Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

L’unico frutto dell’Amor

Salve a tutti. Ieri sono tornato dall’Italia e oggi sono gia’ al lavoro. A proposito, e apro parentesi subito, lasciate che vi dica che se c’e’ una cosa che non sopporto al mondo sono quelli che scrivono “andare a lavoro” invece di “andare al lavoro”. Se siete tra quelli sappiate che (1) vivete nella stoltezza e (2) non siete degni di questo blog, per cui siete pregati di andare a leggervi bastardidentro o altri siti conformi al vostro livello culturale.

Chiudendo parentesi e tornando a quello che stavo dicendo prima: eccomi qua, sono tornato. Devo dire che qui a Tokyo ho trovato un clima che definire di merda credo sia un complimento, nel senso che l’umidita’ sfiora il 100% e fa un caldo atroce. Stamattina, per dire, mi sono svegliato in un lago di sudore, ero sudato perfino in faccia, non so se vi e’ mai capitato di svegliarvi con le gocce di sudore che vi colano dalla fronte, a me non era mai successo. E contate che erano le sei e mezza del mattino, io vivo all’ottavo piano e dormivo con tutte le finestre aperte.

Ma immagino che di questo ve ne sbatta sinceramente poco, e che a questo punto voi invece vogliate sapere come mi e’ andata in Italia, e quali siano le mie prime impressioni dopo il ritorno in questa landa desolata fatta di cemento e giappine. Inizio dal fondo, ovvero dalle impressioni. Mi sento… spaesato? Ieri sono tornato a casa e ho aperto la porta di casa in automatico, ho fatto le mie lavatrici in automatico, sono uscito a cena con amici in automatico, sono tornato a casa, mi sono infilato a letto, indovinate un po’… esatto: in automatico. Praticamente, ho fatto tutto a testa vuota. Questa mattina mi sono svegliato, ho preso il solito treno e sono arrivato al lavoro, con il solito ritmo che mi ha seguito in tutto questo 2010.

Penso che non so cosa pensare. L’Italia e’ il solito posto eccezionale e indescrivibile, a ogni angolo vedi qualcosa che o ti fa incazzare, o ti fa innamorare. E infatti mi manca, come mi mancano gli amici di una vita che rivedo una volta l’anno e con cui ci si capisce al primo sguardo anche se da un lustro ormai non si divide piu’ nulla. Qui non posso pretendere di avere nulla di tutto questo, e a parte chi come me vive fuori credo che nessuno riesca a capire fino in fondo quanto soli ci si senta a volte quando si vive all’estero. Per carita’, sono qui per la carriera, e rispetto a quando sono in Italia mi sento molto piu’ libero di fare quello che mi pare, ed esco con gente che non mi capira’ al volo, ma condivide con me il tarlo del viaggiatore. Gente che non ha aperto un mutuo come quasi tutti i miei amici hanno fatto, ma che appena ha due soldi messi da parte magari va a farsi due mesi in Patagonia zaino in spalla. Sono scelte, ripeto, non facili per molti di quelli che vanno e per certi tra quelli che restano.

Solo che io, questa volta, sembra faccia un po’ di difficolta a ricordare per quale motivo abbia scelto di venire qui nella Terra dell’Incongruenza. Nel Paese dove mettono il cellophane alle banane.
Avete capito bene, il cellophane alle banane. Perche’ vi racconto tutto cio’? Perche’ stamattina ho acceso la TV e ho visto un servizio in cui spiegavano il perche’ di questa cosa. Hanno introdotto l’argomento con un sondaggio, spiegando che per la maggior parte dei giapponesi insacchettare le banane e’ inutile (ma dai?), visto che le banane hanno la buccia che non si mangia. Giustamente: non per nulla in quasi tutto il resto del pianeta il preservativo si mette su un altro tipo di banane, non certo su quelle gialle che compri al supermercato.

