Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Safety first. Ok, maybe second.

Com’e’ dura la vita dell’emigrante in Giappone. Ieri sono uscito coi miei soliti amici da barzelletta, nel senso che siamo sempre uno per nazione come nelle barzellette, eravamo un italiano un francese un americano e una cilena, e poi naturalmente un paio di giappine che ci vogliono sempre di contorno. Siamo usciti per l’aperitivo intorno alle sei, e tra una birra e l’altra ci siamo ritrovati prima a parlare di cazzate, poi dopo un tot di birre a parlare di politica, e poi dopo un altro tot di birre a spremere pompelmi simulando un orgasmo. Ma e’ una storia lunga che magari raccontero’ un’altra volta, o piu’ probabilmente non raccontero’ mai, che e’ meglio.
Alla fine sono tornato quasi all’una e stamattina alle sei e mezza precise quando la sveglia implacabile mi ha tirato giu’ dal letto avevo la cacca di scimmia nel cervello e la bocca impastata, e naturalmente quando dicevo che qui in Giappone la vita e’ dura non intendevo per il fatto che e’ duro sopravvivere a certe serate, quanto piuttosto che e’ dura non aver ferie ne’ malattia fasulla da dichiarare il giorno dopo. Quindi mi sono dovuto trascinare a sacco morto al lavoro, e mi sono ripreso praticamente verso le undici, ragion per cui ora non ho tanto tempo per scrivere questo post quindi saro’ breve, e saltero’ la punteggiatura cosi’ risparmio tempo.

A grande richiesta oggi dovrei parlarvi della piscina dove sono stato sabato. Piscina nel senso di parco acquatico, in teoria, e grande richiesta nel senso che chi era con me sabato mi ha pregato di postare questa esperienza nel blog. Allora, vi butto li’ due spunti pescati a caso dal mazzo. Nei parchi acquatici giapponesi vale il detto “Safety first”, sicurezza prima di tutto. O almeno, come al solito da queste parti, sicurezza di facciata. Vediamo perche’.

Nel parco acquatico dove sono stato, ogni 25 minuti fanno un annuncio che dice di uscire tutti dalla piscina per tipo dieci minuti, a volte quindici. Cioe’: non solo fanno uscire tutti, ma fermano anche gli scivoli, fermano tutto.
Apparentemente questo viene fatto per i bambini, per evitare che stiano per troppo tempo in acqua. Cioe’, immaginatevelo, sono scene dell’altro mondo: l’altoparlante suona l’annuncio e tutti escono dalle piscine senza fiatare. A parte i bambini che naturalmente piangono perche’ vorrebbero stare in acqua, visto che naturalmente per loro l’autorita’ che ti dice di stare dentro o fuori dalla piscina si aspettano che vanga dalla loro madre, chi cazzo e’ la direzione della piscina per un bambino di tre anni? Evidentemente gli insegnano che l’autorita’ viene dall’alto fin da piccoli, che volete che vi dica, e soprattutto siamo su un altro pianeta rispetto all’Italian style dove hai la Mater Familias che quando ti dice “esci dalla piscina albino, che sei li’ da due ore!”, se non esci al secondo richiamo ti fa uscire lei con uno scoppellotto che non solo esci dalla piscina, ma ti ritrovi fuori in parcheggio diretto. W la mamma italiana.

Ora, da qui derivano alcune considerazioni e un paio di quesiti fondamentali per il proseguimento dello studio della contorta mente giapponese.
Viene naturalmente da chiedersi perche’ mai la direzione dell’aquapark debba essere responsabile del tempo che passano i bambini nell’acqua e non debbano esserlo, non so, cito qualcuno a caso eh, i genitori? Ma soprattutto: come mai a causa della piscina che si prende cura dei bambini del cazzo anche gli adulti devono uscire dall’acqua? Ma soprattutto del soprattutto, perche’ diavolo nessuno si lamenta di questa idea malsana?
Per dire, la Mater Familias dell’esempio di prima dopo il secondo annuncio che le rompe le palle e sovrasta la sua Autoritas Maxima di potere decisionale sul tempo che il suo pargolo puo’ e deve passare in acqua, non solo si incazza ma e’ facile che vada pure ad accodarsi alle altre Mater Familias che si stanno ammassando incattivite in direzione a protestare, ciabatte ai piedi e mollettone in testa. Ma la mater giappina in sandalo col tacco e il capello perfetto, dove cazzo volete che vada a protestare?

