Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: giovedì 22 luglio 2010

Dispensando consigli a vanvera

Oggi vorrei tentare di fare un discorso serio, se mi riesce. No, perche’ adesso non e’ che io sia solo chiacchiere e distintivo, in realta’ qualcosa nella vita l’ho fatta pure io, quindi magari riesco a dare un consiglio a qualcuno tra i quattro(cento) disperati che mi leggono ogni giorno sognando di andare a vivere all’estero. E se per la maggior parte della gente che lo vorrebbe fare ormai i giochi sono fatti, come si suol dire, magari un consiglio ai piu’ giovani potrebbe essere utile.

Quindi mi sto rivolgendo a te, lettore che hai appena finito o stai per finire le superiori, e hai voglia di andartene fuori dalle palle. A te che sogni di farti la villa in riva al mare a venticinque anni, a te che sogni di andare in USA e farti assumere dalla Apple (ormai la Microsoft non e’ piu’ punto di riferimento, lol). A te che semplicemente non hai voglia di fare la solita vita che fan tutti, universita’ lavoro matrimonio figli vavanzeinvillaggioturistico nipotini morte. A te che te ne vuoi andare in giro per il mondo a fighe perche’ le italiane se la tirano. A te che vuoi andartene perche’ sei un pancabbestia e non ti piace la societa’ consumistico-clerical-piduista italiana. E anche a te, che magari, semplicemente, sei solo uno spirito avventuriero.

E mi sto rivolgendo anche a te, lettrice che hai appena finito o stai per finire le superiori, e hai voglia di andartene fuori dalle palle magari facendo anche scalo a Tokyo per darmela perche’ sei una mia fan. A te che ti sei rotta delle chiacchiere di paese e di non sentirti libera di limonarti uno sconosciuto in disco se ne hai voglia, solo per paura che qualcuno di veda e vada a riferire a tua madre. A te che sai di avere il tempo contato, e vuoi farti trovare senza rimpianti quando l’orologio biologico ti porra’ di fronte alla scelta tra carriera e famiglia, intorno ai trent’anni o giu’ di li’. A te che vuoi vivere il mondo, conoscere gente, fare esperienze, capire, vedere, sapere.

Ecco, a voi mi rivolgo, sbarbatelli della minchia, raccontandovi una storiella che magari potrebbe esservi utile. Soprattutto a voi che avete finito le superiori e state per iscrivervi all’universita’, avete in mano il timone della vostra vita ma a momenti non sapete neanche allacciarvi le scarpe, e siete ancora in tempo per decidere e magari avete bisogno di un consiglio prima di far malanni.

Dunque. Correva l’anno 1995, albino aveva appena finito le superiori. Splendido e spudorato nei suoi 19 anni, con gli esami di maturita’ alle spalle e il Nulla da fare per mesi, circondato da amici e amiche favolosi/e, con il sole dell’estate che sembrava essere li’ solo per illuminare il volto stupendo della ragazza con cui arebbe presto iniziato un’indimenticabile (e indimenticata) storia d’Amore. Insomma, albino viveva felice come un fringuello cinguettante in un bosco delle fiabe, ignaro che di li’ a pochi mesi si sarebbe inbucato nella Fossa di ingegneria.

E infatti. Unica preoccupazione (per modo di dire) di quell’estate era scegliere la facolta’ cui iscriversi. Albino era decisamente portato per due cose, scolasticamente parlando. Matematica-fisica, innanzitutto, ma anche lingue straniere. Il piano del Nostro era semplice: derubricate le lingue straniere, che non danno il pane, e via pure le scienze pure, tipo matematica, fisica eccetera, che con quelle vai a finire a fare il prof. delle superiori. Albino invece voleva spaccare il mondo, mica farsi le pippe pensando alle sue studentesse (gia’ all’epoca sapreva che avrebbe avuto un debole per le ragazzine un giorno, specie quelle vestite alla marinaretta). Ma come e’ vero che 1+1=2, anche Possibilita’ di carriera + Materie scientifiche =Ingegneria, ed ecco che la facolta’ era saltata fuori per esclusione.

Ok. Ma quale ingegneria? Ora, albino sapeva piu’ o meno dove indirizzarsi: non si interessava troppo di macchine e macchinari (quindi no Meccanica, no Elettrica, no Navale, no Aeronautica, no Martini, no Party), non gliene poteva fregar di meno del Civile, dell’Edile o dell’Ambientale, il Nucleare in un paese in cui non ci sono centrali nucleari era una mossa azzeccata come tirar su una saponetta in una doccia pubblica affollata con YMCA sparato a palla di sottofondo. Eppero’ all’albino gli piaceva la tecnologia, quindi restava il settore dell’Informazione. Il quale all’epoca era composto da tre branchie: ingegneria informatica, ingegneria elettronica e ingegneria delle telecomunicazioni.

Restava una scelta fra tre. Inutile dire che albino, da buon studente liceale, di elettronica e telecomunicazioni non sapesse un bel nulla, e poi queste tre materie sembravano piu’ o meno le stessa cosa. Ma ecco il colpo di scena. Si dava il caso fortuito che il padre di albino conoscesse un professore universitario di ingegneria prossimo alla pensione, e che quindi il Nostro avesse chiesto udienza per farsi dare un consiglio.