Allora, il solerte servizio che sarebbe degno di Studio Aperto e’ andato a chiedere conto al principale fornitore giapponese di banane, il quale ha spiegato che il cellophane serve non solo ad appiccicarci l’adesivo di riconoscimento (mettere il bollino 10 e lode direttamente sulla banana no, eh?) ma soprattutto serve a prendere meglio il casco di banane, per cui quando si mettono le banane sul banco del supermercato si fa prima. Hanno fatto la prova: a spostare una cassa di banane senza cellophane da un punto a un altro c’hanno messo un minuto e 48 secondi, mentre col cellophane il tempo e’ stato di soli un minuto e cinque secondi. Un bel risparmio in termini di efficienza, se vogliamo.

Mi si potrebbe far notare che comunque anche in Italia in molti supermercati si mettono nel banane nei sacchetti, ma dopo, in Italia le mettono i clienti, e questo per la nostra mania compulsiva per la pulizia, vuoi mai che la buccia della banana entri in contatto con dei germi, oddio. Ma restiamo piuttosto a parlare di questa cosa delle banane giapponesi, perche’ qui scaturiscono due pensieri, due quesiti anzi.
Il primo, banale (anzi, banane, ahahaha… scusate la battuta, lol): viene da chiedersi come mai i giapponesi sentano il bisogno di portare le banane dal camion allo scaffale del supermercato portandole a una a una (anzi, a casco a casco, ricordiamo che ogni sacchetto di banane ne contiene quattro o cinque, unite tra loro). Questo e’ un punto che non trova risposta, non mi capacito di questa incongruenza logistica.

Il secondo quesito riguarda il primo principio della termodinamica, secondo cui nulla si crea e nulla si distrugge. Mi chiedo se i giapponesi lo conoscano, e in realta’ secondo me no, non lo conoscono. Non lo conoscono nei sacchetti delle banane, non lo conoscono nei biscotti che vengono insacchettati a uno a uno a loro volta dentro il sacchetto dei biscotti, non lo sanno in tutte le altre cose che mi fanno riempire un bidone di spazzatura di plastiche varie al giorno, non lo sanno nei chili di volantini che mi ritrovo nella cassetta della posta ogni sera, non lo sanno negli attaccapanni usa e getta di plastica che mi danno in lavanderia e che non posso rifiutare, visto che se vuoi il capo senza attaccapanni lo devono piegare, e se lo devono piegare ti costa un euro in piu’.

Non sanno che nulla si crea e nulla si distrugge, perche’ si’, e’ vero, le banane insacchettate gli fanno risparmiare ben 37 secondi per ogni cassa di banane. Ma quei 37 secondi non sono gratis, vengono guadagnati a spese dell’ambiente, e’ plastica prodotta da smaltire, e’ petrolio ed energia consumata, e’ CO2 scorreggiato nell’ambiente, e’ inutile spreco di materia e di energia. E ora sembra essere conveniente magari, perche’ si risparmia tempo e il tempo e’ denaro, ma sacchetto oggi, sacchetto domani, prima o poi il conto arrivera’.

Si puo’ dire, a ragione credo, che ogni banana e’ un piccolo passo verso l’estinzione del genere umano.

Annunci

16 risposte a “L’unico frutto dell’Amor

  1. elisa lunedì 30 agosto 2010 alle 6:04 pm

    caro Albi, anche se in questo rientro italiano non ti ho visto, è come se ti avessi visto la faccia lo stesso…continuo a chiedermi perchè sia andato via dall’Australia…i tuoi blog erano piu’ divertenti, sempre pieni di allegria…qui sono diversi, meno entusiasti…senza poi contare che comunque mi hai aiutato a capire quanto goldoni siano i giapponesi e mi sono andati in disgrazia…ho come la sensazione che non stia bene li…magari mi sbaglio, ma mi par di capire cio’…

  2. GiosinoSPS lunedì 30 agosto 2010 alle 6:11 pm

    Ma i giapponesi lo sai che sotto sotto vogliono morire tutti. Altrimenti perche’ tutti i megarobot alieni e cinesi dovevano andare ad attaccare sempre e solo Tokyo?

