Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Nonostante gli italiani

E cosi’, domani ritorno in Italia. Via Amsterdam con KLM naturalmente, perche’ come ogni buon Italiano che viva all’estero sa bene, via Roma non ci si deve passare mai. Tipo, tra me e mio fratello credo c’abbiano perso i bagagli a Roma almeno tre volte a testa, e contiamo pure il fatto che da anni ormai, per principio, noi da Roma non si passa piu’.

Questa cosa di Roma mi ha sempre affascinato (cioe’, quando ci sto distante – se mi avvicino mi fa incazzare). Intendo dire: guardate dov’erano e guardate dove sono. Cioe’, i romani hanno inventato tutto, dall’alfabeto che usiamo al diritto a… tutto. La cultura occidentale e’ basata su Roma, con buona pace di americani, inglesi, tedeschi e soprattutto francesi. Ti aspetteresti che questo passato incredibile avesse dato un qualche vantaggio ai romani, una qualche esperienza collettiva, sociale, una qualche spinta ad essere il Top. E invece, il romano medio del 2010 ha il quoziente intellettivo della scimmia. Come hanno fatto a ridursi cosi’?

E la stessa cosa vale a Venezia, badate. Venezia, culla delle arti e della musica e del teatro. Venezia che commerciava con la Cina mille anni fa, Venezia che nel 1500 era la citta’ piu’ popolosa del mondo, Venezia che per secoli e’ stata la meta piu’ VIP del pianeta, la Venezia di Marco Polo, di Casanova, di Vivaldi. Venezia che ha portato in Europa il caffe’, Venezia che ha insegnato al mondo come si lavora il vetro, Venezia che ha creato secoli fa da una laguna l’opera di ingegneria idraulica piu’ importante della storia. Cos’e’ Venezia adesso? Una macchina da soldi in rovina, un covo di capre che fa il paio con le scimmie di Roma.

E’ triste questa cosa. Triste perche’ vedi queste carovane di turisti giapponesi che partono per visitare Roma, o Venezia. E pensi, orgoglioso, “eh, loro queste cose non le hanno”. Poi pero’ quando tornano in Giappone ci parli insieme, ascolti la loro esperienza, rispondi alle loro domande. E ti rendi conto di quello che le guide turistiche raccontano loro in giapponese quando si trovano di fronte ai monumenti.
Davanti al Colosseo, tu pensi che le guide giapponesi raccontino “Il colosseo e’ stato creato nell’anno tot dall’imperatore tot…”. Certo. Poi chissa’, magari ti aspetti che parlino della storia, raccontino lo stile, l’arte classica, che si limitino a parlare dei leoni, pollice verso, menate. Nossignori. Le guide giapponesi vanno oltre, raccontano fatti. Danno informazione, fredda informazione. E soprattutto, ricordano sempre, continuamente, che le opere d’arte che i turisti stanno ammirando non sono opera italiana, sono opera di passate civilta’. I giapponesi sanno bene che i latini non sono i romani, che i serenissimi non sono i veneziani.

Per noi e’ uno schiaffo, quando ti senti dire da un giapponese “bella piazza San Marco, ma la guida ci ha detto che il Comune non ha i soldi per pulirla”. Oppure “bello il Colosseo, ma la guida ci ha detto che il traffico lo sta corrodendo”. E poi, l’immancabile “la guida ci ha detto sempre di stare attenti agli abusivi, ai borseggi, e di controllare il conto al ristorante”.

Gia’. Sono tutte cose che ti riportano con i piedi per terra. Tu giri il mondo, italiano, guardando tutti (ma proprio tutti) dall’alto della tua storia millenaria, della tua arte, della tua cultura. Solo che, italiano, quella cultura non e’ tua, quell’arte non e’ la tua. Non lo e’ mai stata. Quelli sono monumenti di passate civilta’ che tu hai trovato nel tuo territorio di nascita. Venezia e’ opera della Repubblica Serenissima, il Colosseo dell’Impero Romano. L’Italia non ha creato niente, semmai ha distrutto. Pensi che l’Italia sia piu’ vecchia del Giappone, ma in realta’ e’ piu’ giovane dell’Australia. Questo ricordano le guide giapponesi.

