Alle porte di Tannhäuser

mondoalbino sbarca a Hong Kong

Archivi giornalieri: martedì 14 dicembre 2010

E mi viene un po’ da chiedermi

Oggi sono grammaticalmente infastidito. Del tipo che approverei una legge che prevede la condanna a morte, o per lo meno una quindicina d’anni di lavori forzati per tutti quelli che pensano sia giusto usare “a posta” al posto di “apposta”, o “qual è” con l’apostrofo. Ma soprattutto per quelli che scrivono “vado a lavoro” al posto di “vado al lavoro”, che e’ una cosa semplicemente vergognosa, inguardabile, ignorante.

Se siete tra questi, sappiate che siete peggio degli anglosassoni quando scrivono “I’m quiet good” per dire che stanno abbastanza bene, o fanno i paragoni con “more then”. Via, alla forca. Tutti.

Fastidio a parte, la giornata scorre tranquilla e serena. Nel senso che oggi al lavoro (vedi sopra) non ho un emerito nulla da fare, e sono qui a chiedermi che senso abbia questo martedi. Cioe’, si poteva passare diretti al mercoledi, tanto valeva. Fuori pioviggina: ma non che la cosa sia un mio problema, visto che sono bloccato su questa scrivania per tutto il giorno.

Non so a voi, ma alle volte mi viene un po’ da chiedermi: bella la vita che fai, belle le scelte, bello tutto. Ma sei padrone del tuo tempo? Sei in grado di dire no, vaffanculo, oggi me ne vado a fare un giro, che ne so, ad Akihabara, o a Shibuya?

E mi viene un po’ da chiedermi: ma sono solo io che penso a queste cose o c’e’ qualcuno qui nella Metropoli tentacolare che sospira come me, quando guarda fuori dalla finestra di queste prigioni senza sbarre chiamate aziende, in questi alveari di grattacieli? C’e’ qualcuno qui che sospira, tra questi milioni di salarymen che lavorano quindici ore al giorno nello stesso ufficio per tutta la vita?

E mi viene un po’ da chiedermi se la vita non sia poi tutta qui, nascere, andare a scuola, imparare quel poco, crescere, laurearsi, cercar lavoro, passare gli –enta, sposarsi, figliare, invecchiare, andare in pensione, godersi gli ultimi anni se la salute te lo permette, e poi andarsene con Dios.

Vale la pena di lottare contro i mulini a vento? Vale la pena di chiedersi che cosa ci facciamo al mondo, vale la pena di cercare di fare qualcosa di importante? Vale la pena di sognare un lavoro da 3 giorni la settimana, vale la pena di sognare di avere tempo libero, o una porsche, o una porsche E il tempo libero? O e’ meglio lasciarsi trasportare dalla corrente, essere morti dentro come la mia vecchia Chimera, che anni fa ha cambiato lavoro e si trovata ad avere tre mesi di buco, che ha riempito andando a fare la cameriera “perche’ a casa non so cosa fare”. (tipo: far la valigia e andare a vedere com’e’ la Patagonia… no?)

Mi guardo indietro e vedo quello che era un po’ il piano di innumerevoli mie ex (che non per nulla sono diventate tali). Lavoretto in banca, villetta a schiera con mutuo quarantennale, macchina in garage, ferie a Formentera, pranzo della domenica dai suoceri, bambini viziati, tua madre ha detto cosi’, mia madre dice cosa’.
Vomito.

Mi guardo intorno (in senso figurato) e vedo quello che sta facendo praticamente tutta la gente che conosco, in Giappone come in Italia, come in Australia. Della pura, semplice, vita vissuta solo perche’ di si, solo perche’ si respira e allora tanto vale.

Ma che senso ha buttare via il tempo, uscire di casa la mattina e tornare la sera, sbadigliare alle dieci di sera e andare a dormire per poi risvegliarsi e fare la stessa vita, in attesa del weekend?

Chi ci sara’ da qui a cent’anni a ricordarsi di noi, e delle giappine in marinaretta che zoccoleggiano a Shibuya?

E soprattutto, perche’ non me la danno mai?

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: