Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

albino ride ultimo

(avvertenza: questo post contiene: Ego, Ironia, Sarcasmo, invettive contro categorie sociali e/o sessuali. Come al solito il post e’ politicamente scorrettissimo, quindi non scassate ‘o cazz’ come si suol dire, rideteci su e non prendetemi sul serio, che io prer primo non lo faccio).

Molti (cioe’ tutti, tranne quelli che mi conoscono e/o quelli che hanno letto il mio romanzo, in cui ne parlo) non sanno che io da ggiovine ho frequentato un liceo scientifico di semiperiferia, pieno di bella gente, di prof preparati e simpatici, di tipe niente male. Di quei tempi porto ancora con me un gusto dolceamaro, di nostalgia e di cose incompiute, ma di tanto, tanto divertimento.
Dopo il liceo naturalmente mi sono iscritto a ingegneria, e questa e’ cronaca tutto sommato risaputa, visto che nel mio blog e’ scritto un po’ ovunque che sono un ingegnere elettronico che si presenta come ingegnere elettrauto quando vuole fare il simpatico e come cameriere quando vuole portarsi a letto una tipa (la quale probabilmente scapperebbe – e’ successo – appena saputo cosa faccio/cosa sono in realta’). Come mi ha detto una giappina recentemente “nelle donne non ispiro sesso, ispiro voglia di matrimonio”.

Ma non divaghiamo. Stavo introducendo il fatto che un tot di anni fa, dal paradiso di fighette e di amici e di fancazzismo che era un po’ la mia vita al liceo mi sono andato a tuffare, o meglio sotterrare volontariamente nella Fossa dell’ingegneria. Fossa dell’ingegneria: chi c’e’ stato sa, e chi non c’e’ stato probabilmente conosce per sentito dire.

Non e’ facile diventare ingegnere. A parte per le materie studiate, intendo. Non e’ facile buttare nel cesso il primo lustro dei tuoi vent’anni in un posto dove ci sono solo maschi, sfigati, nerd, ingegneri in erba, feccia della societa’, monomaniaci del computer e menate del genere, occhiali aggiustati con lo scotch, chiavetta della macchinetta del caffe’ appesa al collo, calvizie precoce, eccetera da qui al suicidio. Un posto dove la media delle ore studiate e’ superiore alle ore lavorate da un salaryman giapponese, un posto dove la gente di media si fa piu’ pippe in un giorno di quante tipe abbia avuto in vita sua. Immaginatevelo, lo sapete, lo vedete. Visualizzatelo, sto posto un po’ anni ‘60, con la gente anche vestita anni ’60, con ‘sti quattrocchi brufolosi che parlano di fisica e di manga giapponesi e di software piratato. Li vedete, con la riga in parte e l’invicta delle medie in spalla, e la piazza in testa, e la forfora sulle spalle, e il giubbotto trapuntato di due taglie piu’ larghe, e la felpa comprata al mercato dalla mamma, e una donna mai baciata in vita loro?Bene.
Ecco, e’ li’ che io ho passato i miei 19-25 anni. In mezzo a gente che pensava che la parola FICA significasse Feedback-Induced Current Amplifier.

Eh ma vi vedevo a voi, da fuori. Vi vedevo voi della facolta’ di lingue, o di psicologia. Si, sto parlando con voi li’, voi delle materie umanistiche. A Padova eravate dall’altra parte del fiume rispetto a me. Il fiume Piovego, che noi amichevolmente chiamavamo “il muro di Berlino”, e che divideva voi da noi, noi dei casermoni di ingegneria, grigi, col traffico, pieni di sfigati, da voi, che avevate la facolta’ nuova o seminuova, zona pedonale con filari di alberi sulla riva del fiume, pieni di fighe da far schifo. Vi ricordo con la chitarra in pausa pranzo, a cantare canzoni di Battisti su questi prati baciati dal sole. A parlare dei massimi sistemi, mentre noi si parlava di compilatori in assembly, voi senza un cazzo da fare se non preoccuparvi del prossimo festino, io a ripetere nove volte Teoria dei Segnali. Noi a sputar sangue per sei mesi per un 18, voi con il vostro Q.I. da comune mortale a lamentarvi di non aver preso la lode dopo ben due giorni di studio.

