Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il mio nome e’ Timing, Bad Timing.

Avvertenza: state per leggere il post piu’ maschilista e politicamente scorretto che sia mai stato scritto in questo e nella maggior parte dei blog dell’Internet. Quindi se siete sensibili al tema lasciate perdere la lettura, mentre se decidete di proseguire vi prego di tener conto dello spirito goliardico che guida ogni mia frase. Il lettore abituale di questo blog sa che io generalizzo per divertimento e che non amo attaccare a vanvera. Quindi buttatela anche voi sul ridere e non rompetemi le palle.


Non so se sia solo un’impressione, ma a volte mi sento come se avessi fatto tutto al momento sbagliato, nel posto sbagliato. Beh – voi direte – e’ meglio fare le cose al momento sbagliato che non farle per nulla. Che poi questa sicuramente e’ solo un’impressione, visto che capita nella vita di notare solo le cose che saltano agli occhi, come se uno volesse contare solo i fallimenti e ignorare le vittorie.

Ma sta di fatto, e qui torno a parlare dell’argomento Principe di questo blog, ovvero la Patata – che nei tempi moderni di teenagers che la danno via con facilita’ mai vista nella storia umana, io sia nato nella cattolicissima e fashionevolissima Italia degli anni ’70-‘80. Non quella odierna, badate, in cui se ne sentono e leggono di tutti i colori.

Albino invece nasce alla fine degli anni ’70 in un paesotto della campagna padana dove la gente bestemmia per finta ma va a messa per davvero, dove se non eri battezzato la gente non ti guardava neanche in faccia, dove a otto anni fare il chierichetto era motivo di vanto. Immaginate un po’ voi con che razza di tipe ho dovuto avere a che fare io.

Beh, se state leggendo questo blog e avete sui trent’anni probabilmente lo sapete. Io comunque sono nato in un paese in cui da sbarbate le ragazzine non te la davano perche’ senno’ si sentivano in colpa, perche’ la prima volta doveva essere speciale, perche’ dovevi essere il top del top e tutte queste cagate qui.

E poi perche’ l’educazione sessuale stava a zero, e a quindici anni (ma anche a diciotto) la paura piu’ grande e incontrollata di una ragazzina era quella di restare incinta, paura che era fobia quando iniziavi a sentire alcune pazzoidi che per essere proprio sicure pianificavano che si, te l’avrebbero data, ma solo a condizione che loro prendessero la pillola e tu usassi il preservativo, contemporaneamente. E mi raccomando, non venire dentro. Ecco. Un po’ come guidare la macchina con la cintura di sicurezza e il casco addosso. E le chiavi in tasca, staccate dal quadro, il motore spento, e la bocca che fa brum brum.

Questo in Italia, ai miei tempi. Contemporaneamente, in Francia Svizzera Nord America Germania Australia Giappone Gran Bretagna Sudamerica Cina per non parlare dei paesi sud est asiatici, nord europei ed est europei, i miei omologhi ciulavano alla grande. Naturalmente. Coglievano il fiore piu’ bello. E questo senza che le tipe andassero troppo per il sottile, cioe’ anche se non eri un Take That andavi bene uguale, spesso e volentieri. Questi erano gli anni ’80 e ’90 nel mondo, tranne che da noi, e nei paesi islamici forse.

Le italiane dei miei tempi comunque si sono svegliate, prima o poi. Diciamo, tra i ventotto e i trent’anni. Vuoi che a quell’eta’ magari hanno smesso di cercare invano il Grande Amore, vuoi che magari era venuto loro un po’ a noia questo continuo e martellante tirarsela, e magari volevano trasgredire un po’, vuoi che magari i Sani Princìpi si sono affievoliti un po’, o vuoi che magari la volevano solo far girare un po’ nella speranza che qualcuno se le pigliasse.

Io, naturalmente, piu’ o meno a quell’eta’ mi sono trasferito in Australia. E ho perso buona parte del bel divertimento di cui i imiei amici italiani mi raccontano spesso e volentieri. Se in Italia non ci si sposa ci sara’ un motivo no? Ecco il motivo.

Non che in Australia non ci si diverta, eh. Ricordiamolo, se chiedi alla tipa media di quelle parti con quanta gente sia stata a letto, ti senti rispondere “non ne ho idea”. Nel senso che ha perso il conto, che perde il conto molto presto, alcune alla fine delle superiori. Vi fa perdere un po’ la voglia l’idea di andare con tipe cosi’? A me un po’ si, ma non e’ questo il punto.

Il vero problema e’ che l’australiana e’ BELLISSIMA fino ai vent’anni. Poi basta.

Non so, sara’ la spiaggia costante, l’aria pura e gli sport, o gli ormoni che ingurgitano nel pollo assieme ai conservanti… fatto sta’ fino ai vent’anni sono dieci volte meglio delle italiane. Sono toniche, magre, piene di curve, girano mezze nude dentro a questi vestitini di cotone da cinque dollari come delle piccole lolite maggiorate, con ‘ste tettone al vento, ‘sta coscia in vista che dice “ROAR”.

Ma si sa, l’OGM e’ arma a doppio taglio, cosicche’ gia’ a ventun anni inizi a vedere la prima cellulite da junk food non assimilato, i primi rotolini di panzetta da alcool (e bevono, non come le italiane ai miei tempi, che evitavano per non perdere il controllo ed evitare di fare cose di cui avrebbero potuto pentirsi. Le australiane bevono proprio per evitare di non fare cose che si potrebbero pentire di non aver fatto!)

A trent’anni naturalmente quelle stesse piccole lolite maggiorate aussie diventano delle chiattone inguardabili, peso medio centoventi chili. Con un rimorchio atroce di cellulite, di chilometri macinati sulle spalle, di problemi esistenziali, di tanta voglia di sposarsi. Albino ringraziava l’ingiustizia cosmica e guardava malinconici tramonti nelle spiaggie del Queensland, mentre dietro di lui adolescenti ubriache venivano rimorchiate dai loro coetanei e davanti a lui gli squali se la ridevano sott’acqua.

Quindi albino e’ nato nel posto giusto al momento sbagliato, e si e’ trasferito nel posto giusto – but again, al momento sbagliato. Chi abbia fatto l’opposto – nascere in Australia e venire in Italia a trent’anni – sicuramente potrebbe dire il contrario ora, cioe’ ringraziare il cielo di essere nato in un posto dove alle superiori ci si divertiva davvero, e di aver abbandonato la nave che affonda per trasferirsi in una terra di mediterranee, semiillibate in uscita premio, sempre in dieta, sempre alla moda, e pure brave a cucinare (alcune). Pensate un po’ a questo, o voi italiani che meditate di trasferirvi in downunder.

Certo, le italiane sono il fior fiore delle rompicoglioni, ma mica si sta parlando di avere una storia qui, eh.

Ma non e’ finita, perche’ che cosa fa il buon albino? Visto che le aussie sono obese, ovviamente lui se ne va nella terra del Culo Perfetto, also known as Japan. Naturalmente, il furbone. Peccato che le giappine siano per certi versi come le italiane, e per certi come le australiane. Vediamo come.

Sono come le italiane perche’ vestono bene e cucinano bene e sono sempre in dieta e a trent’anni sono proprio niente male.

Sono come le australiane perche’ alle superiori e ai primissimi anni di universita’ moltissime la danno via come se neanche fosse loro. Si o amici coetanei italiani, ai tempi in cui voi stavate in Italia a farvi le pippe. E ora le potete vedere nella loro marinaretta, in continuo flusso verso i love hotel a Shibuya, e voi vi mangereste una merda se foste nella mia situazione, se anche voi foste approdati a Tokyo quindici anni troppo vecchi. Perche’ qui non esiste il senso di colpa, non esiste il concetto di verginita’, non esiste di uscire con un tipo senza dargli satisfaction.

Ma come le australiane, le giappine a trent’anni (ma anche a venticinque, per cui sono anche peggio) hanno solamente tre idee in testa: sposarsi, sposarsi, sposarsi. Il sesso non importa, ne hanno avuto abbastanza nei Bei Tempi Andati. Qui ora le giappine ti chiedono l’anello prima ancora di mostrarti la mutandina. Come una che qualche settimana fa mi disse, parlando del piu’ e del meno, “non pensare che io sia una facile, I’m not a bitch“, pensando che io non sapessi le storie su di lei che invece so. Storie di corna fatte da innamorata, di tipi tirati su e portati in branda la sera stessa, di doppi tripli e quadrupli giochi all’insegna del “mi piace ciulare”. Ma ora non le piace piu’, preferisce l’idea di un anello con diamanti all’anulare sinistro. Che strano, ha 28 anni.

Insomma, le giappine che conosco io ne hanno avuto abbastanza dei Bei Tempi Andati.
Si’ albino, i Bei Tempi in cui aspettavi mesi prima che la tua tipina italiana te la mollasse, previa interminabile e propedeutica disquisizione sul tema.
I bei tempi in cui prendevi il due di picche se non ti mostravi innamorato, Principe Azzurro, mazzo di fiori, cena fuori, camicia di marca, cavallo bianco, scopa nel culo.

Altro che albino. Quasi quasi cambio titolo al blog.

Il mio nome e’ Timing. Bad, Timing.

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10 risposte a “Il mio nome e’ Timing, Bad Timing.

  1. Matteo lunedì 12 aprile 2010 alle 11:35 pm

    Sarebbe bello concludere con una citazione di Elio:

    “Servi della gleba a testa alta, verso il triangolino che ci esalta. Niente marijuana ne pasticche: noi si assume solo il due di picche . Servi della gleba in una stanza, anestetizzati da una stronza, come dei simbolici Big Jim : schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm.”

    Hai tutta la mia solidarietà caro Alberto…!

  2. albino martedì 13 aprile 2010 alle 12:02 am

    Beh io mica sono un servo della gleba… anzi. Solo, se fossi stato in fase con il trend della patata sarebbe stato tutto piu’ facile. Molto piu’ facile.

  3. Akanishi au Québec martedì 13 aprile 2010 alle 12:38 am

    La tua disamina è profonda e circostanziata, ma il punto di vista si rifà chiaramente al cosiddetto edonismo craxiano (in linea col periodo che rievochi).

    Tutto questo rodimento mi lascia piuttosto indifferente, da membro fondatore del Partito per la Disincentivazione quale sono.

    Sai come si dice a Trieste: patate saranno che noi non saremo!

  4. marco martedì 13 aprile 2010 alle 1:45 pm

    Vabbeh, pero’ stai anche confrontando la vita del piccolo paesino con quella di una metropoli australiana e una megalopoli giappa… e scusa…

  5. Alessandro martedì 13 aprile 2010 alle 11:55 pm

    Spassoso questo. Anche se magari non voleva esserlo!

  6. Tonari giovedì 15 aprile 2010 alle 10:25 am

    Applausi a scena aperta.

    Eliminerei solo l’introduzione politically correct.

  7. Nemo giovedì 15 aprile 2010 alle 11:32 am

    Chapeau!

    Concordo con la tua attenta e sarcastica analisi che a mio avviso si può estendere ad altri innumerevoli contesti. Guarda caso credo fosse valida anche qualche millennio fa; “Carpe diem” indipendentemente si trattasse di brevissimo o medio-lungo periodo. Dunque filosofia a parte, perchè soffermarsi (negativamente?) su questo bicchiere mezzo vuoto di cui il “bancone” della vita ne è pieno? La vita ci cambia comunque, ad ogni adattamento forzato o scelto che sia. Non sto dicendo di attenuare il desiderio che genera aspettativa, ma semplicemente rendersi conto se ha senso competere mentalemente con il tempo dato che (by definition in quanto mortali) non lo possiamo controllare ne oltrpassare fisicamente, ma solo e forse con il sentimento più puro, nulla più.

    Ergo, un sano “Se ciava” (“chi se ne importa”, la versione letterale la applichi già) o un masochista “frustete la schena!” (se ti fa realmente stare meglio).

    😉

  8. Akanishi au Québec martedì 20 aprile 2010 alle 4:09 pm

    non si riesce a commentare sul post seguente, che gli hai fatto?

  9. The Witch Of Oz venerdì 14 gennaio 2011 alle 12:24 am

    ma povero! ahahahah hai perfettamente ragione! sia verso le italiane, sia per le aussies, sia per le giappiche 🙂
    sto morendo dalle risate perchè è perfettamente così…
    peccato che sia così anche per noi donne, voglio dire: gli uomini giappici? Never! oh mamma mia, chi li vuole?? per motivi sia culturali di freddezza sia perchè beh, lo sanno tutti che ce l’hanno piccolo! (ed è vero, in giappone, me lo puoi confermare tu, esistono i condom per gaijin perchè i normali non vanno bene!)
    gli aussies d’altro canto sono tutta birra, sport e rutti…
    quindi anche se per motivi differenti dai tuoi, che condivido pienamente, mi sento tanto come te! ^_^’
    il fatto è che anche nel mio caso è bad timing!
    si perchè anche io appartengo alla categoria “Italiana sotto i 30 ma sopra i 20”, generazione che non la dava a tutti al liceo, per cultura, perchè sembrava brutto, perchè siamo state cresciute che dovevamo aspettare uno che almeno ti amava, ed ora che mi sono svegliata, invece di restare in italia e godermi l’uomo italiano 30enne, ho deciso di andarmene fuori e rinunciare al maschio italiano per incappare nell’Uomo-pacco australiano…
    mmmm grande fregatura, mi sa che non lo troverò mai uno decente quindi! 😀

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