Canova, Catullo, Dante, Giulio Cesare non furono mai italiani. Gli italiani sono Maria de Filippi, Berlusconi, Fabrizio Corona. Gli italiani sono il veneziano che bestemmia ai turisti in vaporetto, il comune corrotto che si frega i soldi in consulenze invece di restaurare, il ristoratore romano che incula i giapponesi. Poi vabbe’, certo, l’Italia e’ anche quel paese che viene ricordato in tutto il mondo per canzoni come Volare, o per film come La dolce vita. Ma e’ appunto roba vecchia di decenni, perche’ sono decenni che siamo diventati inutili, che ci limitiamo a vivere di rendita sul nostro passato.

Triste da dire, ma e’ cosi’. E soprattutto, triste perche’ quando tornano dall’Italia i giapponesi ti fanno velatamente notare che devi abbassare la cresta. Che loro sono andati li’ solamente per vedere le spoglie di passate civilta’. Nonostante gli italiani.

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19 risposte a “Nonostante gli italiani

  1. Laura giovedì 12 agosto 2010 alle 9:11 pm

    Questo post non mi ha convinto molto. Che le civiltà del passato non abbiano nulla a vedere con noi è tutto da dimostrare visto che siamo frutto di quel passato. Il notro senso del bello, del giusto, le scienze, il diritto ecc ecc.. arrivano da li. Come disse V.M. Manfredi durante una conferenza ” Gli antichi hanno creato il software della nostra mente” (ora sebbene la cosa sia approssimativa direi che rende l’idea no?) E comunque dire che l’italia non sforna piu nulla non credo sia corretto, tutto si puo dire ma non che siamo un paese privo di senso artistico, nonostante le scimmie (che sono rintracciabili anche all’estero) e i vari corona, de filippi ecc ecc. Per quanto riguarda invece gli “italici pericoli” le guide giapponesi fanno bene a mettere in guardia da borseggiatori, abusivi, zingari ,conti dei ristoranti o quant’altro….ma certe cose non valgono solo da noi,per esempio un ignaro giapponese a Barcellona fa presto a perdere borsa e mutande; Sulla gestione italiana del patrimonio artistico e naturale è meglio stendere un velo pietoso, piu che uno schiaffo direi che è una mazzata sulle gengive.

  2. Marina giovedì 12 agosto 2010 alle 10:12 pm

    Sai che c’è Albe? Penso alla stessa cosa sul fatto della civiltà…esattamente la stessa cosa, cavolo!
    ci penso sia quando sono in giappone, sia quando torno in italia. ma ci penso sempre…
    buone vacanze, nonostante gli italiani.

  3. albino giovedì 12 agosto 2010 alle 10:51 pm

    Uhm, hai le tue ragioni Laura. E’ vero, non si puo’ paragonare il “quo usque tandem abutere” con il “mortacci tua” detto al semaforo, e’ un po’ un prendere il meglio da una parte e l’uomo medio dall’altra. Ok.
    Ed e’ vero, in fondo noi siamo il frutto di tutti quei millenni di storia. Certo.
    Quello che dico e’ che noi non siamo quei millenni di storia, ne siamo solo il prodotto, ed e’ questo quello che ci butta fuori strada nella concezione che abbiamo di noi, ora, come popolo.
    Se fossimo quello che siamo stati saremmo un punto di riferimento a livello mondiale, avremmo (per dire) una sedia al consiglio di sicurezza dell’ONU. Ok, abbiamo perso la guerra… ma hai capito cosa intendo, no? E invece, dall’estero lo so per certo, noi non siamo che un paese di serie B, al punto che tutti si chiedono che ci facciamo al G8.
    Anche a livello di cibo e di moda, siamo ovunque, siamo i padroni del mercato… ma siamo comunque sotto rispetto ai francesi che fanno le stesse cazzo di borse Louis Vuitton uguali da 40 anni e lo stesso chanel numero 5 da quanti, 30? Ci sono 175 ristoranti francesi a Tokyo e 5000 italiani, eppure siamo sempre i numeri 2, anche se tutti i giappi sotto sotto ti dicono che la cucina francese non gli piace. Per non parlare dei vini, anche se noi siamo i primi produttori al mondo sembra che facciamo solo il tavernello.
    E invece, senza modestia, siamo i migliori. Questo mi fa incazzare.

