Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Ancora di Tutto e Nulla

Prima di tutto, oggi vorrei cogliere l’occasione da me medesimo gentilmente offerta per ringraziare il nutrito pubblico che mi segue. Poi naturalmente vorrei ringraziare me stesso per avermi concesso lo spazio per questi ringraziamenti, e dire “di niente, ma figurati” sempre a me stesso per i ringraziamenti che mi sono appena fatto.

Ma veniamo al post di oggi. Devo dare due risposte a due precisazioni su due supposte cavolate che avrei scritto nel post di ieri. Copincollo il commento del mio piu’ illustre lettore. Secondo egli, avrei toppato:

1) quella della carta che si stacca dagli alberi e che dovrebbe suscitare negli uomini l’idea della scrittura. La scrittura è nata su tavolette di argilla quando la carta non era nemmeno all’orizzonte.

Qui devo ammettere, mi sono spiegato male. O forse non ci siamo capiti. In realta’ stiamo parlando di corteccia eh, non di carta. Corteccia chiara, quasi bianca a volte (dipende dal tipo di eucalipto), ma pur sempre corteccia. Sembra cartone, diciamo, solo piu’ spesso e piu’ duro del cartone. Insomma, da un certo punto di vista potremmo anche parlare anchedi “tavolette naturali”. Ma non e’ questo il punto. Se vogliamo dirla tutta, in effetti gli abos ci fanno i dipinti sulla corteccia, adesso, per motivi turistici, come si puo’ vedere qui
Cio’ non toglie che, caro Aka, tu dovresti trovarti uno di questi pezzi di corteccia in mano per poter giudicare. Quando lo prendi in mano ti viene proprio voglia di scriverci sopra o di farci un segno con un sasso. E’ l’uomo delle caverne che e’ in me che ti sta parlando, battendo la clava sulla tastiera.

Dire che gli aborigeni australiani avrebbero potuto inventare la scrittura perché la carta gli cresce sugli alberi è come dire che gli arabi, con tutto il petrolio che hanno, avrebbero dovuto inventare la musica perché la si può archiviare in supporti di plastica (dischi).

Non e’ vero. Passare dal petrolio ai dischi richiede ad una civilta’ di possedere tutto un background di conoscenze sia teoriche, sia di tecnologie accessorie che permettano di arrivare al prodotto, sia naturalmente di processi industriali. Raccogliere un pezzo di corteccia da terra e pasticciarci sopra col ditino sporco di terra rossa di Uluru fino a capire che puoi usare quella cosa come messaggio per altre persone richiede semplicemente di essere piu’ intelligente di una scimmia.

E sorvolo sul fatto che gli aborigeni non abbiano creato una civiltà perché la natura gli dà già tutto. Semmai è vero il contrario, cioè che la natura in australia dà il poco che basta, e ci vuole piu intelligenza individuale a sopravvivere nel bush che nella civiltà occidentale.

Anche no. Loro avevano un continente a loro completa disposizione, senza nemici, senza pericoli, senza predatori, senza terremoti, senza problemi, senza interisti. Faceva freddo? Si spostavano dove c’era caldo. Il bush non dava cibo? Cambiavano bush. Too easy mate. E forse questo ci spiega come mai non si sono mai evoluti: evidentemente non ne hanno avuto bisogno.

Ma passiamo a

2) seconda cavolata. I Giappi non hanno “inventato” storie di alieni che vengono dal cielo e li minacciano di distruzione totale. Infatti come è noto i giappi sono incapaci di inventare alcunché.
I giappi hanno solo replicato enne volte freudianamente il Singolo Trauma dell’invasione americana. Gli alieni piovuti dal cielo non sono altro che un’allegoria dei bombardieri di McArthur.

Allora. Sono assolutamente d’accordo con la tua frase sul Singolo Trauma, non per nulla non c’e’ cartone animato di robot che non finisca con un fungo nucleare. Qui non c’e’ nulla da dire.
Certo che, come ti puntualizzava Tonari, dire che non hanno inventato nulla, mi pare un filo eccessivo. Per dire, hanno inventato le giappine a Shibuya, ti pare poco?
A parte gli scherzi, puntualizziamo. Se vai a rileggere il passo incriminato, io non ho mai parlato di inventare, ho parlato di inventarsi. Volevo dire che si sono inventati (nel senso di “hanno concepito”) delle storie… nel senso che le hanno create, che le hanno scritte. Mi riferivo, naturalmente al fatto che pur flagellati da cataclismi naturali senza posto dove fuggire, essendo l’Isola del Tutto molto piu’ piccola dell’Isola del Nulla, non hanno trovato di meglio da fare che crearsi pure tutto un filone di storie in cui il Giappone e’ sotto attacco. E hai un mare di esempi da cui pescare, da Goldrake a Evangelion passando per tutto il cyberpunk, alle storie post apocalittiche tipo Kenshiro, alla loro predilezione per gli zombie (trovami un giapponese che non ama le storie di zombie, UNO!), a tutta una cineteca di film tipo Tokyo Gore Police dove la societa’ del futuro e’ infestata dai mostri, al grandissimo Karoke Terror dove si parte da un motivo futile per creare un’escalation di omicidi a catena che culminano nel tipo che sgancia l’immancabile bomba H su Tokyo. Volendo a questo punto tacere su quando si flagellavano in Mai dire Banzai, senno’ non finiamo piu’.

Tutto questo, naturalmente, per rimarcare ancora una volta il dislivello enorme tra l’Isola del Nulla e l’Isola del Tutto, l’una a farsi del male fisico e mentale e l’altra spaparanzata al sole o a ubriacarsi in pub. Ma una che solo a voler contare il periodo dal dopoguerra in poi ha pesantemente condizionato il mondo con le sue scoperte, con le sue innovazioni e perche’ no, con le sue stranezze, mentre l’altra che dall’alba della storia umana in poi ha inventato solo due cose degne di nota: il boomerang e la Pavlova. Anzi no, mi correggo. Neanche quella.

Ora, come minimo, per farti perdonare devi sganciarmi il numero della Dea!

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15 risposte a “Ancora di Tutto e Nulla

  1. elisa giovedì 16 settembre 2010 alle 4:15 pm

    non è che proprio perchè gli aborigeni non avevano nulla di cui temere (terremoti, innondazioni, interisti…)non si sono sforzati? cioè avran pensato “perchè romperci le palle quando possiamo vivere nell’ozio che la natura ci da? ame che me frega di inventare se non ne sento la necessità?” (inventare ed inventarsi…), cosa che per i giappi non è stato, vista la sfiga di terremoti ed altro, per cui sono stati costantemente stimolati all’ inventare…magari ho appena detto una mega cazzata, pero’ mi è balenata la teoria dello stimolo!

  2. Laura giovedì 16 settembre 2010 alle 5:29 pm

    Nel senso che la teoria non mi convince.

    Stavo pensando: se una popolazione vive in condizioni ottimali non dovrebbe proprio per questo sviluppare quantomeno un interesse per quelle arti/ scienze “pacifiche”?

    Comunque sia qui lo scrivo e qui lo nego visto che non ho idea di come siano andate le cose in Australia dopo la deriva dei continenti >.<

  3. kiruccia giovedì 16 settembre 2010 alle 5:42 pm

    A te viene voglia di scrivere sulla corteccia perché SAI scrivere, conosci il gesto.
    Fosse stata un po’ più morbida al massimo avrebbero scoperto/inventato la carta igienica. 😀

    Sul secondo punto mi tocca bacchettare il tuo più illustre lettore: i giappi non hanno inventato alcunché? Mi giunge notizia che la povera Murasaki Shikibu, dopo aver scritto una millata d’anni fa quello che viene considerato il primo romanzo della storia, si stia rivoltando nella tomba.

  4. Akanishi au Québec venerdì 17 settembre 2010 alle 3:01 am

    Albino, ti sei dimenticato di ringraziarti a nome mio per avermi definito il tuo più illustre lettore.

  5. Akanishi au Québec venerdì 17 settembre 2010 alle 11:17 am

    Come posso non replicare ad Albino nel momento in cui mi definisce addirittura illustre lettore?
    Mi verrebbe quasi voglia di riprendere il mio blog e di risponderti colà. Ma resisto alla tentazione.

    Ora, per quanto riguarda l’esempio della carta, sono d’accordo con Kiruccia. Il fatto che UN materiale adatto sia lì a disposizione NON ha alcuna influenza sul processo che porta all’utilizzo che tu conosci OGGI.

