Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

L’avventura su Misura

In pizzeria ci sono due tipi di persone: quelli che leggono il menu e scelgono a seconda dell’estro, e quelli che invece ordinano piu’ o meno sempre la stessa pizza, per andare sul sicuro o perche’ "se mi piace, che motivo c’e’ di cambiare?" Non so se c’avete mai fatto caso, ma di solito questi se sono maschi ordinano prosciutto e funghi, se sono femmine margherita. Comunque sia, voi che state leggendo questo blog probabilmente appartenete alla prima categoria: siete qui perche’ siete curiosi, vi piace viaggiare, magari solo con la fantasia. O magari avete il tarlo del viaggiatore come me: siete gia’ all’estero, o state meditando di trasferirvici. Ecco, oggi voglio rivolgermi proprio a quelli di voi che vorrebbero partire ma sono ancora a casa. Questo post non e’ per gli espatriates,ne’ per i Prosciutto e funghi.

A volte leggo certi commenti al mio e ad altri blog di emigranti, e pare che sia pieno di gente che gira la rete alla ricerca di un consiglio su come andare all’estero. Come se fosse la cosa piu’ difficile del mondo. Il fatto, cari lettori, e’ che cambiare Paese non e’ facile come cambiare auto, ma non e’ nemmeno cosi’ difficile. Ancora, come dico io e come dicono tutti quelli che l’hanno fatto: basta volerlo. Basta guardarsi dentro e chiedersi, sul serio: lo voglio fare?

Il resto, scusatemi l’affronto, sono tutte scuse. Posso capire chi ha un figlio piccolo o un genitore malato, certo. Ma a parte questi casi estremi, leggo molti che sono li’, titubanti, ad ingigantire i problemi per non affrontare il nocciolo della questione.

Anni fa una mia cara amica decise di andare a vivere per un anno all’estero. Non era un’emigrazione, era solo un’esperienza, ma anche quelle sono il primo passo in fondo. Ad ogni modo, lei voleva realizzare un sogno e perche’ no, divertirsi, vivere un’avventura. Poi, a poco tempo dalla partenza, ha rinunciato. Ha iniziato ad accampare scuse. “Poi quando torno non ho piu’ un lavoro”. “Ho gia’ trent’anni, non posso perdere tempo”. “Mi prosciugo il conto in banca”. Eccetera.

Oggi ha ancora il suo vecchio lavoro, si e’ comprata casa, e’ in procinto di metter su famiglia. Ha fatto quello che voleva, perche’ quello in realta’ era il suo sogno. Quello che si raccontava per non partire era lo specchio del fatto che il suo futuro ideale se lo immaginava in Italia, sposata, con casa e magari con figli. Come ho scritto ieri: sono scelte. Lei ha scelto ascoltando il suo cuore. E ora e’ felice.

E quante volte le ho sentite, queste scuse: “Andrei all’estero domani, ma sono figlio unico. Ai miei chi ci pensa?”.Andrei all’estero domani, ma non ho una laurea”. “Andrei all’estero domani, ma sono troppo vecchio”. “Andrei all’estero domani, ma ho moglie e figli”. Ma il fatto, cari lettori, e’ che ognuno fa quello che si sente di fare. Fa quello che e’ meglio per lui. E non importa quello che diciamo o quante notti insonni passiamo a pensarci. La cruda verita’ e’ che una cosa la vogliamo veramente la facciamo, punto e basta, perche’ a tutto si trova una soluzione.

Non fraintendetemi: rosolarsi nel dubbio e’ naturale. E’ giusto, pure: nessuno ha la bacchetta magica, nessuno sa come andra’ a finire. Alla fine c’e’ la nostra vita in gioco. Io stesso sono sempre stato molto attento alle mie mosse. A dispetto dell’immagine che magari posso aver dato a chi si sia limitato a leggere questo blog, io non sono uno che prende rischi inutili, e io per primo ho valutato attentamente prima di prendere le mie decisioni. Solo, a differenza della mia amica di cui ho parlato prima, io lo volevo veramente. Entrambe le volte.

La prima, in Australia.
Nel 2005 ho mollato un impiego a tempo indeteminato con contratto ANAS, 35 ore settimanali, carriera automatica a livelli, a 29 anni ero a un passo dal diventare quadro. Avevo una ragazza che la gente si girava a guardarla, quando passavamo per la strada. Non parlavo una parola d’Inglese. Chi se ne sarebbe andato, nella mia situazione?

C’era anche l’altra faccia della medaglia, naturalmente. Io volevo andare all’estero a lavorare, volevo fare un’esperienza importante per la mia carriera. Il mio lavoro era sicuro e ben pagato, ma era noioso, sottoqualificato rispetto a quello che avevo studiato.
Domanda: Sarei partito senza un lavoro nel paese di destinazione?
No. Questo era fondamentale. Non per nulla, sono partito nel 2005 ma stavo cercando lavoro dal 2003, e forse una vaga idea ce l’avevo gia’ in testa da prima. Quindi stavo cercando lavoro, attivamente, da tempo.

La seconda, in Giappone.
Stessa cosa l’anno scorso. In Australia lavoravo per una grande multinazionale, avevo una carriera spalancata. Nessun problema. Dall’altra parte, volevo andare a lavorare in Giappone, faceva parte del mio piano per migliorare dal punto di vista professionale, ed era un’esperienza di vita che volevo fare. Sapevo pero’ che li’ non mi avrebbero mai assunto perche’ non parlavo il Giapponese. Dopo due anni di ricerche di lavoro (a tempo perso, ma pur sempre…) senza risultato, ho deciso di giocarmi la carta del salto nel buio: ho preso sette mesi di aspettativa non pagata, me ne sono andato a Tokyo a scuola di Giapponese, come un ventenne qualunque. Alla fine dei sette mesi avevo imparato un po’ di giappo, avevo analizzato il mercato dall’interno del Paese, e alla fine ho pure trovato lavoro – circa una settimana prima di andarmene da Tokyo.
Domanda: Sarei partito per studiare in Giappone rinunciando al mio posto di lavoro in Australia?
No, non in quel momento.Nel 2005 avevo rinunciato al lavoro perche’ in Australia ne avevo un altro. Era una scommessa, ma i rischi erano inferiori alla voglia di farlo. Stessa cosa nel 2008: morivo dalla voglia di fare quell’esperienza in Giappone, ma non avrei rinunciato al mio lavoro perche’ il mio visto d’ingresso in Australia era legato al mio impiego. Perso il lavoro, avrei perso il visto. Ma nel 2009 sono diventato residente Australiano: ora non ho piu’ bisogno di un lavoro per soggiornare in Downunder. Dunque, se il mio datore di lavoro mi avesse detto che non mi concedeva l’aspettativa, me ne sarei probabilmente andato in Giappone nel 2009, un anno dopo. Forse.

Il punto, cari lettori, e’ che ognuno deve guardarsi dentro. Capire quali rischi e’ pronto a correre e quali rischi non puo’ accettare. Io ho agito guardando il caso peggiore. Mi sono chiesto cosa avrei fatto se in Australia fosse andata male. Mi sono risposto che sarei tornato a casa a testa alta senza rimpianti – tanto il lavoro che facevo non mi piaceva, per quanto buona fosse la posizione. Meglio la felicita’ dei soldi, mi sono detto, meglio provarci che avere il posto sicuro. Anche coi tempi che corrono, anche se sembra una cosa da pazzi, anche se nessuno lo fa e nessuno l’aveva mai fatto prima. Come il giorno in cui andai a licenziarmi, quando la dirigente del Personale dovette andarsi a studiare le procedure perche’ era la prima volta che qualcuno si licenziava sua sponte da un posto di lavoro del genere.