    • Luca martedì 30 luglio 2013 alle 7:21 pm

      Ciao Albino. Commento ora il tuo post di tre anni fa stimolato dal tuo post odierno “Dieci piccole indiane”. Io non condivido la tua visione tipo: …eravamo tanto grandi, belli e buoni e guarda come ci siamo ridotti. Gli stessi grandi Romani che costruivano il Colosseo gli acquedotti e le strade erano forse il popolo più corrotto del pianeta, La Roma antica viveva di politica corrotta e di laidi faccendieri… non c’era solo Giulio Cesare. L’impero Romano che si estendeva in quasi tutto il mondo conosciuto serviva a cullare l’ambizione personale di questo o quell’altro generale che grazie alle migliaia di morti che si lasciava alle spalle acquisiva prestigio e potere. E i sudditi di tutto il mondo venivano spremuti di TASSE fino al limite del sopportabile per mantenere gli sfarzi dei potenti di Roma …. tutto questo non ti ricorda qualcosa??? Non era tutti Cicerone all’epoca di Cicerone, di burini ce n’erano in abbondanza e lo stesso Cicerone era un laido politico corrotto, oltre che un soave scrittore. Noi siamo sempre stati gli stessi in fondo meraviglia e merda amalgamate perfettamente, yin e yang, atos e tanatos … due facce estremamente contrastanti della stessa medaglia.
      Ora la faccia peggiore pesa un po’ di più …

  4. Akanishi au Québec venerdì 13 agosto 2010 alle 12:04 am

    Bella riflessione, nonostante sia giusto anche quel che dice Laura. In questo filone trovo consonante che tu legga questo pezzo di Leonardo Tondelli sulle radici:

    http://leonardo.blogspot.com/2010/06/ritorno-degli-pseudo-cripto-ebrei.html

  5. Laura venerdì 13 agosto 2010 alle 12:10 am

    In un certo senso hai ragione….i bei tempi andati sono decisamente andati. Pero dobbiamo ammettere che di potenziale ne avremmo davvero tanto , è la gestione che ci frega purtroppo.

    • albino venerdì 13 agosto 2010 alle 8:35 am

      Se parli di gestione sembra che dai la colpa a qualcun altro. Invece su, assumiti questo sessantamilionesimo di colpa 😀
      (ok ok certa gente ne ha un po’ di piu’ di altra… ma siamo in democrazia, suvvia)

  6. Laura venerdì 13 agosto 2010 alle 12:27 am

    Ho letto l’articolo proposto da Akanishi, è interessante, pero non lo condivido. Non credo che l’uomo sia alla ricerca disperata di una qualche radice. Scegliere la religione del bisnonno non è recuperare le proprie radici o almeno non è questo quello che intendevo io. Parlavo piu che altro di una “forma mentis” qualcosa di innato. Tutti ne abbiamo una.Quella non si sceglie, dipende da dove si è nati e cresciuti. La nostra percezione della bellezza per esempio non ce la siamo scelta e non la insegnano a scuola per onorare le radici. Ci viene credo da “una impalcatura generale” per cui tu vedi bella una cosa diversamente per esempio da un africano o da un giapponese.Che piaccia o meno tutti abbiamo delle radici e la cosa va ben oltre la scelta di mettere o meno un crocifisso in un aula (che viene spacciato per attaccamento alle radici ma che secondo me non c’entra niente). Noi studiamo platone non per aggrapparci a chi erano i nostri antenati ma per capire da cosa scaturisce “la nostra impalcatura”. Non farlo non ci renderebbe meno attaccati alle radici, ma solo piu ignoranti.

    • albino venerdì 13 agosto 2010 alle 8:42 am

      Vero. Infatti i figli degli emigranti (di qualsiasi nazionalita’) possono mantenere, certo, delle tradizioni di famiglia, ma comunque nascono e vivono in un paese di cui poi finiscono inevitabilmente per far parte.

