Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Cieli azzurri e alghe secche

Tokyo, ore 9:20 di un venerdi mattina qualunque.

Sono alla mia scrivania a bere dello squallido caffe’ solubile mentre il mio collega a fianco sgranocchia dell’alga secca coreana che emana nell’aria una fragranza di aringhe sotto sale e mucillagine dell’Adriatico. Ottima l’alga secca a colazione, sarebbe da prenderlo a scarpate in faccia.

Fuori brilla un cielo da spettacolo, di quell’azzurro estivo con un paio di nuvolette bianche qua e la’, non troppo secco e non troppo umido, un venticello leggero che spira. E’ il cielo del Queensland, il cielo che adoro, ve ne ho gia’ parlato in altri post, tipo questo, e questo. E’ la volta azzurra che si staglia per la maggior parte dell’anno sopra Brisbane, la Gold Coast e la Sunshine Coast, quel monotono cielo perfetto cui non fai neanche caso da quelle parti, ma che qui in terra di grigio e smog fai fatica a non guardare incantato.

E’ un cielo che mi ricorda della bellissima Working from home Policy. Come forse non sapete, in molte aziende Australiane esiste questa regola per cui se un determinato giorno non hai riunioni o hai un lavoro che puoi fare da casa puoi farlo, a patto che tu sia autorizzato dal tuo capo e che sia rintracciabile per tutto il giorno sia via mail che via cellulare.

Ecco, oggi e’ uno di quei giorni in cui avrei lavorato da casa. Ieri sera sono uscito a mangiare yakitori e bere birra con una lettrice di questo blog in visita in Giappone, e tra una cosa e l’altra sono finito a letto all’una passata. Stamattina quando la sveglia e’ suonata avrei voluto morire.

Fossi stato in Australia avrei cercato a tentoni il cellulare, e con dito incerto e occhio annebbiato avrei inviato un sms al capo: “working from home today”, e poi mi sarei girato dall’altra parte. Alle nove-novemmezza mi sarei alzato dal letto e mi sarei trascinato in salotto, in mutande con grattata di palle incorporata. Mi sarei versato un bicchiere di succo di pompelmo e avrei aperto la portafinestra, sbadigliando di fronte al verde e azzurro della citta’, ai grattacieli, alle colline, e a questo cielo spettacolare di oggi.

Poi avrei acceso il portatile aziendale e mi sarei connesso all’intranet aziendale. Mi sarei messo il costume e sarei sceso in piscina con asciugamano in spalla, ipod alle orecchie e computer sotto il braccio. E avrei passato la giornata cosi’, sotto l’ombra di una palma coi piedi in ammollo, con a fianco il portatile aziendale in attesa di mail che nessuno mi avrebbe scritto (c’e’ poco da dire, quando lavori da casa la gente o non ti vede e pensa che sei in ferie, oppure sa che stai lavorando ma per modo di dire, per cui tende a non romperti le palle, cosi’ come tu non le rompi a loro quando lavorano da casa), e con il cellulare aziendale acceso in attesa di chiamate che non avrei ricevuto.

Immagine da sogno, ma come dice il saggio (che poi sarei io), nella vita non e’ che si puo’ avere la palma a bordo piscina e Roppongi allo stesso tempo. Bisogna fare delle scelte.

Dal mio grigio ufficio senza finestre che puzza di alga secca e’ tutto, a voi la linea.

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3 risposte a “Cieli azzurri e alghe secche

  1. Lucia venerdì 16 luglio 2010 alle 10:56 am

    Ma il cielo è seeeeempre più blu, na na nananà…
    Io cantando questa canzone vedo il cielo blu anche quando non lo è, magari ti può essere d’aiuto.

  2. Anna venerdì 16 luglio 2010 alle 9:53 pm

    Leggendo questo post sono ovviamente finita col leggere gli altri due linkati.
    Beh, so che non c’entra molto con questo, con oggi, con tutto, però… però One Crowded Hour è anche la mia canzone di uno struggente flirt australiano (unico motivo per cui conosco Augie March, visto che in Europa pare non esista). E niente, ecco, m’hai fatto ricordare parecchie cose che credevo dimenticate assieme a quella canzone:)

  3. elisa domenica 18 luglio 2010 alle 9:04 pm

    e per l’ennesima volta mi chiedo “perchè hai lasciato l’australia???”

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