Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi Mensili: novembre 2010

地震

Che fiko, proprio oggi che non avevo niente da scrivere, e’ arrivato il terremoto a salvarmi il post. (precisiamo: avevo due o tre idee ma una me l’ha fregata Tonari sul filo di lana, un’altra e’ troppo lunga da trattare e oggi non ho tempo, mentre la terza e’ impegnativa (tratta di patata) e quindi devo studiarmela meglio prima di scriverla).

Torniamo al terremoto. Oggi me ne stavo in mensa a mangiare e a discorrere amichevolmente coi colleghi, quando inizia a ballare tutto. La mensa della mia azienda e’ al terzo piano, uno stanzone immenso con dentro tipo un migliaio di persone, tutte vestite di bianco con la divisa della spectre. Bene. Ad un certo punto, si inizia a ballare. Una trentina di secondi, via di ondeggiamenti.

Oh, non s’e’ mossa una forchetta.
…No spe, siamo in Giappone.

Oh, non s’e’ mossa una bacchettina.

Pazzesco. La gente non solo non ha smesso di parlare, ne’ di mangiare. Ma non si sono fermati nemmeno un secondo dal servire il cibo. La gente coi vassoi in mano magari si e’ cagata un po’ sotto, ma non l’ha dato a vedere. Via dritti, come se niente fosse.
Ma la cosa proprio fuori, e’ che il brusio di fondo della mensa non si e’ fermato. Non un commento, non un cambiamento di tono. La gente ha continuato a parlare degli argomenti di cui stava parlando. Magari qualche commento, forse, “oh, il terremoto”. Ma per dire, a me l’acqua è straripata dal bicchiere. Insomma, non si era proprio fermi.

Una volta tornato in ufficio sono andato nel sito delle previsioni del tempo, alla voce “terremoti”. Ecco un paio di foto: non era niente di che, due-tre gradi della scala Richter. Noi si e’ ballato un po’ perche’ si era al terzo piano, e gli edifici giappi ballano quando assorbono i terremoti. Certo che si fidano un casino dei loro edifici antisismici qui, eh.

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Il post di oggi

e’ soppresso perche’ cosi’ avete l’opportunita’ di rileggere i bellissimi post della settimana scorsa. Soprattutto quello sulla roba, li’, quello degli uomini.

E perche’ scommetto che la maggior parte di voi non ha ancora visto il documentario sulla Nord Corea. Non restate li’ supini nell’ignoranza come il vostro solito, dài.

Ma soprattutto, e’ soppresso perche’ se non cominci a educare i tuoi lettori da piccoli, chissa’ poi cosa cominciano a pretendere.

La follia

Scusate l’assenza, ero impegnato nel campionato del mondo di ramen qui a Tokyo. A magna’, non a cucina’, ovviamente.

Volevo segnalare il seguente documentario. Se avete 53 minuti liberi ve lo consiglio, e’ illuminante per capire in che situazione folle sono messi in Corea del Nord, e in quale costante pericolo sono Corea del Sud e Giappone.

Nota finale per me stesso: scrivi un articolo sulle differenze Giappone vs Resto del Mondo. In settimana, con calma.

 

Quam minimum credula postero

Segue l’elenco delle Categorie piu’ famose di uomini. Legge: albino. (Applauso).

Esistono uomini che credono nell’anima gemella, la trovano, stanno con lei, e non hanno bisogno di nient’altro. Quando si sposano di solito hanno un numero di ex alle spalle il cui limite sfiora lo zero, quando va bene, e poi a una certa eta’ si rendono conto che gli e’ mancato qualcosa nella vita, che l’amore e’ stato bello, per carita’, ma certo un po’ di piu’ ci si poteva anche dar da fare quando si avevan vent’anni, cribbio! E li trovi parcheggiati a bordo tangenziale, a pagare per quelle esperienze che non hanno fatto da giovani.

Esistono uomini che tradiscono
perche’ la loro partner ha avuto piu’ ex di loro. Ma vaglielo a raccontare alle loro partner che loro, poveretti, vogliono solo pareggiare i conti…

Esistono uomini che vanno a fighe dalla mattina alla sera, ché la donna e’ oggetto, mentre “Io” e’ il soggetto. Secondo i (le) benpensanti, questi uomini invero dicono di amare le donne mentre in realta’ le odiano, le usano. Ma forse piu’ che odiarle, le hanno solo capite.

Esistono uomini talmente belli che non gli serve muovere un dito, le donne vengono da loro.

Esistono uomini talmente brutti che devono fare una fatica boia per mostrare di essere interessanti e belli dentro per non andare sempre in bianco.

Esistono uomini belli che sono brutti dentro, ma alle donne non gliene frega niente che siano degli spiantati, dei caproni ignoranti, dei bastardi egoisti. Sono belli, punto.

Esistono uomini brutti che sono belli dentro, e le donne li vogliono sposare, ma non gliela danno.

Esistono uomini belli e interessanti che non battono chiodo, e uomini brutti e insulsi ma pieni di donne. Perche’ in fondo e’ questione di chimica e ferormoni prima ancora che di bellezza e personalita’.

Esistono gli uomini che attirano solo le pazze, gli uomini che attirano solo le cozze, gli uomini che attirano solo le stupide, gli uomini che attirano solo quelle col culone. E sono proprio quelli cui piacciono nell’ordine le donne tranquille, le donne appariscenti, le donne intelligenti, le donne secche. Maledetto Murphy!

Esistono uomini che appena vedono una tipa ci vanno subito a parlare, ci provano a tappeto come i diciottenni terroni in campeggio a Riccione, sparano sul mucchio peggio dei Vietcong che tanto, minchia, su cento con cui ci provo la trovero’ una vigliacca che ci sta!