E quindi, cari possibili, forse futuri emigranti che non prendete mai per principio la pizza prosciutto e funghi,il mio unico consiglio e’ questo. Non state li’ a friggere nel dubbio se partire o restare: avere dei dubbi e’ naturale, ma in fondo si tratta solo di una scelta, non e’ certo questione di vita o di morte. Chiedetevi: e’ quello che voglio davvero? Preferisco Via col vento o Indiana Jones? Mi vedo accasato e felice a falciare il mio prato, o magari a far festa in qualche bar di New York? Ho piu’ paura se penso alla noia della quotidianita’, o mi fa piu’ paura l’idea di lasciare i miei amici e star solo? L’idea di ricominciare mi crea un brivido di terrore, o un brivido di adrenalina? Se penso a mollare tutto mi viene in mente che faro’ milioni di nuove esperienze, o mi immagino solo a casa, senza nessuno, il sabato sera, come inevitabilmente accadra’ nei primi tempi?

E poi. Soffrirei di piu’ a restare e a non averlo fatto, oppure a tornare indietro con le pive nel sacco, alla ricerca di una posizione che adesso magari ho, e che mi piace? E un giorno, cosa vorro’ raccontare ai miei nipoti? Le fiabe di un libro, o le mie avventure? E in che lingua lo voglio fare?

Il fatto, cari lettori, e’ che siamo tutti padroni del nostro destino. Quindi smettetela di frignare e fate quello che dovete, una buona volta. Qualsiasi cosa sia.

Annunci

27 risposte a “L’avventura su Misura

  1. Tonari martedì 9 novembre 2010 alle 2:28 pm

    Viennese con patate (una roba leggera insomma).

  2. alekosoul martedì 9 novembre 2010 alle 5:00 pm

    La similitudine pizzaiola rende bene l’idea che sta alla base di questo dilemma.
    Dopotutto, mia nonna lo diceva sempre: chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che perde, ma non sa quello che trova.
    Vorrei, come tutti, sapere che il mio futuro sarà felice, e frutto del mio volere, piuttosto che del caso.
    Ordinare una pizza nuova in una pizzeria dove non siamo mai stati, e scoprirla buonissima, è sempre un toccasana, per la salute fisica e mentale…
    Una cosa però è chiara: bisogna sempre cercare di arrivare fino in fondo. Nelle proprie scelte, e con le proprie pizze.

  3. Laura martedì 9 novembre 2010 alle 6:29 pm

    Io sono dell’idea che è meglio anche fare un ‘errore e poi cercare rimedio che non provare affatto e stare un giorno a chiedersi: ” e se avessi provato?” forse quello che mi fa piu paura sono i rimpianti. Al resto una soluzione si puo sempre trovare immagino….ma il treno spesso passa una volta sola quindi meglio non pensarci troppo e salir su se la possibilità è concreta.

    Di solito sto 3 ore a studiare il menu e spesso faccio a mezzi con un mio commensale (se prende la margherita passo perchè ormai è cosa nota). L’altra sera si è divisa la mia provola e speck(gnam!!) con una rughetta e salmone (buooooona!!)

  4. Chiara martedì 9 novembre 2010 alle 7:20 pm

    Ho 24 anni, probabile laurea specialistica in primavera, due brevi esperienze di studio all’estero (1 anno in Spagna e 4 mesi in Giappone). Cosa vedo quando penso al mio futuro in Italia? Buio. E non solo per le scarse, poche, quasi nulle possibilità lavorative…è come una sorta di elastico che mi tira verso l’esterno…è un’inclinazione, una dipendenza al muoversi. Vivere per sempre nello stesso posto sarebbe un fallimento personale, eppure c’è chi la pensa in maniere totalmente opposta…e quasi li invidio!

    La mia scelta già l’ho fatta. Unico problema? I soldi. Vivere da fuori sede aumenta il livello di attaccamento ai dindini.

    Quando sono a casa scelgo sempre la stessa: Norma.
    Fuori mi sbizzarisco, ma niente funghi…non mi piacciono…

    Complimenti per il blog!

    • Lo'oris martedì 9 novembre 2010 alle 7:47 pm

      Beh ma se hai già un lavoro nel posto dove ti trasferisci i soldi non sono un problema: si suppone che con quel lavoro ti riesca a pagare tutto, sennò stai sbagliando qualcosa…

      Discorso diverso è se vuoi fare un tentativo come quello dei sette mesi per imparare la lingua e cercar qualcosa…

  5. Lo'oris martedì 9 novembre 2010 alle 7:44 pm

    Per motivi molto simili mi irrito un sacco quando sento i peoni parlare dei “paradisi tropicali”, vomitando luoghi comuni su come gli piacerebbe viverci e cagate del genere.
    Non riesco a fare a meno di dir loro che (1) balle, se ci vuoi andare vacci e divertiti, sennò STFU, (2) non hai idea di cosa parli e probabilmente ti spaccheresti il cazzo dopo un paio di mesi a vivere in un’isoletta senza centro commerciale e multisala dove vedere i merdosi cinepanettoni.

  6. kamamuri martedì 9 novembre 2010 alle 8:20 pm

    Bella questa pizzata. Io sono uno che prende quasi sempre margherita. Sarò gay?
    In ogni caso c’è una categoria di persone che non prendi in considerazione: la mia.
    Con mia moglie pensiamo spesso a come potremmo fare per andare via. Il fatto è che non andrei via per spirito di avventura ma per cercare quella stabilità lavorativa che qui non sembra esistere più. Come conciliare avventura e sicurezza? Come farlo quando ormai hai una certa età e le scelte fatte ti hanno chiuso inesorabilmente alcune strade?
    Certo, poi c’è il fatto di vedere posti nuovi, imparare lingue, dare a mio figlio un’esperienza utile nella vita ecc. ecc. ma questo viene tutto dopo.

    • Lo'oris martedì 9 novembre 2010 alle 8:25 pm

      Ti dirò, io di coppie che son partite avendo un lavoro su due ne conosco. Certo, quel lavoro dev’essere abbastanza buono da permettere a tutti di campare almeno finché anche l’altro non ne trova uno, ma fattibile è fattibile…

    • um martedì 9 novembre 2010 alle 10:38 pm

      Talvolta si sopravvalutano limiti, scelte e strade, my $.02.

    • Marco giovedì 11 novembre 2010 alle 4:48 pm

      Scusa ma di che sicurezza lavorativa parli?
      Vorrei solo farti presente che il paradiso del “contratto a tempo indeterminato” a cui molti in Italia arrivano, non esiste al di fuori dei confini.
      Si’, lo chiamano “Permanent Position” ma ti laciano a casa quando non gli servi piu’. E non c’e’ giusta (o sbagliata) causa…

      • Lo'oris giovedì 11 novembre 2010 alle 6:10 pm

        Embè?

        Se altrove fanno stronzate noi ci dobbiamo adeguare? Perché?

        Tutti devono aver diritto a un lavoro fisso o a un equivalente modo di mantenere sé e le eventuali famiglie.

        In Germania, quantomeno fino a qualche anno fa, se perdevi il lavoro ti davano più di un anno di stipendio (pieno o quasi) e te ne trovavano automaticamente un altro. Qua ti danno delle noccioline e una pacca sulla spalla.

        Fare paragoni parziali come quello che hai fatto te è disgustoso, è traviare la verità in modo orribile. Prendi delle cose, le metti fuori contesto, e tac sembrano tutt’altro.

  7. Mannimarco martedì 9 novembre 2010 alle 9:37 pm

    Albino non ti dimentichi qualcosa? Partire si, ma sapendo far qualcosa, e sapendola fare bene.
    Poi ricordo male o tu [posso?] sei un ingegnere? E non è questo che ti ha aiutato [molto] a trovar lavoro?
    O sbaglio e basta partire andare sognare…

    • albino martedì 9 novembre 2010 alle 10:14 pm

      Come dico nel post, dipende. Dipende da te.
      Io ho un amico americano qui in Giappone. Ex soldato in Iraq e in svariate altre guerre, si e’ messo via un po’ di soldi ed era a scuola con me. Ora in Giappone fa l’attore… e mi ripete sempre, chi l’avrebbe mai detto?
      Eccetera. Dipende dalla persona, da quello che sei, dai tuoi piani, da quello che vuoi fare.
      Ho conosciuto un muratore di Bassano del Grappa in bus in australia una volta… faceva il muratore a Brisbane, prendeva bene, era contento. Lui non era ingegnere!

      • kiruccia mercoledì 10 novembre 2010 alle 8:48 pm

        Io ho un’amica che è stata spesso in Giappone, ha vissuto lì per periodi anche lunghi, ha frequentato una scuola lì, ha preso parte a milioni di provini ma più di un’apparizione in uno spot non ha fatto. Mica tutti possono diventare attori… (poi è tornata qui, tra parentesi)

  8. elisa martedì 9 novembre 2010 alle 10:12 pm

    concordo con kamamuri e anche con mannimarco…io e mio moroso oramai conviviamo da un anno e mezzo, e la cosa non è cambiata: non si mette via un euro a causa degli stipendi bassi che con mutuo e bollette e la spesa per magnà a fine mese non ti resta nulla…se va bene 20 cent li accumulo…ci piacerebbe andar all’estero, magari anche tra qualche anno, giusto perchè lui sistemi un po’ la casa che ha comprato 2 anni fa, e magari perchè no un giorno venderla o affittarla…e allora se già trovi lavoro all’estero, vendi qui, parti che hai già un lavoro e un gruzzolo per le spese (un posto dove vivere e magna’, anche perchè non ti dan lo stipendio subito). tu all’epoca vivevi con i tuoi e avevi un buon stipendio, io mi guardo attorno (non parlo di me) e vedo molti ggiovani anche laureati che avrebbero dei sogni, ma con 800 euro al mese, sti cristi dove vanno? diciamo che purtroppo ste cose ti frenano, perchè come secondo me è, l’italia oggi invece di dare stimoli e possibilità, taglia solo le gambe a tutti…e mi dispiace per coloro che vorrebbero col cuore prendere e andarsene, ma sono ancora qui per questi motivi…che tanto futili non sono…tu avevi anche già trovato lavoroo li, e penso avessi qualcosina da parte quando hai mollato tutto e sei partito…in ogni caso se hai consigli utili per coloro che vogliono andarsene, ben vengano!!!

  9. Akanishi au Québec mercoledì 10 novembre 2010 alle 1:42 pm

    Anni fa prendevo sempre la prosciutto + funghi.
    Poi sono saltato sul primo aereo perché non avevo niente da perdere, tranne me stesso (infatti).

  10. zazie mercoledì 10 novembre 2010 alle 6:33 pm

    Uffa, mi e’ venuta voglia di pizza e per trovarne una decente qua a Tokyo dovrei farmi almeno mezz’ora di treno. Comunque io prendo (quasi) sempre margherita, ma vivo fuori casa da quando ho 18 anni e mezzo e il primo anno all’estero l’ho fatto a 21. Questo per dire che ci si puo’ buttare nelle avventure, ma restare fedeli alla propria pizza :).
    (lo so, commento scemo, ma la riflessione seria sarebbe troppo lunga e partecipo troppo poco per permettermi di invaderti i commenti).

  11. mek giovedì 11 novembre 2010 alle 2:48 am

    Post interessante e condiviso! Io sono dell’opinione che valga la pena lanciarsi nel buio in ogni caso! La mia esperienza conferma che il caso peggiore accade veramente di rado. Complimenti albino, saluti da San Diego!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: