Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: giovedì 16 settembre 2010

Ancora di Tutto e Nulla

Prima di tutto, oggi vorrei cogliere l’occasione da me medesimo gentilmente offerta per ringraziare il nutrito pubblico che mi segue. Poi naturalmente vorrei ringraziare me stesso per avermi concesso lo spazio per questi ringraziamenti, e dire “di niente, ma figurati” sempre a me stesso per i ringraziamenti che mi sono appena fatto.

Ma veniamo al post di oggi. Devo dare due risposte a due precisazioni su due supposte cavolate che avrei scritto nel post di ieri. Copincollo il commento del mio piu’ illustre lettore. Secondo egli, avrei toppato:

1) quella della carta che si stacca dagli alberi e che dovrebbe suscitare negli uomini l’idea della scrittura. La scrittura è nata su tavolette di argilla quando la carta non era nemmeno all’orizzonte.

Qui devo ammettere, mi sono spiegato male. O forse non ci siamo capiti. In realta’ stiamo parlando di corteccia eh, non di carta. Corteccia chiara, quasi bianca a volte (dipende dal tipo di eucalipto), ma pur sempre corteccia. Sembra cartone, diciamo, solo piu’ spesso e piu’ duro del cartone. Insomma, da un certo punto di vista potremmo anche parlare anchedi “tavolette naturali”. Ma non e’ questo il punto. Se vogliamo dirla tutta, in effetti gli abos ci fanno i dipinti sulla corteccia, adesso, per motivi turistici, come si puo’ vedere qui
Cio’ non toglie che, caro Aka, tu dovresti trovarti uno di questi pezzi di corteccia in mano per poter giudicare. Quando lo prendi in mano ti viene proprio voglia di scriverci sopra o di farci un segno con un sasso. E’ l’uomo delle caverne che e’ in me che ti sta parlando, battendo la clava sulla tastiera.

Dire che gli aborigeni australiani avrebbero potuto inventare la scrittura perché la carta gli cresce sugli alberi è come dire che gli arabi, con tutto il petrolio che hanno, avrebbero dovuto inventare la musica perché la si può archiviare in supporti di plastica (dischi).

Non e’ vero. Passare dal petrolio ai dischi richiede ad una civilta’ di possedere tutto un background di conoscenze sia teoriche, sia di tecnologie accessorie che permettano di arrivare al prodotto, sia naturalmente di processi industriali. Raccogliere un pezzo di corteccia da terra e pasticciarci sopra col ditino sporco di terra rossa di Uluru fino a capire che puoi usare quella cosa come messaggio per altre persone richiede semplicemente di essere piu’ intelligente di una scimmia.

E sorvolo sul fatto che gli aborigeni non abbiano creato una civiltà perché la natura gli dà già tutto. Semmai è vero il contrario, cioè che la natura in australia dà il poco che basta, e ci vuole piu intelligenza individuale a sopravvivere nel bush che nella civiltà occidentale.

Anche no. Loro avevano un continente a loro completa disposizione, senza nemici, senza pericoli, senza predatori, senza terremoti, senza problemi, senza interisti. Faceva freddo? Si spostavano dove c’era caldo. Il bush non dava cibo? Cambiavano bush. Too easy mate. E forse questo ci spiega come mai non si sono mai evoluti: evidentemente non ne hanno avuto bisogno.

Ma passiamo a

2) seconda cavolata. I Giappi non hanno “inventato” storie di alieni che vengono dal cielo e li minacciano di distruzione totale. Infatti come è noto i giappi sono incapaci di inventare alcunché.
I giappi hanno solo replicato enne volte freudianamente il Singolo Trauma dell’invasione americana. Gli alieni piovuti dal cielo non sono altro che un’allegoria dei bombardieri di McArthur.

Allora. Sono assolutamente d’accordo con la tua frase sul Singolo Trauma, non per nulla non c’e’ cartone animato di robot che non finisca con un fungo nucleare. Qui non c’e’ nulla da dire.
Certo che, come ti puntualizzava Tonari, dire che non hanno inventato nulla, mi pare un filo eccessivo. Per dire, hanno inventato le giappine a Shibuya, ti pare poco?
A parte gli scherzi, puntualizziamo. Se vai a rileggere il passo incriminato, io non ho mai parlato di inventare, ho parlato di inventarsi. Volevo dire che si sono inventati (nel senso di “hanno concepito”) delle storie… nel senso che le hanno create, che le hanno scritte. Mi riferivo, naturalmente al fatto che pur flagellati da cataclismi naturali senza posto dove fuggire, essendo l’Isola del Tutto molto piu’ piccola dell’Isola del Nulla, non hanno trovato di meglio da fare che crearsi pure tutto un filone di storie in cui il Giappone e’ sotto attacco. E hai un mare di esempi da cui pescare, da Goldrake a Evangelion passando per tutto il cyberpunk, alle storie post apocalittiche tipo Kenshiro, alla loro predilezione per gli zombie (trovami un giapponese che non ama le storie di zombie, UNO!), a tutta una cineteca di film tipo Tokyo Gore Police dove la societa’ del futuro e’ infestata dai mostri, al grandissimo Karoke Terror dove si parte da un motivo futile per creare un’escalation di omicidi a catena che culminano nel tipo che sgancia l’immancabile bomba H su Tokyo. Volendo a questo punto tacere su quando si flagellavano in Mai dire Banzai, senno’ non finiamo piu’.

Tutto questo, naturalmente, per rimarcare ancora una volta il dislivello enorme tra l’Isola del Nulla e l’Isola del Tutto, l’una a farsi del male fisico e mentale e l’altra spaparanzata al sole o a ubriacarsi in pub. Ma una che solo a voler contare il periodo dal dopoguerra in poi ha pesantemente condizionato il mondo con le sue scoperte, con le sue innovazioni e perche’ no, con le sue stranezze, mentre l’altra che dall’alba della storia umana in poi ha inventato solo due cose degne di nota: il boomerang e la Pavlova. Anzi no, mi correggo. Neanche quella.

Ora, come minimo, per farti perdonare devi sganciarmi il numero della Dea!

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