Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: martedì 21 settembre 2010

Alitalia

C’e’ una cosa che bene o male accomuna quasi tutti gli emigranti del mondo, e questa e’ la familiarita’ con aerei, aeroporti, compagnie aeree. Noi italiani in questo ci distinguiamo fra tutti, perche’ tra tutti i Paesi del mondo, (tutti, non importa che siano G8 o terzo mondo) siamo quelli con la compagnia di bandiera piu’… piu’… piu’…

Non so neanche come definirla. Alitalia. Un covo di paraculati, un covo di cazzoni, di fancazzisti, di – mi scuseranno i miei lettori del sud – terroni. Nel senso piu’ stereotipato del termine. Forse una definizione l’ho trovata. Ecco: Alitalia e’ una compagnia di merda.

Parliamo della professionalita’. Avete mai aperto il sito Alitalia? Nel 2010 (ma anche prima) il biglietto da visita di un’azienda e’ il suo sito internet. Quello di Alitalia e’ vecchio, sgangerato, pieno di bug, di difficile lettura. Trasuda paraculo. Trasuda tangente pagata per fare il sito. Trasuda scarso amore per l’azienda. Trasmette menefreghismo di chi l’ha fatto e di chi ne e’ il responsabile.

Programma Millemiglia. L’ho fatto nel 2001, all’epoca avevo un PIN che ho perso, e mi ero registrato con una mail di inwind che non ho piu’. Non l’ho usato per anni, perche’ lungi da me volare con Alitalia. Non conosco nessuno cui non siano stati persi i bagagli a Roma, tra me, mio fratello e mio padre abbiamo milioni di storie da raccontare su questo. Ma quest’estate ero tornato in Italia con KLM, che e’ affiliata alla millemiglia, quindi le miglia le ho caricate li’. Ma una volta tornato in Italia naturalmente ho voluto controllare, anche per vedere se la mia carta era ancora attiva, e per sapere com’era la situazione con l’indirizzo email, ecc. Ma visto che non avevo ne’ pin ne’ email, non mi e’ rimasto altro da fare che chiamare il servizio clienti.

Apriti cielo. Il servizio clienti di Alitalia e’ un numero di Roma. Interurbana, alla faccia dei numeri verdi. Vabbe’. Parte il messaggio registrato di ‘sta romanaccia con accento che neanche Bombolo e Thomas Millian. Ora, nulla contro l’accento Romano, o qualsiasi altro accento. Ma un servizio clienti no, eh, e’ un servizio dove lo speaker non deve avere un accento. La voce registrata con accento indica provincialismo, denota che il messaggio e’ stato registrato in maniera non professionale, alla cazzona. La tipa della voce registrata e’ di quelle romane che non sanno dire le consonanti singole, sembrano tutte doppie. Accento veramente pesantissimo, chiamare per credere. Vabbe’.

Passiamo oltre. Il menu’ e’ incasinato all’ennesima potenza. Schiaccio il 4, programma millemiglia – mi chiede di inserire il pin, che naturalmente non ho. Lo inserisco tre volte sbagliato, immagino che mi passeranno un operatore, e invece cade la linea. Chiamo di nuovo, e visto che ho gia’ ascoltato i messaggi iniziali premo subito il 5 (credo), servizio clienti. Ma naturalmente il programma di risposta automatica non e’ stato fatto con amore, non e’ stato fatto con attenzione verso il cliente: e’ stato fatto alla cazzo di cane, per cui non esiste che se premi prima vai al menu e salti il messaggio. Quindi mi devo riascoltare sta burina che mi ripete il messaggio sul Millemiglia young, e gia’ mi chiedo quando puttana e’ la madre del direttore del programma millemiglia, il quale in quel momento probabilmente e’ nell’ufficio di qualche politico a fare comunella.

Aspetto la fine del messaggio, premo il 5, mi risponde il servizio clienti. Gli racconto il mio problema, e il tipo (sempre con accento romanesco da paura) mi risponde che ho premuto il tasto sbagliato, che siccome e’ un problema con la millemiglia devo richiamare e schiacciare il 4. Al che gli dico la storia del pin, e lui mi mette in attesa e si informa. Quando torna mi dice di premere il 6, che riguarda la manutenzione del sito internet, e che loro sapranno aiutarmi.

