ tutto molto vero ma la giappina italian freak mi sembra abbastanza simile alla giappina in terra australis.
    Insomma l’approccio della giappina allo straniero sembra sempre quello, e le difficoltà dello straniero ad adattarsi alla vita giappo pure.
    Non dubito che i blog francesi, olandesi o americani siano pieni di storie di gremlin.

    Quindi non è che una volta che sei al riparo dalla italian freak, sei al sicuro.

  5. Tonari martedì 9 marzo 2010 alle 4:43 am

    Giusto, vedi anche i dolori del giovane Tonari un anno e qualcosa fa.

  6. albino martedì 9 marzo 2010 alle 11:25 am

    invece no cari miei, e qui cascano gli asini!
    La giappina italian freak di solito ama l’Italia, la giappina in terra australis ama LO SPIAGGIONE!
    La giappina in terra australis MEDIA
    -beve come una spugna, e’ costantemente a roppongi
    -la da via come se neanche fosse sua fino ai 25, poi vuole sposarsi
    -appena ha soldi/ferie/tempo va a fare scuba diving o a prendere il sole o a surfare a guam, hawaii, okinawa, cairns, gold coast… ecc.

  7. Tonari martedì 9 marzo 2010 alle 1:40 pm

    Uhmmm e dopo il matrimonio come diventa?

  8. Akanishi au Québec martedì 9 marzo 2010 alle 3:38 pm

    Non fa nessuna differenza!
    la giappina con la laurea in arte medievale va in Toscana (a una certa staranno fischiando le orecchie) quella che ama il surf e lo scuba va a Brisby ma l’approccio è il medesimo: fuga da Alcatraz e caccia al pollo!

  9. The Witch Of Oz martedì 10 maggio 2011 alle 10:02 pm

    ahhahaha albino ora rileggendo questo post di un po’ di tempo fa, comparandolo al tuo pensiero di oggi sui motivi per cui vai via, che ne pensi?

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