Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Dimentichiamo le tristezze

Vabbe’, lasciamo perdere le storie sull’India, ché se non ci siete mai stati non potete rendervi conto cosa significhi l’orrore senza soluzione di continuita’, i grattacieli ultramoderni con le mucche davanti che sfondano i sacchi di spazzatura col muso alla ricerca di cibo, l’atmosfera di morte e decadenza, una citta’ di 5 milioni di abitanti con 5 ristoranti perche’ non esiste la classe media, o sei povero da non permetterti il ristorante o vai a mangiare all’Hilton in mercedes con l’autista, dopo aver passato la sicurezza dei guardiani coi fucili a pompa e il metal detector. E poi ieri sera in TV qua in Giappone dicevano che nel 2050 l’India superera’ gli Stati Uniti. Cazzate. E’ una bolla, solo un’altra bolla, come quella giapponese che e’ scoppiata 20 anni fa e come quella cinese che scoppiera’ tra poco. Un paese la cui competitivita’ economica e’ basata sulla poverta’ della maggior parte della popolazione non puo’ diventare un paese ricco, non puo’ crescere del 10% all’anno. O resti terzo mondo, o cresci fino a un certo limite. Un ingegnere in India costa 400 euro al mese, se l’India uscisse dal terzo mondo e l’ingegnere iniziasse a costarne 2000, allora le aziende di informatica statunitensi se ne resterebbero in USA, e l’India col cazzo che crescerebbe del 10% all’anno. L’altra soluzione e’ mantenere la poverta’ ed avere una parte della popolazione impossibilmente ricca, come ora. In India ci sono 10 milioni di milionari e un miliardo e duecento milioni di morti di fame. Arrivera’ il giorno in cui al miliardo di morti di fame inizieranno a girare le palle? Ovviamente si. E a quel punto o nascera’ un ceto medio, per cui l’economia indiana si fermera’, oppure assisteremo alla classica guerra civile, e ciao India. E ciao Cina, naturalmente, perche’ e’ cosi’ che andra’ a finire pure li’.

Lasciamo perdere anche Silvio, che sta riuscendo anche questa volta a coprire e insabbiare buttandola sulla polemica sessuale e facendo perdere il filo del discorso. Il filo del discorso, lo dico per chi lo avesse perso, e’ che il potere esecutivo di uno Stato cosiddetto democratico ha cercato di interferire con il potere giudiziario, ha mentito alla polizia e ha portato dei pubblici ufficiali a mentire ad un giudice. Il filo del discorso e’ che una escort brasiliana aveva il numero di cellulare privato del presidente del consiglio italiano. Il filo del discorso e’ che un presidente del consiglio ha un "legittimo impedimento" che gli impedisce di comparire in tribunale perche’ impegnato a svolgere le sue funzioni, ma allo stesso tempo sembra non essere cosi’ impegnato ,quando si tratta di andare a figa minorenne. Il filo del discorso e’ che basta, cazzo, basta vergognarsi in giro per il mondo. Il filo del discorso e’ che persino i poliziotti delle scorte stanno iniziando ad incazzarsi. Albino lo e’ gia’ da un po’, non prende 1500 euro al mese, non ha dedicato la sua vita alla causa dello Stato Italiano e non deve assistere a vecchietti che si portano a casa ragazzine. Pensate un po’, figuratevi un po’ quanto sono incazzati loro.

Lasciamo perdere, dicevo. Entrambe queste tristezze, sia l’India sia lo schifo che arriva dall’Italia. Torniamo nel binario di questo blog, continuiamo a parlare dell’essere italiani all’estero. Leggevo l’altro giorno un articolo apparso sul Time, l’ho scansionato e attaccato qui sotto. E’ interessante, dateci un occhio. Poi ne parliamo.

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4 risposte a “Dimentichiamo le tristezze

  1. Tonari giovedì 4 novembre 2010 alle 4:41 pm

    “le mucche davanti che sfondano i sacchi di spazzatura col muso alla ricerca di cibo”

    Ma va là, qui in Giappone i corvi lo fanno tutti i giorni

    LOL 😀

    Bentornato

  2. Fabiusli giovedì 4 novembre 2010 alle 4:54 pm

    Articolo interessante, triste e che fotografa bene la realtà italiana. Ne parlavo giusto ieri sera dopo la lezione di giapponese con il mio sensei (Gucci) e un mio compagno (Whirpool): il fatto stesso che lavorino in sedi italiane delle loro aziende è un freno a mano tirato.
    Mi spiego: quelli che provengono e/o si formano e/o vanno a lavorare nelle sedi estere hanno una progressione di carriera che altri nella stessa posizione, ma in Italia, si sognano. Questo perché in un caso e nell’altro, “se hai meno di quarant’anni non sei nessuno”.

    Invece, per quanto mi riguarda, vivo in una gabbia dorata, facendo a 33 anni un lavoro che potrebbe piacermi a 50 (Università privata): paga buona, responsabilità non troppo soffocanti, orario umano (alle 17 di norma tutti a casa), impegno gestibile senza gastriti, ottimo ambiente.

    Me la sono sudata ma è stata anche una gran botta di culo. Attualmente è l’unica cosa che mi trattiene in Italia, nient’altro.

    La gabbia dorata è data dalla consapevolezza che, volessi mettermi in gioco, in Italia dovrei ricominciare praticamente da zero, senza neanche la garanzia di tornare in breve-medio periodo allo status acquisito. L’unica alternativa, per la quale sarei disposto anche a compromessi, sarebbe l’estero.

  3. Marina giovedì 4 novembre 2010 alle 10:04 pm

    Albe, la situazione politica italiana è allo sfascio più che mai…se ti può aiutare, condivido la tua frustrazione 😦

  4. elisa venerdì 5 novembre 2010 alle 9:47 pm

    hai scritto una cosa “torniamo all’argomento del blog essere italiani all’estero”…tra le varie leggi di merda io mi sento italiana all’estero pur stando in italia…chi ha orecchie per intendere intenda…

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