Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Bussola rotante

Sara’ la malinconica stagione delle piogge. Sara’ che qua non si vede un cielo azzurro da settimane, e il grigio delle nuvole si specchia nel cemento della metropoli tentacolare, e il mondo sembra un film in bianco e nero. O magari sara’ la tristezza del guardare e non toccare certe giappine, che questa primavera indossano pantaloni di lino che delineano i glutei andandogli cosi’ supperilculo da farle sembrare nude.

Sara’ un po’ quel che vi pare, fatto sta’ che in questi giorni mi sto chiedendo che cavolo ci sto a fare qui. E soprattutto, mi chiedo quale sia il mio piano per il futuro. Niente di strano, mi direte voi, ogni tanto capita a tutti gli esseri umani, mi conforterete voi. Certo. Il problema pero’ e’ che io non sono un essere umano: sono un ingegnere. E un ingegnere senza piano per il futuro e’ inutile come la Barbie, che ha le tettone ma le manca la figa.

Che dire. Non e’ la prima volta che emigro, ma e’ la prima volta che mi capita di sentire di aver perso un po’ la bussola. Ultimamente mi sento spaesato, ecco. E penso.
In Australia vivi una vita da cartolina. Sei libero in un Paese libero, integrato in un Nuovo Mondo fatto di emigranti, benestante in un Paese benestante, immerso nella natura e in un clima salubre, eccetera eccetera eccetera. Il tuo nemico e’ uno solo: la noia. Il tuo nemico e’ quando ti dimentichi che al mondo esistono i gradi sottozero e le mattine a sbrinare il parabrezza della macchina. Il tuo nemico e’ quando ti dimentichi che al mondo ci sono razzismo, benpensanti, emarginazione, burocrazia soffocante. Tutte cose di cui in Australia ci si dimentica, visto che virtualmente non esistono, e la cui mancanza dopo un po’ smette di essere un pregio.

E’ li’ che inizi a vedere i difetti, quando ti dimentichi dei pregi. I difetti sono i negozi chiusi alle 5 del pomeriggio. Sono i ristoranti chiusi alle 10 di sera. Sono i pub vuoti durante i giorni feriali. Sono la mancanza di cultura, di spessore, di stile, di valori. Sono l’alcolismo, il vandalismo, questi frutti della noia di vivere in un mondo privo di stress.
L’Australia aveva i suoi difetti, vabbe’. Ma li’, in quattro anni, devo dire che molto raramente mi sono trovato a pensare di aver perso la bussola. In Australia hai una direzione, anche se non sai cosa vuoi la trovi lo stesso nel mondo intorno a te. Basta che ti lasci coccolare dal paesaggio che ti circonda. Dai un occhio al cielo, fai un salto in spiaggia, ti fai un barbecue, chiedi un mese di ferie, fai un tuffo in piscina. E ti dici: “Ah, ecco cosa ci faccio qui”.

Qua in Giappone e’ diverso. Qua in Giappone non bisogna lottare contro la noia. Tutto il contrario. E’ tutto uno stimolo, al punto che il tempo vola.
Peccato che in Giappone non sei nel mondo perfetto che trovi in Australia. Qui devi lottare contro una burocrazia folle (non e’ come in Italia, qui e’ molto piu’ folle, senza senso a volte), contro un clima orribile (troppo caldo-troppo freddo-troppo umido-troppo secco. Hai sempre qualcosa di cui lamentarti del clima qui, fa sempre schifo come a Venezia), contro un popolo che e’ troppo frenetico, troppo apatico, troppo folle, troppo tradizionalista, troppo ______. Pensate un aggettivo a caso, i giapponesi sono troppo-quell’aggettivo.

Ecco, forse e’ questo che fa perdere la bussola. L’Australia e’ calma come una spiaggia tropicale baciata dal sole. Non puoi perdere la bussola in Australia; al massimo ti puoi rompere i coglioni di stare in spiaggia. Il Giappone invece e’ come un Pachinko impazzito, come una sala giochi piena di videogames, ognuno con la sua musichetta sparata a palla. Luci, colori, video, musica, non sai dove girarti. Mentre ti scivola via il tempo e tu ti guardi intorno stordito, e’ facile che ti trovi a chiederti: io che ci faccio qui?

Da li’ i casi sono due. Se sei un essere umano ti dai una risposta, oppure aspetti, oppure te ne vai, oppure decidi qualcosa, oppure non decidi nulla, oppure ti deprimi, oppure vai a Roppongi a giappine.

Se invece sei un ingegnere

Ecco perche’ non si sono ingegneri stranieri in Giappone.

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9 risposte a “Bussola rotante

  1. Akanishi au Québec giovedì 8 luglio 2010 alle 3:59 pm

    “consumalatronalienisintegrato” – (l’aggettivo che cercavi)

  2. dino giovedì 8 luglio 2010 alle 4:03 pm

    torna torna …… sta casa aspetta a te

    (commento scritto dall’Australia)

  3. Antonio giovedì 8 luglio 2010 alle 6:39 pm

    Cerca qualche compromesso…. Ce ne sono di “paesi compromesso” … 😉

  4. Alessandro venerdì 9 luglio 2010 alle 5:22 pm

    Aggiungerei “sentirsi sempre esclusi” tra le cose che danno un senso di smarrimento.

  5. elisa sabato 17 luglio 2010 alle 10:01 am

    a me sembra che il giappone, bello quanto vuoi, ma che sia da esaurimento nervoso! hai sempre stimoli, per cui fai sempre qualcosa e la vita ti scivola tra le dita…non ti fermi mai, non hai tempo di riflettere…no no che schifo…infatti mi sono sempre chiesta (soprattutto dopo aver letto sto blog ogni giorno o quasi) come mai tu ti sia trasferito qui, ma perchè ci stai ancora…

  6. gigi martedì 20 luglio 2010 alle 7:14 pm

    il tuo problema per me è semplicemente che non ti senti considerato dalle giappine. questa fissazione ti logora e non ti permette di apprezzare il fatto di essere in uno dei paesi più ospitali e meravilgiosi che ci sia. capisco il tuo problema, sono un bel ragazzo, che in patria e in giro per il mondo le ha sempre avute ai suoi piedi, ma in giappone no, è diverso, forse sono troppo educate/timide o forse non le capisco io, fatto sta che è impossibile fare breccia..ed è frustrante

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