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Giramento di pale – continua

Probabilmente a voi quattro-lettori-otaku-che-mi-ritrovo non ve ne puo’ fregar di meno che io parli di pale eoliche, soprattutto se siete maschi e venite qui nella speranza di legger di giappine, o se siete femmine e mi vi perdo un po’ quel fascino del viaggiatore tenebroso quando mi ingegnerizzo.

Eppero’ purtroppo oggi devo concludere il discorso sulle “pale portatili”, quelle del video che ho postato nel post precedente e che non ho sviluppato per problemi di tempo. Kiruccia mi commentava che in Italia pare ci sia una cosa simile (“pale da giardino”) a 15000 euro, che produce 1.5kWh (Kiruccia scrive kilowatt ma immagino intendesse kilowattora al giorno: un generatore si misura con l’energia che crea nell’arco della giornata, non con la potenza istantanea che e’ in grado di generare).
A me questa cosa dei generatori da giardino fa un po’ ridere: non so quanto vento tiri nei vostri giardini, ma parlerei piuttosto di pale da tetto, in caso. Almeno quando tira vento vanno un po’, se lo metti in giardino al massimo lo puoi usare per stendere i panni, soprattutto se hai una villetta con 20mq di scoperto protetti da siepe. A questo punto se vuoi farti la statua da mettere nel prato i vecchi nani da giardino sono decisamente piu’ economici.

Vabbe’. Sembra comunque che le pale del video che ho postato costino dagli 8-9.000 euro in su e siano in grado di generare, mediamente… non si sa bene. Nel senso che dipende dal giorno. La mia azienda ha installato un pannello all’ingresso (proprio fuori, in modo che tutti vedano dalla strada. Ecologia in Giappone vuol dire marketing: ormai qui e’ diventata sinonimo di essere “azienda di qualita’” molto piu’ che una certificazione ISO. Anzi, a dire il vero qua non si parla piu’ di nulla che non abbia il suffisso -eco. E poi ti danno tre borsette di plastica se compri tre pacchetti di caramelle, gli ipocriti. Vabbe’).
Insomma, quando esco la sera posso guardare quanta energia e’ stata prodotta dalle due pale che abbiamo sul tetto, e naturalmente dai pannelli solari. Ad esempio venerdi e’ stato un giorno di bonaccia per cui le pale hanno prodotto solo 1kWh di energia. Giovedi invece c’era vento perche’ e’ venuto un temporale a meta’ giornata, e quando sono uscito il pannello segnava 14kWh (cioe’ 7kWh a pala).

Quantifichiamo. Quant’e’ un chilowattora? Se utilizziamo un kWh di energia, lo dice la parola, e’ come se stessimo utilizzando un elettrodomestico che consuma un chilowatt, per un’ora. Per dire, come se tenessimo accese 10 lampadine da 100W per un’ora, o una lampadina da 100W per dieci ore. Un po’ pochino, eh.
Se poi guardiamo al concreto. Diciamo, Ok, mi installo un impianto sul tetto. Mi faccio la pala, va’. Mettiamo adesso che questa pala mi frutti – sparo basso – una media di 3kWh al giorno di energia, a spanne. Ora, se non sbaglio l’ENEL fa pagare l’energia 14 eurocent al kWh, al netto delle tasse per cui vado a risparmiare la bellezza di 42 centesimi al giorno in energia. Wow. Moltiplico per 365 e mi vengono quasi 155 euri l’anno di risparmio, piu’ vari altri risparmi da aggiungere perche’ non ho contato ne’ le tasse ne’ eventuali agevolazioni fiscali o contributi governativi.
In pratica, i 9000 euro di spesa iniziale (ipotizzando che l’installazione sia compresa nel prezzo) li recupero tipo in cinquant’anni, se mi va bene. Campa cavallo.

La morale della favola e’: conviene? No, ancora no. I costi sono almeno dieci volte superiori a quello che l’uomo medio e’ disposto a spendere per mettersi un ventilatore sul tetto. Tecnologicamente non ci siamo ancora: le rinnovabili producono ancora troppo poco e costano troppo. Poi c’e’ tutta un’altra serie di problematiche di cui tener conto, tipo per esempio il fatto che l’utente medio non e’ disposto ad avere la propria “centrale elettrica” in casa, con tutti i rischi che questo puo’ comportare (se viene una tempesta e ti si scoperchia il tetto, volano via anche i pannelli, per dirne una. Assicurarsi costa, ed e’ un altro rompimento di palle in piu’): molto piu’ comodo allacciarsi al fornitore e pagare la bolletta.

Di buono c’e’ che ci si sta per lo meno provando. Ci si sta provando un po’ in tutto il mondo. E’ una gara, se volete, a chi arriva primo a scoprire la tecnologia vincente. In palio c’e’ un mercato apertissimo, e miliardi di potenziali clienti. Provate a immaginare se un giorno venisse fuori un’azienda che allo stesso prezzo ti installa non una ma dieci di queste pale. 150 euro di risparmio all’anno su un costo per pala di 900 euro non e’ male, se conti anche le tasse e gli sgravi fiscali in tre-quattro anni sei tornato a casa della tua spesa. Ce ne sarebbe per tutte le tasche, da quello che vuole fare l’investimento e rendersi semi-indipendente alla coppia di sposi che c’ha i duemila euro da mettere sul piatto per un paio di pale, tanto per risparmiarsi quei trenta euro al mese di bolletta vita natural durante.

Soprattutto sarebbe bello se una politica illuminata ti dicesse che ti puoi scaricare dalle tasse una parte di quello che hai speso per le pale, e se la stessa politica illuminata legiferasse dicendo che tutte le case di nuova costruzione devono essere energeticamente indipendenti al tot percento. Ma di questo, diamo atto, non si puo’ parlare se sotto non c’e’ una tecnologia in grado di autosostenersi. Per ora basterebbe limitarsi alla ricerca (e qui stendiamo un velo pietoso sulla situazione italiana).

Utopia? Chi lo sa. Per ora abbiamo governi di cariatidi disposti a investire somme incredibili in una tecnologia moribonda e non rinnovabile come il nucleare. Sappiamo benissimo dove vogliono arrivare: piu’ spendi e piu’ ci puoi mangiar sopra, e ci faranno ciao ciao con la manina nella foto della lapide quando tra vent’anni sara’ finito l’uranio e noi pollastri italiani avremo le nostre belle centrali ancora in rodaggio. Ma ciononostante, guardiamo fiduciosi al futuro.

Io poi che lo faccio tenendomi a debita distanza(*), forse posso anche permettermi di essere anche un filino piu’ fiducioso della media.

(*)Sara’ una magra consolazione, ma per lo meno non fanno le centrali con le mie tasse.

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13 risposte a “Giramento di pale – continua

  1. S. lunedì 22 novembre 2010 alle 4:31 pm

    No, è corretto parlare di potenza nominale e non energia prodotta.

    Tipicamente, per il microeolico, si prende una velocità del vento di riferimento (comunemente 12 m/s ma non esiste uno standard affermato al momento) e la potenza disponibile a quelle condizioni è la potenza nominale del generatore.

    Per un modulo fotovoltaico le cose sono analoghe, con la differenza che esiste uno standard affermato di misura, chiamato STC (standard test conditions), e la potenza disponibile alle condizioni STC, misurata in Wp (“watt di picco”, ma sempre watt sono) è la potenza nominale del modulo.

    I costi sono fortunatamente molto più bassi di quelli riportati.

    Ciao
    S.

    • albino lunedì 22 novembre 2010 alle 5:07 pm

      Ma guarda non avrei detto… Certo che a parlare di potenza senza contare il vento che puoi o non puoi avere è un po’ come fare i conti senza l’oste…

      • mamoru lunedì 22 novembre 2010 alle 9:28 pm

        Penso si analogo a quanto si fa coi gruppi elettrogeni : fondamentalmente danno la potenza ai morsetti dell’alternatore, in base alla quale fai tutte le considerazioni su quali e quanti carichi poter alimentare.
        Il problema, come giustamente lo poni nel post, e’ la variabilita’ di quanto si produce che fa si che domanda di energia e sua produzione difficilmente coincidano….e qui che sta l’inghippo delle rinnovabili finora disponibili. Da sole non ti garantiscono nulla.

        Il fatto che siano drogate da tariffe agevolate e’, a mio parere, un ulteriore problema: molti ci vogliono guadagnare e non si rendono conto che sono i sempre i soldi delle nostre tasse a girare, senza peraltro risolvere il problema di approvigionamento energetico.

        Fotovoltaico
        ~0,42 eur/kWh x vendita sulla rete
        ~0,16 eur/kWh acquisto da enel energia

        Non c’e’ paragone. Col fotovoltaico poi hai il problema della manutenzione dei pannelli (pulizia/rimozione neve….) ed il calo di rendimento nel tempo, senza contare la differenza di produzione paurosa tra estate e inverno. Non ci siamo ancora.

        • S. lunedì 22 novembre 2010 alle 10:05 pm

          Non ho tempo di scrivere e poi i pipponi non piacciono a nessuno. Qualche suggerimento:

          Problema: Disponibilità delle fonti rinnovabili
          Soluzione: Smart grid

          Problema: Costi
          Soluzione: Proiezioni sulla grid parity (tra l’altro vedo che anche il Giappone è messo bene, non l’avrei detto)

          Problema: Manutenzione e neve
          Soluzione: Non fare impianti FV sul Monte Rosa 🙂 Per esperienza (buona) non ho avuto altri problemi oltre a qualche failure negli inverter (classico: la lucertolina che ci rimane facendo pipì sulle schede di potenza, porella). Costo medio 100 EUR funerale della lucertola compreso

          Ciao
          S.

          • mamoru martedì 23 novembre 2010 alle 12:59 am

            @S
            Guarda che discutere e scambiare informazioni non mi pare sia una cosa brutta, ne tantomeno offensiva, male che vada si impara qualcosa di nuovo. =)

            IMHO la tariffa incentivante e’ una fregatura per i tax payers: lo scopo deve essere autoprodurre e ridurre il proprio fabbisogno energetico, non esclusivamente esportare in rete (come molti mi dicono “per guadagnare”). La cosa deve sostenersi economicamente, altrimenti buttiamo risorse nel pozzo, dico buttiamo perche’ se lo facesse un imprenditore coi soldi suoi non avrei nulla in contrario.

            0.4 vs 0.2 mi pare un tantino distorsivo come pure pagare l’iva sulle accise in bolletta….la tassa sulla tassa

            Mi sta bene la smart grid per ottimizzare etc, ma come la mettiamo col base power necessario a tenere in piedi tutta la baracca? Appunto, le fonti rinnovabili sono un possibile sostegno nei momenti di picco ed aiutano ad abbattere il consumo di risorse naturali, ma il grosso lo devi produrre in maniera affidabile e costante (alla vecchia ahime).
            In giappone la meta’ delle municipalita’ che hanno costituito imprese con impianti eolici (incentivati pesantemente dallo stato coi soldi dei contribuenti) e’ in rosso (pare che in buona parte sia problema di fulmini).

            In ogni caso vedremo da qui a qualche anno come si evolvera’ la situazione.

            PS Anche se non era sicuramente il punto principale della questione il problema neve c’e’ anche in pianura padana (anno scorso 20 cm di neve con nevicate multiple) e sai meglio di me che basta interrompere un pannello su una serie, tipo un conoscente che ha due file di pannelli e ad un certo punto della giornata l’ombreggiatura parziale di un palazzo, per azzerare la produzione.

            • S. martedì 23 novembre 2010 alle 2:17 am

              Ci mancherebbe, la frase era da leggersi come “vi risparmio il pippone” 🙂 perchè non volevo ammorbare visto che l’argomento non è proprio centrato con il tema del blog.

              Velocemente:
              – Le FiT, feed-in tariff, ossia le tariffe di incentivazione per le rinnovabili in generale ed il FV in particolare, sono oramai adottate da una 20ina di stati (anche in UK…:) ed in Italia sono state modulate nel tempo proprio per rispondere a 2 esigenze differenti: da un lato, incentivare al massimo l’autoproduzione, come giustamente dicevi tu (ed infatti le tariffe decrescono sensibilmente al crescere della potenza nominale dell’impianto, e sono massime per impianti in copertura e minime per impianti a terra) e dall’altro assicurare una base di installato che permettesse l’innescarsi di un mercato ed il conseguente abbattimento dei prezzi, cosa che si è verificata anche se con una certa difficoltà (AEEG, GSE, ENEL, enti locali…qualcun altro? Ah si, il MSE).

              Il mercato senza incentivi non si sarebbe potuto avviare, ma con le dinamiche attuali non ci vorrà molto a che si possa autosostenere, o ci possa andare vicino (al contrario di auto, agricoltura, allevamento, edilizia etc che incentivi ne assorbono in maniera cronica da decenni).

              Probabilmente sarà meno appetibile per i produttori di impianti utility-scale ma per loro il limite sta arrivando già adesso sotto forma di saturazione della rete di distribuzione; lo spazio sarà tutto per le PMI che vogliano fare impianti nella fascia intorno ai 100-200 kWp, per autoconsumo; in questo modo anche il carico sulla rete diminuirà.

              -Smart grid (o forse sarebbe meglio dire energy mix, visto che ti riferisci a quello). Dall’oggi al domani non si cambiano nemmeno le gomme della macchina! 🙂 Per poter fare qualcosa domani però dobbiamo cominciare a progettarla oggi (in questo caso ieri l’altro sarebbe stato meglio, ma tant’è…).

              Quello dell’indisponibilità di alcune fonti rinnovabili (non di tutte, ad esempio le biomasse non ne soffrono) è uno dei problemi che attualmente risulta più indagato dalla ricerca di settore, ma ovviamente non esiste ancora nulla che ci permetta di staccare la spina dal petrolio o dal carbone domani. Però esiste un interesse reale, e per assurdo la crisi internazionale ha dato una notevole spinta a questo tipo di ricerca. Per dire, già solo la tecnologia degli accumulatori ha fatto in 5 anni un balzo notevole.

              -Non so nulla dell’eolico giapponese, so qualcosa (parecchio) dell’eolico italiano; nessuno degli impianti a me noti è in rosso ed i comuni fanno a gara (sbagliando, ma per motivi che qui è un po’ lungo trattare) a cercare di affittare terreni per ricevere affitti.

              -Infine la questione della neve, delle ombre etc: ovvio che un impianto fatto male funziona male, e di impianti fatti male se ne vede una caterva, ma la colpa è da imputarsi a chi li fa, non alla tecnologia…

              Ciao
              S.

      • S. martedì 23 novembre 2010 alle 2:41 am

        Si per chi è abituato all’impiantistica “tradizionale” in effetti all’inizio suona strano. Il concetto utile è quello delle “ore equivalenti”, ovvero del numero di ore in un anno in cui l’impianto dovrebbe funzionare alla sua potenza nominale per produrre la stessa energia che in effetti produce.

        Quindi, una turbina da 1 kW che produca in un anno 2000 kWh ha 2000 h equivalenti di funzionamento (ti permette di dare una misura preliminare della ventosità media del sito, ma non ti dice nulla sulla distribuzione delle velocità).

        Ciao
        S.

  2. formichina lunedì 22 novembre 2010 alle 7:57 pm

    In Italia c’è anche un altro problema: che molti degli impianti eolici (quelli grandi, non quelli da tetto) sono costretti a stare fermi perché non riescono a vendere tutta l’energia che producono all’Enel, che è tutelata nelle sue lobbies dallo Stato… Aggiungiamoci poi il nucleare ecc ecc, tutto fa pensare che lo Stato italiano non ha molto a cuore la salute e le tasche dei suoi figli (ma non è una novità…)

    • albino lunedì 22 novembre 2010 alle 8:10 pm

      Ecco, io non credo che questo sia un problema. Il nucleare non fa male alla salute, basta che guardi qui in Giappone dove piu’ dell’80% dell’energia prodotta e’ nucleare. Pure io sarei un nuclearista se fossimo pieni di uranio… il problema e’ uno solo ed e’ strettamente economico: non abbiamo uranio in Italia, dobbiamo importarlo, e il nucleare per noi vuol dire importare dall’estero una fonte non rinnovabile. Non e’ un piano che possa funzionare di qui a 50 anni, e’ rischioso ed antieconomico.

  3. mamoru lunedì 22 novembre 2010 alle 11:22 pm

    Giusto un paio di osservazioni e considera che le stesse cose che hai scritto le pensavo pure io fino a qualche anno fa:

    1. il Giappone non produce l’80% dell’energia con il nucleare

    diciamo che la produzione complessiva si attesta tra il 25% e il 28-30% per il resto e’ quasi tutto termoelettrico (rifiuti, olii pesanti, petrolio, carbone…)

    2. anche il Giappone non ha combustibile nucleare, fai conto che avevano pubblicato un paper su come poter estrarre l’uranio dal mare. Tuttavia l’impostazione attuale della politica energetica va tutta verso il MOX (miscele di uranio plutonio), per la cui produzione si stanno ancora attrezzando dalle parti di Aomori mi pare. E’ da poco che lo stanno usando e se lo fanno arrivare via nave dalla Francia. Lo stesso hanno fatto con le scorie che venivano riprocessate in Inghilterra e rispedite via nave in jp, poi gli inglesi fecero pure loro dei casini, ma questa e’ un’altra storia… =)

    3. sulla sicurezza: meno male che gli impianti sono talmente sovradimensionati e ridondanti da parare un sacco di cazzate, ma in Giappone come nel resto del mondo mi pare che il fattore umano si impegni comunque per metterli seriamente alla prova. Almeno la meta’ dei 50 e rotti reattori giapponesi ha tra i 30 e i 40 anni , che sono considerati il limite di esercizio prima della dismissione completa.

