Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: agosto 2010

Il Dogma e’ tra noi

Di recente mi hanno colpito molto alcuni commenti astiosi nei confronti del Giappone o dei giapponesi, scaturiti immagino da gente che non ha mai vissuto qui e che evidentemente prende alcune mie crifiche come una base di conoscenza sufficiente per farsi un’idea e giudicare. Signori e signore, vi presento un perfetto esempio di come un’informazione di parte (la mia, in questo caso), possa influenzare le opinioni della gente.
Parlando di informazione, a parte i pochi, rari, che scavano, si informano da piu’ fonti, mettono in dubbio, eccetera, la maggior parte della gente (ma credo sia naturale) si fa un’idea e la porta avanti, ascolta quello che vuole sentire, mette raramente in dubbio le proprie idee e le proprie fonti. Questo e’ quello che vedo tutti i giorni, nella gente che conosco, che ascolto, che leggo su facebook, nei blog e perche’ no, anche nei vostri commenti.

Ma io dico. Avete mai visto uno di sinistra comprarsi Il Giornale, o il Foglio, per sentire l’altra campana, le ragioni dell’altro? Figurarsi, loro sono i servi del Berluska, giammai. Teniamoci le nostre idee superiori, viavia. Avete mai visto, dall’altra parte, uno di destra che si prende Repubblica o l’Unita’ per capire come viene argomentato l’antiberlusconismo, e solo a quel punto giudicare con una conoscenza per lo meno piu’ profonda? Ma che stai a di’ albino, ti sei bevuto il cervello? Aspetta c’e’ Minzolini sull’Uno, ci sentiamo dopo.

In effetti. Tornato in Italia ho parlato con gente di destra, per loro Fini e’ un porco che si e’ fatto la casa a Montecarlo coi soldi pubblici. Vaglielo a dire che in realta’ era un’eredita’ lasciata ad AN, e quindi non si tratta di soldi pubblici, vaglielo a dire che Scajola, quello si e’ fatto pagare la casa in cambio di favori ad un imprenditore, e non si tratta di un affitto magari dato privilegiando il cognato come si suppone abbia fatto Fini. E vaglielo a dire, soprattutto, che l’informazione italiana sbatte da mesi il Presidente della Camera in prima pagina per un appartamento a Montecarlo, mentre non ha nemmeno nominato quello del Senato che si prende un’accusa per associazione mafiosa un giorno si e un giorno no.

Stessa cosa a sinistra. Ne pesco una a caso dal mazzo, la Gelmini. La Gelmini e’ un’incompetente, ha distrutto il sistema scolastico italiano, stracciamoci le vesti e piangiamo sulla tomba della scuola italiana. Gia’, ma chi lo dice? Giornali di sinistra, professori di sinistra, e poi, tra gli altri, naturalmente i ricercatori universitari. Io, scusate l’ignoranza, non ho mai incontrato un ricercatore universitario che non fosse di sinistra, di solito anzi si dividono in due categorie, quelli di sinistra e quelli comunisti, proprio come al ballottaggio per il comune di Venezia di due elezioni fa. Come mai? Non vorrei aprire una parentesi troppo lunga, vi faccio un’analisi psicosociologgica a spanne. Il ricercatore medio di solito e’ e si sente intelligente sopra la media, e quindi e’ anche un po’ snob; dall’alto della sua inteligentia di solito quindi si sente anche di mettere in discussione tutto e tutti, infatti trovatemi un ricercatore che non sia ateo, col lumicino dovete guardare per trovarne uno, e poi naturalmente il ricercatore per essere tale dev’essere mediamente puntiglioso, preciso, attento, deve essere naturalmente predisposto al cercare il pelo nell’uovo, deve sapere tutto lui, deve sentirsi superiore, deve essere lamentino e lamentoso, deve essere convinto che senza di lui il mondo non gira anche se non ha fatto altro in vita sua che pubblicare articoli in riviste che nessuno legge, e deve avere un senso pratico tendente allo zero, perche’ quelli che ce l’hanno ad un certo punto mollano i Massimi Sistemi ed entrano nel mondo dell’industria dove la conoscenza viene sacrificata in nome di un (se si e’ fortunati e bravi) ben remunerato Monkey Job.
Naturalmente, capirete che persone del genere non possano certo essere accomunate all’imprenditore veneto col fiuto per gli affari e la terza media che vota lega, o ancora peggio all’italiano medio che bada al sodo (nel bene e nel male) e snobba i blablabla del piddi’.
(nota a margine: no Aka, non sto parlando di te, sto generalizzando in maniera barbara e atroce à la mode de chez nous. Beh, su quella di sinistra si, come vedi pure tu fai parte della categoria).

Ma stavamo parlando della Gelmini. La Gelmini e’ una puttana, secondo questi, fa pompini a Silvio in cambio del posto di Ministra, e poi che altro… ah, si, e’ una mezza analfabeta. Questo lo si legge un po’ ovunque da fonte di sinistra. Naturalmente questa non e’ argomentazione, badate bene, e’ Dogma argomentato, nel senso che si parte dal principio che in quanto di destra la Gelmini non possa far bene e poi si argomenta la cosa.
Ora, non sta a me dire se la Gelmini stia facendo bene o stia facendo male, sinceramente nemmeno me ne sbatte, sono fuori da quel mondo e non mi sono informato in profondita’ a riguardo. Ecco, qui sta la differenza tra me e altri: io non mi sono informato, quindi non ho paura a dire che non lo so, non mi sono fatto un’idea, non lo so se la Gelmini stia facendo bene o male. Quello che so e’ che molti, moltissimi si lamentano di lei, e se si lamentano una ragione magari in fondo ci sara’, ma allo stesso tempo boh, non so, non ho capito.
Appunto, non ho capito, shame on me. Ma sempre meglio di quelli che detengono il Sapere, che ascoltano una sola campana, che argomentano a senso unico basandosi sul loro Dogma e su argomentazioni a senso unico a loro volta basate sullo stesso Dogma.
Ce ne fosse uno di loro, dico uno che si sia andato a sfogliare il Giornale, non so, Libero, il Foglio, Panorama, o un qualsiasi altro giornale che non la pensi come loro. No, naturalmente. Perche’ quel giornale in quanto contrario non e’ Degno. E’ servo del potere, e’ una campana che non serve ascoltare, e’ una ANSA di Berlusconi, e’ feccia. E’ contrario al Dogma.

Ora, signori e signore. Io una cosa ho imparato vivendo all’estero, e quella cosa e’ che la verita’ non sta mai da una parte sola. Chi pensa che stia da una parte sola fa un passo verso il paraocchismo, il razzismo, il fondamentalismo. Riduce il proprio orizzonte da solo. Quindi state attenti. Perche’ potrebbe capitarvi un giorno di scoprire che i giapponesi non sono poi cosi’ imbecilli solo perche’ impacchettano le banane, ma che vi siete fatti l’idea sbagliata basandovi esclusivamente sugli sfoghi semiseri di un blogger cui a volte piace esagerare. O magari scoprirete che la Gelmini ha fatto una cosa giusta in vita sua, o magari che esiste un negro che si lava, un ROM che non ruba, un cinese onesto, una giappina che non usa la minigonna, un australiano che non si ubriaca oppure, perche’ no, che esiste un ricercatore universitario di destra.

In conclusione. Scavate, pensate con la vostra testa, non credete a quello che leggete, mettete sempre in dubbio, cercate le incongruenze, non badate solo al vostro orticello, apritevi la mente, ma soprattutto smettetela di scrivere commenti stupidi ai miei post. La cosa mi fa alquanto innervosire.

P.S: Che poi io lo so benissimo che un ricercatore di destra c’e’, nascosto da qualche parte. E’ che mi piace provocare e generalizzare, fare ironia e strappare un sorriso, quindi sta anche a voi capire che quello che scrivo non e’ oro colato. Anzi, tutt’altro. Che vi aspettate da uno che ha scritto un romanzo che si intitola “La vita e’ un rotolo di carta igienica”?

P.S.2 : non si accettano commenti astiosi nei confronti della Gelmini da gente di sinistra che non dimostri dati alla mano di leggere con regolarita’ almeno un paio di quotidiani di destra, ne’ si accettano commenti a favore da parte di gente di destra che non legga per lo meno Repubblica ogni giorno.

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L’unico frutto dell’Amor

Salve a tutti. Ieri sono tornato dall’Italia e oggi sono gia’ al lavoro. A proposito, e apro parentesi subito, lasciate che vi dica che se c’e’ una cosa che non sopporto al mondo sono quelli che scrivono “andare a lavoro” invece di “andare al lavoro”. Se siete tra quelli sappiate che (1) vivete nella stoltezza e (2) non siete degni di questo blog, per cui siete pregati di andare a leggervi bastardidentro o altri siti conformi al vostro livello culturale.

Chiudendo parentesi e tornando a quello che stavo dicendo prima: eccomi qua, sono tornato. Devo dire che qui a Tokyo ho trovato un clima che definire di merda credo sia un complimento, nel senso che l’umidita’ sfiora il 100% e fa un caldo atroce. Stamattina, per dire, mi sono svegliato in un lago di sudore, ero sudato perfino in faccia, non so se vi e’ mai capitato di svegliarvi con le gocce di sudore che vi colano dalla fronte, a me non era mai successo. E contate che erano le sei e mezza del mattino, io vivo all’ottavo piano e dormivo con tutte le finestre aperte.

Ma immagino che di questo ve ne sbatta sinceramente poco, e che a questo punto voi invece vogliate sapere come mi e’ andata in Italia, e quali siano le mie prime impressioni dopo il ritorno in questa landa desolata fatta di cemento e giappine. Inizio dal fondo, ovvero dalle impressioni. Mi sento… spaesato? Ieri sono tornato a casa e ho aperto la porta di casa in automatico, ho fatto le mie lavatrici in automatico, sono uscito a cena con amici in automatico, sono tornato a casa, mi sono infilato a letto, indovinate un po’… esatto: in automatico. Praticamente, ho fatto tutto a testa vuota. Questa mattina mi sono svegliato, ho preso il solito treno e sono arrivato al lavoro, con il solito ritmo che mi ha seguito in tutto questo 2010.

Penso che non so cosa pensare. L’Italia e’ il solito posto eccezionale e indescrivibile, a ogni angolo vedi qualcosa che o ti fa incazzare, o ti fa innamorare. E infatti mi manca, come mi mancano gli amici di una vita che rivedo una volta l’anno e con cui ci si capisce al primo sguardo anche se da un lustro ormai non si divide piu’ nulla. Qui non posso pretendere di avere nulla di tutto questo, e a parte chi come me vive fuori credo che nessuno riesca a capire fino in fondo quanto soli ci si senta a volte quando si vive all’estero. Per carita’, sono qui per la carriera, e rispetto a quando sono in Italia mi sento molto piu’ libero di fare quello che mi pare, ed esco con gente che non mi capira’ al volo, ma condivide con me il tarlo del viaggiatore. Gente che non ha aperto un mutuo come quasi tutti i miei amici hanno fatto, ma che appena ha due soldi messi da parte magari va a farsi due mesi in Patagonia zaino in spalla. Sono scelte, ripeto, non facili per molti di quelli che vanno e per certi tra quelli che restano.