Esistono uomini che quando vedono una che gli piace si irrigidiscono, ammutoliscono. E magari sono brillanti con le tipe che non gli interessano, le quali puntualmente si innamorano di loro.

Esistono uomini che quando vedono una tipa troppo bella iniziano a criticarla, dicono che ha la faccia da stupida, se e’ una collega non ci parlano apposta e malignano che sta cercando di far carriera facendo la oca col capo. Classico caso di “Il volpO e l’uva”.

Esistono uomini che andrebbero con qualsiasi essere bipede dotato di vagina, (se sono sardi, anche quadrupede). Quando ti raccontano le loro avventure e ti dicono di essersi fatti una “ carina, non fighissima, normale dai” sai gia’ che e’ l’ennesima sosia della figlia di Fantozzi. Da mettere nel museo degli orrori, accanto a tutte le loro ex.

Esistono uomini che vanno con le brutte
per mancanza di autostima.

Esistono uomini che vanno con le brutte per paura di fallire con le belle.

Esistono uomini che ci provano solo con le belle, e vengono puntualmente respinti. C’e’ chi mette il bersaglio troppo vicino, chi troppo lontano per le sue possibilita’.

Esistono uomini che pensano che le brutte siano piu’ facili, ma non sanno che le brutte sanno benissimo che gli uomini le ritengono piu’ facili proprio perche’ sono brutte. Per questo non ci stanno, e quando succede gli uomini rimangono anni a chiedersi come sia potuto succedere.

Esistono uomini che non importa se sei una ciulata sicura: se pesi centodieci chili e quando ti vesti di verde sembri la campana della raccolta differenziata del vetro, scusali tanto ma preferiscono andare in bianco.

Esistono uomini che hanno amato e non hanno mai dimenticato
, e odiano le donne che amano e dimenticano piu’ facilmente di loro.

E poi esistono uomini, tipoperesempioqualcuno-nondiciamochi, che amano la conquista quasi piu’ dell’atto fisico, e si sentono appagati nel loro Ego deviato quando la tipa gli fa gli occhioni. Escono al primo appuntamento e sono brillanti, spigliati, perfetti. La tipa e’ praticamente KO, ma loro non ci provano, si dicono: va bene cosi’ per stasera, e’ stata una bella serata. La prossima volta me la ciulo per benino. Ma la prossima volta non arrivera’ mai, perche’ le tipe sono refrattarie ai toni di grigio, e al secondo appuntamento hanno avuto modo di pensare, perciò hanno gia’ deciso che o vogliono solo restargli amiche, oppure li vogliono sposare. Di sicuro pensano che loro non siano interessati, perche’ non c’hanno provato. In tutti i casi, la notte di sesso selvaggio di questi poveri ometti e’andata, persa irrimediabilmente per sempre, e a loro non rimane che il rimpianto per non aver colto l’occasione al momento giusto. Ed e’ una lista infinita di occasioni perse che si ripete ancora, ed ancora, ed ancora, ed ancora.

Dum loquimur fugerit invida aetas:
Carpe diem, caro albino,
Quam minimum credulo postero.

Evviva il musetto, con l’omo taca’

Oggi e’ un giorno lieto.

Ma non perche’ il sole splende, e c’e’ quel bel cielo azzurro di venticello e nuvolette.

E non perche’ hai upgradato l’iphone a iOs 4.2 e ora ti senti una persona completamente realizzata.

E neppure perche’ ieri i tuoi ti hanno spedito un musetto (o cotechino, come probabilmente lo chiamate se non siete (tri)veneti) per Natale, che provvederai a cucinare con lenticchie e pure’ alla faccia di tutti gli italiani emigrati in Australia che se ne vanno tristi e mogi in spiaggioone a fare surf per capodanno! E tu invece ti mangi il musetto nella Megalopoli tutta addobbata a festa di luci e alberi di natale con la stella sopra, e pazienza se e’ solo una cosa di facciata e lo spirito del Natale e’ altrove.

No, oggi gioisci perche’ e’ giorno di paga. L’unico giorno del mese in cui riesci a dare risposta al chi me l’ha fatto fare che ti ripeti ogni mattina quando ti alzi dal letto alle sei e mezza.

Il mondo e’ bello perche’ e’ vario

Avete sentito? La Corea del Nord ha bombardato un’isola sudcoreana al confine. Due morti, una ventina di feriti, tanto incazzamento. Si perche’ non so se ne siete al corrente, ma la Corea del Nord e’ al collasso economico, la gente muore di fame e infatti riceve riso e alimenti dalla Corea del Sud. Cioe’, ripeto: riceve riso e risponde bombardando.
Questi sono pazzi. Malati.

E in Giappone? Magari avrete letto nelle news che il primo ministro Naoto Kan ha allertato l’esercito, perche’ questi pazzi fulminati sono qua dietro l’angolo a bombardare, e non e’ che odino solo i loro fratelli sudisti, se ce l’avessero una bombetta atomica la tirerebbero pure ai giappi. Tra parentesi Kan e’ un nome cinese. Cioe’, capiamoci, il primo ministro precedente aveva la faccia da cinese, questo c’ha il nome. Che voglia dire qualcosa?

