Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

India volume 2, passo e chiudo

Dunque, dove eravamo rimasti. Ero uscito dall’aeroporto di Chennai, in India. Dopo la breve parentesi di fronte al cavalcavia di terronica memoria, siamo saliti in auto, e li’ e’ iniziato l’inferno.
Dovete sapere che in India esiste una sola regola nel codice della strada; chi suona il clacson per primo ha la precedenza. Come a Napoli, esatto. Solo che le strade indiane sono un misto di auto, moto, motocarri (i famosi tuktuk, che altro non sono se non Ape Piaggio), ciclisti, carri trainati a bicicletta, carri trainati da pedoni, pedoni, mucche. Il tutto in ordine sparso per strada, senza rispetto alcuno per linee di separazione di carreggiata (spesso inesistenti), senso di marcia, segnaletica ne’ altra regola alcuna. Immaginate come mi sono ritrovato io, che a Tokyo con una fermata di metro ogni 500 metri se vedi quattro macchine in fila al semaforo e’ tanto, e venendo dall’Australia dove a momenti se passi con
l’arancione ti danno sei mesi di galera (per direttissima, senza condizionale, con soggiorno nel braccio dei maniaci (omo)sessuali).

Da li’ sono arrivato non so come in albergo. E qui, alla maniera di questo blog, sintetizzo la narrazione del resto, che tanto non vi frega di cosa ho fatto li’ (praticamente solo lavoro), e vi faccio il punto delle cose da notare del resto del mio soggiorno nel Paese delle Antimeraviglie.

Parte la sintesi. Ho lavorato per una settimana nella sede indiana di un’azienda con cui collaboriamo. Stavo in albergo 5 stelle, di mattina si andava in ufficio, di sera si andava diretti in ristorante. Non ristorante indiano perche’ e’ troppo pericoloso per motivi di diarrea. In sette sere ho mangiato a rotazione koreano, giappo, italiano, cinese. Indiano a pranzo in azienda, ogni giorno. Ma visto che il cibo indiano e’ buono ma sempre la solita menata, sono stato anche felice di cambiare un po’.

Ora, vi sparo alla solita i concetti principali del viaggio:

– Pieno di stranieri che fan business. Soprattutto giappi (a Chennai c’e’ la Nissan) e italiani (Diesel e Benetton? Credo). I ristoranti giappi cui sono andato erano PIENI di giappi, praticamente solo loro. Segno che i giappi mangiano giappo, all’estero. Al ristorante italiano dove sono stato invece (buonissimo, almeno quello) non ho visto italiani.

– Come ben sappiamo l’italiano in trasferta (di azienda privata, puntualizziamo) in zona disastrata fa straordinario a manetta, primo perche’ non ha un cazzo da fare se non lavorare, secondo perche’ magari prima finisce e prima se ne torna a casa, terzo perche’ se non e’ tutto perfetto poi magari lo rimandano indietro, quarto perche’ l’azienda di solito manda nelle zone disastrate i piu’ workaholic. Il giapponese, invece, ho notato, all’estero non fa un cazzo. Va al lavoro alle 10 calmo calmo, fa due cazzatine, si prende il suo tempo, alle 5 e mezza inizia gia’ a guardare l’orologio e a dire “andiamo a mangiare?”. Questo perche’ non c’e’ il capo che lo controlla, per la regola secondo cui in Giappone non si va mai a casa prima del capo. Mancando il capo, i topi ballano. Da ridere vedere ste scene dei giappi che mi aspettano per mezz’ore a fine giornata per andare via, e io che dovevo finire robe – quando invece io di solito vado a casa sulle 6 e mezza, quando finisco la mia giornata con un’oretta di straordinario, e loro stanno al lavoro fino alle 10 di sera a giocare a freecell per far vedere al capo che fanno straordinario a manetta. Pessimi, pessimi, pessimi.

– Gli indiani al lavoro sono gente del terzo mondo, come fuori in strada. Ovvero anche quando hanno una settimana di meeting con i loro partner giapponesi vengono al lavoro vestiti con la stessa roba per una settimana intera, vestono senza cura alcuna, hanno il pettine nella tasca sinistra e si vanno a rassettare il ciuffo in bagno, quando alzano il gomito per rassettarsi il ciuffo sotto hanno l’ascella pezzata, portano il baffo d’ordinanza, e poi. E poi quando vai a pranzo devi chiudere tutto a chiave. Noi un giorno ci siamo dimenticati, infatti mi hanno rubato gli occhiali da sole. In azienda. 100 e rotti euro di rayban, maledetti.

– Ad ogni porta di ingresso di ogni luogo pubblico o privato (hotel, azienda, stazioni, centri commerciali) c’e’ il metal detector come in aeroporto e una guardia svogliata che fa finta di controllare. Le diamo otto decimi di inutilita’ a sta cosa.

– L’India e’ un Paese ridotto in macerie. Gli edifici sono tutti diroccati. Le case cadono a pezzi. Ci sono baraccopoli ovunque. Le strade sono sporche. La gente mangia per strada tra mucche che cagano. I bambini giocano tra la spazzatura. Non si vedono quasi donne per strada. Ovunque vedi la divisione in caste. Tanta poverta’, tanta disorganizzazione.

Ora, se permettete, mi son rotto di parlare dell’India. Anche perche’ recentemente nessuno commenta, quindi presumo che il topic non sia di grande interesse. Quindi, se permettete, tornerei a parlare di Giappone. Da domani.
Tra parentesi, questo e’ il mio primo test di post via email. Se funziona da domani ricomincio a postare ogni giorno (perche’ 2 minuti x scrivere una mail si trovano sempre – mezz’ora per un post di senso compiuto, e da casa poi, quelli magari no).

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6 risposte a “India volume 2, passo e chiudo

  1. elisa lunedì 7 giugno 2010 alle 10:19 am

    beh non è molto diverso da come l’immaginavo, anche se io devo essere sincera, è uno dei miei sogni andare in India, proprio per vedere come vive la gente (della serie è giusto vedere anche le realtà peggiori del mondo per rendersi conto di molte cose…). poi tra l’altro una mia collega lavora per una communità di bangladesi e mi ha detto che in effetti, per quanto possano essere buoni, sono sporchi, e anche ladruncoli…cio’ diciamo che andar là non è la classica vacanza dove trovi del relax o chissà cose…loro hanno sta cultura e contenti loro contenti tutti…pero’ non è uno spettacolo veder mangiare la gente in mezzo alla cacca di mucca…ah bello si il robino via email e scusa se non ho postato in sti giorni,mihan fatto fare ponte e ho internet solo dal lavoro…

  2. Akanishi au Québec lunedì 7 giugno 2010 alle 3:42 pm

    invece è interessante. è interessante anche la parte sui giappi che si svaccano se il capo non li vede.

    Cos’è freecell?

  3. Matteo lunedì 7 giugno 2010 alle 10:28 pm

    Grande Albi…
    Certo che l’India ti fa proprio cagare forte eh!?!?!
    ^_^
    hahahahaha…..!!!
    “L’anti paese delle meraviglie” !!!
    ^_^
    Hahahaha!!!

  4. kamamuri mercoledì 9 giugno 2010 alle 6:14 pm

    Beh, in pratica hai scoperto che un paese del terzo mondo è un paese del terzo mondo… Notevole.

  5. hd lunedì 14 giugno 2010 alle 8:28 pm

    confermo sono a vadodara è la sesta volta che vengo in india ed è una merda totale in piu scusatemi gl indiani sono stupidi amano se li insulti e quelli studiati pensano di essere geni poi tra di loro con ste caste… e tutti sono uguali lavoro moltissimo in medioriente e anche li operai indiani madonna …se dovessi fare una classifica delle razze piu stupide metto al 1° indiani 2° egiziani 3° libici non sono razzista solamente che lavorare con sta gente ne esco pazzo sono 13 anni che giro per il mondo e solo loro gl’indiani sono cosi unici in africa la gente è piu umile cordiale e dolce

  6. Candra martedì 29 giugno 2010 alle 2:35 pm

    Mi sorprende il modo in cui hai parlato dell’India.
    In tutta sincerità, io non ci sono mai stata,ma sono anni che metto da parte qualche soldo per andarci.
    Tu hai visto l’India con gli occhi del lavoro.
    Ho tanti amici indiani che mi raccontano l’infanzia che hanno vissuto nel loro paese natale. Dicono che nonostante tutto, l’india se la portano dentro, ovunque.
    Un occidentale quando va India, o è per lavoro o e per curarsi dei suoi malanni occidentali. Il più delle volte è cosi.
    Ancora oggi mi faccio raccontate l’India, la leggo nei diari di viaggio(come nel tuo), la trovo nelle foto, nei libri, nei film, quindi non posso parlare per davvero riguardo questo paese.
    Ci vuole stomaco per andare in India. E tanto amore.
    è biemozionale, puoi amarla cosi tanto, ma nello stesso tempo odiarla. Per la mercificazione spirituale, per il cibo speziatofrittoolioso che non sai che mal di pancia ti portetà, per la povertà che ti sporca la vista, per le vacche che ingombrano le strade….
    Tra poco vado all’università e credo di studiare hindi e indologia, quindi un giorno ti farò sapere se vuoi l’india che mali-beni mi ha portato.
    Di una cosa sono certa, quando sarò lì, tutto quello che ho studiato, gli usi e i costumi, i testi sacri, le filosofie, il cibo, lo dimentico. Perchè non saprò cosa fare alla vista di un paese tanto forte.

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