Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Il Paese del Cemento, Il Paese del Sole

Immaginate di vivere in un posto grigio, in una giungla del cemento da cui non si vede quasi il cielo. Un posto in cui la luce del giorno la si vede solo il sabato e la domenica, perche’ si esce di casa la mattina presto e si rincasa che e’ buio pesto. Un posto dal clima schifoso tipo pianura padano-veneta: inverni al gelo, estati in forno, mezze stagioni quasi inesistenti. Immaginate di vivere vicino al mare, ma in un posto dove vive gente che culturalmente al mare non ci va. Immaginate le spiagge sporche, grigie, vuote, l’acqua torbida, dove non va nessuno se non per un mese scarso l’anno, e se ci va spesso e volentieri neanche si mette in costume.
Immaginate di vivere in una societa’ in cui nessuno va in ferie. Un posto in cui tutti vanno in vacanza nello stesso momento, una settimana al massimo, e in cui mediamente spostarsi ovunque costa tantissimo. Immaginate una societa’ in cui, per carita’, stipendi da favola, ma a vivere normalmente si spendono 3000 euro al mese come ridere.
Immaginate che in questo posto viva un popolo chiuso, malfidente, fondamentalmente razzista. Immaginate che in questa metropoli sconfinata regni paradossalmente la piu’ grande e profonda solitudine che abbiate mai visto al mondo. Immaginate un paese di omologati in cui se sei diverso sei sbagliato. Un paese che non accetta lo straniero, un paese che difficilmente concede carte di credito o finanziamenti agli stranieri, un paese in cui se vuoi prendere un appartamento in affitto hai bisogno della controfirma di un cittadino che garantisca per te.
Immaginate un paese lavorativamente antimeritocratico. Un paese fossilizzato in rapporti di rispetto che sono solo facciata, handicappato da pressioni socioculturali pazzesche. Un posto in cui si fa carriera quasi solo per anzianita’, anche se sei un deficiente, anche se sei un genio. Un posto in cui non puoi dire in faccia quello che pensi. Il posto del lavoro fisso per la vita, il posto dove se cambi lavoro ricominci da zero e non farai mai carriera, il posto dell’essere mediocre per essere perfetto, il posto in cui se sei donna non vali nulla se a trent’anni non sei sposata, con figli e naturalmente casalinga, il posto in cui l’iniziativa personale e’ fortemente repressa sin dalla piu’ tenera eta’.
Immaginate di esservi immersi in una societa’ basata sull’apparenza, non sulla sostanza. La societa’ del consumo piu’ sfrenato. Basata sullo spreco, sul marketing estremo, sullo stress continuo di essere i migliori anche se i tempi d’oro sono ormai un vago ricordo del passato. Una societa’ che ha perso i suoi valori e le sue tradizioni, in cui la pubblicita’ e il commercio sono l’unica religione.
Immaginate di svegliarvi la mattina, aprire la finestra e vedere cemento. Immaginate di lavorare in un posto in cui colleghi di una vita manco si guardano in faccia (figurarsi il salutarsi) se non lavorano nello stesso team. Immaginate di tornare a casa e trovare la cassetta della posta intasata di pubblicita’, e poi di ritrovarvi nel vostro loculo di 30mq con terrazzino di un metro a fissare il cemento del palazzo di fronte, che siate a petto nudo grondanti di sudore nell’afa estiva o in giacca a vento nel gelo dell’inverno.
Immaginate di vivere in una societa’ cosi’ del cazzo da arrivare come se niente fosse a pubblicizzare in TV delle bacchettine fatte di avorio di elefante, in vendita a 6000 euro la coppia, in culo all’Africa, alla poverta’ e alla fame del mondo, all’estinzione degli elefanti, all’illegalita’ del bracconaggio, a Greenpeace, al WWF, alla carita’ umana, al buon senso, all’amore verso gli animali, a Tizio, a Caio e naturalmente – c’e’ da chiederlo? – a Sempronio.

