Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Dispensando consigli a vanvera

Oggi vorrei tentare di fare un discorso serio, se mi riesce. No, perche’ adesso non e’ che io sia solo chiacchiere e distintivo, in realta’ qualcosa nella vita l’ho fatta pure io, quindi magari riesco a dare un consiglio a qualcuno tra i quattro(cento) disperati che mi leggono ogni giorno sognando di andare a vivere all’estero. E se per la maggior parte della gente che lo vorrebbe fare ormai i giochi sono fatti, come si suol dire, magari un consiglio ai piu’ giovani potrebbe essere utile.

Quindi mi sto rivolgendo a te, lettore che hai appena finito o stai per finire le superiori, e hai voglia di andartene fuori dalle palle. A te che sogni di farti la villa in riva al mare a venticinque anni, a te che sogni di andare in USA e farti assumere dalla Apple (ormai la Microsoft non e’ piu’ punto di riferimento, lol). A te che semplicemente non hai voglia di fare la solita vita che fan tutti, universita’ lavoro matrimonio figli vavanzeinvillaggioturistico nipotini morte. A te che te ne vuoi andare in giro per il mondo a fighe perche’ le italiane se la tirano. A te che vuoi andartene perche’ sei un pancabbestia e non ti piace la societa’ consumistico-clerical-piduista italiana. E anche a te, che magari, semplicemente, sei solo uno spirito avventuriero.

E mi sto rivolgendo anche a te, lettrice che hai appena finito o stai per finire le superiori, e hai voglia di andartene fuori dalle palle magari facendo anche scalo a Tokyo per darmela perche’ sei una mia fan. A te che ti sei rotta delle chiacchiere di paese e di non sentirti libera di limonarti uno sconosciuto in disco se ne hai voglia, solo per paura che qualcuno di veda e vada a riferire a tua madre. A te che sai di avere il tempo contato, e vuoi farti trovare senza rimpianti quando l’orologio biologico ti porra’ di fronte alla scelta tra carriera e famiglia, intorno ai trent’anni o giu’ di li’. A te che vuoi vivere il mondo, conoscere gente, fare esperienze, capire, vedere, sapere.

Ecco, a voi mi rivolgo, sbarbatelli della minchia, raccontandovi una storiella che magari potrebbe esservi utile. Soprattutto a voi che avete finito le superiori e state per iscrivervi all’universita’, avete in mano il timone della vostra vita ma a momenti non sapete neanche allacciarvi le scarpe, e siete ancora in tempo per decidere e magari avete bisogno di un consiglio prima di far malanni.

Dunque. Correva l’anno 1995, albino aveva appena finito le superiori. Splendido e spudorato nei suoi 19 anni, con gli esami di maturita’ alle spalle e il Nulla da fare per mesi, circondato da amici e amiche favolosi/e, con il sole dell’estate che sembrava essere li’ solo per illuminare il volto stupendo della ragazza con cui arebbe presto iniziato un’indimenticabile (e indimenticata) storia d’Amore. Insomma, albino viveva felice come un fringuello cinguettante in un bosco delle fiabe, ignaro che di li’ a pochi mesi si sarebbe inbucato nella Fossa di ingegneria.

E infatti. Unica preoccupazione (per modo di dire) di quell’estate era scegliere la facolta’ cui iscriversi. Albino era decisamente portato per due cose, scolasticamente parlando. Matematica-fisica, innanzitutto, ma anche lingue straniere. Il piano del Nostro era semplice: derubricate le lingue straniere, che non danno il pane, e via pure le scienze pure, tipo matematica, fisica eccetera, che con quelle vai a finire a fare il prof. delle superiori. Albino invece voleva spaccare il mondo, mica farsi le pippe pensando alle sue studentesse (gia’ all’epoca sapreva che avrebbe avuto un debole per le ragazzine un giorno, specie quelle vestite alla marinaretta). Ma come e’ vero che 1+1=2, anche Possibilita’ di carriera + Materie scientifiche =Ingegneria, ed ecco che la facolta’ era saltata fuori per esclusione.

Ok. Ma quale ingegneria? Ora, albino sapeva piu’ o meno dove indirizzarsi: non si interessava troppo di macchine e macchinari (quindi no Meccanica, no Elettrica, no Navale, no Aeronautica, no Martini, no Party), non gliene poteva fregar di meno del Civile, dell’Edile o dell’Ambientale, il Nucleare in un paese in cui non ci sono centrali nucleari era una mossa azzeccata come tirar su una saponetta in una doccia pubblica affollata con YMCA sparato a palla di sottofondo. Eppero’ all’albino gli piaceva la tecnologia, quindi restava il settore dell’Informazione. Il quale all’epoca era composto da tre branchie: ingegneria informatica, ingegneria elettronica e ingegneria delle telecomunicazioni.

Restava una scelta fra tre. Inutile dire che albino, da buon studente liceale, di elettronica e telecomunicazioni non sapesse un bel nulla, e poi queste tre materie sembravano piu’ o meno le stessa cosa. Ma ecco il colpo di scena. Si dava il caso fortuito che il padre di albino conoscesse un professore universitario di ingegneria prossimo alla pensione, e che quindi il Nostro avesse chiesto udienza per farsi dare un consiglio.

Fu cosi’ che albino si diresse verso Padova sotto un sole cocente di Luglio di quel lontano ’95, per chiedere un consiglio. Seduto nel suo ufficio, quel vecchio prof fece spallucce e gli rispose: scegli quella che ti piace di piu’, tanto sono molto simili, ci sono due o tre esami di differenza tra l’una e le altre.

Si’ ok, grazie al cazzo – rispose albino – ma visto che sono venuto fino a qui per un consiglio, mi dia un consiglio!
Allora il prof si sbilancio’, e gli disse: scegli elettronica.
Perche’, rispose albino.
Perche’ e’ quella piu’ generale. Perche’ informatica e tele sono nate come specializzazioni dell’elettronica, quindi se scegli la facolta’ “madre”, poi sarai piu’ versatile una volta arrivato nel mondo del lavoro. Taaaac!*

Come per dire: quando cercherai lavoro se sei un elettronico puoi specializzarti in quello che ti pare, anche in informatica se vuoi, e magari finire a fare il software engineer, mentre se sei un ingegnere informatico hai voglia a specializzarti, sempre informatico resti!

Ecco, cari lettori pre e post adolescenti che venite dallo zio albino in cerca di svago durante le vostre sudate scelte di carriera. Questo e’ il consiglio che volevo darvi, direttamente inoltrato da quel vecchio prof. che mi diede una dritta che si e’ rivelata essere oro colato. Quel giovane albino negli anni e’ passato dal settore microelettronico al biomedico, all’informatico, all’industriale, al ferroviario, e ogni volta si e’ re-inventato anche grazie al fatto di avere una laurea che glielo ha permesso.

Quello che voglio dirvi e’ quindi: se dovete fare una scelta, fatela con il cuore ma anche con la testa. Scegliete quello che vi piace, seguite la vostra indole e i vostri gusti. Siate in grado di autovalutarvi, senza sottovalutarvi ne’ sopravvalutarvi. Siate giusti, ma ricordate che e’ meglio puntare in alto che in basso, mal che vada si corregge il tiro – dal basso non si corregge una cippa di niente. E poi, siate cattivi. Siate gretti, egoisti ed egocentrici. Scegliete seguendo il vostro bieco tornaconto personale. Il mondo del lavoro e’ una guerra, non pensate “adesso studio, poi si vedra’” – anticipate il mercato, capite cosa vi possa aprire piu’ porte, cosa vi possa dare piu’ possibilita’ nel futuro. Aggredite il vostro futuro, cazzo! Perche’ l’universita’ e’ una cosa che si esaurisce in qualche anno, e poi c’e’ una vita davanti in cui dovrete fare i conti con la vostra scelta dell’estate della maturita’.

Questo per dirvi che, vi piace il marketing? Diventate dottori in economia e commercio, poi vi specializzerete in marketing. Se fate marketing all’universita’, vi sarete chiusi tutte le altre porte. E chiudersi le porte a 19 anni non e’ bello. Vi piacciono le relazioni internazionali? Fate giurisprudenza o economia, poi vi farete un master, ma vi chiameranno avvocheto un giorno. Potrete fare altro, sarete in grado di fare altro. Vi piacerebbe vivere all’estero in futuro? Scegliete qualcosa che vi apra delle porte, qualcosa di appetibile per l’estero. Un architetto e’ legato al territorio in cui studia, alle leggi in vigore nel Paese dove si laurea. Trovare lavoro all’estero non e’ facile per gli architetti quanto lo e’ per gli ingegneri edili o civili. Quindi fate quello, e poi magari un master o una specializzazione di tipo architettonico, siate versatili, il mondo sara’ li’ per voi dopo.