Mi siete stati sul cazzo per anni, voi. Tanto quanto vi sto sul cazzo io adesso, quando vi dico che prendo in tre mesi quello che guadagnate in un anno.

Una cosa ho imparato quando ho ripensato ai miei 14 anni, l’epoca in cui io ero un bambino secco e brufoloso mentre le tipe della mia eta’ erano piccole donne dalla coscia tornita e le tettine di alabastro, e mi cagavano di pezza e andavano coi ragazzi piu’ grandi. Ho imparato che ride bene chi ride ultimo. Ho visto crescere quelle bambine che se la sono goduta, e ora sono delle donne in eta’ da marito che lottano con rughe, cellulite e chili di troppo, e io invece sono nel fiore degli anni e ora gliele volto io, le spalle, e vado con le piu’ giovani se voglio.

Stesso discorso vale con voi, umanisti. Voi, che ve la godevate alla facolta’ di giapponese, mi ricordo di voi. Voi volevate andare a vivere in Giappone, studiavate e mi sfoggiavate il vostro giappo fluente e io, lo ammetto, vi invidiavo mentre impazzivo tra equazioni differenziali e numeri complessi. Ma ora io sono qui a Tokyo e l’ho imparato il giapponese, e’ solo una lingua in fondo. E voi siete li’, a barcamenarvi e a capire che fare nella vita, in Italia a conoscere una lingua che non parla nessuno, o in Giappone a farfugliare una lingua che 130 milioni di persone parlano meglio di voi.

Tutto questo per dire che oggi ho dato una lezione sulla sicurezza ferroviaria di due ore. In giapponese, di fronte ad una platea di una trentina di persone. L’altro ieri sono stato promosso responsabile di una linea ferroviaria in Vietnam, e sto per prender parte a un progetto in USA. Ieri notte mi ha scritto una gigantesca multinazionale giapponese (il cui nome taccero’, vi dico solo che contiene il kanji di “stare in piedi”) chiedendomi se sono disponibile a incontrarli per un’offertina di lavoro. E tutto questo mentre avevo appena messo giu’ il telefono e parlato con un caro amico, ex-collega australiano, di mia stessa estrazione ingegneristica ma due anni piu’ giovane, che ha trovato lavoro grazie a me (era una posizione che avevo rifiutato io) e ora gira il mondo per una multinazionale americana, vive ai tropici fronte oceano in una casetta di 160 metri quadrati, ha auto aziendale e carta di credito aziendale, prende come un parlamentare italiano. E mi ringraziava, a buon rendere.

Tutto questo mentre mi guardo indietro e ripenso a prati verdi baciati dal sole e ai casermoni anni ’60 di ingegneria, sorrido e mi ripeto che in fondo ho fatto la scelta giusta, che in fondo cinque anni di sacrifici valgono una vita di opportunita’ ma soprattutto che, come sempre, ride bene chi ride ultimo.

(giu’ il sipario di questo episodio, mentre albino avvicina la mano alla bocca e sogghigna sottovoce)

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18 risposte a “albino ride ultimo

  1. Tonari mercoledì 14 luglio 2010 alle 8:40 am

    Ne ha rovinati più lingue orientali che il petrolio.

  2. alberto mercoledì 14 luglio 2010 alle 10:23 am

    Nota semiseria: è soprattutto questione di volontà (e fortuna), non tanto di percorso di studi.
    Anch’io sono ingnegnere, più giovane di te, e ho pensato tante volte di andare a cercare fortuna altrove, ma i legami affettivi alle persone, alla mia terra e l’avvento di una famiglia poi mi hanno frenato.
    Sono felice? Si, ma continuerò a guadagnare in un anno quello che tu prendi in 3 mesi.
    Sono invidioso? Un po’, ma non farei mai a cambio con te.
    Ognuno di noi trova la sua stabilità in modi differenti. In Italia, almeno adesso, potersi permettere una famiglia senza troppi pensieri è un privilegio e io sono fortunato a fare parte di questa categoria di persone.

    Quindi, ti auguro di trovare presto soddisfazione anche dal lato sentimentale oltre che lavorativo. Perchè sai come funzione, tra poco non sarai neanche più buono da sposare!

    A meno che tu non voglia continuare a considerarti un trapano senza cuore… in tal caso buona continuazione!

  3. Riccardo mercoledì 14 luglio 2010 alle 12:47 pm

    Cacchio, ma perche’ non ti ho letto quando avevo 20 anni ?
    Parole sante. Spassosa la descrizione dell’ingegnere. La prima cosa che ho fatto mi sono tolto la chiavetta del caffe’ dal collo. L’unica cosa che da 50 enne ti posso dire, e’ di usare il trapano finche’ puoi perche’ anche se ci sono le pillole blu, le sensazioni e soprattutto le consistenze non sono piu’ le stesse… Se devo essere onesto, avere tanti soldi e donne puo’ essere soddisfacente ma la cosa che mi ha arrichito di piu’ e’ stato avere una figlia e una famiglia. Forse non hanno tutti torti le giappe..

  4. albino mercoledì 14 luglio 2010 alle 12:56 pm

    Alberto, Riccardo: se andate a leggervi bene il mio blog, io non ho mai detto di non volermi fare una famiglia. E magari (ma non lo saprete mai), potrei pure non essere single! 🙂
    Ah, i vantaggi del (semi)anonimato…

  5. Alessandro mercoledì 14 luglio 2010 alle 2:45 pm

    Hai fatto senz’altro le scelte giuste, pianificando attentamente il tuo futuro (con grande successo). Non mi aspettavo quest’acrimonia verso i nipponisti però… ti ciulavano le ragazze all’uni? xD

    (parlo da nipponista…)

  6. fede mercoledì 14 luglio 2010 alle 3:13 pm

    Standing ovation!
    Tra parentesi: non so se ricordi come scrissi tempo fa, che ho mollato il lavoro a 27 anni per ingegneria…stamattina avevo l’orale di mecc dei solidi (scienza delle costruzioni) ma tra impegni vari del prof vado a finire a settimana prossima….sarebbe il penultimo esame! 🙂

  7. Lucia mercoledì 14 luglio 2010 alle 3:22 pm

    Complimenti!
    Io mi sa che faccio parte della categoria “figlia dei fiori che studia lingue orientali (giapponese) con futuro incerto tendente alla disoccupazione”.
    Mah, male che vada vedrò di sposare un ingegnere!

  8. Paolo mercoledì 14 luglio 2010 alle 8:29 pm

    Secondo me il tuo post non è politicamente scorrettissimo, è duro nella sua severità e un po’ narcisistico, ma va bene.

    Sì, ingegneria è un posto atroce (e te lo dice uno che è omosessuale e che quindi chissà cosa avrebbe potuto combinare in facoltà; niente, lo zero assoluto, perché gli ingegneri quando entrano in facoltà spengono gli ormoni, rimane solo la puzza di maschio non lavato), e te lo dice uno che molto ha fatto per liberarsi degli aspetti deteriori dell’essere ingegnere, e sai quanto c’è voluto? Pensa che a 30 anni io ci insegnavo in facoltà, e non come assistente di qualcuno ma titolare di corso, quindi pensa come ero entrato bene in quel meccanismo (e io dico sempre: fortuna che sono gay, almeno un po’ di cura di me stesso ce l’ho)

    Detto questo, penso che il tuo post non debba chiudersi con “ride bene chi ride ultimo”, perché per le scelte della tua vita che hai raccontato sul tuo blog (per il poco che ho letto), la conclusione giusta sia più “chi semina raccoglie”.

  9. Ivan mercoledì 14 luglio 2010 alle 10:00 pm

    Questo articolo lo devi stampare e appendere nelle bacheche di Ingegneria cosi dai um’po’ di speranza ai nerds e mandi um’po’ in para i fankazzisti umanisti (che ti scorderanno dopo 1 ora la maggior parte ma magari un paio prendono e cambiano facolta’).
    Risultato:
    1) le brutte merdacce di ingegneria ti eleggeranno loro vate ed emigreranno in massa in Australia appena laureati ma non venderai mai loro un tuo libro perche’ se lo scaricheranno da internet per leggerselo su qualche elettronic device;
    2) le due tre persone di studi umanisti scosse dalle tue parole andranno a comprarsi il tuo libro e dopo averlo letto lo consiglieranno agli amici anche se ne dedurranno il concetto che vogliono essere come te: uno scrittore e di conseguenza si iscriveranno ad un corso di scrittura creativa.

    Comunque “brutta merda” (se tu lo usi con noi tuoi lettori ci autorizzi a fare lo stesso) non scrivi da ingegnere ma consumato romanziere abituato a stravolgere la verita’ per i suoi scopi letterari: lingue le studiano a Venezia e tu dal tuo casermone anni 60′ al massimo rimiravi atapirato i fankazzisti di Scienze Politiche, facolta’ per la quale si sta ancora cercando di scovare un qualsivoglia uso pratico (pare stiano per creare una facolta’ ad hoc che si prefigge di scoprirne l’effettiva utilita’).

    Questo e’ uno dei tuoi articoli piu’ belli (voto 5 stelle) superato solo da cosa avrebbe detto Zidane a Materazzi se avesse giocato per um’po’ nel Venezia.
    Continua cosi’, ma sappi che vogliamo piu’ articoli protetti da password: ci siamo capiti???

  10. Akanishi au Québec mercoledì 14 luglio 2010 alle 11:57 pm

    Tutto questo per dire che è meglio essere ingegnere nella vita e blogstar per hobby che non il contrario.

    E i chimici?

  11. JohnFitzgerald giovedì 15 luglio 2010 alle 6:53 am

    clap clap clap!

  12. mamoru venerdì 16 luglio 2010 alle 2:00 pm

    (STANDING OVATION)
    Hai scritto una grande verita’.

    Comunque se ingegneria sembra un incubo prova a pensare ad aver studiato in un istituto tecnico per tutta l’adolescenza!!!
    Altro che liceo.

    Una scuola superiore con praticamente zero femmine: gli individui di sesso non maschile che bazzicavano nell’edificio scolastico avevano piu’ baffi di noi maschietti….. O_O

    Quelle erano esperienze traumatiche.

    Immaginati come siamo cresciuti…. =P

  13. Anna venerdì 16 luglio 2010 alle 10:08 pm

    Verissima verità. Pardon la tautologia.
    Faccio parte della schiera di linguisti (non orientali) dell’altra riva del Piovego.
    Se può consolarti, io l’ho sempre pensata come te: gli ingegneri (come i medici) si fanno un mazzo maximo all’università e poi vivono di rendita. Se ne capissi qualcosa di fisica, matematica o materie scientifiche in generale, giuro che ci avrei provato!
    Se può consolarti (bis), noi vi invidiamo la vostra meravigliosa vicinanza alle mense e a tutte quelle facilities che noi di lettere e lingue non abbiamo (parlando sempre di PD: ma tu sai dove sta il Maldura?! In culo ai lupi, sta).

  14. elisa domenica 18 luglio 2010 alle 9:01 pm

    il post mi ha fatto morire…comunque bella verità, anche se credo che non è che solo perchè uno è ingegnere avrà successo. tu l’hai avuto perchè hai avuto i coglioni di affrontare determinate sfide, provare, o la và o la spacca, hai avuto culo e fiuto per fare determinate scelte…purtroppo a non tutti và cosi bene anche se sono ingenieri. tu lo sei, hai studiato bene, sei comunque una persona che si anche acculturata nel tempo per il piacere di farlo, molti non lo fanno, e tu ti sei dato delle marce in piu’. invidio la tua testa, quella si, visto che io e le materie scientifiche abitiamo in galassie diverse, hai un fiuto bestiale, sai sempre cogliere le occasioni giuste al momento giusto (io ho anche un po’ la sfiga che arrivano spesso nei momenti meno opportuni, ma va beh lo stesso), e hai tenacia, voglia di rischiare…per quanto riguarda la tua privata, in fondo sono cazzi tuoi, nel senso che tu abbia voglia di aver famiglia o meno, non ha importanza, l’importante è che tu sia felice, e se vorrai una famiglia dovrai farlo con quella giusta o con la prima che capita solo perchè hai tot anni? orsu’…bravo albi continua cosi!!!!

  15. mamoru mercoledì 21 luglio 2010 alle 11:22 pm

    Diciamolo:

    essere ingegnere “è condizione necessaria, ma non sufficiente” (cit.)

  16. Pingback:La classifica del Censis… ahah… mò m’incazzo « Mainichi Tonari Shinbun 3

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