Vabbe’. E in tutto questo casino, un ipotetico abitante della giapponia accende la tv, e cosa vede? Beh, ti aspetti un’edizione straordinaria, cazzo la CNN l’ha fatta, e poi ne parlano fino in Italia, il governo giapponese allerta l’esercito per eventuali attacchi… ma qui niente. Tutto come prima, i talk show con i comici su un canale, altri personaggi famosi in ristorante che mangiano prelibatezze e fanno la faccia da pirla e dicono oishii su un altro canale, un concerto di musica classica sul primo e un programma di due imbecilli su un’isola deserta che pescano con la fiocina e si cucinano quello che hanno pescato. Un’isola dei famosi, solo piu’ finta. No news. Pure su internet, un trafiletto.
E le coree intanto si bombardano. E tu dici, ma come, cazzo, un’edizione straordinaria no? No. No, purtoppo qui non si puo’, e’ contrario alla loro religione. Ma come, religione? vi chiederete. Eh, qui dovete sapere che hanno un Dio un pochettino diverso dal nostro; da noi esiste la trinita’, mentre qui il culto prevede la quadrinita’, c’e’ Padre, Figlio, Spirito Santo e lo Sponsor, che e’ il quarto ma vale piu’ degli altri tre messi insieme.

Alla fine, aspetta e aspetta e aspetta, alle dieci di sera finalmente fanno le news. E qui c’e’ proprio l’apoteosi del cascamento di balle: fanno le anticipazioni del TG e come sempre, le intramezzano da un assolo di sax tipo jazz, e le sigle dei vari sponsor del tg in sovraimpressione. Bello, solo che oggi sotto agli sponsor ci sono le immagini dei bombardamenti. Cioe’, immaginatevi una donnetta che dice “questo tg ti e’ offerto da…” e le sigle degli sponsor, non so Toyota o Mitsubishi, che si accavallano, con un sottofondo di sassofono e dietro le bombe che cascano e incendiano, e la gente che fugge terrorizzata!
E questo non e’ neanche l’Iraq che uno dice vabbe’, la solita menata degli arabi che si fanno saltare in aria a millemila chilometri di distanza. No, questo e’ qui dietro l’angolo, e dopo lo sponsor infatti parte il premier a parlare dicendo che il Giappone e’ in stato di allerta!
Cose da pazzi. Se chiedi a un giapponese, allarga le braccia e ti risponde “che ci vuoi fare, lo sponsor paga, ha diritto”. Si ho capito che paga, ma minchia.

Ma purtroppo queste insulsaggini sono il prezzo che si paga in un posto dove le regole vengono rispettate in maniera inflessibile. Si perche’ poi abbiamo, notizia fresca di questi giorni, il ministro della giustizia che risponde con una mezza battuta a un paio di deputati durante un’interrogazione parlamentare, e per questo gli viene chiesto di dimettersi. Una cosa innocentissima, tra l’altro, due parlamentari gli avevano fatto un’interrogazione e lui ha risposto loro (parafraso) “fate pure, chiedetemi quello che volete, tanto poi io vi rispondo in politichese!
E, volete ridere? Alla fine si e’ dimesso! Motivo: aveva mancato di rispetto, per cui il suo governo l’ha sfiduciato. Ecco, io vedo queste cose in tv e penso a Bassolino o a Mastella e mi verrebbe da prenderli a ceffoni.

Ma noi alle regole inflessibili non crediamo, noi lo sponsor nei momenti di emergenza non lo mostriamo, noi siamo flessibili e rispettiamo le regole solo se le riteniamo giuste. Infatti abbiamo politici che hanno fatto tesoro di questa cosa dell’essere flessibili sulle regole, non per niente ormai non si trova struttura pubblica che non sia piena di inquisiti, condannati per mafia, tangentari, filibustieri; per non parlare degli amministratori di una citta’ sommersa dai rifiuti che non se ne vanno, ministre e deputate che a momenti si danno della puttana a vicenda, e taciamo per decenza del premier. E Cosentino cazzo, Cosentino che uno neanche si chiede come sia possibile che sia ancora li’, ancora coordinatore PdL in Campania. Uno manco ci arriva a chiederselo: quello che ti viene da domandarti non e’ come mai non si sia dimesso, quello che la gente vuole sapere e’ come cazzo faccia uno del genere a essere ancora fuori di galera!
E il ministro giappo che dall’altra parte si dimette per una battuta. Misteri.

Per finire, lasciatemi cambiare discorso; ho una comunicazione di servizio da fare. Non so se ne siete al corrente, ma finalmente, con calma, dopo anni e anni, hanno aperto la versione di Amazon in italiano!
Ovviamente il mio romanzo non poteva mancare… scontato a 9,80 pure! Ecco il link, per chi fosse interessato. Spedizione gratuita!
NB: dice che attualmente non e’ disponibile ma non e’ vero, e’ disponibilissimo. Non chiedetemi come mai l’hanno scritto (forse il sito e’ ancora in rodaggio?).

Semichiuso per semiferie

Oggi, guarda caso, e’ festa nazionale. Non so quanti di voi siano al corrente del fatto che in Giappone non abbiamo ferie, ma ci sono piu’ feste nazionali che ristoranti di sushi…

Insomma, visto che sono a casa oggi non scrivero’ niente di lungo o impegnato. Fuori piove, per cui vado a Korakuen, in centro (centro e’ un concetto un po’ vago qui, ma vabbe’), a farmi un giro per centri commerciali, e magari un salto sulle montagne russe. Che poi e’ la stessa cosa, visto che sono uno sopra l’altro, uno dentro l’altro. Non si capisce bene.

Giramento di pale – continua

Probabilmente a voi quattro-lettori-otaku-che-mi-ritrovo non ve ne puo’ fregar di meno che io parli di pale eoliche, soprattutto se siete maschi e venite qui nella speranza di legger di giappine, o se siete femmine e mi vi perdo un po’ quel fascino del viaggiatore tenebroso quando mi ingegnerizzo.