    Mi preoccupa la storia passata della gestione di alcune centrali (tentati insabbiamenti di incidenti, falsificazione dei report di sicurezza, mancata manutenzione …) oltre che il fattore sismico che va a sommarsi alle sollecitazioni estreme a cui sono sottoposti i materiali (e la trasmigrazione di massa che causa ispessimenti e assottiliamenti e’ una bella grana) e alle cazzate di cui sopra: un mix inquietante, per non dire una bella roulette russa nel caso i 3 fattori si combinassero (v. Tokaimura).

    Ho scritto recentemente sul blog di Luca un piccolo aggiornamento sul reattore sperimentale Monju, leggilo che ti fai 2 risate, in ogni caso e’ probabile che anche i giapponesi sbattano contro gli stessi casini del Superphenix francese.

  4. Akanishi au Québec martedì 23 novembre 2010 alle 12:31 pm

    “La morale della favola e’: conviene? No, ancora no. […] Tecnologicamente non ci siamo ancora: le rinnovabili producono ancora troppo poco e costano troppo. ”

    1) hai contabilizzato dentro anche il costo di un disastro come quello della piattaforma del Golfo del Messico? perché anche quello è un costo del non rinnovabile, ormai…

    2) se “aspettiamo” che sia il mercato a fare il prezzo, ci ritroviamo a secco di energia senza un’alternativa. Perché la domanda cresce, ma nessun prezzo per alto che sia, può in questo momento favorire un aumento di disponibilità di combustibili fossili. Quel che c’è, c’è. E ce ne sarà sempre di meno.

    Se le energie rinnovabili costano adesso 200 euri al kilowatt, in assenza di miglioramenti tecnologici e/o di scala, esse prenderanno piede quando il petrolio e il carbone costeranno 200 euro al kilowatt. E non ci vorrà molto tempo.
    Risultato: pagheremo l’energia 200 euro al kilowatt, qualunque essa sia, e saranno cazzi amarissimi.

    Quindi, tanto vale pagarla cara già adesso, in prospettiva si risparmia.

  5. elisa martedì 23 novembre 2010 alle 9:52 pm

    non ci capisco un picchio, ma pare che le palette sopra l’azienda dove lavori non producano molto…ora non sono nè un ingegnere nè una tecnica nè altro, pero’ ho visto a kos (isola greca) che c’erano molti mulini moderni che sfruttavano l’energia eolica. ovviamente è un’isola dove tira molto vento, per cui secondo me il discorso è valido…ora se mettessi delle palette in giardino da me, forse sarei piu’ avanti rispetto ad altri in quanto avendo il mare (onto ma è mare) davanti, tira sempre aria, molto piu’ che in altri posti, ma in ogni caso sarebbe sufficiente? credo di no…quindi forse ste palette or ora non sono cosi affaristiche…

  6. Temitope.A martedì 23 novembre 2010 alle 11:07 pm

    Non credo arriverà mai una tecnologia “vincente”; quel che deve cambiare è il sistema, prima ed assieme ai contenuti. Non possiamo pensare di consumare quanto consumiamo ora con le fonti rinnovabili, quando vogliamo e come vogliamo, non possiamo aspettarci di continuare a trasportare l’energia per chilometri, ne possiamo pensare che con l’eolico, o col fotovoltaico, o coi bio-combustibili risolveremmo il problema, soprattutto non in abitazioni come sono state fatte finora. E’ la combinazione e l’integrazione di tutti e tre e di tutte le altre tecnologie per le fonti rinnovabili disponibili in ogni luogo, a funzionare. Se abito in una zona moderatamente ventosa, avendo una pala ed un panello sul tetto, potrei star sicuro che quando manca uno supplisce l’altro. La mia famiglia, ora, composta di 6 persone in un appartamento di condominio, riceve 40-50 euro di bolletta dall’enel. Se potessi, al doppio o anche al triplo del prezzo, disporre di energia proveniente da fonti rinnovabili, non esiterei a farlo: cambierei in 3-4 mesi frigorifero freezer e lavatrice con analoghi di classe A, e riuscirei, risparmiando, a stare entro i 100 euri, che è un prezzo che pago volentieri, fosse quello il caso. Dopotutto se prendiamo scarpe e vestiti che costano più di altri un motivo c’è.
    E’ troppo facile bruciare il petrolio, estrarlo e bruciarlo, nulla costerà meno. Secondo me dobbiamo arrenderci al fatto che per fare le cose per bene, dovremmo accettare un innalzamento del prezzo dell’energia e risparmiare usandola meglio.

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