E ora. Immaginate invece di vivere nel Paese del Sole, un posto dove il pallone giallo splende bello e sfacciato per tipo 300 giorni l’anno. Un posto dove si sta sempre bene (escluso il profondo sud-est, ma vabbe’). Un bel clima asciutto da 24-28 gradi per otto mesi l’anno, un paio di mesetti dove fa un po’ piu’ di caldino, un paio di mesi piu’ freddino (ma in qualche citta’ anche durante questi periodi si va lo stesso al lavoro in maniche corte).
Immaginate che questo sia anche il Paese del Mare, un posto dove tutti vanno in spiaggia, sempre, comunque. Immaginate che gli sport piu’ comuni del paese siano il surf e le immersioni subacquee. Immaginate di vivere a poca distanza da spiagge bianche e acqua cristallina.
Immaginate che questo sia anche il Paese dello Sport, un posto dove per (per dire) andare a giocare a golf non serva nessuna tessera d’abbonamento, ma un paio di deca per farsi 18 buche con affitto delle mazze. Un posto dove se non hai niente da fare la mattina ti svegli e vai in barca a vela, o ti butti col paracadute, a seconda di come ti gira.
Immaginate di vivere nel Paese del Relax, un posto il cui motto nazionale e’ “no worries mate”, frase che include due concetti: prima il no worries, vai tranquillo, fregatene, non importa, vivi e lascia vivere; poi il mate, che non e’ solo un dirti ueh, fratello, alla moda dei rappettari, ma e’ piu’ profondo: e’ dirti che sei come me, che sei un mio amico anche se non ti conosco, anche se non fai parte del mio gruppo. Immaginate un posto dove e’ facile integrarsi, qualunque sia la tua provenienza e la tua cultura. Un posto che ti accetta a prescindere dal tuo colore esattamente come il posto di prima non ti accettera’ mai solo perche’ sei geneticamente diverso.
Immaginate un posto dove non sei quello che appari ma sei quello che sei. Un posto dove la moda vale fino a un certo punto. Un posto dove tutti se ne fregano, in cui ognuno si veste come vuole. Un posto dove le tipe non se la tirano, un posto dove e’ facile parlare, attaccar bottone. Un posto dove la gente ti guarda negli occhi, ti sorride, ti parla, ti caga.
Immaginate un paese meritocratico, dove si lavora per vivere, non si vive per lavorare. Un paese dove non ci si stressa troppo, in fondo, perche’ la vita e’ al di fuori delle mura aziendali. Un paese che gratifica chi ha idee, un paese dove non importa quanti anni hai, importa quello che sai fare, importa la tua capacita’ di raggiungere gli obiettivi. Un paese tutto sommato lavorativamente democratico, in cui non e’ raro vedere un direttore che si rimbocca le maniche o che chiede un parere all’ultimo arrivato.
Immaginate di vivere in un paese dove tutti vivono decentemente, dove virtualmente non ci sono poveri. Un posto dove si guadagna mediamente tanto e si spende in proporzione poco, un posto dove e’ facile fare business, comprare immobili, fare soldi. Un posto dove, per dire, la banca solo perche’ gli dai i tuoi rimasparmi ti schiaffa li’ questo bel 5% di interesse annuo netto, in bocca, rateizzato ogni primo del mese. Un posto, parlo per esperienza diretta, in cui un ingegnere con la mia esperienza viene a prendere con relativa facilita’ un migliaio di euro al mese in piu’ rispetto al paese descritto in precedenza. E ne spende tranquillamente mille in meno a fine mese. Vivendo meglio.
Immaginate di vivere in un paese tutto sommato socialmente giusto, dove la polizia mantiene l’ordine e la gente rispetta le regole, dove chi viene dall’estero ha un lavoro e quindi si guadagna una dignita’ e utilita’ sociale, dove i servizi pubblici a partire dalla magistratura sono efficienti e veloci, un paese dove ognuno fa la sua parte. Un paese, perche’ no, che aiuta i piu’ poveri, che dà sussidi alle ragazze madri, assegni ai disoccupati, risorse a chi non ne ha. Un paese fermo e giusto con chi sbaglia, in cui le regole vengono rispettate per il bene comune.
Immaginate di vivere in un paese sconfinato, dove al prezzo dei 30mq dell’altro posto, di metri quadri ve ne potete permettere molti, ma molti di piu’. In centro. Con piscina. Immaginate di vivere in un posto dove prendersi ferie non e’ un delitto (anzi), in cui lo stress lavorativo e’ niente in confronto a quello dei paesi piu’ industrializzati, in cui per andare in vacanza si prende l’aereo e si va, tanto costa (mediamente) poco, tanto le Fiji (o Bali) sono a un paio d’ore di volo, tanto lo stipendio di solito lo permette.
Immaginate di svegliarvi la mattina, con uno splendido sole e un profumo di aria fresca nell’aria. Immaginate di infilarvi una camicia, salire in auto, andare al lavoro belli tranquilli. Immaginate di uscire presto, dopo diciamo 7 ore e mezza spaccate. Farvi due vasche in piscina, e poi piazzarvi nella vostra terrazza con vista sulla citta’, birretta in mano, a godervi il fresco della sera e un cielo che sembra alto, grande, infinito.

Ora, immagino mi vogliate chiedere una cosa, per cui vi anticipo e me la chiedo retoricamente da solo. Chi me l’ha fatto fare di lasciare l’Australia per venire in Giappone? E ancora, possibile che io sia venuto in Giappone solo perche’ qui e’ pieno di figa?
Nossignori. Questa che vi ho raccontato e’ la prima faccia della medaglia. L’altra faccia fara’ parte di un altro post. Magari non vi convincero’, magari anche dopo le mie argomentazioni voi comunque sceglierete il Paese del Sole al Paese del Cemento. Non vi biasimo, in fondo ognuno e’ diverso, ognuno ha le sue idee, i suoi progetti, le sue priorita’, e – perche’ no? – le sue preferenze. E poi certe cose bisogna viverle per capire.

Na parleremo, naturalmente, nel prossimo episodio.

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6 risposte a “Il Paese del Cemento, Il Paese del Sole

  1. elisa venerdì 10 settembre 2010 alle 5:04 pm

    beh il paese del sole, anche se minimamente, l’ho visto e mi è piaciuto. il paese del cemento è sempre stato uno dei miei sogni di viaggio, anche se devo dire che dalla descrizione fatta sembra una cacca, pero’ è anche vero che prima di dirlo bisogna andarci, vederlo (anche se poco) e poi esprimere la propria opinione…se tu rimani li in giappone, un motivo ci sarà e non credo il tuo sia solo un motivo frivolo di figa, sicuramente c’è altro…poi dopo dipende sempre anche dalle aspettative che uno si pone o dal tipo di vita che vuole fare…

  2. Quisigode venerdì 10 settembre 2010 alle 5:43 pm

    Sono molto curioso di conoscere l’altra faccia della medaglia dei 2 paesi.
    Amo la cultura giapponese, ma effettivamente nemmeno io avrei mai lasciato l’Australia per trasferirmi nel paese più nevrotico della terra.

  3. Marina venerdì 10 settembre 2010 alle 5:49 pm

    Andai nel paese del sole 2 anni fa. Era un sogno che si realizzava, seppur in fondo vivevo gia’ in un paese del sole (la sicilia).
    Come temevo me ne innamorai.
    Tornai nel paese del sole l’anno dopo.
    Continuo a pensare di trasferirmi nel paese del sole.
    Per ora,pero’, vivo in mezzo al cemento.
    Forse ho scarpe di cemento, ecco perche’ non riesco a andarmene……

  4. Pingback:Il Paese del Cemento, Il Paese del Sole « Come sa di soja lo riso … : Valutazione dei rischi da Stress Lavoro-correlato

  5. Stila sabato 11 settembre 2010 alle 9:12 pm

    Proprio bello questo post, non vedo l’ora di leggere il seguito. Sono stata sia nel paese del sole che in quello del cemento, quindi sono curiosa di leggere le tue argomentazioni al riguardo 🙂

  6. OniBaka mercoledì 15 settembre 2010 alle 3:19 am

    ho scoperto da poco questo blog, e me lo sto leggendo tutto, io arrivero probabilmente in avanscoperta fra il cemento il prossimo anno, anche se ci sono gia stato ma sempre da turista…e poi io se sto stroppo al sole sto male, sanguino e mi riempio di emicranie 😛

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