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Di ritorno dall’India, volume 1

Di ritorno dall’India piu’ remota, eccomi finalmente seduto ad una scrivania a gustarmi del vino sudafricano (in onore alla nazione che ospitera’ la prossima coppa del mondo), spalmando del formaggio francese (in onore alla nazione che abbiamo fottuto durante l’ultima finale) su degli ottimi crackers giapponesi (gli unici in grado competere coi Doria). Insomma, ho un paio di minuti da spendere per raccontarvi com’e’ andata.

Allora, sono stato a Chennai, la terza o quarta citta’ dell’India, non ricordo. E’ a sud, ha 5-6 milioni di abitanti, e’ un posto povero, lercio, incasinato, sovrappopolato come tutto il resto del subcontinente indiano.

Dalla premessa immagino abbiate gia’ capito come sia andato il viaggio. Ma partiamo con ordine.

Dovete sapere che a me l’India non ha mai interessato. Nell’elenco dei posti da vedere al mondo, l’India (come l’Islanda, o la Groenlandia, per dire – ma anche il Canada) e’ al fondo dei miei interessi, della mia wish list. Prima di andare in India a pestare merda di vacca, per dire, avrei visitato molto piu’ volentieri persino Panama, o l’Antartide. Gusti personali.

Ma non che io abbia niente di personale contro l’India, sia chiaro. *Coff*
Correva infatti l’anno 2008 quando minacciai il mio vecchio datore di lavoro di licenziarmi se mai avesse osato propormi di andare in India. E correva l’anno 2009 quando, durante il secondo colloquio con il mio attuale datore di lavoro, quello che poi sarebbe diventato il mio direttore mi chiese: “sei disposto a viaggiare per lavoro?”. Io placido risposi “Si, come no. Non ho problemi ad andare ovunque, tranne in India”. Infatti, grazie.

Perche’, vi chiederete, ce l’ho tanto con l’India? Cosa mi ha fatto di tanto terribile quel Paese? Perche’ ero cosi’ prevenuto? Niente, vi rispondo. Era sesto senso. E infatti, vediamo com’e’ andato il viaggio.

Eravamo rimasti che ero in Thailandia, barzotto per le fighe che passavano a destra e a manca in aeroporto. Non so quanti di voi siano mai stati in aeroporto a Bangkok – vi dico solo che e’ meglio di quello di Tokyo, per non parlare di quelli australiani, per non parlare di quelli Italiani. L’aeroporto di Bangkok e’ un superhub che collega l’Asia con l’Oceania e l’Europa, strategico come la base di Okinawa che ha appena fatto cadere il governo giappo. E infatti e’ immenso. Uno degli aeroporti piu’ tecnologici del mondo, piu’ puliti e piu’ bene organizzati al mondo. E in cui se non sei come minimo una modella non ti assumono. Ma io ho la febbre gialla, mi direte. Ok ma andate in aeroporto a Bangkok e poi ne parliamo.

Insomma, per farla breve. Lascio quel paradiso in terra e dopo ore 3,5 di volo atterro a Chennai, a.k.a. l’inferno in terra. Quando esco dall’aereo mi sembra di essere in un altro pianeta. Moquette ammuffita, pareti unte, mancanza assoluta di aria condizionata. Ad ogni angolo cestini colmi di rifiuti. E poi una marea di indiani, vestiti anni ’70 i maschi, e con i loro vestiti tradizionali le poche, pochissime donne.

L’India e’ un paese in cui per ogni donna vedi in giro almeno una dozzina d’uomini. E’ indietro, e lo vedi subito – e’ un posto in cui la donna sta a casa ad accudire i trentasette figli che inizia a partorire sin dalla prima eta’ puberale in cui e’ stato organizzato il suo matrimonio, mentre l’uomo va in giro a far danni.

L’indiano a casa sua non si discosta da quello che si vede in giro per il mondo. Ha il solito baffo, ha il pettine nella tasca destra dei pantaloni, ogni tanto si sistema il ciuffo, ha la riga in parte. Indossa dei vecchi pantaloni anni ’70, attillati e a zampa, e sopra sfoggia una vecchia polo sempre anni ’70, oppure una camicia attillata anni ’70. Il colore preferito per l’uomo e’ il marrone, il beige, o colori pastello… tutte quelle tinte che andavano di moda, devo ricordarvi quando? Esatto, negli anni ’70.

Insomma, gli indiani sono anni ’70. Le indiane invece – quelle poche che si vedono in giro – sono vestite col Sari o come si chiama il loro abbigliamento tradizionale. Questa dicotomia tra la donne in vestito tradizionale e l’uomo vestito all’occidentale la dice tutta sulla loro societa’. Tu, donna, vivi in un vestito confezionato dalla societa’. Devi obbedire alla tradizione, alla legge sociale che dice che devi sposarti con uno della tua stessa casta, che devi sfornare figli. Non hai scampo. Io, uomo, mi vesto come un’occidentale perche’ devo fare il business. Perche’ io sono la societa’.

Ma usciamo dall’aeroporto, e vi risparmio la mancanza di aria condizionata e i 40 gradi a mezzanotte rinfrescati solo da ventilatori arrugginiti, e le valigie che non arrivavano piu’. All’uscita dell’aeroporto ci aspettava l’autista che l’azienda ci aveva organizzato. Usciamo.

L’aeroporto e’ costeggiato da un immenso cavalcavia in costruzione. Colonne di cemento sospese, in attesa di una strada da sostenere. E’ tutto transennato, con scritte “ci scusiamo per il disagio, lavori in corso”. Poi guardi meglio e vedi che e’ tutto arrugginito. Le colonne non sono fresche, sono vecchie di chissa’ quanto. Chissa’ da quanto tempo hanno quel disagio.

Questa scena ricorda per caso anche a voi le strade fantasma che si vedono a volte nei servizi di Striscia nel sud Italia? Anche a me, e infatti quando ho visto quelle colonne ho pensato naturalmente alla nostra situazione di italiani. A quella merda che e’ l’aeroporto di Malpensa, alle costruzioni abusive che costellano il sud. E mi e’ venuto su un certo magone. Dovrebbero mandare l’intera popolazione italiana prima in gita in India, poi in Giappone. In India per rendersi conto di quanto simili al terzo mondo siamo, e in Giappone per imparare un po’ di educazione sociale.

Per oggi mi fermo qui, di fronte all’aeroporto piu’ sgarruppato del mondo. Alla prossima (presto) per un altro episodio.

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3 risposte a “Di ritorno dall’India, volume 1

  1. Akanishi a Udin venerdì 4 giugno 2010 alle 9:02 am

    forse lo stile degli anni 70 occidentale si era ispirato all’india.

  2. elisa lunedì 7 giugno 2010 alle 10:07 am

    e tutto il resto? tutto qui?

  3. elisa lunedì 7 giugno 2010 alle 10:19 am

    scusa non avevo visto il seguito, si era inceppato tutto qui!!!

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