      Per quanto riguarda l’articolo riportato da Akanishi…. beh, li’ l’argomento e’ molto complesso credo. Comunque non me la sentirei di generalizzare come fa Leonardo, una cosa del genere puo’ succedere in America forse, ma non e’ che un italiano si sveglia domani, scopre di avereantenati ebrei e si converte eh…
      La pretenziosita’ di certe origini pero’ fa ridere, come – per citarne una – la Padania.

      • Akanishi au Québec sabato 14 agosto 2010 alle 11:06 am

        Credo che il “bersaglio” di Leonardo fosse alla lontana proprio la Padania. Da’altra parte se l’assunto di Leonardo è vero (cioè che le radici “crescono” dai noi agli antenati e non viceversa) allora ognuno è libero di scegliersi le origini che vuole, per quanto ridicole.

    • Akanishi au Québec sabato 14 agosto 2010 alle 11:19 am

      a proposito della percezione della bellezza. Quando la guida turistica giappo dice che il comune non ha i soldi per pulire piazza san marco, o che il colosseo lo sta corrodendo il traffico, magari dice cose vere ma ho il sospetto che risponda alla domanda di un turista giappo “perché piazza san marco è così sporca?” o “come mai è così diroccato il colosseo”?

      Ai giapponesi piacciono le cose pulite e in ordine e hanno un concetto dell’ordine e della pulizia che è molto oltre i sogni proibitii di qualsiasi massaia fanatica italiana. A Tokyo non c’è nemmeno una foglia a terra, o un petalo di ciliegio, non parliamo di mozziconi o cacche di cane.
      Ai giappi piacciono le cose nuove, più che le antiche. Anche i templi e i castelli vengono ricostruiti periodicamente, è un concetto tipico dello shinto quello del rinnovamento purificatore.

      non dubito che molti di loro sarebbero pronti a rifare nuovo il colosseo in marmo di carrara levigato e splendente. E installarci una scala mobile.

  7. Marco venerdì 13 agosto 2010 alle 6:49 am

    io invece mi trovavo in Piazza San Marco a Venezia proprio non piu’ di 2 settimane fa e guardando la Basilica mi sono ritrovato a pensare una domanda: che cosa sta facendo l’uomo dei giorni nostri, che fra 1000 anni verra’ guardata con cosi’ profonda ammirazione? che cosa stiamo costruendo ad icona di questi anni, di questo periodo che un giorno sara’ considerato “storico”? Verremo dimenticati come i secoli bui tra l’impero romano e il medioevo? quelle centinaia di anni che non hanno lasciato nulla e che nei libri di storia si ritrovano riassunti in un mezzo paragarafetto striminzito?
    poi gli occhi sono ritornati ad ammirare la bellezza di Piazza San Marco e Venezia… e la domanda e’ rimasta senza una risposta…

  8. Laura venerdì 13 agosto 2010 alle 7:28 pm

    mea culpa, mea culpa ,mea maxima culpa!

    … bada bene solo per il sessantamilionesimo eh! 🙂

  9. Elisabetta Marchi venerdì 13 agosto 2010 alle 11:02 pm

    A differenza di Laura, questo post mi ha convinto molto. Da 8 anni lavoro come guida, sia a Siena che Firenze e vi giuro che c’è da piangere. Turisti presi per il collo di continuo, stramaledetti dai locali che devono passare nella ztl con le loro macchine, magari comprate con i soldi che i visitatori hanno fatto fare loro!!!
    A marzo scorso sono stata in Giappone, avrei voluto sprofondare … Ad ogni angolo toilette pubbliche pulitissime, qui per usare queste cloache degne di Calcutta si paga sempre sempre ed ovunque.
    Secondo il solito adagio, l’Italia possiede il 40% del patrimonio artistico del mondo … Con la classe dirigente politica ed amministrativa che ci ritroviamo è – scusate la fine metafora – come dare le caramelle ai porci. Venite a vedere i graffiti che deturpano l’ingresso degli Uffizi e dell’Accademia. Povero David, meno male che Michelangelo l’ha fatto di marmo e non può parlare!!!!!!

  10. mamoru sabato 14 agosto 2010 alle 8:24 pm

    Io penso che il discorso sia un pelo piu’ complicato.

    1- Da un lato in Italia siamo troppo esagerati con la protezione del patrimonio artistico, al punto da voler conservare la minima minchiata o con i centri storici che sono “freezati” al 1400/1600 ed assolutamente incompatibili con i bisogni urbani moderni.
    In Giappone e’ l’opposto, per ragioni di tecnica costruttiva (il legno marcisce e brucia quindi roba piu’ vecchia del 1700 si fatica a trovarla in piedi, da qui probabilmente il precetto religioso della ricostruzione), o per semplice opportunita’ come i vari stimoli economici che hanno cementato e devastato buona parte del territorio (con situazioni tipo finestra a 50cm dai binari sul viadotto, senza barriere antirumore et sim).

    2- Sul fatto che si vada a visitare un paese per le opere di civilta’ antiche e’ un discorso che vale un po’ per tutto il mondo…
    In Egitto ci si va per vedere le autostrade?
    In centro america per le banane?
    A Budapest e Praga per i puttanoni?
    Suvvia.

    Invece in Giappone molti ci vanno per i porno akiba, per le gosurori di harajuku e per comprarsi i souvenir made in china: grandi opere della civilta’ moderna =)
    Effettivamente per quello che il Giappone ha da offrire dal punto di vista del patrimonio storico (se confrontato all’Italia) direi che hanno fatto un ottimo lavoro di PR (more of the same everywhere).

    3- Gli italiani sembra che siano sempre gli altri quando non fa comodo…. normalmente sono le minoranze sregolate a fare danni.
    Non credo che su 60.000.000 di italiani ce ne siano 59.900.000 bifolchi: bastano 10 individui incivili per insozzare una via o deturpare un monumento (anche meno).
    L’inazione nei confronti di una minoranza ci porta ad esserne prevaricati, nel nostro piccolo dovremmo fare qualcosa anche noi, delegare alla politica o altro e’ assurdo ed inutile.

    @Elisabetta
    Nei monumenti inzozzati dalle scritte, troverai parecchi di nomi giapponesi (ma anche tedeschi, francesi etc.). Pensa al perche’ a casa loro tendono a non farlo (o a farlo in modo un po’ piu’ discreto) e quando vengono da noi si scatenano: dove finisce tutta la buona educazione?
    Se lo fanno “gli italiani” e’ perche’ son bifolchi, se lo fanno gli altri la colpa e’ sempre nostra che li traviamo…. 😄

    Quanto alle toilette pulite, evidentemente non siamo stati negli stessi posti, che ce ne siano di piu’ non lo discuto (in Italia i vespasiani li abbiamo tolti). Un consiglio: evita di dare la mano che di lavate di mani “pro-forma” ne ho viste anche troppe.

    @Akanishi
    “Ai giapponesi piacciono le cose pulite e in ordine e hanno un concetto dell’ordine e della pulizia che è molto oltre i sogni proibitii di qualsiasi massaia fanatica italiana”

    Si pero’ come e’ che negli appartamenti in cui sono stato c’era un casino la che la meta’ bastava?? Per non parlare della polvere.
    E non e’ una impressione limitata al sottoscritto.

  11. Elisabetta Marchi martedì 17 agosto 2010 alle 3:05 am

    Sui graffiti, ultimo commento e poi l’abbozzo come si dice a Firenze: sono consapevole che sono opera anche di stranieri, non a caso l’unico beccato dalla polizia era un giapponese qui e per quello che ha fatto si è dovuto scusare il console!
    Ognuno si sente autorizzato a fare quello che vuole in Italia perchè è sicuro che resterà impunito.
    Io non sono del suo orientamento politico ma mi piace cosa diceva il sindaco Giuliani quando amministrava New York: usare il principio della finestra rotta. Domani ce n’è una, domani ce ne saranno 3, 4, 5, 10.
    Sono sia gli amministratori che i locali che devono cambiare la propria testa ….

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