Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Tutti amano il tricolore, tranne noi

Mentre la Coldiretti ferma i tir al Brennero e sequestra falsi prodotti made in Italy provenienti da Germania, Olanda e altri paesi del nord Europa, turisti tedeschi (e olandesi, norvegesi, tutte quelle popolazioni di spocchioselli li’) vengono in Italia a comprare borsette tarocche dai marocchini in spiaggia, e poi tornano a casa a ridere del nostro lassismo semiterzomondistico. Ma intanto sono venuti a vedere posti che loro si sognano, a mangiare un cibo che loro non sono in grado di cucinare, a bagnarsi i loro peli del culo biondicci su un tiepido mare che che e’ Nostrum, non certo loro. Questo per dire che sono un po’ contento che in Italia piova a dirotto un giorno si e un giorno no, crucchi di merda.

Comunque. Se in Italia il made in Italy e’ sotto costante attacco, neanche qui in Giappone se la passa tanto bene. L’altra notte ho notato che hanno aperto un nuovo negozio della catena Sbarro a Shibuya. In dialetto veneto vuol dire “incidente stradale”, non so se mi spiego.

Ad ogni modo, “Sbarro, fresh Italian cooking”. Il logo ha la bandiera italiana, non so se avete visto il sito, fanno pizza e pasta… all’americana. Fatturato, 600 milioni di dollari l’anno, sono presenti ovunque nel mondo con 1000 sedi, ovviamente in tutto il mondo tranne in Italia, e fortunatamente in Europa dove la facciamo ancora noi da padroni, fortunatamente visto che e’ il nostro cibo. Questo a parte qualche nazione di bifolchi ignoranti tipo l’Olanda.
Vabbe’ che ci siamo abituati, da Starbucks a tutte le altre catene americane di finto italiano che si vedono da queste parti, e’ una tristezza proprio. In questi ultimi anni ci siamo svegliati un po’ con il caffe’, e ora infatti a Tokyo i negozi di Lavazza e Segafredo stanno spuntando come funghi… ma il cibo? La nostra catena principale in Italia e’ Autogrill: ci vuole tanto a iniziare a fare Camogli e Positano, a fare spremute d’arancia fresche con quello spremiarance fichissimo (brevetto siciliano) che si usa negli autogrill, e a vendere quei bei prodotti tipici che si vedono da noi anche all’estero? Ve possino…

Comunque la differenza si vede eh, da Segafredo a Shinjuku sabato pomeriggio c’era una coda di dieci metri fuori dal bar, e il bar e’ a tre piani. Il caffe’ e’ un’altra cosa, e i giapponesi che sanno apprezzare la buona cucina forse se ne stanno accorgendo, chi lo sa.

Che belli che sono gli americani pero’, che appiccicano la loro bandiera in ogni dove, piu’ pieni di retorica nazionalista in corpo che di grassi saturi, che iniziano le lezioni a scuola cantando l’inno nazionale e sanno a memoria tutti i loro presidenti ma non sanno distinguere la Nuova Zelanda dalla Corea, e che in generale non sanno un cazzo del mondo al di fuori dei loro confini… ma che poi quando si tratta di cibo nascondono con nonchalance estrema lo Zio Sam sotto il tappeto e ci vanno giu’ di tricolore italiano.

P.S.
Bello vedere tra i referenti del blog che ieri mi hanno contattato c’era qualcuno che cercava “L’India e’ una merda” e qualcun altro con “palpare in autobus”. E’ soddisfazione sapere che ti legge gente di un certo spessore. Grazie.

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5 risposte a “Tutti amano il tricolore, tranne noi

  1. GastonMazzacane mercoledì 7 luglio 2010 alle 9:01 am

    ah ah grandissimo mi ha fatto piegare il “post scriptum”
    finalmente scrivi un po’ più spesso, è un piacere leggerti!
    ciao

    il veterinario

  2. Riccardo giovedì 8 luglio 2010 alle 8:06 am

    Grande Blog Albino. Mi sono divertito moltissimo a leggerti. Spero che prima o poi andrai a segno con qualche “giappa” . Da quel che scrivi, pero’ sembrano delle gran rompipalle. Attendo di saperne di piu’ . Ciao

  3. Guido Hardino venerdì 9 luglio 2010 alle 7:46 pm

    Un mio amico che è stato in India (per lavoro) pensa davvero che sia una merda. Soprattutto, piena di poveri, lerciume (quando i negozianti spazzano l’uscio del loro negozio non tolgono lo sporco, lo spostano solo poco più lontano, ed il vento lo riporta indietro), malattie (facce tumefatte piene di pustole sono la regola), e nessuno che faccia un cazzo per cambiare le cose (anzi, hanno addirittura paura a calpestare l’ombra dei poveri).

  4. Matteo venerdì 9 luglio 2010 alle 10:23 pm

    Pensa che IO ho letto il tuo libro e l’ho pure apprezzato… E’ molto peggio di sapere che c’è gente che arriva al tuo blog partendo da “palpare in autobus”…!
    ^_^
    hahahahah!

  5. Pingback:La miglior cucina del mondo « Come sa di soja lo riso altrui

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