Eppero’ purtroppo oggi devo concludere il discorso sulle “pale portatili”, quelle del video che ho postato nel post precedente e che non ho sviluppato per problemi di tempo. Kiruccia mi commentava che in Italia pare ci sia una cosa simile (“pale da giardino”) a 15000 euro, che produce 1.5kWh (Kiruccia scrive kilowatt ma immagino intendesse kilowattora al giorno: un generatore si misura con l’energia che crea nell’arco della giornata, non con la potenza istantanea che e’ in grado di generare).
A me questa cosa dei generatori da giardino fa un po’ ridere: non so quanto vento tiri nei vostri giardini, ma parlerei piuttosto di pale da tetto, in caso. Almeno quando tira vento vanno un po’, se lo metti in giardino al massimo lo puoi usare per stendere i panni, soprattutto se hai una villetta con 20mq di scoperto protetti da siepe. A questo punto se vuoi farti la statua da mettere nel prato i vecchi nani da giardino sono decisamente piu’ economici.

Vabbe’. Sembra comunque che le pale del video che ho postato costino dagli 8-9.000 euro in su e siano in grado di generare, mediamente… non si sa bene. Nel senso che dipende dal giorno. La mia azienda ha installato un pannello all’ingresso (proprio fuori, in modo che tutti vedano dalla strada. Ecologia in Giappone vuol dire marketing: ormai qui e’ diventata sinonimo di essere “azienda di qualita’” molto piu’ che una certificazione ISO. Anzi, a dire il vero qua non si parla piu’ di nulla che non abbia il suffisso -eco. E poi ti danno tre borsette di plastica se compri tre pacchetti di caramelle, gli ipocriti. Vabbe’).
Insomma, quando esco la sera posso guardare quanta energia e’ stata prodotta dalle due pale che abbiamo sul tetto, e naturalmente dai pannelli solari. Ad esempio venerdi e’ stato un giorno di bonaccia per cui le pale hanno prodotto solo 1kWh di energia. Giovedi invece c’era vento perche’ e’ venuto un temporale a meta’ giornata, e quando sono uscito il pannello segnava 14kWh (cioe’ 7kWh a pala).

Quantifichiamo. Quant’e’ un chilowattora? Se utilizziamo un kWh di energia, lo dice la parola, e’ come se stessimo utilizzando un elettrodomestico che consuma un chilowatt, per un’ora. Per dire, come se tenessimo accese 10 lampadine da 100W per un’ora, o una lampadina da 100W per dieci ore. Un po’ pochino, eh.
Se poi guardiamo al concreto. Diciamo, Ok, mi installo un impianto sul tetto. Mi faccio la pala, va’. Mettiamo adesso che questa pala mi frutti – sparo basso – una media di 3kWh al giorno di energia, a spanne. Ora, se non sbaglio l’ENEL fa pagare l’energia 14 eurocent al kWh, al netto delle tasse per cui vado a risparmiare la bellezza di 42 centesimi al giorno in energia. Wow. Moltiplico per 365 e mi vengono quasi 155 euri l’anno di risparmio, piu’ vari altri risparmi da aggiungere perche’ non ho contato ne’ le tasse ne’ eventuali agevolazioni fiscali o contributi governativi.
In pratica, i 9000 euro di spesa iniziale (ipotizzando che l’installazione sia compresa nel prezzo) li recupero tipo in cinquant’anni, se mi va bene. Campa cavallo.

La morale della favola e’: conviene? No, ancora no. I costi sono almeno dieci volte superiori a quello che l’uomo medio e’ disposto a spendere per mettersi un ventilatore sul tetto. Tecnologicamente non ci siamo ancora: le rinnovabili producono ancora troppo poco e costano troppo. Poi c’e’ tutta un’altra serie di problematiche di cui tener conto, tipo per esempio il fatto che l’utente medio non e’ disposto ad avere la propria “centrale elettrica” in casa, con tutti i rischi che questo puo’ comportare (se viene una tempesta e ti si scoperchia il tetto, volano via anche i pannelli, per dirne una. Assicurarsi costa, ed e’ un altro rompimento di palle in piu’): molto piu’ comodo allacciarsi al fornitore e pagare la bolletta.

Di buono c’e’ che ci si sta per lo meno provando. Ci si sta provando un po’ in tutto il mondo. E’ una gara, se volete, a chi arriva primo a scoprire la tecnologia vincente. In palio c’e’ un mercato apertissimo, e miliardi di potenziali clienti. Provate a immaginare se un giorno venisse fuori un’azienda che allo stesso prezzo ti installa non una ma dieci di queste pale. 150 euro di risparmio all’anno su un costo per pala di 900 euro non e’ male, se conti anche le tasse e gli sgravi fiscali in tre-quattro anni sei tornato a casa della tua spesa. Ce ne sarebbe per tutte le tasche, da quello che vuole fare l’investimento e rendersi semi-indipendente alla coppia di sposi che c’ha i duemila euro da mettere sul piatto per un paio di pale, tanto per risparmiarsi quei trenta euro al mese di bolletta vita natural durante.

Soprattutto sarebbe bello se una politica illuminata ti dicesse che ti puoi scaricare dalle tasse una parte di quello che hai speso per le pale, e se la stessa politica illuminata legiferasse dicendo che tutte le case di nuova costruzione devono essere energeticamente indipendenti al tot percento. Ma di questo, diamo atto, non si puo’ parlare se sotto non c’e’ una tecnologia in grado di autosostenersi. Per ora basterebbe limitarsi alla ricerca (e qui stendiamo un velo pietoso sulla situazione italiana).

Utopia? Chi lo sa. Per ora abbiamo governi di cariatidi disposti a investire somme incredibili in una tecnologia moribonda e non rinnovabile come il nucleare. Sappiamo benissimo dove vogliono arrivare: piu’ spendi e piu’ ci puoi mangiar sopra, e ci faranno ciao ciao con la manina nella foto della lapide quando tra vent’anni sara’ finito l’uranio e noi pollastri italiani avremo le nostre belle centrali ancora in rodaggio. Ma ciononostante, guardiamo fiduciosi al futuro.

