Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

L’assedio di Takasago

Carissimo Tonari,

Ti scrivo questa lettera aperta come i politici che scrivono le lettere ai direttori di giornale o come Repubblica che fa le dieci domande al premier. Il motivo per cui ti scrivo, naturalmente, e’ per mandarti a cagare.  8)

Si caro Tonari, perche’ – cito testuale – nel post precedente tu hai scritto “Secondo me la cucina giapponese non ha niente da invidiare a quella italica”. E questa bestemmia gia’ da sola basterebbe a concludere qui il post, senza bisogno di ulteriori commenti. E in effetti, sono rimasto nel dubbio per un paio d’ore, questa mattina, pensando se fosse il caso di soprassedere o no. Poi, naturalmente, ho deciso di no.

Lascia che te lo dica francamente, col cuore in mano proprio. Hai ragione quando parli di Starbucks, e da noi e’ cosi’… la cosa irrita anche me. Mi stanno troppo sulle palle gli italiani con la puzza sotto il naso che non provano nemmeno il cibo straniero (soprattutto asiatico) perche’ non si fidano. Sono gli stessi che si lamentano della qualita’ del cibo italiano all’estero, poi. A loro mi viene da dire: vuoi mangiare bene italiano? Stai a casa tua!

Hai ragione, ragionissima quando li critichi. E non credere che io sia un purista: alle spalle ho quattro anni di Australia che mi hanno per cosi’ dire “sverginato” da questo punto di vista. Io mangio da Mc Donalds senza problemi, mi ingozzo di cibo di ogni nazione e bene o male se devo decidere tra farmi 500 metri per entrare in un Segafredo o se farne 50 per un “Doutour” o un “Caffe’ Veloce”, opto quasi sempre per la seconda scelta.

Poi, parlando nello specifico del cibo giappo, lasciamelo dire: qui la cucina e’ completa, e’ vero. Molto varia, certo. Qui c’e’ di tutto, dal pesce alla carne alla verdura alla “pasta in brodo” al riso. Hanno inventato tanto, hanno varieta’ di gusti, una tradizione e uno stile che li porta al top delle cucine mondiali. In Corea tutto sa di Kimchi, in Thailandia e’ tutto piccante – qui si varia, come piace a noi italiani. Puoi vivere un mese mangiando solo giappo e non ti manca (quasi) nulla, mentre voglio vederti per un mese a mangiare indiano o cinese, ti esce dalle orecchie… su questo ti do atto.
Pero’, carissimo, tra qui e il dire che il cibo giapponese e’ sullo stesso piano del nostro ce ne passa, eh.

In Giappone il cibo straniero fa cool, te ne do atto. Ma non solo. Il cibo straniero colma anche dei gap pazzeschi, tipo (per dirne una) la loro mancanza di dolci o dessert che non siano minchiate semidolci ai fagioli rossi o alla patata. Lo dico da Veneto, con l’orgoglio di quella parte d’Italia che ha dato i natali al tiramisu’, al pandoro, al gelato. Caro Tonari, non credo tu abbia bisogno che ti venga a fare la lezione io per sapere cos’e’ nato nello Stivale, dal torrone al baba’, dalla granita siciliana fin su al panettone, dalla panna cotta al semifreddo… e dimmi, in tutta onesta’: hai ancora il coraggio barbaro di venirmi a dire che , almeno a livello di dolci, la cucina giapponese (ma anche ogni altra, a parte la francese) non ha proprio nulla nulla nulla da invidiarci?

Passiamo oltre, che e’ come sparare sulla croce rossa. Mi dici che qui straniero fa cool. Beh, anche da noi straniero fa cool, ma in modo diverso. Non per nulla in Emilia hanno inventato un dolce e l’hanno chiamato “zuppa inglese” (fatta con il pan di spagna – sempre emiliano). Uscendo dal tema dei dolci come non ricordare la mitica insalata russa che poi tanto russa non e’, visto che e’ piemontese?

Ma non voglio star qui a elencarti il ricettario. Pensa solo alle nostre miliardi di varieta’ regionali. Pensa a come abbiamo insegnato al mondo intero a far da mangiare. Pensa a tutte le cose che il mondo c’invidia. Poi guarda qui in Giappone dove il cibo e’ si, buono, per carita’… ma 100 anni fa non mangiavano nemmeno il manzo, non esistevano ne’ il tonkatsu (importato dalla Wiener Schnitzer che a sua volta e’ copiata – indovina un po’? – dalla cotoletta alla milanese, che e’ del 1600) ne’ il sukiyaki, dove il cibo tradizionale e’ veramente povero, e molti piatti sono in realta’ cose straniere importate e giapponesizzate. Hanno inventato fior fior di piatti, certo, per carita’. Ma vuoi mettere?

Ritorno per un momento alle varianti regionali. Ogni posto, ogni citta’, ogni stronzo paesello da noi ha i suoi prodotti, le sue ricette, la sua cucina. E ogni cucina ha dignita’ di cucina nazionale. Anche qui in Giappone, per carita’, hanno i ristoranti di Okinawa, e a Hiroshima sono famosi per l’okonomiyaki. Ma that’s it, piu’ o meno.

Vuoi mettere con la cucina siciliana versus la cucina toscana versus la cucina sarda versus la cucina dell’appennino versus…. cioe’. Secondo te se potessero essere diversificati come noi, pensi che ai giappi non piacerebbe? Ti immagini quanti diversi ristoranti ci sarebbero in giro per l’isola, immagini il business che ne verrebbe fuori se, per dire, la cucina di Osaka fosse diversa dalla cucina di Tokyo tanto quanto la cucina ligure e’ diversa da quella pugliese?

Per finire lasciamiti fare un piccolo segno di Vultus, poi amici come prima. Dici che non hanno nulla da invidiarci? Beh, secondo me il risotto un po’ ce lo invidiano. Che dici?

Concludo qui, credo di aver detto abbastanza. Come vedi non ho trattato il settore formaggi (che i giappi non ci invidiano poi tanto, visto che non e’ che apprezzino molto i latticini, in media – anche se in Hokkaido fanno la mozzarella di bufala, ma senza invidiarcela eh). Non ho neppure sfiorato le diatribe caffe’ vs te’ e neppure quella che forse ti sta piu’ a cuore (e su cui avrai da dire piu’ di me), ovvero vino vs sake. Che in realta’ poi hanno circa pari dignita’ e pari varieta’, e chi piu’ chi meno pari cultura.

Anche se, del vino e del caffe’ magari ci invidiano un po’ qualcosa. Tipo i fatturati dell’export e il prestigio che ci danno nel mondo.

Ecco, ora signor Tonari gradisca ritrattare la sua frase su “la cucina giapponese non ha niente da invidiare a quella italica”. Grazie.

Con affetto,

albino

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11 risposte a “L’assedio di Takasago

  1. Pingback:This is Takasago « Mainichi Tonari Shinbun 3

  2. Akanishi au Québec lunedì 10 maggio 2010 alle 12:21 am

    Spaghetti e soba in guerra! fiico. continuate

  3. miloz lunedì 10 maggio 2010 alle 2:01 am

    C’è una sola frase che mi fa inorridire: “Pensa a come abbiamo insegnato al mondo intero a far da mangiare”.

    …una volta un vecchio giornalista Rai, che di mondo ne ha visto, mi ha detto che i Cinesi non sanno mangiare il riso… perché non sanno fare i risotti.

    Ho capito allora che non si può valutare con la propria panza la cucina altrui. La si può amare o no, ma non valutare.

    Sono cose differenti, ogni cucina appartiene alla gente che l’ha creata, e basta.

  4. ELISA lunedì 10 maggio 2010 alle 3:29 pm

    beh io concordo con tutto cio’ che ha detto albino…io sono di bocca buona, nel senso che mangio tutto, mi adatto ovunque vada nel mondo, ma secondo me la cucina italiana resta una tra le migliore, se non la migliore in assoluto, ma anche per una questione di varietà e fantasia…

  5. Matteo lunedì 10 maggio 2010 alle 10:20 pm

    Scusa brutta Troia che non sei altro…
    Non hai nominato la PIZZA…!

    Che vita sarebbe senza LA PIZZA !?!??!!?

    ^_^

  6. albino martedì 11 maggio 2010 alle 4:38 pm

    Beh Miloz, inorridire mi pare un’espressione un po’ esagerata eh!
    Il fatto e’ che noi ABBIAMO insegnato al mondo a far da mangiare. Abbiamo pure inventato la forchetta!

    Obiettivamente parlando, le cucine del mondo NON HANNO la stessa dignita’. Alcuni hanno inventato, altri hanno rivisto, altri mangiano cose estere riadattate.
    Toniari ha fatto una disquisizione penosa (perche’ lavora col pene?) nel suo blog, praticamente dicendo “a me il giapponese piace, e poi e’ salutare” per dire che la cucina giappa e’ al nostro stesso livello.
    Mentre, obiettivamente parlano, non esiste paragone. E’ come parlare di macchine con un’alfista, inutile sprecare il fiato.

    E’ come se uno volesse confrontare la tecnologia giapponese con quella italiana, dicendo “eh ma noi abbiamo la ferrari”. Grazialcazzo, loro hanno tutto il resto!
    Doppio tsk a voi, eretici.

    By uno che mangia italiano una volta ogni due settimane, ma sa cio’ di cui sta parlando.

  7. Tonari martedì 11 maggio 2010 alle 11:40 pm

    La presente solo per precisare che i pollici su e i pollici versi ai commenti dell’articolo non li sto mettendo io.

    Giusto perché non pensi pure che io sia pezzente a tal punto.

  8. albino mercoledì 12 maggio 2010 alle 12:15 am

    Si in effetti forse me lo merito il pollice verso, sono stato un po’ harsh… 😀

    Forse me l’ha fatto Totti! XD

  9. Ory mercoledì 12 maggio 2010 alle 12:58 pm

    Non entro nel merito di quale sia la migliore cucina, ma sotto molti punti di vista non è corretto neppure affermare che “abbiamo insegnato al mondo intero a far da mangiare “. Ho potuto parlarne con lo chef Fabio Zago (forse qualcuno lo avrà visto sulla rubrica “Gusto” del TG5), una persona cosmopolita, convinto che la cucina mediterranea sia la migliore possibile, ma che ammette senza ombra di dubbio che ad insegnarci a “far da mangiare” (almeno per quanto riguarda la ristorazione) sono stati i francesi (mi riferisco all’attrezzatura, alle tecniche, al trattamento degli alimenti, al modo di gestire la cucina e la sala di un ristorante, all’arte di trattare con il cliente ecc.); infatti uno chef nel suo percorso formativo non può prescindere da uno stage in Francia. I francesi (prima che gli chef si sentissero più artisti che chimici, nel senso “neutro” della parola) hanno saputo tradurre nella pratica culinaria molte scoperte scientifiche sul comportamento chimico fisico degli alimenti. Starei a parlare di cucina ancora per molto, ma la mia pausa pranzo è finita, sob.

  10. albino giovedì 13 maggio 2010 alle 2:52 pm

    Eh mi pareva strano Ory che commentassi su quello che e’ il tuo campo, diciamo! 😀

  11. Ivan lunedì 7 giugno 2010 alle 3:40 am

    Nel 1003 la forchetta venne portata in Occidente grazie alla principessa Maria, nipote di Costantino VIII imperatore di Bisanzio, che venne data in sposa al diciannovenne Giovanni, figlio del doge veneziano Pietro II Orseolo (la quale aggiungo io veniva guardata strana dai buoni sudditi veneziani non avvezzi a rovinare col metallo il buon cibo). Tuttavia il suo uso rimase bandito dalle corti europee per l’ostilità della Chiesa. San Pier Damiani la definì un “demoniaco oggetto” perché nell’immaginario cristiano era un oggetto in uso al Diavolo.

    Cmq pare sia un invenzione cinese che poi evidentemente EVOLVENDOSI l’hanno abbandonata in favore delle assai piu’ COMODE bacchette.

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