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mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: mercoledì 15 settembre 2010

L’isola del Nulla, L’isola del Tutto

Immaginate di vivere nel buco del culo del pianeta Terra. Immaginate di vivere in un’isola che mezzo mondo neppure sa dove sia, un posto inutile dove l’Uomo e’ apparso una ventina di millenni fa, e di cui subito dopo si sono perse le tracce fino a qualche tempo fa. Immaginate che l’uomo in questione abbia vissuto in questo posto inutile per una ventina di millenni, riproducendosi e raccogliendo da terra quello che gli offriva madre natura, senza inventare un cazzo o fare un singolo progresso in ventimila anni. Dico, neanche un minimo di agricoltura, neanche una stronza capanna, niente. Per esempio, immaginate che la maggior parte degli alberi di quest’isola si sfoglino come carta igienica, che perdano la pelle proprio, una pelle bianchissima e simile al cartone. Ecco, immaginate che gli autoctoni, pur avendo questa “carta naturale” a disposizione, in venti millenni non abbiano mai avuto la brillante idea di usarla e inventare, che ne so, una qualche forma di scrittura.
Ecco, immaginate che il posto sia tutto cosi’, immaginate che segua la regola della carta che si sfoglia dagli alberi. Immaginate, in sostanza, che l’isola del Nulla metta a disposizione dei suoi abitanti tutto cio’ che desiderino, siano queste risorse naturali o natura fertile, ma che per qualche maledizione divina (o voodoo) chi abita quest’isola diventi in automatico indolente, menefreghista, mediocre. Un po’ come Adamo ed Eva nel paradiso dell’Eden, che avevano tutto il desiderabile ma allo stesso tempo non avevano nulla da fare, e si rompevano le palle.
Immaginate ora un’isola sconfinata, dove per cambiare paesaggio devi fare mille chilometri. Col risultato che ti senti in un posto grande, si, ma il posto in cui ti trovi lo senti monotono, sempre lo stesso, “nulla di particolare”. Per dire, in Italia se fai cento chilometri cambi cucina, cambi accento, cambi architettura, cambi storia. Nell’Isola del Nulla se fai mille chilometri trovi la stessa cucina, lo stesso accento, la stessa architettura, la stessa menata.
Immaginate un posto senza passato, senza storia, senza cultura. Immaginate di vivere in citta’ non molto piu’ vecchie dei vostri nonni. Immaginate citta’ senza monumenti degni di questo nome, senza eventi passati da ricordare. Immaginate scenari belli ma non interessanti. Immaginate fondali piatti che non comunicano nulla di profondo. Immaginate posti megapubblicizzati (per dirne uno, andate all’Opera House di Sydney, da vicino sembra una palestra di scuola superiore) ma che dicono poco, che sanno di poco.
Immaginate un popolo senza cultura popolare, tradizioni, identita’ nazionale se non quella di facciata e di bandiera. L’esatto opposto dell’Italia, in cui abbiamo migliaia di anni di tradizioni in comune ma sputiamo sulla bandiera. Immaginate un popolo molto nazionalista, con l’unico problema che la nazione e’ artificiale. Immaginate un popolo che parla una lingua importata dall’estero, che festeggia eventi importati dall’estero, che mangia cibo importato dall’estero, che vive pensa ragiona con l’occhio che scruta oltremare e l’orecchio teso a sentire cosa dicono overseas. Immaginate un popolo che non ha un cibo di riferimento nazionale, un popolo che mangia finto italiano, finto cinese, finto giapponese, ma non ha una sua vera cucina oltre allo sbattere una bistecca su una superficie calda. Dall’alto della nostra Cultura noi Italiani sappiamo benissimo che il miglior cibo nel nostro paese si trova nei paeselli di campagna, sui colli, nelle malghe di montagna, nei posti piu’ dispersi dove si mangia genuino, dove si mangia casereccio, dove si gusta il frutto della nostra tradizione. Nell’isola del Nulla invece si mangia cibo di altri paesi, ma solo nelle grandi citta’. Nei paeselli invece si trova solo e soltanto un tipo di cibo: catene americane. Immaginate quindi di vivere nel paese piu’ grasso del mondo (dati 2009).
Immaginate un popolo che se ne frega. Immaginate un popolo che non ha la minima cura nel vestire, la qualita’ nel mangiare. Nell’isola del Nulla il cibo e’ mediocre, non ha profumo, non ha spessore. La moda e’ semplicemente quella di due anni fa. Nell’isola del Nulla non esiste il gusto per il Bello.
Immaginate un popolo fatto di Nulla. Immaginate maschi che sono scimmioni senza cervello, femmine che sono oche senza cervello. Immaginate gente che non parla mai dei suoi problemi, gente che sta in casa a farsi i cazzi suoi per 5 giorni alla settimana, e poi scende in strada durante il weekend e si beve lo stipendio al pub. Immaginate un popolo dove le leggi sono sacre ma i valori sono relativi, un posto dove la gente e’ vicina di facciata ma in realta’ si tiene a distanza, una distanza accorciabile solo da alcool o droghe. Immaginate un posto dove, non per nulla, ogni anno muore piu’ gente di cirrosi epatica che di incidenti stradali.
Ma soprattutto. Immaginate di vivere in un posto in cui dovunque voi siate, in qualsiasi momento, siete ben consci che il mondo sta andando avanti senza di voi. Immaginate un posto dove vi sentite tagliati fuori, dove voi sapete, ma tutti sanno, anche la gente che li’ c’e’ nata e vissuta da sempre, tutti sanno che il centro del mondo e’ da un’altra parte. Tutti sanno che li’ e’ lontano dagli avvenimenti del mondo, dalla cultura del mondo. Tutto e’ “da un’altra parte”, e una volta scavato un po’ dietro il cartellone del fondale ci si accorge chiaramente che nell’isola del Nulla non c’e’ che il Nulla.

Immaginate ora di vivere nel posto piu’ folle e fuso di testa del pianeta Terra. Immaginate di vivere in un’isola flagellata un giorno si e un giorno anche da terremoti, tsunami, tifoni, ondate di caldo, ondate di freddo, ondate di carestia, e dove il popolo che ci vive non solo affronta la cosa col sorriso sulle labbra, ma anzi non ha trovato niente di meglio da fare che inventarsi decine di storie dove l’isola viene pure invasa da alieni che calano dal cielo, popolazioni malefiche che sbucano da sottoterra, dinosauri che vengono dal mare, eccetera. Il tutto per poter dire “ma si dai, coi terremoti ci e’ andata anche di culo!”
Immaginate di vivere in un posto dove non ci si annoia mai. Ad ogni angolo, ad ogni passo puo’ succedere tutto e il contrario di tutto. Puoi imbatterti in scene di estrema bellezza o incredibile decadenza, o magari tutte e due le cose insieme. Perche’ nell’ isola del Tutto puo’ accadere (lo dice il nome) di tutto. Perche’ l’isola del Tutto e’ tutto e il contrario di tutto.
Immaginate di vivere nell’unico posto al mondo dove convivono in maniera squisitamente schizofrenica una tradizione millenaria fondata su regole e onore, e una civilta’ ipertecnologica che con quelle regole ci si pulisce il culo. Immaginate di vivere in un’isola dove l’uomo e’ antico samurai e contemporaneamente salaryman in giacca e cravatta, dove l’uomo combatteva per grandi ideali alla ricerca della perfezione, mentre ora fa carriera con l’eta’ indipendentemente dal modo in cui lavora. Immaginate la donna pura e dolce vestita in kimono coi capelli raccolti, mentre versa il the con la grazia di una dea al guerriero, e immaginatela ora in minigonna leopardata, tacco dodici, autoreggenti a rete, capello cotonato biondo, ciglia finte unghie finte tutto finto che canta canzoni idiote al karaoke o che magari va solo a fare la spesa al supermercato. Perche’ si, se esci per strada vestita cosi’ in Italia significa che batti, mentre nell’isola del Tutto significa semplicemente che ti sei vestita per uscire. Normale make up.
Immaginate che la capitale dell’isola del Tutto sia la megalopoli piu’ grande del pianeta. Immaginate di varcare le porte della Megalopoli e di sentirvi al centro del mondo. Immaginate di essere in un posto che, assieme a una manciata di altri posti, detta il passo al mondo. Immaginate di essere in un posto dove potete avere tutto a portata di mano. Immaginate che l’isola del Tutto abbia la sua lingua, la sua cultura, la sua cucina, la sua arte, la sua storia, ma che nella Megalopoli possiate trovare qualsiasi cucina del mondo, anche quelle regionali, qualsiasi stile musicale, qualsiasi aspetto o sfaccettatura della cultura umana. Pensate a una cosa: nella Megalopoli c’e’. Immaginate davvero, sul serio, di sentirvi al centro del mondo.
Immaginate un luogo che si ama e si odia allo stesso momento. Non si puo’ essere neutrali nei confronti dell’Isola del Tutto, perche’ qualsiasi cosa piaccia o non piaccia, quella cosa c’e’, e’ li’. Immaginate di vivere in un posto che vi bombarda in continuazione di stimoli, al punto da farvi sentire dentro una centrifuga. Immaginate un posto dove il tempo scorre lento e veloce, mai costante. Immaginate un posto dove ci si sente vivi come non mai, ma anche morti, felici ma anche tristi, pieni di amici e naturalmente soli. Per esempio. Nell’isola del Niente di cui parlavo prima si finisce di lavorare alle sei, ma tanto nelle citta’ non c’e’ nulla da fare. I pub sono vuoti, i locali sono sempre gli stessi, la gente sembra tutta uguale, e comunque la maggior parte non esce, non vuole uscire. Una citta’ di due milioni di abitanti ha meno vita di una citta’ Italiana di 50mila persone. E si finisce, naturalmente, a passare la serata davanti alla TV. Nella Megalopoli al centro dell’isola del Tutto invece si finisce di lavorare alle 8 di sera (quando va bene), ma la serata inizia in quel momento. Perche’ la Megalopoli non dorme mai, e ovunque c’e’ qualcosa da fare, se si vuole. Basta anche andare a caso.

E quindi.
L’isola del Nulla e’ il bicchiere tutto vuoto.
E’ un niente da riempire, e tu lo puoi riempire finche’ vuoi, ma non sara’ mai pieno. Nell’isola del Nulla puoi trovare il tuo spazio perche’, appunto, non c’e’ niente. Nell’isola del Nulla parti che sei te stesso e torni che sei te stesso: il nulla non ti puo’ cambiare. Ma nell’isola del Nulla puoi fare quello che vuoi, e se vuoi ritrovare te stesso e’ quello il posto ideale. Perche’ l’isola del Nulla e’ un posto che ti dona pochi stimoli, un posto dove puoi tranquillamente lavorare e allo stesso tempo, per dire, ritagliarti il tempo per scrivere un romanzo.
L’isola del Tutto invece e’ il bicchiere tutto pieno. E’ una piscina di palline colorate in cui ti tuffi, piscina che diventa flipper impazzito, flipper impazzito che diventa giardino zen coi monaci che pregano, giardino zen che diventa megalopoli di cemento, megalopoli di cemento in cui ad ogni angolo si aprono porte illuminate o porticine buie alte un metro, dentro cui trovi mille mondi diversi, come se fossi in Alice nel Paese delle Meraviglie. Ma bada: nell’isola del Tutto non puoi trovare te stesso. Devi andarci gia’ trovato, altrimenti ti perderai. Perche’ nell’isola del Tutto vivi per vivere, puoi scegliere la tua dimensione tra infinite, come in un’immenso Matrix dove carichi il programma e parti. Ed e’ cosi’ facile perdersi nel trip di essere al centro del mondo, anche perche’ qui la bussola ruota impazzita e non segna mai una direzione.

In conclusione. Che voi scegliate il Paese del Sole o il Paese del Cemento. Che voi scegliate l’Isola del Niente per avere il vostro spazio o l’isola del Tutto per avere il mondo intero.
Poco importa.

L’importante e’ che siate felici dove siete. La vita mica e’ una gara a chi sta nel posto migliore, o no?

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