Fu cosi’ che albino si diresse verso Padova sotto un sole cocente di Luglio di quel lontano ’95, per chiedere un consiglio. Seduto nel suo ufficio, quel vecchio prof fece spallucce e gli rispose: scegli quella che ti piace di piu’, tanto sono molto simili, ci sono due o tre esami di differenza tra l’una e le altre.

Si’ ok, grazie al cazzo – rispose albino – ma visto che sono venuto fino a qui per un consiglio, mi dia un consiglio!
Allora il prof si sbilancio’, e gli disse: scegli elettronica.
Perche’, rispose albino.
Perche’ e’ quella piu’ generale. Perche’ informatica e tele sono nate come specializzazioni dell’elettronica, quindi se scegli la facolta’ “madre”, poi sarai piu’ versatile una volta arrivato nel mondo del lavoro. Taaaac!*

Come per dire: quando cercherai lavoro se sei un elettronico puoi specializzarti in quello che ti pare, anche in informatica se vuoi, e magari finire a fare il software engineer, mentre se sei un ingegnere informatico hai voglia a specializzarti, sempre informatico resti!

Ecco, cari lettori pre e post adolescenti che venite dallo zio albino in cerca di svago durante le vostre sudate scelte di carriera. Questo e’ il consiglio che volevo darvi, direttamente inoltrato da quel vecchio prof. che mi diede una dritta che si e’ rivelata essere oro colato. Quel giovane albino negli anni e’ passato dal settore microelettronico al biomedico, all’informatico, all’industriale, al ferroviario, e ogni volta si e’ re-inventato anche grazie al fatto di avere una laurea che glielo ha permesso.

Quello che voglio dirvi e’ quindi: se dovete fare una scelta, fatela con il cuore ma anche con la testa. Scegliete quello che vi piace, seguite la vostra indole e i vostri gusti. Siate in grado di autovalutarvi, senza sottovalutarvi ne’ sopravvalutarvi. Siate giusti, ma ricordate che e’ meglio puntare in alto che in basso, mal che vada si corregge il tiro – dal basso non si corregge una cippa di niente. E poi, siate cattivi. Siate gretti, egoisti ed egocentrici. Scegliete seguendo il vostro bieco tornaconto personale. Il mondo del lavoro e’ una guerra, non pensate “adesso studio, poi si vedra’” – anticipate il mercato, capite cosa vi possa aprire piu’ porte, cosa vi possa dare piu’ possibilita’ nel futuro. Aggredite il vostro futuro, cazzo! Perche’ l’universita’ e’ una cosa che si esaurisce in qualche anno, e poi c’e’ una vita davanti in cui dovrete fare i conti con la vostra scelta dell’estate della maturita’.

Questo per dirvi che, vi piace il marketing? Diventate dottori in economia e commercio, poi vi specializzerete in marketing. Se fate marketing all’universita’, vi sarete chiusi tutte le altre porte. E chiudersi le porte a 19 anni non e’ bello. Vi piacciono le relazioni internazionali? Fate giurisprudenza o economia, poi vi farete un master, ma vi chiameranno avvocheto un giorno. Potrete fare altro, sarete in grado di fare altro. Vi piacerebbe vivere all’estero in futuro? Scegliete qualcosa che vi apra delle porte, qualcosa di appetibile per l’estero. Un architetto e’ legato al territorio in cui studia, alle leggi in vigore nel Paese dove si laurea. Trovare lavoro all’estero non e’ facile per gli architetti quanto lo e’ per gli ingegneri edili o civili. Quindi fate quello, e poi magari un master o una specializzazione di tipo architettonico, siate versatili, il mondo sara’ li’ per voi dopo.

E poi, pensate ai nomi, il vostro ipotetico datore di lavoro dovra’ essere in grado di capire cosa avete studiato un giorno. Non scegliete facolta’ superspecializzate, un dottore in agraria o un biologo sono un dottore in agraria e un biologo. Un dottore in scienze delle tecnologie microbiotiche che cazzo e’?!

Per finire lasciatemi concludere la predica, dopodiche’ scendo dal pulpito e torno a essere il solito pirla. Vi piacciono le lingue straniere, volete girare il mondo, volete vivere all’estero? Perlamordiddio, non iscrivetevi a lingue. Come non mi stanchero’ mai di ripetere, le lingue sono un mezzo per comunicare, non un traguardo da raggiungere che meriti una laurea, a meno che non vogliate fare gli insegnanti o i traduttori, o gli interpreti. Ma se non cadete in nessuna di queste categorie e non volete mangiarvi le dita un giorno, datevi questi tre o cinque anni di universita’ per farvi delle skills, delle conoscenze, e poi andatevene. Due anni in un paese anglosassone e sei fluente in inglese, che minchia te ne fai di aver studiato Shakespeare?

*P.S: In realta’ il prof. non disse Taaaac! Era solo per dire.

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