    • Akanishi au Québec martedì 31 agosto 2010 alle 2:42 am

      no, attenzione: i giappi vogliono morire tutti, ma solo se ciò serve a far fuori un numero abbastanza congruo di americani, o di cinesi, o di alieni (stessa cosa).

  3. elisa lunedì 30 agosto 2010 alle 6:13 pm

    ah ps: dopo il post delle banane, non mi stupisco del 30enne giappo che ha dato fuoco alla casa solo perchè credeva che la madre gli avesse buttato via i robottini!!!

  4. Laura lunedì 30 agosto 2010 alle 7:42 pm

    Povero…ti capisco: è capitato anche a me di svegliarmi sudata come un cammello e sopraffatta dall’afa. Infatti si impone sempre più la scelta del condizionatore; La cosa degli amici con mutuo a carico invece (sempre che non abbia frainteso) non la capisco molto: non tutti quelli che scelgono di avere casa propria e pagare un mutuo firmano la condanna a non fare “viaggi in patagonia zaino in spalla”. Dipende dal tipo di persona, non dal mutuo (è un po come quelli che hanno figli e si chiudono in casa….è una loro scelta, non un percorso obbligato). Le scelte ,a volte ,non portano per forza al bianco o al nero…c’è tanto di mezzo no?!

    Mettere le banane nel cellophane è veramente assurdo! Ma oltre alla banana assassina il pericolo si annida un po ovunque.L’attentato al pianeta si compie anche ogni volta che usiamo (ad es.) piatti e bicchieri di carta. Qui la gente che fa la differenziata è ancora poca …in giappone come va?

  5. Ivan lunedì 30 agosto 2010 alle 8:11 pm

    Concordo con Elisa che i tuoi post australiani erano piu’ allegri e spensierati (facile dirlo per chi non si e’ fatto qualche mese di deserto in baracche di latta) ma penso l’Australia avesse finito di darti novita’.
    Il senso di scoperta, meraviglia, sorpresa era sparito gia’ a meta’ blog.
    Il Giappone invece nonostante il tran tran quotidiano mi sembra ti offra ancora parecchi spunti di interesse e riesce a stupirti e stimolarti. Non e’ easy going come l’Australia ma l’uomo e’ una strana bestia e a volte cerca difficolta’ e problemi per sentirsi piu’ vivo: non e’ un caso che i paesi col piu’ alto tasso di suicidio siano quelli scandinavi che sono quelli con il governo e la societa’ meglio organizzati, la gnocche piu’ sgravate e’ la vita piu’ facile.
    Quando il Giappone non ti sorprendera’ piu’ sara’ ora di cambiare (intanto hai ancora tempo per conquistare la fanciulla del tuo cuore). Il problema e’ che se e’ vero che la vita e’ come un rotolo di carta igienica usato e anche vero che il Giappone e’ come l’Iphone: e’ il miglior cellulare ma ha di brutto che non puoi aspirare a niente di meglio. Ma come detto l’uomo si pasce di difficolta’ ergo forse dopo i cessi ultra tech nipponici troverai piacevolmente rinfrescanti quelli malesi col tubo di gomma.

  6. Ivan lunedì 30 agosto 2010 alle 8:27 pm

    P.S. Visto che ad ottobre saro’ a Tokyo per una settimana posso avere l’ardire di invitarLa a cena; prometto di presentarmi con un enorme mazzo di rose rosse 🙂 ed ovviamente il suo libro pronto ad essere autografato.
    Scherzi a parte avrei veramente piacere di incontrarti visto che seguo da um’po’ il tuo blog ed e’ il mio preferito per il suo mix di argomentazioni:a volte intelligenti, a volte ludici, a volte pruriginosi.
    Se non potrai/vorrai, pazienza e amici come prima.
    P.S.S. Ti ricordo che ci hai promesso la tua foto con il grembiulino aziendale. Non ci vorrai far credere che da quando hai iniziato a lavorare non l’hai mai portato a casa per kavarlo.

  7. Ivan lunedì 30 agosto 2010 alle 8:28 pm

    Chiedo scusa: lavarlo, non kavarlo!

  8. kiruccia lunedì 30 agosto 2010 alle 8:47 pm

    Bello questo post, mi è proprio piaciuto!

    Ma… anche qui le banane vengono incellophanate!!! In Italia nei sacchetti le mettono i clienti, ma molto spesso sono confezionate in una vaschetta di polistirolo e sigillate col cellophane.
    Ma in Giappone si fa la raccolta differenziata?

  9. Alessandro lunedì 30 agosto 2010 alle 10:47 pm

    La divisione della spazzatura dipende da quartiere a quartiere… non so come facciano a gestire tutto sto casino.

    Dove vivevo prima nella prefettura di Aichi avevano 11 o 12 tipi diversi di spazzatura da dividere (combustibile, bottiglie di vetro, bottiglie di plastica, polistirene, plastica semplice, lattine, acciaio, carta, vetri e ceramiche rotti, incombustile…), qua a Minato solo 5: combustibile, incombustibile, vetro, bottiglie di plastica e lattine.

  10. GiosinoSPS lunedì 30 agosto 2010 alle 11:28 pm

    Risparmio ad Albertainstein di chiarire l’argomento differenziata, e ne approfitto per aggiungere un altro controsenso che sicuramente apprezzerà.
    La differenziata si fa e come, divisa anche per giorni di raccolta. Il mio palazzo (perché sì, in giappone ogni quartiere/palazzo/persona/orgamismo monocellulare con comunque pisello piccolo, fa a modo suo ed è tutta una grande eteroneità, che sta fra la customizzazione e l’inutilità) prevede di buttare in 4 giorni diversi della settimana 4 diverse tipologie di munnezza.
    La contraddizione viene poi quando si ci reca fuori dalla città e si ritratta l’argomento pulizia/spazzatura. Esempio lampante è la spiaggia in giappone. In città non trovi una carta per terra, che probabilmente sarà invece in uno degli Nmila diversi cassonetti apposit. In spiaggia, e nell’acqua, invece, ci trovi di tutto e di più e cito solamente buste di plastica, fazzoletti, lattine. Quello che a me è rimasto impresso è un tizio che dopo aver finito la sua birra, alle 11:30, sole allo zenith (altra contaddizione medico/buonsensistica, ma lasciamo perdere), fa un bel fossetto nella sabbia, ci scarica la lattina dentro, e riattappa tutto con un mix di furbizia e merdosità umana. E questo è tutto, a voi studio la linea.

  11. Akanishi au Québec martedì 31 agosto 2010 alle 2:52 am

    tutto questo mi spingerebbe a propinarvi una folla di considerazioni ma siccome non ho tempo mi limito a osservare che quello non è cellophane ma molto probabilmente polietilene, che dal punto di vista della biodegradabilità non è una differenza da poco.

  12. Anna lafatina martedì 31 agosto 2010 alle 3:43 am

    Anche da noi come ha detto kiruccia abbiamo le nostre belle banane con la vaschetta e il cellophane (o polietilene) in vendita nei super…
    Spero che non arrivino prima o poi ad impacchettare l’anguria!!

  13. elisa martedì 31 agosto 2010 alle 9:03 pm

    qui intorno è da parecchio tempo che non vedo le banane incelofanate…pero’ spero che in giappone non arrivino a cellophanare tutta la frutta con la bucciona!!!tanto i microbi se vogliono passano lo stesso…per quanto riguarda la differenziata qui bastonano molto (almeno a Mira), ci han persino messo i cassonetti del secco con chiavetta identificativa per evitare che quelli degli altri comuni buttino la monnezza loro da ste parti…ma è da anni che qui è differenziata, a casa oramai convivo con 4 bidoni da parecchio (lattine vetro plastica, umido, secco e carta)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: