Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

L’isola del Nulla, L’isola del Tutto

Immaginate di vivere nel buco del culo del pianeta Terra. Immaginate di vivere in un’isola che mezzo mondo neppure sa dove sia, un posto inutile dove l’Uomo e’ apparso una ventina di millenni fa, e di cui subito dopo si sono perse le tracce fino a qualche tempo fa. Immaginate che l’uomo in questione abbia vissuto in questo posto inutile per una ventina di millenni, riproducendosi e raccogliendo da terra quello che gli offriva madre natura, senza inventare un cazzo o fare un singolo progresso in ventimila anni. Dico, neanche un minimo di agricoltura, neanche una stronza capanna, niente. Per esempio, immaginate che la maggior parte degli alberi di quest’isola si sfoglino come carta igienica, che perdano la pelle proprio, una pelle bianchissima e simile al cartone. Ecco, immaginate che gli autoctoni, pur avendo questa “carta naturale” a disposizione, in venti millenni non abbiano mai avuto la brillante idea di usarla e inventare, che ne so, una qualche forma di scrittura.
Ecco, immaginate che il posto sia tutto cosi’, immaginate che segua la regola della carta che si sfoglia dagli alberi. Immaginate, in sostanza, che l’isola del Nulla metta a disposizione dei suoi abitanti tutto cio’ che desiderino, siano queste risorse naturali o natura fertile, ma che per qualche maledizione divina (o voodoo) chi abita quest’isola diventi in automatico indolente, menefreghista, mediocre. Un po’ come Adamo ed Eva nel paradiso dell’Eden, che avevano tutto il desiderabile ma allo stesso tempo non avevano nulla da fare, e si rompevano le palle.
Immaginate ora un’isola sconfinata, dove per cambiare paesaggio devi fare mille chilometri. Col risultato che ti senti in un posto grande, si, ma il posto in cui ti trovi lo senti monotono, sempre lo stesso, “nulla di particolare”. Per dire, in Italia se fai cento chilometri cambi cucina, cambi accento, cambi architettura, cambi storia. Nell’Isola del Nulla se fai mille chilometri trovi la stessa cucina, lo stesso accento, la stessa architettura, la stessa menata.
Immaginate un posto senza passato, senza storia, senza cultura. Immaginate di vivere in citta’ non molto piu’ vecchie dei vostri nonni. Immaginate citta’ senza monumenti degni di questo nome, senza eventi passati da ricordare. Immaginate scenari belli ma non interessanti. Immaginate fondali piatti che non comunicano nulla di profondo. Immaginate posti megapubblicizzati (per dirne uno, andate all’Opera House di Sydney, da vicino sembra una palestra di scuola superiore) ma che dicono poco, che sanno di poco.
Immaginate un popolo senza cultura popolare, tradizioni, identita’ nazionale se non quella di facciata e di bandiera. L’esatto opposto dell’Italia, in cui abbiamo migliaia di anni di tradizioni in comune ma sputiamo sulla bandiera. Immaginate un popolo molto nazionalista, con l’unico problema che la nazione e’ artificiale. Immaginate un popolo che parla una lingua importata dall’estero, che festeggia eventi importati dall’estero, che mangia cibo importato dall’estero, che vive pensa ragiona con l’occhio che scruta oltremare e l’orecchio teso a sentire cosa dicono overseas. Immaginate un popolo che non ha un cibo di riferimento nazionale, un popolo che mangia finto italiano, finto cinese, finto giapponese, ma non ha una sua vera cucina oltre allo sbattere una bistecca su una superficie calda. Dall’alto della nostra Cultura noi Italiani sappiamo benissimo che il miglior cibo nel nostro paese si trova nei paeselli di campagna, sui colli, nelle malghe di montagna, nei posti piu’ dispersi dove si mangia genuino, dove si mangia casereccio, dove si gusta il frutto della nostra tradizione. Nell’isola del Nulla invece si mangia cibo di altri paesi, ma solo nelle grandi citta’. Nei paeselli invece si trova solo e soltanto un tipo di cibo: catene americane. Immaginate quindi di vivere nel paese piu’ grasso del mondo (dati 2009).
Immaginate un popolo che se ne frega. Immaginate un popolo che non ha la minima cura nel vestire, la qualita’ nel mangiare. Nell’isola del Nulla il cibo e’ mediocre, non ha profumo, non ha spessore. La moda e’ semplicemente quella di due anni fa. Nell’isola del Nulla non esiste il gusto per il Bello.
Immaginate un popolo fatto di Nulla. Immaginate maschi che sono scimmioni senza cervello, femmine che sono oche senza cervello. Immaginate gente che non parla mai dei suoi problemi, gente che sta in casa a farsi i cazzi suoi per 5 giorni alla settimana, e poi scende in strada durante il weekend e si beve lo stipendio al pub. Immaginate un popolo dove le leggi sono sacre ma i valori sono relativi, un posto dove la gente e’ vicina di facciata ma in realta’ si tiene a distanza, una distanza accorciabile solo da alcool o droghe. Immaginate un posto dove, non per nulla, ogni anno muore piu’ gente di cirrosi epatica che di incidenti stradali.
Ma soprattutto. Immaginate di vivere in un posto in cui dovunque voi siate, in qualsiasi momento, siete ben consci che il mondo sta andando avanti senza di voi. Immaginate un posto dove vi sentite tagliati fuori, dove voi sapete, ma tutti sanno, anche la gente che li’ c’e’ nata e vissuta da sempre, tutti sanno che il centro del mondo e’ da un’altra parte. Tutti sanno che li’ e’ lontano dagli avvenimenti del mondo, dalla cultura del mondo. Tutto e’ “da un’altra parte”, e una volta scavato un po’ dietro il cartellone del fondale ci si accorge chiaramente che nell’isola del Nulla non c’e’ che il Nulla.

Immaginate ora di vivere nel posto piu’ folle e fuso di testa del pianeta Terra. Immaginate di vivere in un’isola flagellata un giorno si e un giorno anche da terremoti, tsunami, tifoni, ondate di caldo, ondate di freddo, ondate di carestia, e dove il popolo che ci vive non solo affronta la cosa col sorriso sulle labbra, ma anzi non ha trovato niente di meglio da fare che inventarsi decine di storie dove l’isola viene pure invasa da alieni che calano dal cielo, popolazioni malefiche che sbucano da sottoterra, dinosauri che vengono dal mare, eccetera. Il tutto per poter dire “ma si dai, coi terremoti ci e’ andata anche di culo!”
Immaginate di vivere in un posto dove non ci si annoia mai. Ad ogni angolo, ad ogni passo puo’ succedere tutto e il contrario di tutto. Puoi imbatterti in scene di estrema bellezza o incredibile decadenza, o magari tutte e due le cose insieme. Perche’ nell’ isola del Tutto puo’ accadere (lo dice il nome) di tutto. Perche’ l’isola del Tutto e’ tutto e il contrario di tutto.
Immaginate di vivere nell’unico posto al mondo dove convivono in maniera squisitamente schizofrenica una tradizione millenaria fondata su regole e onore, e una civilta’ ipertecnologica che con quelle regole ci si pulisce il culo. Immaginate di vivere in un’isola dove l’uomo e’ antico samurai e contemporaneamente salaryman in giacca e cravatta, dove l’uomo combatteva per grandi ideali alla ricerca della perfezione, mentre ora fa carriera con l’eta’ indipendentemente dal modo in cui lavora. Immaginate la donna pura e dolce vestita in kimono coi capelli raccolti, mentre versa il the con la grazia di una dea al guerriero, e immaginatela ora in minigonna leopardata, tacco dodici, autoreggenti a rete, capello cotonato biondo, ciglia finte unghie finte tutto finto che canta canzoni idiote al karaoke o che magari va solo a fare la spesa al supermercato. Perche’ si, se esci per strada vestita cosi’ in Italia significa che batti, mentre nell’isola del Tutto significa semplicemente che ti sei vestita per uscire. Normale make up.
Immaginate che la capitale dell’isola del Tutto sia la megalopoli piu’ grande del pianeta. Immaginate di varcare le porte della Megalopoli e di sentirvi al centro del mondo. Immaginate di essere in un posto che, assieme a una manciata di altri posti, detta il passo al mondo. Immaginate di essere in un posto dove potete avere tutto a portata di mano. Immaginate che l’isola del Tutto abbia la sua lingua, la sua cultura, la sua cucina, la sua arte, la sua storia, ma che nella Megalopoli possiate trovare qualsiasi cucina del mondo, anche quelle regionali, qualsiasi stile musicale, qualsiasi aspetto o sfaccettatura della cultura umana. Pensate a una cosa: nella Megalopoli c’e’. Immaginate davvero, sul serio, di sentirvi al centro del mondo.
Immaginate un luogo che si ama e si odia allo stesso momento. Non si puo’ essere neutrali nei confronti dell’Isola del Tutto, perche’ qualsiasi cosa piaccia o non piaccia, quella cosa c’e’, e’ li’. Immaginate di vivere in un posto che vi bombarda in continuazione di stimoli, al punto da farvi sentire dentro una centrifuga. Immaginate un posto dove il tempo scorre lento e veloce, mai costante. Immaginate un posto dove ci si sente vivi come non mai, ma anche morti, felici ma anche tristi, pieni di amici e naturalmente soli. Per esempio. Nell’isola del Niente di cui parlavo prima si finisce di lavorare alle sei, ma tanto nelle citta’ non c’e’ nulla da fare. I pub sono vuoti, i locali sono sempre gli stessi, la gente sembra tutta uguale, e comunque la maggior parte non esce, non vuole uscire. Una citta’ di due milioni di abitanti ha meno vita di una citta’ Italiana di 50mila persone. E si finisce, naturalmente, a passare la serata davanti alla TV. Nella Megalopoli al centro dell’isola del Tutto invece si finisce di lavorare alle 8 di sera (quando va bene), ma la serata inizia in quel momento. Perche’ la Megalopoli non dorme mai, e ovunque c’e’ qualcosa da fare, se si vuole. Basta anche andare a caso.

E quindi.
L’isola del Nulla e’ il bicchiere tutto vuoto.
E’ un niente da riempire, e tu lo puoi riempire finche’ vuoi, ma non sara’ mai pieno. Nell’isola del Nulla puoi trovare il tuo spazio perche’, appunto, non c’e’ niente. Nell’isola del Nulla parti che sei te stesso e torni che sei te stesso: il nulla non ti puo’ cambiare. Ma nell’isola del Nulla puoi fare quello che vuoi, e se vuoi ritrovare te stesso e’ quello il posto ideale. Perche’ l’isola del Nulla e’ un posto che ti dona pochi stimoli, un posto dove puoi tranquillamente lavorare e allo stesso tempo, per dire, ritagliarti il tempo per scrivere un romanzo.
L’isola del Tutto invece e’ il bicchiere tutto pieno. E’ una piscina di palline colorate in cui ti tuffi, piscina che diventa flipper impazzito, flipper impazzito che diventa giardino zen coi monaci che pregano, giardino zen che diventa megalopoli di cemento, megalopoli di cemento in cui ad ogni angolo si aprono porte illuminate o porticine buie alte un metro, dentro cui trovi mille mondi diversi, come se fossi in Alice nel Paese delle Meraviglie. Ma bada: nell’isola del Tutto non puoi trovare te stesso. Devi andarci gia’ trovato, altrimenti ti perderai. Perche’ nell’isola del Tutto vivi per vivere, puoi scegliere la tua dimensione tra infinite, come in un’immenso Matrix dove carichi il programma e parti. Ed e’ cosi’ facile perdersi nel trip di essere al centro del mondo, anche perche’ qui la bussola ruota impazzita e non segna mai una direzione.

In conclusione. Che voi scegliate il Paese del Sole o il Paese del Cemento. Che voi scegliate l’Isola del Niente per avere il vostro spazio o l’isola del Tutto per avere il mondo intero.
Poco importa.

L’importante e’ che siate felici dove siete. La vita mica e’ una gara a chi sta nel posto migliore, o no?

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27 risposte a “L’isola del Nulla, L’isola del Tutto

  1. elisa mercoledì 15 settembre 2010 alle 5:13 pm

    questa volta mi hai lasciata senza parole…profonda sta cosa, fa riflettere…pero’ giustamente, ovunque tu sia, l’importante è star bene ed esser felici…

  2. Paolo mercoledì 15 settembre 2010 alle 5:26 pm

    Nell’isola del nulla, i maschi sono dei tocchi di maschio, sarà quello che mangiano, l’aria, il suolo, ma non sai dove mettere le mani; nell’isola del tutto, i maschi sono… boh, dei cosetti bassetti, glabri e assai poco dotati.
    (che magari per te non è un criterio significativo, ma per me sarebbe essenziale, anche perché la giapponesina fa parte dell’immaginario erotico eterosessuale, ma il giapponesino proprio per niente di quello omosessuale).

    • albino mercoledì 15 settembre 2010 alle 5:40 pm

      Beh ma scusa l’ignoranza ma credo dipenda dai gusti no? Ci saranno gay e gay penso, immagino non tutti sognino di farsi montare da un vichingo con problemi di udito, no? Tipo Cecchi Paone, che ama i fanciulli, come ha dichiarato lui stesso… X lui mi sa che o giappi vanno alla grande, no?!

  3. laura mercoledì 15 settembre 2010 alle 5:51 pm

    Bel post!! Hai ragione quando dici che basta essere felici dove si è. Anche perchè il posto migliore è un concetto talmente relativo (a meno che non ti trovi in mezzo ad una guerra civile ad es.)…
    Mi è tornata in mente una conversazione di molto tempo fa con un’amica colombiana. Lei è cresciuta in una “finca” ,diciamo “mega fattoria spersa tra natura e mucche”. Vive ormai qui da tempo e in tutti questi anni credo sia riuscita a portare qui il padre 2 volte . Lui ama la sua terra, le sue mucche, la sua vita fatta di cose semplici, di lavoro, poca tecnologia eppure è molto piu felice di gente che vanta una vita agiata in un posto invidiabile.Li giu nella finca c’è veramente il nulla ed il paese piu vicino non mi ricordo quanto dista. Io mi sentirei intrappolata a vivere fuori dal mondo, fuori dal tempo, fuori da tutto. Per lui quello è “tutto” e lo preferisce ad altro.

  4. elisa mercoledì 15 settembre 2010 alle 6:26 pm

    sai laura, mi hai fatto pensare ad una cosa: fino ad un anno e mezzo fa vivevo in un paesino sperso tra campi e laguna, devi avere un auto o un mezzo perchè per dirti l’autobus piu’ vicino è a 3 km, pero’ ora che vivo a 7 km in un paesotto molto piu’ grande dove hai tutto vicino, comodo si, ma stavo molto meglio quando vivevo nel semi nulla…ero anche piu’ calma…ovviamente è un paragone in scala, molto piu’ piccolo che tra australia e giappone, pero’ nel mio piccolo nulla, stavo bene…tutto è relativo…

    • Laura giovedì 16 settembre 2010 alle 2:46 am

      I piccoli centri hanno sicuramente dei vantaggi specie per quanto riguarda lo stress quotidiano ad esempio da traffico, uffici ecc ecc… Ma in ogni caso io personalmente sono per le grandi città che ti danno piu stimoli -come dice al- piu scelta piu comodità ecc ecc.. Poi c’è una cosa che in particolare adoro delle grandi città : quando te ne vai in giro per il centro vedi gente dei paesi piu svariati, mi fa sentire parte del mondo.

  5. OniBaka mercoledì 15 settembre 2010 alle 6:42 pm

    molto bello anche questo post, e soprattutto, non è ce nel paese del cemento non ci siano gli alberi, certo se vivi costantemente in centro a tokyo…ma se gitri un pò la natura la trovi dai.
    su quello che dici che bisogna arrivarci già trovato ( te stesso ), bhe penso sia verissimo, e sprattutto devi arrivarci avendo gia trovato il tuo modo di vivere, perche nel mio caso personale arrivare in giappone e iniziare in tutto e per tutto a vivere come un giapponese significherebbe la morte cerebrale, il bello è essere appunto stranieri fuori patria, diversi in un luogo dove sembra che tutto debba essere uguale ma in realtà a mio parere non lo è, perchè se sei leggermente dissonante magari ti guardano male, se sei totalmente strambo facile che diventi anche conosciuto e invidiato perchè ti concedi il lusso di fare cio che loro non possono fare, essere te stesso.
    almeno, mi piace pensarla cosi, e chi si accontenta gode.

  6. Paolo mercoledì 15 settembre 2010 alle 7:08 pm

    (spero che il commento capiti al posto giusto, io ho cliccato su replica ma l’interazione tra l’orrenda funzione di preview di WordPress e Firefox non promette niente di buono)

    In massima sostanza no, non dipende dai gusti, nel senso che l’interesse dei gay non asiatici verso i gay asiatici è quasi zero, tanto che nei siti di incontri trovi spesso annunci (sopratutto ad opera di chi vive in realtà dove gli asiatici ci sono) che specificano che non vogliono asiatici; mentre non ho mai visto un annuncio, da nessuna parte del mondo, che non volesse italiani o mediterranei, tantomeno australiani, che anzi nel pantehon del sesso gay sono molto considerati.

    Uno di questi siti di annunci è stato anche criticato perché aveva fatto una campagna pubblicitaria in cui tutte le coppie erano occidentali, anche se di diverso colore della pelle, tanto il blocco è codificato nel vissuto.

  7. Tonari mercoledì 15 settembre 2010 alle 7:38 pm

    E questo scarso interesse sarebbe dovuto all’immagine poca virile?

    Con tutto il rispetto minchia già vi discriminano a destra e a manca, che fate vi discriminate pure tra di voi?

  8. Fabiusli giovedì 16 settembre 2010 alle 1:21 am

    Mentre la sezione commenti va in vacca, anzi a dir la verità “in orso”, visti gli argomenti… 😉 vorrei ringraziarti per questa bella riflessione in due puntate.

    Credo che tu abbia evidenziato in profondità gli aspetti di due paesi così diversi eppure vicini nella loro “alterità” rispetto al nostro modo di vita e penso che sarai ben grato (io lo sarei) di aver potuto vivere un’esperienza così ricca finora, una Vita non solo con la “v” maiuscola ma anche con un bel punto esclamativo in fondo!

    Ora però muovi le chiappe e dopo l’isola del Nulla e l’isola del Tutto voglio un gran bel post sulla “pen-isola dei Cachi” (Elio dixit).

    ^__^

  9. Akanishi au Québec giovedì 16 settembre 2010 alle 4:24 am

    Mi è piaciuto il post ma hai scritto 2 cavolate.

    1) quella della carta che si stacca dagli alberi e che dovrebbe suscitare negli uomini l’idea della scrittura. La scrittura è nata su tavolette di argilla quando la carta non era nemmeno all’orizzonte.

    Dire che gli aborigeni australiani avrebbero potuto inventare la scrittura perché la carta gli cresce sugli alberi è come dire che gli arabi, con tutto il petrolio che hanno, avrebbero dovuto inventare la musica perché la si può archiviare in supporti di plastica (dischi).

    E sorvolo sul fatto che gli aborigeni non abbiano creato una civiltà perché la natura gli dà già tutto. Semmai è vero il contrario, cioè che la natura in australia dà il poco che basta, e ci vuole piu intelligenza individuale a sopravvivere nel bush che nella civiltà occidentale.

    seconda cavolata. I Giappi non hanno “inventato” storie di alieni che vengono dal cielo e li minacciano di distruzione totale. Infatti come è noto i giappi sono incapaci di inventare alcunché.
    I giappi hanno solo replicato enne volte freudianamente il Singolo Trauma dell’invasione americana. Gli alieni piovuti dal cielo non sono altro che un’allegoria dei bombardieri di McArthur.

    Ora non so, magari scherzavi in tutte e due i casi, ma siccome conti ormai un grosso pubblico, a beneficio di esso preciso queste due cose.

    • Akanishi au Québec giovedì 16 settembre 2010 alle 8:41 am

      già due commenti negativi??? e su quali punti, di grazia??? esprimetevi!

      • Tonari giovedì 16 settembre 2010 alle 10:48 am

        “I giappi hanno solo replicato enne volte freudianamente il Singolo Trauma dell’invasione americana.”

        Questo vuol dire sminuirne l’inventiva. Allora si può dire che Tolkien non ha inventato nulla perché probabilmente aveva letto Lord Dunsany in gioventù, il quale ha aveva rielaborato quanto partorito da William Morris che a sua volta si rifaceva a Chrétien de Troyes che… (continua).

        Allora mi chiedo chi inventa cosa e quando.

        • Akanishi au Québec giovedì 16 settembre 2010 alle 1:00 pm

          be’ adesso non prendermi troppo alla lettera, volevo solo dire che quella ripetizione ossessiva di storie di alieni non è solo una fantasia.
          ci ho messo il cliché del giappo privo di inventiva così per fare del bullismo. Però è vero.

          E comunque Tolkien non direi nemmeno lui un campione dell’innovazione, rispetto ad altri. Senza nulla togliergli eh.

  10. la maga di Oz domenica 12 dicembre 2010 alle 10:34 pm

    Albino mi sembri un po’ cattivello con l’Australia…non mi sembra proprio l’isola del Nulla….ci sono cose che mi hanno colpito e che invidio, come uno stile di vita semplice e rilassato che in Italia non avremo mai. Certo, gli uomini sono scimmioni, non esistono monumenti e il senso di nazione è costruito sul niente, ma questo paese mi ha dato la possibilità di vivere da sola, indipendente, con i miei soldi e le mie soddisfazioni per più di un anno. In Italia non lo avrei mai fatto.
    In Giappone non ci vivrei mai. Sarà anche il paese del tutto, ma è troppo diverso per certi versi dal mio modo di vivere. Alle volte, il Nulla, fa davvero bene….

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