    è un po’ il classico uovo di Colombo. Una volta che uno ti ha mostrato come si fa, sono capaci tutti.
    Gli incas non scrivevano ma usavano delle cordicelle intrecciate, i quipu. A te verrebbe in mente di usare i tuoi lacci delle scarpe per comunicare un messaggio al tuo prossimo? non credo. Eppure li annodi ogni giorno. A meno che non usi mocassini.

    Il mio esempio del petrolio vuol solo evidenziare che c’è un salto logico nel tuo ragionamento. Che il gap da superare sia tecnologico o concettuale, la sostanza non cambia.

    In questo senso se preferisci possiamo dire che gli arabi avrebbero dovuto inventare la musica perché con tutto quel budello di cammello che hanno, ci potevano ben fare delle corde di chitarra. calza meglio? 😛

    Ora poi sulle conclusioni che tiri potrei anche esser d’accordo, ma parzialmente. Nel senso, se non hanno inventato la scrittura, e niente altro, significa che non ne hanno sentito il bisogno. Sì’ e no.

    Questo ci porta molto lontano, ai fattori che fanno sì che una civiltà nasca. L’ambiente, dici tu. Esso ha certo un ruolo importante, ma non è l’unico.
    Non è un caso se le civiltà sono nate, tutte, in ambienti temperati e fertili.

    Però l’Australia è temperata e fertile, almeno in parte: come la mettiamo? tu sembri dire che è forse troppo fertile, non stimola il progresso.

    Allora se ne deve dedurre che il progresso è
    stimolato dalla scarsezza?

    Ma nessuna civiltà è nata in mezzo al deserto, o nell’Artico, dove l’ambiente dà poco, e nemmeno nella foresta pluviale, dove invece cresce di tutto.

    C’è il fattore tempo. L’Europa è stata primitiva per una lunga serie di millenni, nei quali nessuno ha pensato di imparare a comunicare scrivendo simboli astratti su i-pad di terracotta.

    Poi dev’essere successo qualcosa, ed è iniziata la Storia.

    Se vai dall’altra parte dell’Atlantico, questo qualcosa dev’essere scattato un po’ dopo, perché gli Incas e gli Aztechi, pur scrivendo e coltivando ed espandendo imperi, stavano ancora all’età del bronzo quando gli Spagnoli gli hanno fatto il culo (con la polvere da sparo inventata in Cina).

    e che cosa è scattato? e che cosa non è mai scattato in australia, nonostante il clima simile? lo scrivo domani ché ora è notte. Tanto Albino è in viaggio di lavoro e qui i topi ballano.

    • Akanishi au Québec domenica 19 settembre 2010 alle 12:32 am

      Siccome le cosiddette civiltà si sono sviluppate in ambienti simili, ma in tempi diversi, si potrebbe dire che ogni ambiente adatto, dopo un tempo adeguato, fa spuntare una civiltà. L’Australia potrebbe essere stata semplicemente un po’ in ritardo. Ma perché?

      Credo che un fattore fondamentale collegato alla comparsa di una civiltà sia il numero. Solo quando la popolazione raggiunge una certa “massa critica” comincia la Storia. Una popolazione sporadica, sparsa su un territorio vasto, poco numerosa, difficilmente si evolve. Però è difficile riconoscere le cause e gli effetti su questo punto. Un popolo si evolve perché è numeroso o aumenta di numero perché è evoluto?

      Gli aborigeni australiani erano principalmente dei cacciatori-raccoglitori. Come ha detto Albino, si spostavano in un altro posto se le risorse venivano a mancare. Ovviamente questo sistema di sostentamento non consente il sostentamento di un numero elevato di persone. Anzi, su wikipedia ho trovato che la popolazione stimata “sostenibile” per l’intera australia è di 750 000 individui.

      Quindi, se il sistema rimane questo, non ci si evolve e non si può aumentare molto di numero. Perché una popolazione a un certo punto dovrebbe diventare stanziale e cominciare a coltivare/allevare anziché cacciare e pescare e raccogliere? vi ricordo che passare all’agricoltura non è per niente una cosa facile, specie all’inizio. E’ anche più complessa della scrittura come invenzione.

      Risposte ipotetiche: a) perché hanno fatto fuori tutta la selvaggina b) perché la presenza di altre popolazioni intorno potrebbe non aver poiù permeso di spostarsi.

  6. Akanishi au Québec venerdì 17 settembre 2010 alle 11:20 am

    A proposito di simboli astratti, Albino… rivoglio il mio pattern a quadretti turchese!!
    iprite a quella sagoma grigia!

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