Io poi che lo faccio tenendomi a debita distanza(*), forse posso anche permettermi di essere anche un filino piu’ fiducioso della media.

(*)Sara’ una magra consolazione, ma per lo meno non fanno le centrali con le mie tasse.

Minigeneratori eolici

Non so se all’estero si usino, ma in Giappone stanno venendo fuori molti generatori di questo tipo (vedi video qui sotto, fatto da me in azienda) da installare sui tetti. Non producono molta energia ma è meglio di niente, anche se poi bisogna tener conto dei costi di installazione e manutenzione.

Che ne dite?

Unfuckable

Stamattina ho visto una figa da panico, con un cappottino corto a delineare un vitino di vespa e due occhi da cerbiatta. Peccato camminasse come un terzino. Cioe’, come se Naomi Campbell salisse in passerella e sfilasse con la camminata di Bruno Conti. Disappointment.

E disappointment anche per il fatto che non importa se hanno la camminata da terzino o da modella: il risultato non e’ che cambi. Certe giappine sono proprio inavvicinabili, specialmente in pubblico. Ma non solo. Non so se avete mai letto o vi siate mai informati su certe statistiche, ma pare che i giapponesi siano una tra le popolazioni al mondo che fa meno sesso. Non si capisce come mai, visto che qua tutto ruota intorno al sesso.

Alcuni diranno che e’ perche’ sono timidi, imbranati, repressi, o magari perche’ ragionano in maniera settoriale per cui ci danno dentro solo quando e’ il momento, ovvero all’universita’, e poi una volta fatte le loro esperienze pensano ad altro (azienda, casa, famiglia). Insomma, le solite spiegazioni sociologiche e anche un po’ pippone.

Mah. Secondo me invece non e’ per quello. E’ che le giappine di norma sono orribili o strafighe, con relativamente poche gradazioni di grigio. E’ forse questo che manca: il grigio (lo stesso grigio che abbonda nei palazzoni, per una beffa del destino). Mi riferisco alla tipa normale, tranquilla, magari non bellissima ma interessante, magari cui perdoni la coscia generosa perche’ è brillante e ha carattere. Qua invece le donne sono mediamente delle mummie, quindi non e’ che puoi perdonare. Ma non e’ questo il punto.

Secondo me la mancanza di toni di grigio e’ il problema fondamentale. Qua o incontri tipe alte uno e quaranta con la gamba corta e storta e i denti posizionati in maniera linearmente, algebricamente e vettorialmente indipendente, oppure incroci non so, tipe col fisico di Michelle Hunziker e il faccino di Lucy Liu (che non è giappa ma rende l’idea). Tipe che ti fanno alzare gli occhi al cielo e bestemmiare anche se non sei veneto, o toscano.

Ecco, secondo me e’ questo il motivo per cui qui si ciula poco: meta’ delle donne e’ unfuckable, mentre per l’altra meta’ sei unfuckable tu.

Della partigianeria

Se vogliamo guardare la situazione politica in Italia, il piu’ grande problema non e’ la corruzione, ne’ il nepotismo, ne’ l’incapacita’, ne’ la disonesta’, ne’ le collusioni mafiose. Questi in realta’ non sono problemi su cui concentrare le nostre attenzioni. Sono piuttosto le semplici conseguenze derivanti da un singolo denominatore comune, una causa scatenante che non ha niente a che vedere ne’ con le regole della politica ne’ con i politici, ma e’ molto piu’ semplicemente una caratteristica primordiale nella nostra natura italica. Sto parlando del problema gia’ accennato in parecchie occasioni in questo blog, ma che non ho mai sviluppato per bene: il problema della partigianeria.

Chiariamo il concetto. Con “partigianeria” non intendo l’essere un partigiano, non nel senso di quelli della seconda guerra mondiale. Ci mancherebbe. Uso questo concetto per identificare piuttosto il nostro essere naturalmente focosi, geneticamente teste di cazzo, per cui un italiano e’ portato a scegliere una parte per qualsivoglia ragione, e poi si ritrova a tifare, a parteggiare per quella parte come se fosse la sua squadra del cuore.

L’italiano in politica e’ di destra, di sinistra, di centro, di leganord, di astensione. Non importa. E’ “qualcosa”, ed e’ proprio quel suo essere “qualcosa”, quel suo aver deciso che ha portato alla nascita di fazioni che credono a tutte le minchiate di una parte e non credono a nulla di quello che provenga dall’avversario. (Avversario, certo, come nelle squadre di calcio. E’ sintomatico come in italia si identifichi come “avversaria” una parte politica).

Non esistono numeri che tengano. Non esistono dati, non esistono prove, non esistono leggi fisiche o naturali che possano far cambiare idea all’italiano che ha scelto di parteggiare. In un ipotetico universo parallelo in cui l’Italia avesse il miglior centrodestra immaginabile (onesto, efficiente, giovane, dinamico, mantenitore di promesse) e la peggiore sinistra di questo mondo, pur di non votare a destra un italiano “di sinistra” si tapperebbe il naso e voterebbe il peggiore dei camorristi indicato dalla sua fazione, o magari – al limite – non andrebbe a votare. Motivo? Perche’ la destra si chiama destra, ovviamente. Perche’ voto sinistra da sempre, perche’ mio nonno era partigiano, perche’ Hitler e gli ebrei, perche’ sono stato folgorato da Marx, perche’ la destra inizia con la D come il mio ex che mi ha tradita.
Scuse. La realta’ e’: l’italiano di sinistra che vota il camorrista candidato dalla sinistra lo fa perche’ senno’ sarebbe come un interista che inizia a tifare milan solo perche’ l’inter e’ retrocessa in B. Non si puo’, non sta bene, non e’ coerente, non e’ amore per la propria squadra.
Ma possiamo e dobbiamo rovesciare, naturalmente, perche’ dall’altra parte e’ esattamente lo stesso. In un altro ipotetico universo parallelo al contrario, con la peggior destra (cioe’, tolti quei due o tre che si salvano, praticamente quella che abbiamo adesso) e la miglior sinistra, uno di destra emigrerebbe in Patagonia pur di non votare “i comunisti”. Si inventa sogni ad occhi aperti di invasioni di extracomunitari e di Gay Pride ogni giorno della settimana e gente vestita di pelle e borchie che si incula per strada pur di autoconvincersi che la sinistra e’ un nemico da annientare.

E’ una sordita’, questa, che ci ha portati dove siamo. Non se ne esce. A destra si pensa che Berlusconi sia sotto attacco, che Fini sia un traditore, che la tv sia in mano alla sinistra. Motivo? Boh. Ragioni? Boh. Prima ci si crede per partito preso (!). Poi si cercano prove a dimostrazione.
A destra si pensa che “se Berlusconi cade, viene eletto Vendola. Vorrai mica un ricchione al governo?”. Come se Vendola fosse gia’ eletto, come se fosse possibile in questa Italia governata dalla Chiesa. Sarebbe come vedere un premier donna in Giappone: fuori da ogni ipotesi plausibile. Ma a destra ci vogliono credere. Se le inventano tutte pur di poter dire “eh, ok, Berlusconi e’ un farabutto, ma vuoi mettere cosa succede se va al potere l’altra parte?”.
E idem con patate a sinistra. Questa sinistra impresentabile, fatta di soloni che sono li’ inchiodati da una vita, che non si schiodano. Ma la votiamo, va’, tappiamoci in naso. Almeno arginiamo l’avanzata del nemico Berlusconi. Il nemico. Il caimano.

Ora, cari lettori. Io non voglio sempre star qui a parlare di quanto e’ bello il mondo anglosassone, di quanto fichi sono in Australia. Pero’. Li’ se ne sbattono allegramente i coglioni di etichette come possono essere la destra e la sinistra. Certo, ognuno ha le sue idee, naturale. Ma manca un nemico, manca questa tifoseria incallita che abbiamo in Italia. Siamo accecati dal dover sconfiggere l’altra parte, siamo cosi’ occupati che non andiamo troppo per il sottile quando andiamo a votare certi personaggi. E invece dovremmo guardare dove facciamo la crocetta, non dove abbiamo evitato di farla, “contro chi” l’abbiamo fatta.

I sondaggi dicono che Berlusconi e’ a quanto, al 35%? Ora, quel 35% (ma crescera’, dopo l’ennesima campagna elettorale di promesse) sono persone che hanno sentito, letto, visto, a volte valutato: e in molti sanno cos’ha fatto. Non possiamo liquidare tutto dicendo che il 35% degli italiani e’ composto da idioti o da gente cervellolavata, e che tutti gli idioti gli restano fedeli. Perche’, semplicemente, non e’ vero.
No. Questo 35% e’ composto da gente che lo giustifica perche’ e’ tifosa, perche’ e’ partigiana. Ha corrotto Mills? “Beh, quale imprenditore non ha mai pagato una tangente? In Italia o fai cosi’ o chiudi bottega!” (Come se c’entrasse qualcosa con la corruzione di un giudice). Fa i festini, va a mignotte, racconta barzellette con bestemmia sul luogo del terremoto, e’ maschilista, imbarazza il nostro paese di fronte al mondo intero, ha tradito la moglie, e’ stato chiamato da una ballerina brasiliana per far scarcerare una cubista minorenne? “Beh, meglio cosi’ che ricchione” (e magari chi parla va in chiesa ogni domenica). Non ha fatto un cazzo di quello che aveva promesso negli ultimi 15 anni? “Beh, la sinistra cosa avrebbe fatto?” Lodo Alfano? “Sono i giudici comunisti che lo vogliono distruggere”. Potrei continuare ad libitum.

Anzi no, ne scrivo altre due. Pompei crolla? “Beh sono decenni che i politici ci mangiano sopra”. E poi. La Brambilla sistema il fidanzato all’ACI, La Russa fa lo stesso col figlio, Bossi fa lo stesso con quella scimmia di figlio che si ritrova? “Beh, anche gli altri fanno lo stesso. Sono tutti uguali”.
Ecco. Quando non c’e’ piu’ giustificazione che tenga o risposta da dare, ci si rifugia nella sempre efficace demagogia, nel qualunquismo che stronca le argomentazioni. E invece bisognerebbe abbandonare una buona volta la partigianeria. Pensare che in Italia i governi durano in teoria 5 anni al colpo, in realta’ molto meno. Che se vince l’avversario non e’ un dramma, il dramma e’ che Italia non ci sia una buona politica, una sana politica. E’ questo che dovremmo risolvere: poi tangenti e collusioni e Berlusconi e Fassino scomparirebbero in uno schiocco di dita.

Vorrei vedere se gli elettori del PD piuttosto che dell’UDC, piuttosto che del PDL iniziazzero ad astenersi in massa dal votare nelle circoscrizioni in cui fossero candidati paraculati, imboscati, inquisiti, condannati, sospettati, gente anche un filino meno che immacolata. Vorrei vedere se la Lega Nord avesse preso lo 0.5% per cento in Lombardia solo per il fatto che era stato candidato il Trota, che non meritava. Vorrei vedere se il PDL avesse preso lo 0% in Lombardia solo per l’ombra del sospetto che la Minetti fosse stata messa li’ non per meriti personali (e per inciso: no, far pompini al premier non rientra nei meriti personali di un politico).

Il punto e’ questo: non e’ colpa della casta se c’e’ la casta. Non e’ colpa dei politici, e’ colpa nostra. La democrazia dovrebbe funzionare come un sistema dotato di feedback, in cui il politico e’ espressione del popolo, ma se il politico non e’ adatto o non performa bene, allora il popolo lo manda a casa a calci in culo. Ma in Italia non e’ cosi’, manca il feedback, c’e’ il potere di voto ma manca il potere, lo spauracchio del calcio in culo. E naturalmente, questo avviene perche’ siamo ancora fermi alla logica della squadra di calcio. E’ per questo motivo esistono seggi sicuri, e chi tira i fili della politca sa che, comunque vada, lui e i suoi protetti in parlamento ci restano a vita. Poi le comparse cambiano, certo, ma se ci fosse un feedback reale, gente come Gasparri, Cosentino, Brambilla sarebbero un lontano ricordo. Perche’ quando hai rotto i coglioni e il tuo partito sa che ovunque tu vieni candidato prenderai il 2% sei out, comunque vadano le cose. Semplicemente, il tuo partito non ti ricandidera’ piu’ perche’ sei impresentabile, una sconfitta sicura.
Mi direte: si, ma questa legge elettorale, bla bla bla, i candidati sono scelti dall’alto, bla bla bla. E allora? Iniziassero gli elettori a non votare se viene candidata gente incapace, o cariatidi da eliminare, o trombati da sistemare. Prendesse lo 0% il PD nelle circoscrizioni in cui avesse candidato i Bassolino, prendesse lo 0% il PDL ovunque candidasse un voltagabbana come Capezzone, o un Mastella. In Australia succederebbe cosi’, e non solo li’. Provate a candidare un inquisito in Giappone, o in Svezia, se ne avete il coraggio.

Guardassimo in casa nostra invece di odiare il nemico, sarebbe tutta un’altra storia. Ha ragione Bersani quando dice che abbiamo la costituzione piu’ bella del mondo. Ma non e’ la costituzione che non funziona, ne’ la legge elettorale: siamo noi.

Il cuore pulsante di Tokyo

Tokyo e’ pazzesca. Guardate le foto qui sotto, please. Il treno con le bande verdi che vedete e’ un treno della Yamanote line, la linea circolare che fa il giro del centro di Tokyo (piu’ un paio di foto che non c’entrano niente ma che ho messo perché mi piacevano).
Quella che state vedendo è una delle linee piu’ famose e trafficate del mondo: la prendono quasi quattro milioni di persone al giorno, con treni che alle ore di punta si fermano al binario in sequenza uno dopo l’altro (wikipedia racconta di un treno ogni due minuti: sbagliato, sono 75 secondi, parola di addetto ai lavori).

Yamanote, “la mano della montagna”. A me piace chiamarla cosi’, anche se e’ una traduzione troppo letterale e non e’ che sia proprio quella giusta. Entro il confine tracciato da questa linea siamo nel centro di Tokyo, dove vivono 12 milioni di abitanti. Ecco un blog interessante che racconta per bene di questo centro e lo confronta con Pechino e Milano. Se guardate la mappa della Yamanote vi accorgerete che sebbene la linea venga descritta come “il cerchio” che delimita i confini del centro, in realta’ ha una forma decisamente irregolare. Non sembra anche a voi la forma di un cuore (non un cuore stilizzato, un cuore vero, fatto di muscolo e sangue, quello che avete nel petto, non quello del mazzo di carte)? Il cuore di Tokyo: chissa’ se l’hanno fatto apposta.

Guardare queste foto mi fa una certa impressione. Cioe’, io qui ci vivo, vivo a cinquanta metri da una delle stazioni di questa linea. E non sembra neanche vero quel che si racconta. Dodici milioni di abitanti, figurarsi. Invece e’ proprio cosi’, alla faccia di chi immagina la Megalopoli come una cozzaglia di grattacieli uno accanto all’altro. In alcune foto sembra di si, mentre in altre sembra quasi di essere in campagna: ed e’ questo il bello di questa citta’, e’ per questo che la cosa che amo fare di piu’ e’ camminare a caso e perdermici, perche’ in ogni angolo della Megalopoli trovi un ambiente diverso, come l’immagine di paesino col tipo che corre (la numero 11), che sembra essere chissa’ dove mentre in realta’ e’ nel centro piu’ centro che ci sia. Tanto quanto la sfavillante Shibuya, tanto quanto Shinjuku o Roppongi.

E poi. Dicevamo, una delle linee piu’ trafficate del mondo. Ma l’avrete notato: i treni sono immacolati, non c’e’ un solo graffito a bomboletta. I finestrini sono puliti, splendenti. Nelle stazioni non c’e’ un filo fuori posto. Cari lettori, stiamo parlando di quattro milioni di persone al giorno. E’ come se tutta Roma, provincia compresa, prendesse la stessa linea di metro ogni giorno. Senza ritardi, senza sporcizia, senza scritte sui muri, senza vandalismi, senza gente che non paga il biglietto, senza scippi. Senza romani con canottiera e occhiale di D&G che sbraitano, “aho’ bbella, a’ fata, vieni un po’ qqua!“. Ci provasse uno qui a fare una cosa del genere, lo abbattono all’istante solo con la forza dello sguardo di disapprovazione (che a Tokyo, sembra incredibile, funziona piu’ di ogni cosa).

Cioe’, dovreste venire qui a vedere, perche’ certe cose veramente non si riesce a descriverle.

Oh my God

Da non crederci. Cazzo dovrei andare a vivere in Cina, li’ si che ce ne sarebbe da scrivere in un blog! Altro che Giappone e Australia!

http://www.chinahush.com/2010/11/12/young-girl-failed-to-get-a-job-plans-to-sell-her-kidney-to-pay-for-cosmetic-surgery/#more-7723

Una piccola speranza

Visto che ieri e’ stata una giornata difficile, me ne sono andato a letto presto. Da brava casalinga come sono mi son fatto un piattino di pomodori olio e basilico e qualche tartina al gorgonzola, poi un bel piatto di fettuccine al ragu’ (una delle innumerevoli salse che mi faccio e mi congelo in porzione singola per condire la pasta) e una fetta di crostata ai mirtilli (che mi ero fatto domenica). Poi me ne sono andato sotto il piumone a guardarmi una commedia in streaming dal mio fidato macbook al mio fidato TV LCD millemila pollici giapponese. Ho spento la luce alle 11:30, cioe’ almeno un’ora prima del solito.

Ora, direte: chissenefrega? In realta’ per me questa cosa ha dell’eccezionale, nel senso che stamattina grazie alla serata tranqui di ieri mi sono svegliato che ero un fiore! Cioe’, io di solito mi trovo all’ultimo secondo a correre verso il treno, allacciandomi le scarpe in ascensore per guadagnare secondi preziosi (ricordo che da me si comincia a lavorare alle 8:30, se timbri ai 31 ti fottono mezza giornata di ferie. Se perdi il treno praticamente ti costa centinaia, e centinaia, e centinaia di mmMMmMmilioni di euro). Dov’ero rimasto? Ah si, all’ascensore. Poi esco e mi dirigo in stazione, verso le 7:30 prendo uno dei famosi treni affollattissimi di Tokyo e mi faccio due stazioni schiacciato come una sardina, del tipo che se mi devo grattare il naso devo aspettare due stazioni per farlo.
Poi cambio binario e prendo un altro treno, che mi porta al quartiere dove lavoro. Vicino alla stazione mi metto in fila per il bus aziendale, in questa lunghissima fila lunga anche un centinaio di metri, fatta tutta di colleghi di lavoro uno dietro all’altro, in silenzio, dormienti. Passano un paio di bus che caricano gente, poi e’ il mio turno. Mi faccio altri 10 minuti schiacciato in bus e arrivo al lavoro alle 8:20. Mi cambio con la divisa della Spectre e sono pronto a una nuova, esaltante avventura, alle ore 8:29 spaccate.

La differenza, questa mattina, e’ che non avendo fatto le ore piccole in giro per Tokyo in locali di dubbia reputazione con gente di dubbia reputazione, in realta’ ero sveglio! Cioe’, sono uscito quei cinque minuti prima, bello tranquillo e con le scarpe gia’ allacciate in casa, in abito blu con sciarpa al collo e ventiquattrore in mano, ho notato una giappina in treno, e un’altra si e’ messa a guardarmi nella seconda linea! Sara’ stato perche’ non avevo le occhiaie o non stavo a dormire in piedi appeso a qualche maniglia, mezzo morto con la bavetta che scende dalla bocca?

Soprattutto, stamattina mi ha messo di buon umore il fatto che, siccome ero attivo e col cervello collegato, mi son messo a guardarmi youtube dall’iphone. E ho visto gli elenchi letti da Fini e Bersani a “Vieni via con me”.

Che bello. Che bello sentire dei politici che non polemizzano. Che bello sentire una politica alta, pacata, non urlata, per una volta. Che bello sentire Bersani che racconta la sinistra con una sola voce, la sua, e non con le mille critiche che si accavallano di solito. Ma soprattutto, che bello sentire la destra che parla di politica e non fa demagogia.
Quanto distanti le parole di Fini dal governo dei Calderoli: "le imprese e le famiglie che danno lavoro a immigrati onesti i cui figli domani saranno anch’essi cittadini italiani perché la patria da tempo non è più soltanto la terra dei padri". Quanto distanti dal governo dei Brambilla in elicottero, “per questo destra vuol dire senso dello Stato e dell’etica pubblica, cultura dei doveri. Per la destra lo Stato deve essere efficiente ma non invadente, spendere bene il denaro pubblico senza alimentare burocrazie e clientele”.
Quanto distanti dal governo dei Trota: “la destra vuole un paese in cui chi lavora di più, e meglio, viene pagato di più, un paese in cui chi studia va avanti, in cui chi merita ottiene maggiori riconoscimenti".

Ma torniamo in Giappone. Sono arrivato al lavoro, pronto e con voglia di fare. E’ strana questa cosa, di solito prima delle 10 non carburo. Oggi invece, sara’ che ho dormito. Saranno le giappine in treno. Sara’ che fuori splende il sole e c’e’ un bel venticello. O sara’ che ho visto una speranza nel mio Paese, un pezzo di “buono” che non vedevo da tempo. Un pezzo di politica non collusa con mafie e massonerie. Almeno a parole, almeno per un po’. Chissa’ per quanto durera’. Sarebbe bello durasse.

Gia’.

In quei giorni

Ci sono dei giorni in cui ti svegli alle 6 e mezza, con quel gusto amaro in bocca. Ma non e’ perche’ hai fatto un sogno malinconico, quanto piuttosto perche’ la sera prima sei uscito a far festa e ora sei conciato in stato imbarazzante. Come si dice, di notte leoni…

Che bello. Oggi e’ pure lunedi, piove, fa freddo, sono le due del pomeriggio e ho delle scadenze di lavoro, ma allo stesso tempo sto contando i microsecondi che mi separano dal ritorno a casa.

Se volessimo riassumere tutto in una parola, quella parola sarebbe ARGH.

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