Io naturalmente ho gia’ capito che stava scaricando il barile, ma non posso far altro che mettere giu’ e ricomporre il numero, riascoltarmi l’introduzione infinita che non si puo’ saltare, fino a quando posso premere sto cazzo di 6. Al sei mi risponde un altro tipo. Gli racconto la mia storia, dopodiche’ mi dice che ho sbagliato, che devo premere il 4 perche’ e’ il programma Millemiglia. A quel punto mi girano i coglioni, e gli ripeto che se non ho il pin, non e’ che posso accedere al menu 4 dove mi viene chiesto il pin. Elementare mi sembra, no?
Lui mi risponde che non sa, che devo chiamare il 5 che e’ il servizio clienti. Io mi infervoro e gli dico che, porca puttana, sono appena stato indirizzato li’ dal tipo del 5! Al che lui mi dice di aspettare un attimo che si informa, e mi mette in attesa. Torna dopo un po’, e mi dice che se premo il 4 e quando mi chiede il pin aspetto una trentina di secondi invece di inserirne uno sbagliato, mi passano l’operatore lo stesso. Al che le mie sinapsi si rimbalzano in un istante le medesime domande: che senso ha mettere il pin allora? Perche’ se lo metti sbagliato cade la linea? E perche’ non hanno aggiunto la frase "se vuole parlare con un operatore, rimanga in attesa"?
Queste domande hanno una sola risposta, e la mia bocca la tira fuori in automatico. Inspiro, espiro, inspiro e poi da buon Veneto do al tipo un paio di consigli su come utilizzare al meglio il suo ano, e poi confido tutto d’un fiato che cosa penso di sua madre. E sbatto giu’ il telefono.

Alla fine, come ho risolto il problema? Sono andato nel sito di inwind, mi sono creato un indirizzo email con lo stesso nome di quello vecchio ormai disattivato, mi sono fatto spedire li’ il pin. Molto piu’ veloce la cosa, ad averlo saputo. Ma io, poveretto, vengo dall’Australia dove di solito se non sai una cosa chiami, i menu sono veloci, la gente ti risponde in maniera cortese, ti vengono incontro, sanno il loro mestiere. In una parola, dove ti trattano da cliente pagante quale sei, non da rompicoglioni come in Italia.

In conclusione, vi chiederete come mai vi stia raccontando adesso questa storia a distanza di settimane. No, e’ perche’ prima sono tornato sul sito di Alitalia Japan (il sito giapponese), per vedere di un volo. Naturalmente non c’e’ il menu in inglese, ma non importa. Il sito sembra amatoriale a dir poco, non so se qualcuno di voi si ricorda il primo mondoalbino, quello su cui sbattevo le foto di laurea. Uguale.
Il sito trasmette mancanza di amore, mancanza di controllo da parte dei dirigenti, mancanza di spirito d’iniziativa, di voglia di far sopravvivere quest’azienda del cazzo. La’ l’importante e’ fare sciopero, lamentarsi dei dirigenti, lamentarsi dei clienti, lamentarsi degli aeroporti, lamentarsi del governo, lamentarsi dei sindacati, lamentarsi dei subcontractors.

Maledetti, maledetti, maledetti. In mezzo a una strada dovevano finire, tutti. La Thailandia e’ un paese del terzo mondo, coi bambini che a momenti muoiono di fame, la prostituzione che e’ il traino economico del paese, una mezza guerra civile in atto un giorno si e un giorno no, ma cazzo andate a Bangkok a vedere l’aeroporto. Un gioiello. La Thailandia vive di turismo, quindi i turisti vanno trattati bene. L’Italia mangia a sbafo col turismo, e anche se li si tratta male loro tornano comunque. Ma andate a Bangkok, passateci per quell’aeroporto. Vi prego. Provate un po’ a vedere se vi perdono le valigie come a Roma, o se ci sono i muri scrostati come a Malpensa. Salite su un aereo della Thai airlines. Guardate il sito. Chiamate il servizio clienti.

Amore per il cliente, amore per il proprio lavoro, professionalita’, onesta’, integrita’, senso di responsabilita’. Questo manca in certe strutture pubbliche o semipubbliche in Italia. Perfino i paesi del terzo mondo ce la fanno, noi no. Io, ve lo dico col cuore in mano da emigrante che gira il mondo, io a volte mi vergogno quando torno in Italia. Mi vergogno a vedere i nostri aeroporti, mi vergogno a vedere le nostre stazioni, i nostri treni. Mi vergogno perche’ penso che a quelle scene assistono i turisti stranieri, che poi tornano a casa e raccontano.

Il fatto e’ che Alitalia doveva chiudere, e i suoi dipendenti finire tutti in mezzo a una strada, dal primo all’ultimo, anche quelli bravi, senza aiuto da parte di nessuno. Dovevano trovarsi un lavoro vero, imparare a loro spese che il pane ce lo si guadagna rispondendo al cliente e per una volta anche a Pantalone, il quale ha foraggiato generazioni di paraculati e ora non ce la fa proprio piu’. E’ ora di finirla cazzo.

Annunci

Shinagawa

Shinagawa, stazione di Shinagawa. Qui albino cambia treno ogni mattina.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: