Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: lunedì 5 luglio 2010

Anche no.

Ammettiamolo, e’ obiettivamente dura credere al detto "I soldi non danno la felicita’". Per chi non e’ ricco, e nemmeno benestante, la cosa alle volte suona come un controsenso. Lo so benissimo io che non sono ricco, e in passato non sono stato nemmeno benestante. So come ci si trova quando si vorrebbe comprare qualcosa ma proprio non ce n’e’. Ma a proposito di questo, col tempo credo di aver dato nuove interpretazioni a quel detto. E piu’ passa il tempo, piu’ mi rendo conto che il detto ha ragione.

I soldi creano assuefazione. Ti rendono infelice nella misura in cui l’accumularli diventa piu’ importante di tutto il resto. Il povero pensa: se avessi soldi mi comprerei una casa, mi comprerei una macchina. Il problema e’ che quando li hai poi non li vuoi spendere, perche’ non li vuoi perdere. Oppure li spendi ma poi vivi per accumularne sempre di piu’, perche’ non vuoi rimanere senza. E ti ritrovi infelice, com’e’ infelice ogni drogato, ogni persona succube di qualcosa. I soldi ti ingabbiano, ti privano della liberta’. Fosse solo anche la liberta’ di mandare a fanculo il tuo capo.

Ma non e’ tutto. Esistono interpretazioni piu’ sottili, piu’ difficili da cogliere. I soldi ti rendono infelice perche’ controllano le tue azioni, il tuo stile di vita. Credi di usarli come strumento per poter comprare, con i soldi, ma in realta’ piu’ li usi e piu’ sono loro che comprano te.

Perche’ faccio questo discorso? Perche’ ieri mi sono ritrovato a pensare che il mio stile di vita sta lentamente degradando, man mano che il mio stipendio aumenta. E la cosa da ridere e’ che il mio conto in banca non cresce esponenzialmente con lo stipendio, ma con lo stesso ritmo di anni fa.
Cosa vuol dire questo? Semplice: che i miei bisogni sono cambiati. Una volta, pizza da 10 euro a testa. Oggi, cena da 100 euro a testa. Ma come una volta sono sempre li’ a farmi i conti in tasca, a pensare che non sto mettendo via nulla, che non sto pensando al futuro. Eppure ci penso continuamente.
E oggi, la cena da cento euro mi rende piu’ felice? Anche no. Sono come prima, solo piu’ invecchiato. Una volta portavo fuori le mie tipe con una Citroen Visa arrugginita con dieci carte di benza dentro, e si faceva alla romana per una pizza da altre dieci carte, ma alla fine se piacevo era perche’ piacevo io, come persona, e basta. Oggi magari si va a mangiare ostriche, ma e’ lo stesso no? Se piaccio io piaccio io, e basta. Le donne non si fanno impressionare da queste cose, e quelle che lo fanno sono proprio il tipo di donna con cui evito di uscire.

L’altro giorno mi e’ stata fatta un’offerta di lavoro da paura, sempre per qui in Giappone. La cosa prevede dei rischi lavorativi non da poco, quasi da precariato oserei dire, e un’ora e passa di treno per arrivare al lavoro. E sbocchi professionali tutti da vedere. Il vantaggio? un bel duemila euro di aumento rispetto a quello che prendo adesso (che gia’ non e’ affatto male, per la cronaca).
La cosa che mi aveva fatto quasi decidere per il si era lo stipendio, certo. Mi sono detto: a parita’ di stile di vita, duemila euro al mese di aumento sono 24mila euro l’anno che metterei via in piu’ rispetto ad ora.

Ma poi mi sono guardato indietro, e mi sono visto prima, poi dopo, poi dopo ancora, poi dopo ancora, e poi adesso. E ho capito che se accettassi darei via un pezzetto della mia felicita’ per un aumento di budget. In pratica, diventerei un po’ piu’ spendiaccione e un po’ piu’ infelice. Vale la pena?

Anche no.

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