Solo che io, questa volta, sembra faccia un po’ di difficolta a ricordare per quale motivo abbia scelto di venire qui nella Terra dell’Incongruenza. Nel Paese dove mettono il cellophane alle banane.
Avete capito bene, il cellophane alle banane. Perche’ vi racconto tutto cio’? Perche’ stamattina ho acceso la TV e ho visto un servizio in cui spiegavano il perche’ di questa cosa. Hanno introdotto l’argomento con un sondaggio, spiegando che per la maggior parte dei giapponesi insacchettare le banane e’ inutile (ma dai?), visto che le banane hanno la buccia che non si mangia. Giustamente: non per nulla in quasi tutto il resto del pianeta il preservativo si mette su un altro tipo di banane, non certo su quelle gialle che compri al supermercato.

Allora, il solerte servizio che sarebbe degno di Studio Aperto e’ andato a chiedere conto al principale fornitore giapponese di banane, il quale ha spiegato che il cellophane serve non solo ad appiccicarci l’adesivo di riconoscimento (mettere il bollino 10 e lode direttamente sulla banana no, eh?) ma soprattutto serve a prendere meglio il casco di banane, per cui quando si mettono le banane sul banco del supermercato si fa prima. Hanno fatto la prova: a spostare una cassa di banane senza cellophane da un punto a un altro c’hanno messo un minuto e 48 secondi, mentre col cellophane il tempo e’ stato di soli un minuto e cinque secondi. Un bel risparmio in termini di efficienza, se vogliamo.

Mi si potrebbe far notare che comunque anche in Italia in molti supermercati si mettono nel banane nei sacchetti, ma dopo, in Italia le mettono i clienti, e questo per la nostra mania compulsiva per la pulizia, vuoi mai che la buccia della banana entri in contatto con dei germi, oddio. Ma restiamo piuttosto a parlare di questa cosa delle banane giapponesi, perche’ qui scaturiscono due pensieri, due quesiti anzi.
Il primo, banale (anzi, banane, ahahaha… scusate la battuta, lol): viene da chiedersi come mai i giapponesi sentano il bisogno di portare le banane dal camion allo scaffale del supermercato portandole a una a una (anzi, a casco a casco, ricordiamo che ogni sacchetto di banane ne contiene quattro o cinque, unite tra loro). Questo e’ un punto che non trova risposta, non mi capacito di questa incongruenza logistica.

Il secondo quesito riguarda il primo principio della termodinamica, secondo cui nulla si crea e nulla si distrugge. Mi chiedo se i giapponesi lo conoscano, e in realta’ secondo me no, non lo conoscono. Non lo conoscono nei sacchetti delle banane, non lo conoscono nei biscotti che vengono insacchettati a uno a uno a loro volta dentro il sacchetto dei biscotti, non lo sanno in tutte le altre cose che mi fanno riempire un bidone di spazzatura di plastiche varie al giorno, non lo sanno nei chili di volantini che mi ritrovo nella cassetta della posta ogni sera, non lo sanno negli attaccapanni usa e getta di plastica che mi danno in lavanderia e che non posso rifiutare, visto che se vuoi il capo senza attaccapanni lo devono piegare, e se lo devono piegare ti costa un euro in piu’.

Non sanno che nulla si crea e nulla si distrugge, perche’ si’, e’ vero, le banane insacchettate gli fanno risparmiare ben 37 secondi per ogni cassa di banane. Ma quei 37 secondi non sono gratis, vengono guadagnati a spese dell’ambiente, e’ plastica prodotta da smaltire, e’ petrolio ed energia consumata, e’ CO2 scorreggiato nell’ambiente, e’ inutile spreco di materia e di energia. E ora sembra essere conveniente magari, perche’ si risparmia tempo e il tempo e’ denaro, ma sacchetto oggi, sacchetto domani, prima o poi il conto arrivera’.

Si puo’ dire, a ragione credo, che ogni banana e’ un piccolo passo verso l’estinzione del genere umano.

Clic

Non so se vi ho mai raccontato che in Giappone e’ vietato per legge per le macchine digitali (e i telefonini) di fare foto "in silenzioso". Questo per evitare che i maniaci sessuali facciano le foto sotto le gonne delle donne.

Questo impone due riflessioni. La prima, Dio benedica il genere femminile giapponese che gira costantemente in minigonna come piace a noi maschi, altro che le italiane.
Seconda, spero di essere riuscito a trovare un modo nel frattempo per silenziare in qualche modo il mio iphone, che al momento fa un casino bestia quando fai le foto e non riesco a prendere immagini di straforo in treno cosi’. Mannagg’.

Meno 2 giorni poi torno in diretta, siate pazienti su. Oggi e’ il 6 agosto per me, il venerdi sera sta per cominciare anche per me, l’ultimo weekend in Giappone e poi si torna a casa! Nel vostro "tempo" invece dovrebbe essere il 27 Agosto, tempo per voi di ricominciare a leggere in diretta le mie avventure, che ricominceranno da Tokyo fra (spero) due giorni.

Buon proseguimento!

Non guardatemi cosi’

Come on! Come on! Fra 3 giorni in teoria se tutto va bene torno in Giappone, e fra 4 giorni dovrei ricominciare a postare. Un altro momento di pazienza, su.

Guida Michelin, o per meglio dire Bridgestone

Come epilogo al post dell’altra volta, avevo pensato di elencare i miei piatti preferiti. Ma visto che ce ne sono a bizzeffe e non ho tempo, ho appena deciso che non lo farò…
Invece, vi consiglio un paio di ristoranti che vale assolutamente la pena di provare. Ce n’e’ per tutte le tasche.

Il primo si chiama Kaikaya, e’ a Shibuya ed e’ qualcosa di divino. Il pesce e’ divino, ma che ve lo dico a fare. Prenotate in anticipo, non si trova posto se si piomba li’ a caso. Piatto consigliato, ebi no ebi mayo. Praticamente, scampi in maionese di scampi. Favoloso.

Un altro posto che consiglio e’ 5050 ad Ebisu. Prezzi abbordabili, qualita’ sopra la media. Molto, molto, molto buono.

Poi un posto di sushi. Non so il nome, vi spiego come arrivarci. A Ueno, uscita South West, appena usciti dalla stazione girate a sinistra e camminate costeggiando la ferrovia. C’e’ un attraversamento pedonale, passatelo, dopodiche’ praticamente sotto la ferrovia, il primo ristorante di sushi che trovate alla vostra sinistra. E’ sotto la ferrovia, trema tutto quando passa il treno ma ne vale la pena.

Dulcis in fundo, la miglior izakaya per il rapporto qualita’/prezzo e’ sicuramente il Watami di Gotanda. Scusate il link e’ solo in giapponese. Lo so, e’ una catena… ma per qualche strano motivo (il cuoco dev’essere un genio) e’ tutto favoloso, e poi il posto e’ bellissimo. Ne vale la pena, si spende anche poco… con 20 euro a testa si mangia tantissimo.

Per maggiori informazioni scrivetemi in privato, vi posso dare miriadi di indicazioni!

In medio stat virtus

Visto che di solito non ne ho mai l’occasione, oggi volevo parlarvi del cibo giapponese, che magari non conoscete. A Questo proposito vi consiglio la pagina sulla cucina giappa di wikipedia che torna sempre utile, soprattutto in questo caso nel quale chi ha scritto l’articolo non si e’ perso in pippe mentali sulla storia della cucina ma ha schiaffato li’ foto e descrizioni. Ok.

Allora, la cucina giapponese secondo me e’ una figata, perche’ a dispetto degli stereotipi che si sentono in giro ("mangiano solo pesce crudo", "cucinano i cani", "ingoiano tutto") e’ in realta’ una cucina molto varia. Per dire, degli stereotipi sopra elencati ("mangiano solo pesce crudo", "cucinano i cani", "ingoiano tutto") solo il terzo e’ vero, ma vale solo per le giappine.

Se devo dire una cosa, e qui Tonari mi cazziera’, l’unica cosa cui peccano qui e’ che i dolci fanno cagare, nel senso che si chiamano dolci ma dovrebbero chiamarsi piuttosto "dolciastri", in quando di solito sono tipo tortine di riso ripiene di fagioli dolci. Capirete, non stiamo parlando di bomboloni alla crema, voglio vedervi a pucciare i fagioli dolci sul caffellatte.

A dispetto di questo, e qui arrivo al punto, ho notato che gli italiani nei confronti della cucina giappa si pongono in due modi, anzi in tre.

Il primo modo e’ quello dello schizzinoso che e’ poi tipico o della persona che non si fida e che anche a casa sua mangia sempre le stesse cose. Queste persone mediamente non si trovano bene in Giappone. Capirai, metti salsette strane o ancor peggio del pesce crudo sotto il naso a una di queste persone, non mangera’ mai se non costretto. Questa di solito e’ la gente che torna a casa e critica la cucina giappa, ne conosco e quando parlano di cucina secondo me avrebbero fatto meglio (a) a restare a casa loro e naturalmente (b) ad andarsene affanculo invece di venire a criticare le cucine altrui.

Poi ci sono quelli che amano il Giappone alla follia e che conoscono tutte le ricette ancora prima di mettere piede in terra nipponica. Quelli mi stanno ancora piu’ sulle palle, anzi dovrei usare il femminile perche’ nel 99.9% dei casi si tratta di femmine, le quali inondano i ristoranti di gridolini eccitati quando arrivano loro i piatti, e tutte convulse cercano nella borsetta la digicamera per fare le foto ai piatti.

Infine, il terzo gruppo. Quello degli emigranti, naturalmente. E in questo caso, che tu sia del gruppo 1 o del gruppo 2 non cambia niente, nel lungo periodo va a finire che mangi tutto, provi tutto, trovi i tuoi piatti preferiti e capisci sul serio la cucina giapponese. Cosa estremamente positiva sia per gli uni, che magari sono diventati meno malfidenti provincialotti e puzzasottoilnaso, e sia per gli altri, che l’hanno finita una buona volta di scodinzolare e inondare i ristoranti di gridolini e sbrilluccicare dalla felicita’ mentre fanno le loro foto ai piatti quando il cameriere glieli serve in tavola.

Il momento degli acquisti

Caro lettore. Se ti senti solo, triste e miserevole e ti sei stancato di leggere questi stupidi post automatici scritti in luglio ma che sto pubblicando durante il mese di agosto quando tu sei davanti al pc a leggermi e io sono in giro per il Veneto a farmi uno spritz alla tua salute.

Beh. Se senti che il mio blog ti manca un po’, forse e’ arrivato il momento di cliccare qui

http://www.libreriauniversitaria.it/vita-rotolo-carta-igienica-battois/libro/9788864981437

e comprare un romanzo che vale dieci volte le quattro cazzatine che vieni a leggere qui ogni giorno.

Muovi il culo, su.

In diretta dalle ferie

Trovo un angolo di tempo per postare, in velocita’.

Girando per il centro di Treviso.
Girando per il centro di Treviso si nota che la crisi e’ una bell’argomento di conversazione. Tra i “ma sai il cugino della ragazza di uno che conosco e’ stato lasciato a casa” e i ristoranti pieni di gente con le chiavi del Cayenne sul tavolo che si lamenta, la cosa piu’ divertente e’ sentire quelli che allargando le braccia ti dicono “eh qua stanno chiudendo i negozi uno dopo l’altro.
Tu ti guardi intorno tra gente intenta a fare shopping e chiedi: “ah si?”, e loro, vagamente farfuglianti: “si beh, non adesso ma vedrai fra un paio di mesi!”
Come no.

Guardando le italiane.
Cari lettori, mi devo ricredere. Vedendo le italiane girare (anche un po’ scosciate, diciamo, vista l’estate) per le strade devo dire che e’ pieno di esemplari interessanti pure da queste parti. Soprattutto, e’ bello vedere che esitono femmine al mondo dotate di seno (cosa che in Giappone, mediamente fanno una seconda in tre).
E infatti, vedi girare qua in italia certe studentesse universitarie, o ragazzine dell’ultimo anno delle superiori, non le riesci a distinguere. E ti viene da pensare che si, bellissimo in Giappone il fatto che le ragazzine girino in marinaretta corta a livello inguinale, mi fanno andare via di testa. Ma ieri in piazza dei Signori a Treviso in un bar del centro ho visto due tipe, saranno state delle superiori. Capello fluente, occhio azzurro, nasino all’insu’, ma soprattutto canotta bianca e due poppe cosi’ sotto. Magari la loro giappina omologa in 3-4 anni sara’ sbocciata nei suoi 25 anni mentre loro avranno le tettone flaccide e cadenti, ma intanto, adesso, pero’…

Guardando la TV in Italia.
Ho visto un servizio sul ministro del turismo, Onorevole Brambilla. Certo che e’ bello vedere che anche in questo paese c’e’ spazio per i giovani, e donne perfino. Gente attiva, propositiva, dinamica, che e’ riuscita a farsi strada per i propri meriti personali. E’ bello vedere una trentenne ministro, su, che ce l’ha fatta con le sue forze, non spinta da nessuno.
Gia’, ce l’ha fatta con le sue forze. Chissà se ingoia oppure no.

Ma con tutti i nostri difetti.
Caro Tonari, cari tutti. Il cibo Italiano e’ milioni di anni luce rispetto a quello di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. Non c’e’ nulla da dire, nulla di cui discutere. Qui non c’e’ nulla di cui discutere.

Visto che non ci siamo

Posto una foto carina di Tokyo by night. Anche se in questo momento magari me ne sto spaparanzato a bere uno spritz in Italia.

O magari e’ caduto l’aereo e questo blog non lo sa ancora. Ecco.

albino rimembri ancora

Allora, cominciamo dicendo subito che Scheduled in advance si dice “pianificato in anticipo”. Nel senso che questo post che voi leggete ora e’ stato scritto qualcosa come una settimana e piu’ fa, solo che l’ho pubblicato con ritardo usando la funzione di wordpress che postpone gli articoli.

E dunque, visto che questa e’ una replica, che ne dite se riporto ai fasti un vecchio post ormai perso nella memoria?
Erano i tempi dell’Australia, ricordate. Stavo per partire per il Giappone, era la mia prima volta qui. Avevo deciso di partire a causa di una giappina di cui mi ero follemente innamorato, non ricambiato. E infatti lei poco prima della mia partenza si era trovata un altro, e io ero rimasto con il biglietto aereo in mano a cercare di trovarci un qualche impiego.

E scrissi:

******

Mentre le prove etilometriche per le strade hanno portato la gente a farsi di coca per passare indenne i controlli.

Mentre l’Italia restituisce una statua romana alla Libia, e tu hai voglia a chiedere la Gioconda alla Francia.

Mentre gli ultra’ prendono il treno senza biglietto e invece di prendersi cinquecentomila manganellate sulla schiena fanno cinquecentomila euro di danni.

Mentre i governanti si stringono amichevolmente la mano alle riunioni del G8 e poi quando ognuno torna a casa propria scoppia il finimondo, ed il tutto e’ concertato sempre e solo da interessi economici.

Mentre si puo’ circumnavigare completamente il polo nord per la prima volta a memoria storica d’uomo, e gli orsi polari annegano al largo degli iceberg che si sciolgono.

Mentre queste ed altre infinita’ di morti, nascite, amori, dolori, gioie e sofferenze accadono intorno a te, tu ti svegli la notte, di soprassalto. Nel buio vai in bagno, accendi la luce, sei davanti allo specchio.

In quei momenti la situazione del mondo ti pesa poco o nulla, e ti rendi conto di quanto tempo perso, di quante cose inutili stai facendo. Di quanto poco conti il mondo, quando ti ritrovi davanti ad uno specchio.
Stai per vivere una nuova avventura in Giappone. Il semestre sabbatico che hai sempre sognato e che ti puoi prendere alla faccia del mondo là fuori. Sei un ingegnere arrivato, sei brillante e fortunato. Questo ti dovrebbe bastare. Questo ti bastera’.

Ma ancora, quando abbassi la guardia, ecco quel pensiero che ritorna. Distogli lo sguardo, eviti lo specchio, ma ormai e’ troppo tardi

Chissa’ dove sei

Chissa’ come stai

Chissa’ se sei felice

Chissa’ se mi hai mai pen…

STOP.

Ti blocchi. Per un istante resti a fissare il lavandino, il porta asciugamani. Poi scuoti la testa, sorridi. E pensi


Chissa’ quando te ne vai a fanculo…

Eccolo, l’albino che vogliamo. Torna a letto, coglione, che domani devi andare al lavoro!

Turna a Surriento, albino!

E anche per me e’ arrivato il tanto atteso momento delle ferie! Dal 13 al 28 agosto mi trasferisco nella natìa Venezia, storica terra (beh, piu’ che altro laguna) di viaggiatori che sin dai tempi di Marco Polo vanno in oriente a giappine (o cinesine) ma ogni tanto fanno rotta anche verso casa portando racconti esotici e anche un po’ di sifilide, da distribuire in cambio di una scodella di pasta e fagioli o un piatto di baccala’ e polenta.

Tutti piatti invernali tra l’altro, ma che ci posso fare se la mia azienda chiude una settimana in Agosto e non avevo abbastanza ferie a meno di attaccarle alle vacanze aziendali? Senza contare i 1600 euro di biglietto, tra parentesi, e il fatto che torno a casa per non trovare ne’ amici in attesa, ne’ saldi, ne’ negozi o ristoranti aperti, ne’ convenienza, ne’ cortesia ne’ tantomeno ampio parcheggio?

Vabbe’, buone vacanze a tutti. Da oggi e fino al 29 agosto questo blog verra’ aggiornato in maniera costante con dei post che ho… scheduled in advance. Come minchia si dice scheduled in advance in italiano?!

Sono fuso, ho proprio bisogno di ferie! Stay tuned!

Nonostante gli italiani

E cosi’, domani ritorno in Italia. Via Amsterdam con KLM naturalmente, perche’ come ogni buon Italiano che viva all’estero sa bene, via Roma non ci si deve passare mai. Tipo, tra me e mio fratello credo c’abbiano perso i bagagli a Roma almeno tre volte a testa, e contiamo pure il fatto che da anni ormai, per principio, noi da Roma non si passa piu’.

Questa cosa di Roma mi ha sempre affascinato (cioe’, quando ci sto distante – se mi avvicino mi fa incazzare). Intendo dire: guardate dov’erano e guardate dove sono. Cioe’, i romani hanno inventato tutto, dall’alfabeto che usiamo al diritto a… tutto. La cultura occidentale e’ basata su Roma, con buona pace di americani, inglesi, tedeschi e soprattutto francesi. Ti aspetteresti che questo passato incredibile avesse dato un qualche vantaggio ai romani, una qualche esperienza collettiva, sociale, una qualche spinta ad essere il Top. E invece, il romano medio del 2010 ha il quoziente intellettivo della scimmia. Come hanno fatto a ridursi cosi’?

E la stessa cosa vale a Venezia, badate. Venezia, culla delle arti e della musica e del teatro. Venezia che commerciava con la Cina mille anni fa, Venezia che nel 1500 era la citta’ piu’ popolosa del mondo, Venezia che per secoli e’ stata la meta piu’ VIP del pianeta, la Venezia di Marco Polo, di Casanova, di Vivaldi. Venezia che ha portato in Europa il caffe’, Venezia che ha insegnato al mondo come si lavora il vetro, Venezia che ha creato secoli fa da una laguna l’opera di ingegneria idraulica piu’ importante della storia. Cos’e’ Venezia adesso? Una macchina da soldi in rovina, un covo di capre che fa il paio con le scimmie di Roma.

E’ triste questa cosa. Triste perche’ vedi queste carovane di turisti giapponesi che partono per visitare Roma, o Venezia. E pensi, orgoglioso, “eh, loro queste cose non le hanno”. Poi pero’ quando tornano in Giappone ci parli insieme, ascolti la loro esperienza, rispondi alle loro domande. E ti rendi conto di quello che le guide turistiche raccontano loro in giapponese quando si trovano di fronte ai monumenti.
Davanti al Colosseo, tu pensi che le guide giapponesi raccontino “Il colosseo e’ stato creato nell’anno tot dall’imperatore tot…”. Certo. Poi chissa’, magari ti aspetti che parlino della storia, raccontino lo stile, l’arte classica, che si limitino a parlare dei leoni, pollice verso, menate. Nossignori. Le guide giapponesi vanno oltre, raccontano fatti. Danno informazione, fredda informazione. E soprattutto, ricordano sempre, continuamente, che le opere d’arte che i turisti stanno ammirando non sono opera italiana, sono opera di passate civilta’. I giapponesi sanno bene che i latini non sono i romani, che i serenissimi non sono i veneziani.

Per noi e’ uno schiaffo, quando ti senti dire da un giapponese “bella piazza San Marco, ma la guida ci ha detto che il Comune non ha i soldi per pulirla”. Oppure “bello il Colosseo, ma la guida ci ha detto che il traffico lo sta corrodendo”. E poi, l’immancabile “la guida ci ha detto sempre di stare attenti agli abusivi, ai borseggi, e di controllare il conto al ristorante”.

Gia’. Sono tutte cose che ti riportano con i piedi per terra. Tu giri il mondo, italiano, guardando tutti (ma proprio tutti) dall’alto della tua storia millenaria, della tua arte, della tua cultura. Solo che, italiano, quella cultura non e’ tua, quell’arte non e’ la tua. Non lo e’ mai stata. Quelli sono monumenti di passate civilta’ che tu hai trovato nel tuo territorio di nascita. Venezia e’ opera della Repubblica Serenissima, il Colosseo dell’Impero Romano. L’Italia non ha creato niente, semmai ha distrutto. Pensi che l’Italia sia piu’ vecchia del Giappone, ma in realta’ e’ piu’ giovane dell’Australia. Questo ricordano le guide giapponesi.

Canova, Catullo, Dante, Giulio Cesare non furono mai italiani. Gli italiani sono Maria de Filippi, Berlusconi, Fabrizio Corona. Gli italiani sono il veneziano che bestemmia ai turisti in vaporetto, il comune corrotto che si frega i soldi in consulenze invece di restaurare, il ristoratore romano che incula i giapponesi. Poi vabbe’, certo, l’Italia e’ anche quel paese che viene ricordato in tutto il mondo per canzoni come Volare, o per film come La dolce vita. Ma e’ appunto roba vecchia di decenni, perche’ sono decenni che siamo diventati inutili, che ci limitiamo a vivere di rendita sul nostro passato.

Triste da dire, ma e’ cosi’. E soprattutto, triste perche’ quando tornano dall’Italia i giapponesi ti fanno velatamente notare che devi abbassare la cresta. Che loro sono andati li’ solamente per vedere le spoglie di passate civilta’. Nonostante gli italiani.

Poveri noi

La Chiesa fa un monito…
Bagnasco, il presidente della Conferenza episcopale italiana nell’omelia per San Lorenzo ricorda che chi detiene il potere deve avere “un codice morale che nasce dallo spirito e dalla natura stessa di ogni uomo". Gia’, come i politici sedicenti “di ispirazione cattolica”, pluridivorziati, puttanieri, cocainomani.
Poi, titolo dell’articolo: “Il richiamo di Bagnasco ai politici italiani”. Ma ‘sto Bagnasco, scusate l’ignoranza, chi cazzo e’? Che cazzo vuole?

...E la politica risponde.
Famiglia Cristiana scrive: “gli italiani sono disgustati dalla politica”. Risposta del ministro Bossi: “chi ha scritto cio’ e’ scemo e ignorante”. E perche’ non anche cretino e caccapupu’?

Morale.
Certo che a leggere certe cose ti vien proprio voglia di tornare in Italia eh. Soprattutto quando tra te e casa ci stanno di mezzo le Maldive, un pensierino di fermarsi a meta’ strada, scusate, ma viene.

Repubblica delle Banane vs Monarchia delle Banane

Repubblica delle Banane
Bello il doppiopesismo dei media italiani: adesso tutti li’ a incalzare Fini (com’e’ giusto che sia) per le aziende off-shore e per la casa a Montecarlo; se invece fai una domanda a Berlusconi sei un comunista, e naturalmente sulla tua domanda cala il silenzio stampa e il silenzio radio.
Fra poco il Giornale finira’ col pubblicare 10 domande a Fini, come fece Repubblica con il loro Padrone. Patetici, veramente.
Mi piace soprattutto come il Giornale riporti pari passo tutte le dichiarazioni di Fini, Bocchino & C., tranne quando questi dicono che Berlusconi li attacca tramite i giornali di sua proprieta’. Praticamente proteggono il segreto di pulcinella. Cioe’, e’ come se io in questo blog fingessi di non essere me stesso, parlassi di me stesso tessendo le mie lodi, e se qualcuno commenta “eh, per forza in questo blog si parla sempre bene di albino: albino e’ l’autore dei post!” io lo censurassi.
Gosh, sto parlando come uno che vota PD.

Monarchia delle Banane
A prescindere da questo E non contento di andare in Italia venerdi, ieri ho iniziato a guardare per le ferie di Natale-Capodanno. Non esiste che resto a Tokyo pure questo Natale, qui a Natale/Capodanno – scusate il francese – e’ da spararsi sui coglioni. In pratica Natale non esiste se non per la parte commerciale, e capodanno e’ festa tradizionalmente “in famiglia"(anzi e’ l’unico momento dell’anno in cui i giapponesi cagano i loro consanguinei), per cui niente fuochi, (quasi) niente veglioni, niente spumante, niente chinontrombaacapodannonontrombatuttolanno, niente di niente. Tokyo e’ deserta (per modo di dire), restano in citta’ gli stranieri che non tengono famigghia e il cemento a far loro grigia compagnia. Tristissimo.

Il Natale invece e’ lucette colorate per le strade e regali MA non essendo i giappi cristiani, e’ giorno lavorativo. Il solito controsenso in salsa di soja, per cui ti chiedi perche’ cazzo mettano le luci in strada e gli alberi di Natale e poi il 25 vadano a lavorare. Io dico:
– O non fai nulla, e magari le luci in strada e la trafila del marketing coi regali ecc le fai un’altra volta (tra l’altro il 23 dicembre qui e’ festa nazionale, compleanno di quell’inutile macchietta chiamata Imperatore, l’unico imperatore al mondo che conta cosi’ poco da non essere nemmeno sulle monete. Spostare tutto il 23 e dare un senso alla vita di quel povero vecchietto no, eh?).
– O festeggi il 25, sposti una festa buddista a caso il 25, e al posto di chiamarlo Natale lo chiami festa della Banana. Al posto dell’albero di Natale in salotto di piazzi un banano con le palline colorate appese, mangi il pandoro alla banana, ti trovi in famiglia e canti “Bianco Banan” o “Banana del ciel” e tutti questi canti tradizionali bananalizi. Pero’ che si stia a casa dal lavoro, porca puttana, no che mi metti le luci in strada e poi devo andare a lavorare.
– Oppure, altra opzione: non fai nulla, ma figurarsi nella terra del marketing se non fanno nulla! Loro!
– Oppure, che forse e’ meglio di tutto, festeggi il Natale senza andare a Messa. Togli la parte cristiana, ok, ma che almeno si stia a casa dal lavoro.

Ma figurarsi. Qui naturalmente prima viene il marketing, poi vengono i film americani, poi viene il governo, poi viene il trauma post bellico, poi viene l’invidia del pene verso l’occidente, e poi viene – forse – il buon senso. Natale al lavoro, che triste.

Dicevo, non esiste che resto in Giappone a Natale. Si’, ma dove andare? Qui vanno in ferie tutti, i prezzi sono astronomici. Avrei voluto andare in Australia da mio fratello, e poi fare un salto a trovare gli amici a Brisbane – ma mi chiedono 1500 euro solo di volo, piu’ voli interni da prendere a parte! Allora si parlava con mio fratello di trovarsi alle Hawaii… altrettanto salasso.
Forse siamo riusciti a trovare qualcosa per la Thailandia. Certo, il Natale non si festeggia neppure li’, ma vuoi mettere almeno si va in spiaggia.

Safety first. Ok, maybe second.

Com’e’ dura la vita dell’emigrante in Giappone. Ieri sono uscito coi miei soliti amici da barzelletta, nel senso che siamo sempre uno per nazione come nelle barzellette, eravamo un italiano un francese un americano e una cilena, e poi naturalmente un paio di giappine che ci vogliono sempre di contorno. Siamo usciti per l’aperitivo intorno alle sei, e tra una birra e l’altra ci siamo ritrovati prima a parlare di cazzate, poi dopo un tot di birre a parlare di politica, e poi dopo un altro tot di birre a spremere pompelmi simulando un orgasmo. Ma e’ una storia lunga che magari raccontero’ un’altra volta, o piu’ probabilmente non raccontero’ mai, che e’ meglio.
Alla fine sono tornato quasi all’una e stamattina alle sei e mezza precise quando la sveglia implacabile mi ha tirato giu’ dal letto avevo la cacca di scimmia nel cervello e la bocca impastata, e naturalmente quando dicevo che qui in Giappone la vita e’ dura non intendevo per il fatto che e’ duro sopravvivere a certe serate, quanto piuttosto che e’ dura non aver ferie ne’ malattia fasulla da dichiarare il giorno dopo. Quindi mi sono dovuto trascinare a sacco morto al lavoro, e mi sono ripreso praticamente verso le undici, ragion per cui ora non ho tanto tempo per scrivere questo post quindi saro’ breve, e saltero’ la punteggiatura cosi’ risparmio tempo.

A grande richiesta oggi dovrei parlarvi della piscina dove sono stato sabato. Piscina nel senso di parco acquatico, in teoria, e grande richiesta nel senso che chi era con me sabato mi ha pregato di postare questa esperienza nel blog. Allora, vi butto li’ due spunti pescati a caso dal mazzo. Nei parchi acquatici giapponesi vale il detto “Safety first”, sicurezza prima di tutto. O almeno, come al solito da queste parti, sicurezza di facciata. Vediamo perche’.

Nel parco acquatico dove sono stato, ogni 25 minuti fanno un annuncio che dice di uscire tutti dalla piscina per tipo dieci minuti, a volte quindici. Cioe’: non solo fanno uscire tutti, ma fermano anche gli scivoli, fermano tutto.
Apparentemente questo viene fatto per i bambini, per evitare che stiano per troppo tempo in acqua. Cioe’, immaginatevelo, sono scene dell’altro mondo: l’altoparlante suona l’annuncio e tutti escono dalle piscine senza fiatare. A parte i bambini che naturalmente piangono perche’ vorrebbero stare in acqua, visto che naturalmente per loro l’autorita’ che ti dice di stare dentro o fuori dalla piscina si aspettano che vanga dalla loro madre, chi cazzo e’ la direzione della piscina per un bambino di tre anni? Evidentemente gli insegnano che l’autorita’ viene dall’alto fin da piccoli, che volete che vi dica, e soprattutto siamo su un altro pianeta rispetto all’Italian style dove hai la Mater Familias che quando ti dice “esci dalla piscina albino, che sei li’ da due ore!”, se non esci al secondo richiamo ti fa uscire lei con uno scoppellotto che non solo esci dalla piscina, ma ti ritrovi fuori in parcheggio diretto. W la mamma italiana.

Ora, da qui derivano alcune considerazioni e un paio di quesiti fondamentali per il proseguimento dello studio della contorta mente giapponese.
Viene naturalmente da chiedersi perche’ mai la direzione dell’aquapark debba essere responsabile del tempo che passano i bambini nell’acqua e non debbano esserlo, non so, cito qualcuno a caso eh, i genitori? Ma soprattutto: come mai a causa della piscina che si prende cura dei bambini del cazzo anche gli adulti devono uscire dall’acqua? Ma soprattutto del soprattutto, perche’ diavolo nessuno si lamenta di questa idea malsana?
Per dire, la Mater Familias dell’esempio di prima dopo il secondo annuncio che le rompe le palle e sovrasta la sua Autoritas Maxima di potere decisionale sul tempo che il suo pargolo puo’ e deve passare in acqua, non solo si incazza ma e’ facile che vada pure ad accodarsi alle altre Mater Familias che si stanno ammassando incattivite in direzione a protestare, ciabatte ai piedi e mollettone in testa. Ma la mater giappina in sandalo col tacco e il capello perfetto, dove cazzo volete che vada a protestare?

Poi, altra cosa che non so se ridere o se piangere. Dopo tutta questa sicurezza estrema, una mia amica si e’ fatta tipo un’ora di coda per farsi uno scivolo, ma e’ stata fermata quando stava per scendere perche’ indossava degli orecchini, cosa evidentemente proibita. Fair enough, se perdi l’orecchino mentre scivoli puo’ essere pericoloso, o ancora peggio magari scivolando ti si puo’ impigliare l’orecchino da qualche parte con il risultato che entri nello scivolo con due orecchie e arrivi magicamente a valle dello scivolo in un ruscello di sangue e con un orecchio solo. Verissimo.
Pero’ la cosa e’ da ridere, immaginatevi questa povera crista in bikini sulla cima della torre dello scivolo, dopo un’ora di coda, tra l’altro questa e’ pure di Napoli e Dio solo sa quanto possa pesare ad un napoletano il solo fatto di farsi un’ora di coda. Ma a quel punto, dove se li metteva gli orecchini? Non so se avete presente, di solito i bikini non hanno tasche.

Allora che fa lei, chiede al bagnino, all’inserviente dello scivolo non so come si dica, gli chiede se puo’ lasciare li’ gli orecchini e poi venire a riprenderseli. No, le fa il tipo, non si puo’. Togliteli e scendi con gli orecchini in mano. Cioe’, non so se avete capito che sullo scivolo puoi scendere con gli orecchini in mano si’, ma alle orecchie no. Certo, perche’ uno si fa cento metri di sballottamento sullo scivolo stringendo gli orecchini nel pugno. Non so voi ma io non scenderei su uno scivolo se so che quella prima di me e’ scesa con degli orecchini in mano.

Vabbe’. Morale della favola, non abbiamo ben capito il perche’ di questa decisione. Lei si e’ rifiutata di scendere con gli orecchini in mano, cosa che ogni persona di buon senso avrebbe fatto, ed ha rinunciato allo scivolo perche’ il bagnino sulla cima della torre non ha voluto ne’ prendere gli orecchini in custodia, ne’ farglieli lasciare li’ in un angolo.

Molti diranno, certo: non voleva prendersene la responsabilita’. Sicuro. Ma secondo me c’era anche un altro motivo. Una volta scesa, la tipa avrebbe dovuto risalire la torre e andarsi a prendere gli orecchini. E andatelo a spiegare voi ai giapponesi che avrebbe dovuto salire la torre, oddio tenetevi forte, saltando la coda?

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