E poi, pensate ai nomi, il vostro ipotetico datore di lavoro dovra’ essere in grado di capire cosa avete studiato un giorno. Non scegliete facolta’ superspecializzate, un dottore in agraria o un biologo sono un dottore in agraria e un biologo. Un dottore in scienze delle tecnologie microbiotiche che cazzo e’?!

Per finire lasciatemi concludere la predica, dopodiche’ scendo dal pulpito e torno a essere il solito pirla. Vi piacciono le lingue straniere, volete girare il mondo, volete vivere all’estero? Perlamordiddio, non iscrivetevi a lingue. Come non mi stanchero’ mai di ripetere, le lingue sono un mezzo per comunicare, non un traguardo da raggiungere che meriti una laurea, a meno che non vogliate fare gli insegnanti o i traduttori, o gli interpreti. Ma se non cadete in nessuna di queste categorie e non volete mangiarvi le dita un giorno, datevi questi tre o cinque anni di universita’ per farvi delle skills, delle conoscenze, e poi andatevene. Due anni in un paese anglosassone e sei fluente in inglese, che minchia te ne fai di aver studiato Shakespeare?

*P.S: In realta’ il prof. non disse Taaaac! Era solo per dire.

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23 risposte a “Dispensando consigli a vanvera

  1. elisa giovedì 22 luglio 2010 alle 4:52 pm

    guarda non chiedermi il perchè, anche perchè chiederlo alla mia psiche è un terno al lotto, ma mi hai fatto venir voglia di iscrivermi all’università e fare archeologia…appena finito di leggere mi si è illuminata sta cosa…non so il perchè pero’…

  2. Vittorio giovedì 22 luglio 2010 alle 6:02 pm

    Bell’articolo davvero e condivido tutto quello che hai detto al 100 %.
    Io l’anno prossimo mi iscriverò sicuramente ad ingegneria però sono indeciso su due facoltà Elettrica ed Elettronica !!!

    • albino giovedì 22 luglio 2010 alle 9:49 pm

      Vuoi un consiglio spassionato, da persona che e’ dentro il settore fino al collo? Vai di ingegneria elettrica, il futuro sono le fonti di energia. Con quella laurea ti apri le porte del settore industriale, dell’energetico che tira e tirera’, dei trasporti che tirano e tireranno. In piu’ hai un enorme vantaggio se un giorno quando avrai 40++ anni deciderai di metterti in proprio: gli elettrici sanno il fatto loro, a differenza degli elettronici che sono un po’ piu’ “campati in aria”.
      Ma attento: se ti piacciono le tecnologie “di fino”, i computer etc. vai di elettronica.
      Dal punto di vista anglosassone poi, ti ricordo che ing. elettrico o elettronico praticamente non cambiano, entrambi sono chiamati “electrical engineer”. Vai, spacca!

      • Vittorio giovedì 22 luglio 2010 alle 10:07 pm

        Accetterò il tuo consiglio perchè anche secondo me può aprire molte porte dal punto di vista lavorativo.
        Certo alla fine è la persona che crea la differenza quindi le opportunità vengono di pari passo alla competenza.
        Un esempio sei proprio Tu, perchè grazie alla tua competenza ti sei aperto una porta in un mondo lavorativo del tutto diverso da quello italiano.
        Quindi oltre a divertirci con i tuoi fantastici post possiamo anche dire che sei un esempio per tutti i giovani ingegneri del domani 😉

    • albino giovedì 22 luglio 2010 alle 9:53 pm

      Comunque, le ingegnerie sempre le stesse sono: elettronica, (ma anche inormatica, se sei un nerd), elettrica, meccanica, edile, civile, nucleare, navale, aeronautica, mineraria, chimica, dei materiali, e aggiungerei Ambiente e territorio.
      Tutto il resto e’ sporcizia.
      Su gestionale non mi pronuncio, in fondo a parte il nome non la considero neanche ingegneria (anche se devo ammettere che moltissimi hanno una carriera di successo con quella laurea).

      • kiruccia lunedì 26 luglio 2010 alle 9:05 pm

        Sono d’accordo con il tuo articolo (infatti sconsiglio a tutti di iscriversi a Lingue, LOL), però non sono d’accordo su quanto dici su Gestionale: ho alcuni amici ingegneri gestionali, un paio non li sento da mo’ e quindi non so cosa facciano, ma uno lavora alla Osram e da un annetto vive e lavora a Monaco, mentre l’altro fa il consulente alla McKinsey e lavora un po’ in tutta Europa, Giordania, Dubai… Di questi tempi la consulenza tira parecchio, e prevedo che in futuro la cosa continuerà.

        • albino lunedì 26 luglio 2010 alle 9:47 pm

          beh io ho detto appunto, come dici tu, che hanno successo… ma anche che non li ritengo ingegneri, nel senso stretto del termine – non sono nerd! XD

          • Akanishi au Québec lunedì 26 luglio 2010 alle 10:09 pm

            io avevo una coinquilina che studiava ing gestionale, era una bruciata da love parade, ma sapeva il fatto suo professionlamente parlando. Se la tirava tanto però – perfino più di albino – su sto fatto di essere ingegnere, e soprattutto di essere gestionale che secondo lei erano quelli col QI.

  3. sybille vane giovedì 22 luglio 2010 alle 7:39 pm

    e vaffanculo!!! non potevi scriverlo prima quest’articolo!? tipo prima che io studiassi minchiate….
    cazzo!!!! madonna che rabbia guarda!

  4. Matteo giovedì 22 luglio 2010 alle 8:20 pm

    Secondo me questi 400 lettori al giorno ti hanno fatto montare la testa… 😉

  5. Ivan Mrankov giovedì 22 luglio 2010 alle 8:26 pm

    Su una cosa credo sbagli: architettura!
    Un master o una specializzazione di tipo architettonico non ti avvicina neanche ad essere un architetto. In questo campo ci vuole molta CULTURA che un corso di specializzazione non ti da. Per essere un bravo architetto serve poi talento. Se sei bravo lavori all’estero senza problemi: gli italiani e le facoltà italiane in questo campo hanno buona fama all’estero, il problema e’ che la maggior parte della gente ha paura delle avventure estere.

    PS. Non sono architetto ma anni di convivenza con amici coinquilini studenti dello IUAV mi permettono di esprimere un opinione basata su solidi fatti.
    Su lingue penso hai ragione (ho abbandonatola facoltà di lingue orientali dopo il primo anno preferendo il mondo del lavoro) ma secondo me quando sconsigli architettura fai disinformazione. Lo dico senza alcun intento polemico e ho massimo rispetto per te che sei il padrone di casa.

    • albino giovedì 22 luglio 2010 alle 8:34 pm

      beh io parlavo x gli italiani che vanno all’estero e che vogliono andarci! Credimi, ho vissuto per due anni con un architetto emiliano in Australia, e ne frequentavo altri (sempre italiani, ma non solo). Quanto hanno penato loro per inserirsi lo sanno solo loro, la loro laurea non vale niente all’estero. NIENTE.

  6. Tufano Michele giovedì 22 luglio 2010 alle 8:59 pm

    Condivido appieno il tuo articolo.

    Sono uno studente di informatica (non ingegneria XD…ma probabilmente alla fine farò l’esame di stato per ingegneri) ed ho il TERRORE di specializzarmi in qualcosa con l’effetto controproducente di chiudermi le porte per altri campi. A settembre si inizia con il terzo anno e si avvicina la scelta per quale curriculum per la specialistica scegliere…bah! 0_o

  7. Riccardo giovedì 22 luglio 2010 alle 9:24 pm

    Post colorito divertente e istruttivo come al solito. Penso che tentero’ di farlo leggere a mia figlia, in procinto anche lei di scelte universitarie e percio’ di vita. Grazie come sempre per i tuoi divertenti spot

  8. Davide giovedì 22 luglio 2010 alle 9:52 pm

    ooh finalmente posso darmi del coglionazzo per aver scelto lingue 3 anni fa XD

    però almeno rientro nelle 3 categorie citate

  9. t'alon venerdì 23 luglio 2010 alle 12:40 am

    l’importante è che se studi ingegneria poi non ti metti a fare il dottore…
    io cominciai con ingegneria aeronautica, la cosa che mi ha fregata è che ogni volta che sbagliavo un esame era un coro di: “Non fa per te” invece di aiutare.

    • Vittorio venerdì 23 luglio 2010 alle 4:17 am

      Secondo me le persone che subito cominciano a scoraggiare gli altri, sono quelle persone che godono degli errori altrui.
      Ma alla fine quello che conta è il risultato finale non i commenti degli altri 😉

    • albino venerdì 23 luglio 2010 alle 6:51 am

      Esatto. State parlando con uno che ha ripetuto 9 volte Teoria dei Segnali e 5 volte Teoria dei Sistemi, e ora fa l’ingegnere dei sistemi e dei segnali! LOL! ;D
      A ingegneria ci sta di ripetere esami qualche volta…

  10. il vet venerdì 23 luglio 2010 alle 4:13 pm

    condivido al 100 %, io lo predico da anni questo discorso, un po’ a tutti, specialmente a quelli che si danno arie da Dottore in ……..
    Per quanto riguarda Lingue hai stra-ragione, ormai con l’erasmus c’è gente che parla perfettamente una lingua straniera e in più ha una laurea che so in economia o in giurisprudenza. Se fai lingue sai parlare un paio di lingue (ma di solito perfettamente solo una) e basta, quindi tu datore di lavoro chi scegli?

    pensa che io prima di quello che ho fatto ho frequentato 1 anno di Lettere e Filosofia…
    ROTFL
    Ogni giorno, quando mi alzo, ringrazio (non so bene chi) di aver cambiato COMPLETAMENTE campo e di essermi buttato su una tostissima università scientifica che mi ha fatto sudare sangue ma….

  11. Paolo lunedì 26 luglio 2010 alle 5:18 am

    Quando quel professore ti disse che ingegneria elettronica era il caso generale, ed informatica un caso particolare, poteva forse fare riferimento ad una cosa vera nel 1995, quando ingegneria informatica era agli albori, ma che certamente non è per niente vera oggi.

    Quanto alle prospettive occupazionali, c’è stata una storica inflazione di laureati in elettronica, che come professionalità _specifica_ quasi non serve al mercato del lavoro italiano; e non direi che un elettronico si possa mettere a fare l’informatico, non più di quanto un informatico si possa mettere a fare l’elettronico.

    Cioè, oggi quel professore dovrebbe dire: fai informatica, che è il caso generale, e poi se ti va ti specializzi in elettronica.

    • albino lunedì 26 luglio 2010 alle 10:37 pm

      Paolo, ma tu hai mai lavorato nel settore industriale? Non e’ una domanda trabocchetto ne’ retorica, sono solo curioso ^^;
      Dal basso della mia esperienza ti posso dire che gli informatici fanno informatica e sistemi, punto. Gli elettronici fanno tutto, a livello industriale. Per dire, io ho millemila amici laureati in info, fanno tutti info. Millemila in tele, tutti tele. Gli elettronici fanno gli elettronici, fanno informatica e fanno i tele… boh, forse anche perche’ l’industria e’ quella che e’?

      • Paolo mercoledì 28 luglio 2010 alle 3:09 am

        Devi considerare che: a) ci sono ancora molti più elettronici che informatici; b) ci sono ingegneri elettronici di età assai maggiore degli informatici, che in quanto tali sono cominciati ad esistere da metà degli anni ’90; quindi fai il confronto tra due insiemi non omogenei.

        Ciò detto, se fare informatica vuol dire “programmare”, allora non serve certo essere ingegnere per farlo, così pure se intendi “guidare un team”.

        Nei casi propri, non è pensabile che la preparazione informatica di un ingegnere elettronico, che ha fatto 3 esami di informatica quando va bene, sia paragonabile a quella di un informatico che ne ha fatti 10 quando va male. Questo usciti dall’università, poi appunto vale la non omogeneità degli insiemi, la carriera, le capacità del singolo e quant’altro.

        Certo ti posso dire che più passa il tempo più, parlo dell’Italia, vedo annunci in cui NON si dice che un ingegnere elettronico va bene come un informatico per un lavoro da informatico.

        E’ proprio un’idea sbagliata, e molto vecchia, di informatica, pensare che sia una escrescenza dell’elettronica; come è sbagliato pensare che elettronica sia fornire un sostrato di computazione agli informatici.

        Ultimo, per la domanda sui lavori nel settore industriale: a parte che un ingegnere informatico – se è capace – si occupa di flussi di informazione (e il computer è solo uno strumento, non un fine) e quindi può lavorare in ambiti assai diversi tra di loro, compresa l’organizzazione aziendale per dirne una, poiché il settore informatico tira (più o meno) è difficile che ci sia necessità di spostarsi da altre parti; per dire, so di ingegneri nucleari che si sono messi sulle tecnologie del freddo e guadagnano bene, ma penso che in prima istanza l’abbiano fatto perchè il loro settor è kaput.

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