Poi, altra cosa che non so se ridere o se piangere. Dopo tutta questa sicurezza estrema, una mia amica si e’ fatta tipo un’ora di coda per farsi uno scivolo, ma e’ stata fermata quando stava per scendere perche’ indossava degli orecchini, cosa evidentemente proibita. Fair enough, se perdi l’orecchino mentre scivoli puo’ essere pericoloso, o ancora peggio magari scivolando ti si puo’ impigliare l’orecchino da qualche parte con il risultato che entri nello scivolo con due orecchie e arrivi magicamente a valle dello scivolo in un ruscello di sangue e con un orecchio solo. Verissimo.
Pero’ la cosa e’ da ridere, immaginatevi questa povera crista in bikini sulla cima della torre dello scivolo, dopo un’ora di coda, tra l’altro questa e’ pure di Napoli e Dio solo sa quanto possa pesare ad un napoletano il solo fatto di farsi un’ora di coda. Ma a quel punto, dove se li metteva gli orecchini? Non so se avete presente, di solito i bikini non hanno tasche.

Allora che fa lei, chiede al bagnino, all’inserviente dello scivolo non so come si dica, gli chiede se puo’ lasciare li’ gli orecchini e poi venire a riprenderseli. No, le fa il tipo, non si puo’. Togliteli e scendi con gli orecchini in mano. Cioe’, non so se avete capito che sullo scivolo puoi scendere con gli orecchini in mano si’, ma alle orecchie no. Certo, perche’ uno si fa cento metri di sballottamento sullo scivolo stringendo gli orecchini nel pugno. Non so voi ma io non scenderei su uno scivolo se so che quella prima di me e’ scesa con degli orecchini in mano.

Vabbe’. Morale della favola, non abbiamo ben capito il perche’ di questa decisione. Lei si e’ rifiutata di scendere con gli orecchini in mano, cosa che ogni persona di buon senso avrebbe fatto, ed ha rinunciato allo scivolo perche’ il bagnino sulla cima della torre non ha voluto ne’ prendere gli orecchini in custodia, ne’ farglieli lasciare li’ in un angolo.

Molti diranno, certo: non voleva prendersene la responsabilita’. Sicuro. Ma secondo me c’era anche un altro motivo. Una volta scesa, la tipa avrebbe dovuto risalire la torre e andarsi a prendere gli orecchini. E andatelo a spiegare voi ai giapponesi che avrebbe dovuto salire la torre, oddio tenetevi forte, saltando la coda?

Annunci

6 risposte a “Safety first. Ok, maybe second.

  1. Akanishi au Québec martedì 10 agosto 2010 alle 9:47 am

    Ottusità tipica giappo.

    Ma fa’ il confronto: mi è capitato questo a Roma: per evitare il taccheggio nei supermercati, c’è una guardia giurata che ti fa incellofanare qualunque borsa o sacco o zaino con una macchina apposita, e tu poi entri nel supermercato.
    Bene, io avevo una borsa per computer portatile, con una tracolla. Gli ho chiesto se potevo tenere la tracolla fuori, fare due buchini nel cellofan, attaccare la tracolla sulla borsa, in modo da non dovere tenermi la borsa in grembo!! risposta: NO.

  2. Tonari martedì 10 agosto 2010 alle 10:11 am

    Non è che magari c’era un cartello con su scritto “Vietato salire con gli orecchini” o qualcosa del genere no? Ipotizzo eh.

    • GiosinoSPS martedì 10 agosto 2010 alle 2:48 pm

      Ma se poi ci sali, la soluzione proposta dallo staff qual e’? Tieniteli in mano? Geniale. I giapponesi prevengono perche’ non sanno curare.
      Un’altra cosa che poi non e’ stata menzionata e’ il fatto che in piscina non puoi entrare con i tatuaggi, con braccialetti, occhiali, ecc, ma puoi benissimo sguazzare senza cuffietta, tra i capelli della comunita’ bagnante.

      • Tonari martedì 10 agosto 2010 alle 4:08 pm

        Infatti: se ci fosse stato un cartello del genere la soluzione doveva essere “Togliteli e rifai la fila”. Ma siamo ancora nel campo dell’ipotesi.

        Per quello che riguarda i tatuaggi lo sai meglio di me su ciò che rappresentano in Giappone, non mi stupisce affatto che non siano graditi.

      • Akanishi au Québec mercoledì 11 agosto 2010 alle 8:15 am

        mostruoso il bando dei tatuaggi. é per non fare entrare gli yakuza – o meglio, perché gli altri clienti non si spaventino pensando che il tipo tatuato sia uno yakuza, e di conseguenza non scappino via (è solo una questione di soldi, come al solito).

        Ma siccome non si può scrivere “vietato l’ingresso a teppisti e yakuza” perché potrebbero semplicemente dichiarare di non esser tali, allora si adotta ‘sto escamotage dei tatuaggi. Lasciando fuori dalla piscina metà degli inglesi e dei canadesi… ma chissene! potevano pensarci prima, no?

        La cosa ch trovo intollerabile è che poi ti ammanniscano anche delle giustificazioni morali del cazzo a questa discriminazione.

  3. Serena mercoledì 11 agosto 2010 alle 8:55 am

    Io ancora ce l’ho col bagnino… CHE GLIE POSSINO!!!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: